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MASSIMILIANO SPINI

  • Dietista
  • Personal Nutrition Trainer

IL CALCIATORE HA BISOGNO DI “CALCIO”?

L’idratazione per lo sportivo

L’acqua…è un elemento essenziale, sia in natura che chiaramente per l’essere umano.

Il nostro corpo è formato da circa il 65% da acqua e perdite anche minime (2-4% rispetto al peso corporeo) riducono drasticamente la performance.

Specificando la quota d’acqua è bene sottolineare che i muscoli sono composti da circa il 75% da acqua e lo scheletro da circa il 30%.

Se deduce quindi che una minima riduzione di acqua corporea (in modo cronico) possa determinare una ridotta efficienza dell’apparato locomotore.

Parlando sempre di numeri è risaputo che per il soggetto sedentario la quota giornaliera di acqua è compresa tra 1,5 e 2 litri al giorno; ma per il calciatore?

Necessario sviscerare ancora qualche numero..in generale (e non in condizioni estreme) in un’ora di sport si consumano mediamente 0,5 litri all’ora e, considerando i 90 minuti di una partita, si evince che il calciatore dovrebbe assumere circa 2,2-2,7 litri nel giorno della performance.

Relazionando il valore al numero dei bicchieri (un bicchiere d’acqua = 200 ml) stiamo quindi parlando di 11-14 bicchieri al giorno.

Giusto poi specificare che quando la temperatura / umidità sono elevate il consumo d’acqua durante l’attività può arrivare anche a 1,5 litri all’ora…

La quantità totale l’abbiamo specificata…ma quando bere e che acqua bere?

Partiamo dal quando…

L’acqua è un alimento estremamente digeribile (impegna cioè in modo minimo lo stomaco), però la capacità di assimilazione da parte dell’intestino è limitata.

Il nostro intestino è in grado di assimilare solo 0,8 litri all’ora; se dovessimo eccedere rischiamo fastidi intestinali, nausea (oltre che non assimilare la quantità bevuta).

Da questa premesse si evince che dobbiamo iniziare a idratarci qualche ora prima della performance. Come indicazione di massima durante la mattinata (considerando una partita in orario pomeridiano) dovremmo riuscire a bere almeno 1 litro d’acqua.

Successivamente 30’ prima del riscaldamento dovremmo cercare di bere 0,5 litri d’acqua e un bicchiere (200 ml) poco prima di iniziare la partita.

Durante l’intervallo bisogna stare attenti a non eccedere, se abbiamo seguito le linee guida ci basterà bere 2 bicchieri d’acqua (400 ml).

Al termine della performance andremo a bere un altro mezzo litro d’acqua.

Sempre in merito “al quando” è giusto specificare che normalmente bere ai pasti NON crea problemi digestivi e quindi il calciatore può tranquillamente bere durante il pasto pre-partita.

Ed in merito alla tipologia di acqua, ci sono delle linee guida per il calciatore?

In primis è doveroso specificare la composizione dell’acqua e le sue classificazioni.

Le acqua minerali naturali si classificano in base al residuo fisso (quantità di sali minerali disciolti in un litro d’acqua misurati dopo evaporazione a 180°C espressi in milligrammi/litro):
– minimamente mineralizzate (Residuo Fisso tra 50 e 500 mg/l)
– mediominerali (Residuo Fisso tra 500 e 1500 mg/l)
– ricche di sali minerali (Residuo Fisso > 1500 mg/l)

Un’ulteriore classificazione è data dal PH
L’acqua è acidula se il pH è inferiore a 7, alcalina se superiore.

Le acque addizionate con CO2 sono solitamente acidule perché il gas si dissolve in acqua come acido carbonico.

Inoltre possiamo classificare le acqua minerali in base quantità preponderante di uno dei sali minerali presenti (es. bicarbonate, solfate, calcica…)

Considerando tali caratteristiche un calciatore dovrebbe preferire un’acqua alcalina e con un alto contenuto di Sali minerali (in particolare calcio, sodio, potassio, magnesio e cloruri); inoltre, se pur in modo lieve, l’acqua ricca di bicarbonato aiuta a velocizzare la riduzione dell’acido lattico ematico.

In riferimento all’acqua è interessante parlare del fenomeno “sete”.

Il centro della sete è situato nel cervello. Quest’ultimo raccoglie diversi segnali provenienti da diversi recettori ed in particolare è determinato dalla disidratazione delle cellule nervose. Inoltre la sensazione di sete risulta aumentata quando si ha una riduzione del volume ematico e la secchezza della bocca.

All’inizio del nostro articolo abbiamo parlato dell’introito d’acqua, ora ci soffermiamo sulle perdite.

In media le urine sono intorno ai 1300 ml/giorno; abbiamo poi una perdita tramite le feci di 150 ml al giorno.

A tali valori dobbiamo aggiungere le perdite tramite l’aria espirata e la sudorazione.

In media si perdono 600-1000 ml/giorno (ma che possono aumentare notevolmente in base all’aumento della temperatura esterna ed in base all’attività sportiva).

Un ultimo aspetto importante, in particolare durante la preparazione estiva, è il consumo di frutta durante gli allenamenti (es. una pesca).

È importante sapere che il contenuto di acqua degli alimenti è estremamente variabile e che frutta, ortaggi, verdura sono costituiti mediamente dall’80/90% di acqua.

Durante però la performance dovremmo impegnare il meno possibile (digiuno…) l’apparato digerente e quindi in generale è sconsigliato mangiare anche un frutto.

Inoltre un frutto medio contiene 150/170 ml di acqua, quindi meno di un bicchiere.

In conclusione il calciatore deve bere nel giorno della partita almeno 2,5 litri d’acqua al giorno, valori che possono aumentare fino a 3,5 litri quando le temperature sono elevate. È bene frazionare l’acqua in diverse dosi e ricordarsi che il nostro intestino può assimilare massimo 0,8 litri d’acqua all’ora.

Per ulteriori consigli o informazioni:
Tel: 3335992562
E-mail: info@maxspini.net
www.maxspini.net

PAOLO BALBI

  • Addetto Stampa A.C. Asola

NON QUANDO, MA COME RIPRENDERE

Leccarsi le ferite, conservare nel cuore chi non c’è più e programmare la prossima stagione; questo è il momento di farlo.

Disintossichiamoci da quella nota stonata del “tutto andrà bene” e cerchiamo di riparare i cocci: non tutto è andato bene, ognuno di noi ha perso qualcosa o, purtroppo, qualcuno, e di questo periodo al momento conosciamo ancora solo l’inizio.

Sono stati giorni, settimane, mesi di tristezza, paura e clima surreale;  ci siamo trovati a rifugiarci a credere a complotti, o incolpare il governo, l’Unione Europea o la Cina o ad affidarci ciecamente alla scienza ufficiale – che comunque lì si va sempre sul sicuro – anche se progredisce grazie ai propri errori.

Adesso, per essere meno impreparati anche alla più piccola, agognata normalizzazione, può esserci d’aiuto pensare per tempo a come riprendere in mano la matassa da sbrogliare per riconquistare il tempo, il lavoro e i rapporti perduti.

Mentre solo per il calcio professionistico si sta ancora facendo finta di poter continuare e terminare in modo credibile, ricorrendo addirittura agli algoritmi – ma quello non è sport, è solo l’azienda calcio – per tutti gli sport, e per i nostri dilettanti, si attende di sapere come e quando potremo garantire la sicurezza dovuta ai nostri ragazzi.

Non decideremo noi, lo sapremo da chi avrà titolo per stabilirlo, ma certamente sappiamo già quali saranno le difficoltà della nostra attività di dirigenti e tecnici: una parentesi di almeno sette mesi senza calcio troverà le nostre rose provate dalla caduta dell’entusiasmo e dell’attenzione che solo la condivisione nel gruppo, settimana dopo settimana, può tenere alti e il tasso tecnico delle varie categorie sarà purtroppo inferiore a quello che vedevamo solo poco tempo fa, ma riprenderemo comunque i nostri ruoli.

In quel momento saranno preziose le idee e l’inventiva dei dirigenti più giovani, quanto la concretezza e l’equilibrio di quelli più esperti e saranno avvantaggiate le società con una collaudata organizzazione alle spalle.

Credo che sarà la stagione nella quale vedremo emergere l’importanza della figura del preparatore atletico e questo rientrerà nella precedenza che bisognerà offrire alla professionalità e ad una netta divisione delle competenze e sarà il momento di ricostruire i nostri giovani. Per adesso adelante con juicio, si puedes, avanti con cautela, se puoi: è una minima e occasionale deroga che mi concedo dalla mia lingua, ma l’ha scritta un lombardo un sacco di tempo fa.

MAURO COLTRINI

  • Allenatore UEFA B
  • Allenatore U14 Brescia Calcio
  • Collaboratore Tecnico CFT Montichiari

CALCIATORI O GIOCOLIERI?
Il gesto tecnico in funzione di…

Quante volte ci troviamo di fronte un ragazzino che palleggia in maniera esemplare con entrambe i piedi, che ha nel proprio bagaglio tecnico un buon numero di finte e diciamo, cavolo che bravo.
Poi lo stesso ragazzo lo vediamo durante la partita e non riusciamo ad apprezzarlo altrettanto perché una sua veronica fata nel momento sbagliato nel posto sbagliato non permette alla squadra di avere un’evoluzione positiva dell’azione.

Siamo proprio sicuri che un buon palleggio o una vasta gamma di finte siano le sole condizioni necessarie per poter essere un buon attore del film di un una partita di calcio? È giusto farsi delle domande che non hanno risposte assolute.

In questo articolo il mio intento è porre l’attenzione non solo sull’importanza del rapporto giocatore-pallone (contato piede-palla) che ritengo la base su cui lavorare, ma l’importanza di relazionarsi con le infinite situazioni che lo stesso troverà sul campo visto la classificazione del gioco del calcio come sport di
situazione.

DAL DOMINIO DELLA PALLA ALLA TECNICA APPLICATA

Parte fondamentale da sviluppare fin da subito sia a livello coordinativo che a livello di contato piede palla è appunto il dominio della stessa senza il quale saremmo come dei padroni che hanno un cane al guinzaglio e che ci porta lui dove vuole.
L’obiettivo principale inizialmente deve essere quello di creare nel bambino/ragazzo confidenza con l’attrezzo che andrà ad utilizzare durante la partita.
Spesso, parlo per esperienza personale, ci focalizziamo molto anzi moltissimo su come si esegue un gesto tecnico tralasciando una componente fondamentale dello stesso, perché faccio il gesto tecnico e perché in una determinata maniera?

Stop aperto, stop chiuso, stop incrociato da applicare con l’interno, l’esterno, coscia, peto, testa… insomma insegniamo al ragazzo come effettuare il gesto corretto ma è necessario far capire allo stesso perché deve farlo in una certa maniera aiutandolo a prendere informazioni dal contesto, dalla situazione.

La scienza ha dimostrato che in fase di apprendimento motorio e tecnico è utile, oltre a stimolare canali visivi, uditivi, tattili e cinestesici, aggiungere l’osservazione dell’azione motoria in una certa situazione di gioco in modo che il ragazzo possa attraverso i neuroni a specchio, ricreare l’idea tecnica motoria finalizzata al raggiungimento del proprio obiettivo.

Lavorare sui fotogrammi che il ragazzo si crea nel proprio cervello nel momento in cui gli si fa vivere una situazione di gioco mettendo in risalto la gestualità tecnica migliore per poter risolvere tale situazione, aiuta lo stesso a risolverla prima, meglio e con un tempo di gioco più veloce per lui ma soprattutto per la squadra.

Gesto tecnico in funzione di…, questo è il concetto, riuscire ad estrapolare dal contesto partita situazioni di gioco che permettano a noi allenatori di creare esercitazioni utili, efficaci, intense finalizzate al miglioramento dell’esecuzione tecnica per la risoluzione del contesto proposto al ragazzo.
Decontestualizzare è come dire non-specifico, ma se non faccio una cosa specifica perché la faccio?

In parole povere saper fare una determinata finta, saper fare un determinato stop orientato in maniera analitica non è sufficiente per poterlo eseguire efficacemente all’interno di una partita.
Condizione necessaria è appunto contestualizzare il gesto tecnico ricreando le situazioni che lo stesso potrà vivere durante il match.

Esempio progressione per sviluppare lo stop orientato tipico dei giocatori di fascia

stop aperto (interno piede lontano)
stop chiuso ad entrare (interno piede lontano)

stop chiuso ad arretrare (esterno piede vicino/interno piede lontano)
stop orientato in base all’attacco dell’avversario

Noi abbiamo il compito di mettere nelle mani del ragazzo gli attrezzi giusti per risolvere una situazione, un bisogno, una necessità, ma dobbiamo anche fare in modo che il ragazzo riconosca quella determinata situazione, bisogno o necessità in modo tale che riesca ad applicare il famoso gesto tecnico CONTESTUALIZZATO nella situazione che si crea.

Il giocatore pensante è colui che riconosce, attraverso il proprio vissuto (quando parlo di vissuto vuol dire esperienze fate in partita ma soprattutto in allenamento, ricreate da noi allenatori), una situazione di gioco e mete in atto una serie di processi tecnico-motori finalizzati alla risoluzione positiva di tale situazione.
Più avremo lavorato sul ragazzo nell’identificazione di tale situazione più veloce sarà la risposta dello stesso sia a livello tecnico che motorio.

CONCLUSIONI

Per creare giocatori pensanti e performanti, per il contesto in cui vengono calati, dobbiamo necessariamente far loro:

  • riconoscere la situazione di gioco;
  • attivare il corpo per applicare un’azione tecnico-motoria (il come arrivo sulla palla, tema che andrebbe approfondito a dovere);
  • eseguire un gesto tecnico finalizzato alla risoluzione dello stato di necessità che la situazione di gioco ha creato.

In alternativa possiamo continuare ad insistere con esercitazioni analitiche decontestualizzate finalizzate a creare ottimi freestyler da consegnare direttamente a qualche spot pubblicitario o giocoliere di strada, sempre belli da vedere per la gioia dei passanti ma che al lato pratico se non contestualizzati nella situazione non risulteranno efficaci al fine della risoluzione delle situazioni di gioco.

GESTIONALE CALCIO – IO DIRETTORE TECNICO

TIZIANO MISTAI

  • Preparatore Atletico Professionista
  • Allenatore UEFA B
  • Allenatore U11 Voluntas Montichiari

LE CAPACITA’ COORDINATIVE

Una delle frasi che più ricorrono per giudicare la prestazione non positiva di un giovane calciatore è: “quel ragazzo è troppo scoordinato per…”. Occorre specificare il significato del termine coordinato. Un soggetto è dotato di coordinazione quando è in grado di svolgere correttamente un gesto già appreso e quindi applicarlo nel contesto richiesto. Se ne deduce che chi non è coordinato non ha avuto modo, evidentemente, di apprendere efficacemente i gesti richiesti.

Coordinazione: capacità del nostro cervello di inviare ai muscoli gli impulsi corretti affinché l’esecuzione sia precisa.

Le capacità coordinative rappresentano la matrice profonda di tutte le abilità tecniche del calcio e degli sport in generale, dipendono in gran parte dal livello con cui si gestiscono gli schemi spaziali e temporali. Esse permettono di risolvere problemi motori in modo adeguato a finalità e obiettivi prefissati e si basano su condizioni neurologiche, fisiologiche e psicologiche che consentono al soggetto di apprendere, organizzare, controllare e trasformare il movimento. Le capacità coordinative rappresentano l’alfabeto motorio.

Elementi di auxologia

Auxologia: scienza che studia lo sviluppo del corpo umano Periodi di accrescimento ( secondo Pende, patologo ed endocrinologo italiano):
Turgor: periodo riempimento, caratterizzati fisiologicamente dallo sviluppo preminente di organi e di tessuti, quasi una ripienezza
Proceritas: sono contraddistinti dall’allungamento dell’organismo (giovanissimi !!!!)
turgor primis (primo riempimento): dai 2 ai 3 anni e mezzo (maschio e femmina)
proceritas prima (primo allungamento): dai 3 anni e mezzo ai 7-8 anni (maschio e femmina)
turgor secundus (accrescimento accelerato in peso): dai 9 ai 10 anni circa (femmina) dai 9 anni agli 11 anni circa (maschio)
proceritas seconda (secondo allungamento prevalente o periodo prepubertario): dagli 11 anni ai 12 anni circa (femmina), dai 12 anni ai 13 anni (maschio)

Durante queste fasi si notano a occhio nudo le variazioni delle proporzioni corporee: nelle fasi di turgor è preponderante l’accrescimento della massa, mentre in quelle di proceritas una differenziazione staturale rispetto alla fase precedente. Occorre, tuttavia, evidenziare che la caratteristica da prendere in esame in ogni fascia d’età è la verifica dell’evoluzione e del progressivo accrescimento rispetto alla fase precedente. La continuità è il fenomeno da sottoporre a controllo ed osservazione. Non bisogna però confrontare il turgor con il soprappeso: il ragazzo in questa fase è sempre in situazione di normopeso; potrebbe risultare più impacciato di prima. Ma questo avviene anche nel periodo di allungamento staturale. Infatti deve riadattare gli schemi motori di base. 

L’accrescimento è un processo continuo: si realizza in fasi che sfumano e si confondono l’una nell’altra. Il bambino prende coscienza di sé, favorito dalla quasi completa definizione dello schema corporeo (schema corporeo: conoscenza del proprio corpo in situazione statica e dinamica e in rapporto alle diverse parti del corpo ed allo spazio e gli oggetti che lo circondano) e ha adesso un grado di socialità buono, accetta le regole del gruppo ed ha un elevato senso di giustizia. C’è quindi un’eccezionale disponibilità mentale e fisica che unita al desiderio ed all’istinto di una sana competizione e confronto con i coetanei, consente al bambino di dar fondo, senza risparmio, a tutte le qualità ed energie di cui dispone. Tale disponibilità spiana la strada all’opera educativa dell’istruttore. Pertanto, è questo il momento di allargare più che mai le conoscenze motorie del bambino, proponendo la più vasta gamma di situazioni ed esercitazioni, nelle forme più varie e gradatamente sempre più complesse. Se non si interviene in questo periodo, purtroppo, potremmo compromettere per sempre il potenziale che ogni bambino racchiude in sé.

Al momento della nascita le forme di movimento sono minime, mentre con il tempo il bambino acquisisce quelle fondamentali, denominate schemi motori di base (quali ad esempio: camminare, rotolare, spingere, correre, saltare, slanciare, calciare, opporsi, arrampicarsi, afferrare, strisciare, ruotare,) che consentono un maggiore confronto con l’ambiente. L’evoluzione delle forme fondamentali di movimento (schemi motori di base) dipende dall’apprendimento, ma soprattutto dai processi di maturazione e sviluppo. Gli schemi motori che consentono l’apprendimento di abilità motorie e lo sviluppo delle capacità motorie, hanno un andamento diverso secondo l’età e sono quantificabili in termini percentuali. Il 60% dei bambini ha pienamente acquisito lo schema già a 45 anni, mentre per il saltare si può attendere anche fino a 10 anni. Il sesso è un’altra variabile importante: lanciare richiede anche un certo impegno di forza e il 60% dei bambini padroneggia tale schema a 5-6 anni, mentre le bambine devono attendere fino a 7-8 anni. 

Piccoli amici: il bambino si trova ancora nella fase nel periodo dell’infanzia. Dal punto di vista fisico presenta una scarsa tonicità muscolare, accentuata dal poco movimento cui è abituato e un incremento staturale dovuto alla fase auxologica della proceritas. Psicologicamente passa dalla fase di esplorazione dell’ambiente a quella creativa ed organizzativa. In riferimento a ciò, è importante l’intervento del tecnico: deve sollecitare la fantasia e non “ingabbiarla” in esercitazioni analitiche chiuse. Inoltre, pur rimanendo in un periodo di spiccato egocentrismo, tende ai primi rapporti socializzanti. Deve rapportarsi positivamente con i compagni e comprendere le regole della vita di gruppo. Ricerca sempre una gratificazione immediata: correzioni in positivo e rinforzi per ciò che esegue lo stimolano a compiere azioni sempre più complesse e creative.

È vivace e pieno di entusiasmo, caratteristiche che il tecnico deve canalizzare nell’allenamento. La capacità di attenzione è molto ridotta: si distrae facilmente e talvolta, se non sollecitato, si estranea dal gruppo per giocare da solo, tipico comportamento di bambini abituati a videogiochi o televisione.             

La fascia d’età che va dai 6 anni ai 12 anni è definita come periodo della terza infanzia o periodo scolare, ma viene soprattutto considerata come l’età d’oro della motricità (!!!!!!). È il lasso di tempo in cui il bambino inizia a elaborare una certa autonomia e a sviluppare atteggiamenti sociali.        

Negli atti motori le capacità coordinative non sono isolabili, ma presenti in complessi dove una, due, o più potranno di volta in volta avere prevalenza d’impiego sulle altre. In esecuzioni di precisione come un assist, un calcio piazzato, un rigore o un tiro libero, ad esempio, prevalgono le capacità di differenziazione e di accoppiamento; in esecuzione di rapidità come una risposta a una finta, prevalgono le capacità di reazione e di trasformazione. Pur tenendo presente che ogni capacità non può svilupparsi indipendentemente dalle altre, a causa delle intense interazioni reciproche, nelle prime età della vita è più evidente quella di apprendimento e controllo motorio perché il bambino attraverso gli analizzatori cinestetico e vestibolare concentra la propria attenzione verso l’io corporeo, mentre con il passare degli anni si osserva un notevole incremento delle capacità di adattamento, combinazione e trasformazione dei movimenti nelle quali il bambino opera le proprie scelte in funzione delle percezioni interne ed esterne, determinate dall’ambiente circostante attraverso i canali esterocettivi (visivo, acustico, tattile) e propriocettivi (cinestetico e vestibolare).

Un buon livello di apprendimento motorio, che presuppone peraltro capacità di controllo e capacità di adattamento e trasformazione di movimenti, permette un progressivo avviamento verso le abilità motorie, intese come azioni, consolidate con l’esercizio ripetuto, che si svolgono almeno in parte automaticamente, cioè senza il controllo cosciente dell’attenzione, In tali azioni, inoltre la coordinazione è talmente perfezionata e stabilizzata che l’esecuzione è effettuata con grande sicurezza.

Le capacità coordinative si dividono in generali e speciali.

Capacità coordinative generali:
-capacità di apprendimento motorio
-capacità di direzione e controllo motorio
-capacità di adattamento e trasformazione dei movimenti

Capacità di apprendimento motorio: consiste nell’assimilazione e nell’acquisizione di movimenti precedentemente non posseduti, che devono poi essere immediatamente stabilizzati; tale capacità generale, dipende dalla possibilità di ricevere informazioni sensoriali dai vari analizzatori e, in particolare da quello: tattile, visivo, statico-dinamico, acustico, cinestetico. Come si interviene per migliorare la capacità di apprendimento motorio: proponendo compiti motori che vanno risolti consapevolmente, collegando tra loro abilità motorie che sono realizzate successivamente e contemporaneamente.

Capacità di direzione e controllo motorio: serve per controllare il movimento secondo lo scopo previsto, cioè per raggiungere esattamente il risultato programmato in un determinato esercizio. Come si interviene per migliorare la capacità di controllo: aumentando le difficoltà coordinative del compito motorio che dovrà essere eseguito (ad esempio più segmenti corporei da controllare simultaneamente).

Capacità di adattamento: relativa alla possibilità di apportare adeguate modifiche al programma motorio prefissato in rapporto a condizioni che mutano continuamente. Come si interviene per migliorare la capacità di adattamento e trasformazione: richiedendo la soluzione di compiti motori in contesti situazionali mutevoli (parametri esecutivi del movimento, condizioni esterne o ambientali come dimensioni del campo, avversari diversi che si affrontano, tattiche di gioco diverse, 1>1, rimbalzi e deviazioni anomali del pallone).

Il concetto di destrezza è piuttosto generale ma permette di focalizzare la nostra attenzione proprio sul miglioramento della funzione di coordinazione che permette di controllare, adattare e trasformare il movimento. La destrezza consente di essere efficace ed economici nell’esecuzione di esercitazioni tecniche, situazioni variabili di ogni tipo e gioco.

Capacità coordinative speciali:
-equilibrio mono e bipodalico
-organizzazione spazio-temporale
-accoppiamento e combinazione motoria
-differenziazione
-anticipazione motoria
-reazione motoria
-ritmizzazione (ritmo)
-fantasia motoria

Equilibrio: capacità di mantenere tutto il corpo in condizioni di stabilità, sia in fase statica che dinamica che in volo, o di ripristinare detta condizione dopo aver eseguito dei movimenti. L’equilibrio è strettamente collegato con altre coordinazioni quali la capacità di differenziazione (calciare in scivolata) o la capacità oculo-segmentaria (modificare la posizione del corpo in base alle situazioni esterne).
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
gioco in acrobazia;
colpo di testa;
cambi direzione e dribbling;
contrasti tuffo del portiere.
Capacità di equilibrio dinamico: correre 20 mt: primo tratto correre saltando la funicella, secondo tratto correre su di una linea del campo;
con la palla: correre 20 mt con il primo tratto palleggiando ed il secondo tratto spostandosi all’indietro guidare la palla.

Organizzazione spazio/temporale: capacità di definire e variare la posizione e i movimenti del corpo nello spazio e nel tempo, in riferimento ad un campo di azione definito. Si può definire come senso dello spazio e del tempo. È il caso di quei giocatori che sono sempre nel vivo dell’azione e non sempre sono colori i quali corrono più velocemente, ma semplicemente sanno dove andare e come muoversi. La differenza rispetto alla capacità di anticipazione risiede nella possibilità di vedere realmente ciò che sta accadendo ed eseguire un’azione. Sotto il profilo individuale riguarda la capacità di gestire la palla a differenti velocità, in relazione alla porzione di campo disponibile, agli avversari e ai compagni presenti. Saper valutare la velocità di spostamento della palla, le diverse traiettorie di arrivo della stessa, la velocità di spostamento nello spazio dei compagni e degli avversari dà l’opportunità ai giovani calciatori di organizzare progetti motori in relazione al gioco: quando guidare la palla, quando trasmetterla, dove condurla, dove trasmetterla.
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
posizione in campo;
valutazione della traiettoria e della velocità della palla;
valutazione della velocità di spostamento dei giocatori (compagni ed avversari)
gioco in acrobazia.
Capacità di orientamento spaziale:
quadrato di mt 16 diviso in tanti altri quadrati di lato 1 mt l’allievo deve, correndo, passare da tutti i quadrati;
stesso esercizio con la palla in ogni quadrato fermare la palla con la pianta del piede.

Accoppiamento e combinazione: capacità di collegare tra di loro (in relazione al movimento globale del corpo, diretto ad un certo scopo) movimenti di segmenti del corpo, movimenti isolati o singole fasi di movimento.
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
conduzione palla e passaggio;
guida e tiro;
saltare e colpire di testa;
controllo orientato e passaggio.
Capacità di combinazione motoria: correre 20 mt (ogni tratto 5 mt): primo tratto correre avanti, secondo tratto correre saltando la funicella, terzo tratto correre indietro, quarto tratto correre avanti;
con la palla: primo tratto guida della palla con i piedi, secondo tratto guida della palla alternando tocchi con il piede e con la mano, terzo tratto correre palleggiando ad ogni rimbalzo del pallone a terra, quarto tratto guida della palla sotto la pianta del piede.

Differenziazione: capacità di selezionare il giusto grado di tensione muscolare a seconda dell’esigenza motoria. Si può definire come senso del movimento.
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
finte;
il dosaggio della forza nei passaggi lunghi e corti e nei controlli;
il ritmo di corsa.
Capacità di differenziazione: correre mt 20: mt 5 avanti, mt 5 indietro, mt 10 avanti;
stesso esercizio con la palla.

Anticipazione motoria: la capacità che consente al soggetto di prevedere l’andamento, la successione, gli esiti di un’azione e di programmare conseguentemente i propri compiti motori. È sicuramente una delle coordinazioni fondamentali e tra le più difficili da sviluppare nel calcio. La prima caratteristica è la capacità di osservare la cosa giusta e agire in conseguenza (esempio: se guardo una finta e mi muovo, sbaglio, quindi ho visto solo la cosa falsa senza cogliere l’idea vera). L’altra caratteristica importante è il movimento nel tempo giusto (anticipato): se fatto troppo presto l’avversario cambia il movimento, se fatto troppo tardi intervengo fuori tempo. Cosa devo imparare? Semplice a dirsi: devo essere capace di fare la cosa giusta, quella più pertinente sapendola scegliere tra molte nel “tempo giusto”; tutto questo è possibile solo attraverso la ripetizione (e l’esperienza).
Esempi di come intervengono nel gioco del calcio:
lettura del gioco dei compagni;
lettura del gioco avversario;
lettura della situazione;
visione di gioco.

Reazione: capacità di iniziare ed eseguire rapidamente un movimento in rapporto ad una qualsiasi sollecitazione e di eseguirlo alla velocità adeguata rispetto al compito motorio da svolgere.
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
reazione alle finte;
tempi di attivazione della risposta motoria in rapporto alla situazione creatasi;
ripartenze.
La velocità prima dei 10 anni è molto legata alla maturazione del sistema nervoso centrale. Al di là del miglioramento possibile, sembrerebbe comunque giustificato cominciare molto presto;
l’allenamento alla velocità, già a partire dai 6 anni. Tra i 5 e 7 anni si verifica un importantissimo miglioramento delle caratteristiche meccaniche della corsa che hanno una ripercussione favorevole sulla velocità, per questo motivo è consigliabile iniziare proprio da questa fascia d’età l’inserimento di esercitazioni adatte allo sviluppo della velocità. Miglioro la velocità agendo su velocità di reazione e frequenza dei movimenti.
Capacità di reazione motoria:
correre 20 mt: variazione della partenza con stimolo visivo, acustico, tattile;
stesso esercizio con la palla;
psicocinetica;
corsa nei cerchi.

Ritmizzazione: capacità di dare un ordine cronologico specifico, ad un atto motorio. Si può definire come senso del tempo che intercorre nelle varie fasi del movimento.
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
aspetto tattico: adattamento ai tempi e ritmi di gioco.
Variazioni del ritmo dei movimenti a seconda delle situazioni capacità di ritmo:
correre 20 mt in slalom: 10 coni disposti alla distanza di mt 2;
stesso esercizio con la palla.

Fantasia motoria: capacità che consente di risolvere in forma originale e creativa un problema motorio, quindi di variare, ristrutturare nuove forme di apprendimento.
Esempi di come interviene nel gioco del calcio:
dribbling;
finte;
ricerca di soluzioni nuove.

Coordinazione dinamica generale: tutte quelle attività nel corso delle quali il corpo dell’atleta si sposta nello spazio. È una capacità coordinativa e implica al suo interno più capacità quali l’equilibrio, la coordinazione spazio-temporale, l’anticipazione, la differenziazione. Tutte le coordinazioni sono in stretta correlazione con le capacità condizionali che esprimono il livelli della prestazione. È quindi fondamentale nel gioco del calcio.

Coordinazione oculo-segmentaria: è la capacità di spostare e/o modificare i segmenti corporei in funzione di quanto richiesto dall’azione in corso. Nel calcio si parla di coordinazione oculopodalica cioè rapporti tra vista e arto inferiori per calciare e stoppare la palla. Estendendo il concetto, si deve pensare a tutte quelle dinamiche che un giocatore mette in atto relazionando il corpo su informazioni ricevute dalla vista: per esempio saltare per evitare un avversario, colpire di testa, impattare la palla con le diverse parti del corpo. Spesso è associata ad altre capacità quali spazio-tempo, anticipazione, coordinazione dinamica generale.

L’abilità motoria è rappresentata dal gesto tecnico che è automatizzato grazie alle possibili forme di apprendimento che si consolideranno mediante l’utilizzo di mezzi e metodi didattici differenti. Il bambino strutturerà le proprie abilità motorie attraverso la fase ludica cioè con forme di movimento che richiederanno progressivamente una sempre minore attenzione dell’attrezzo. Possiamo affermare che la tecnica calcistica sia quel complesso di abilità inerenti ai movimenti che il giocatore è chiamato a compiere in gara allorché si trova in contatto col pallone.

Perché nel calcio lo skip basso e rapidissimo si effettua sempre abbassando la testa e guardandosi i piedi? E la corsa calciata tenendo le mani appoggiate sui glutei, mentre poi quando si corre normalmente le braccia devono lavorare per l’equilibrio?

Quello che dite e fate è meno importante di come lo dite e di come lo fate.

Non giocatori ubbidienti ma giocatori pensanti.

GIAMPAOLO VALNEGRI

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Allenatore Portieri ACF Brescia Calcio Femminile – Serie C

IL PORTIERE DONNA

Da circa 12 anni svolgo con passione il ruolo di preparatore dei portieri, ho allenato in quasi tutte le categorie dilettantistiche, dalla stagione 2017/2018 ho la fortuna di far parte dello staff del Brescia Calcio Femminile.

Un cambio radicale, penserete: infatti la domanda più frequente che mi viene posta dai colleghi è “Che differenza c’è tra un portiere uomo e un portiere donna?”.

È innegabile che ci siano differenze, ma allo stesso tempo ci sono anche caratteristiche che le ragazze hanno più sviluppate rispetto ai colleghi uomini. La differenza più evidente è la fisicità, chiaramente minore nella donna rispetto all’uomo, ma questo non impedisce al portiere donna di svolgere le stesse identiche mansioni del ruolo, come coprire ottimamente la porta e gli spazi… anzi, spesso anche meglio! Infatti, una caratteristica importante che ho notato fin da subito quando ho iniziato ad allenare le ragazze è la loro grande dedizione al lavoro che, unita ad un forte entusiasmo permette loro di raggiungere risultati importanti. Le donne hanno una grande capacità di resilienza, sono attente a tutto ciò che viene spiegato loro, delle vere e proprie “spugne” che assimilano con grandissima facilità le proposte che vengono loro fatte e che riescono a riproporre molto bene in campo.

Personalmente, anche agli inizi, non mi sono mai posto il problema di come allenare delle ragazze, semplicemente applico la mia metodologia. Ovviamente qualcosa viene modificato, soprattutto nelle sedute nelle quali viene richiesto un carico di forza, sarebbe inopportuno, addirittura rischioso e dannoso per la salute delle ragazze sottoporle agli stessi carichi degli uomini. Ovviamente, anche il cadenzamento delle sedute di allenamento e gli orari possono influire variando la metodologia.

Nella stagione 2017/2018, quando il Brescia femminile era in Serie A, ci si allenava tutti i giorni di pomeriggio, talvolta anche doppie sedute (mattina e pomeriggio). Ora, con la squadra in Serie C, gli allenamenti sono tre, nei giorni dispari e tutti la sera.  Tuttavia, indipendentemente dalla categoria, credo sia fondamentale creare un rapporto basato su stima e fiducia reciproca tra allenatore e atlete, al fine di creare un clima di confronto, su ogni aspetto che riguarda il campo e le sedute di allenamento. Il ruolo del preparatore è importante e delicato, anche l’appoggio morale in ogni situazione è fondamentale. Solo chi ha giocato in porta e ora svolge questo ruolo può capire le situazioni e gli stati d’animo che provano i nostri/e ragazzi/e. Sia positive ma soprattutto negative. 

Dal punto di vista del dettaglio degli allenamenti, provo a descrivere una settimana non “tipo”, ma una delle tante che preparo per i portieri del Brescia Calcio Femminile. Prima di organizzare una qualsiasi seduta, mi confronto sempre con le ragazze per capire se ci sono, in caso, priorità sulle quali lavorare, o necessità particolari.

Il lunedì dedico la parte iniziale al lavoro tecnico-podalico, dopodiché adattiamo il fianco al terreno con esercizi tecnici proposti in varie posture, quindi comincio il lavoro di forza (arti inferiori o superiori), abbinato sempre al gesto tecnico con la palla. Tutti i lavori di forza sono a carico naturale: raramente andiamo a fare lavoro in palestra, prima di tutto perché non abbiamo molto tempo a disposizione, poi perché credo che la migliore palestra per un portiere sia il campo.

Il mercoledì si lavora principalmente in porta: tecnica di tuffo, presa in tuffo piuttosto che deviazione laterale o lavoro sulla doppia partita, curando sempre posture e posizioni di partenza da varie posizioni di calcio.  Talvolta organizzo parti di sedute nelle quali si analizzano e ripropongo in allenamento situazioni accadute in partita.

Il venerdì, ultima seduta prima della gara, dopo un riscaldamento analitico (prese alla figura frontali, laterali e spostamenti vari), curo molto le palle alte, cercando di cominciare ad occupare gli spazi frontali e laterali lontani dalla porta. Si completa poi il lavoro con la gestione dell’area sui cross, cercando di rendere il lavoro il più possibile situazionale. Grazie alle sagome e ai portieri che non lavorano, simulando ripartenze che possono avvenire sia con le mani che con i piedi. 

Fondamentale è l’intensità con la quale si effettuano gli esercizi e il lavoro accurato sulla tecnica a seconda del gesto richiesto curando i dettagli, perché sono proprio i dettagli che fanno la differenza. Inoltre la componente palla, in ogni esercitazione, è fondamentale. Difficilmente propongo sedute a secco. Per concludere, le differenze tra portiere uomo e portiere donna sono minime: svolgono le stesse mansioni, coprono gli stessi spazi. Sono portieri.

NICOLA ANGELI

  • Preparatore Atletico Professionista
  • Allenatore UEFA B
  • Preparatore Atletico U16 Brescia Calcio

CIRCUITO METABOLICO CON ELEMENTI DI FORZA SPECIFICA

Esercitazione svolta a combinare il raggiungimento di un obiettivo metabolico abbinato a della tecnica analitica in stato di fatica. Questa stazione può essere effettuata il terzo o il quarto giorno di allenamento post partita, ovvero il mercoledì o il giovedì nel caso la vostra squadra avesse giocato di domenica.

1) sprint e decelerazione ad alta intensità mantenendo la lateralità del corpo, temporeggiare e sprintare verso la stazione successiva.

2) esercitazione di rapidità con scaletta (piede fuori-dentro dentro-fuori) piu balzo su ostacolo di 60cm.

3) sprint lungo10m-corto5m-lungo15m mantenendo lo sguardo sul conetto anteriore mentre il giocatore stacca all’indietro.

Sguardo del Mister
Sui due lati lunghi del rettangolo i giocatori fanno tecnica analitica (linee bianche), nello specifico ricezione orientata e trasmissione.
Varianti: ricezioni aperte o chiuse, ricezioni con parti diverse del piede.

4 serie da 4 minuti di lavoro, recupero tra le serie 1 minuto, totale 20 minuti inserendo varianti tecniche e motorie nelle pause.
Monitoraggio del carico esterno attraverso GPS KSport.

NICOLA DON

  • Responsabile Settore Giovanile Femminile Feralpisalò

LA PASSIONE CHE FA CRESCERE IL CALCIO FEMMINILE

Come richiesto dalla vostra associazione di redigere un articolo sul calcio femminile, il mio primo pensiero è stato quello di creare un luogo dove sia possibile dare voce a tutte quelle persone che per anni hanno fatto calcio femminile, tra le varie società dilettantistiche della provincia, senza mai ottenere il giusto risalto che meritano.

Tutti conosciamo il Brescia Calcio Femminile, la Juventus femminile, ma per anni ci sono state persone, che guidate dalla loro passione, hanno permesso a molte ragazze, ora donne, di giocare, tra mille difficoltà economiche e logistiche. Spero che tramite la vostra associazione si possa dare voce a queste persone.

La mia esperienza nel calcio femminile inizia nel 2011 dalla società Asd Prevalle 2010, piccola società dilettantistica di provincia che in quel periodo aveva una squadra a 7 che partecipava al campionato provinciale Csi. Ho iniziato come collaboratore, passando dal ruolo di dirigente a quello di allenatore e infine come responsabile.

Nel ruolo di responsabile con l’aiuto fondamentale di Mara Filippini, Vincenzo Giacomini e Andrea Brusatore, abbiamo dato vita ad un settore giovanile a Prevalle, inizialmente composto da 4 giocatrici che nel corso di tre anni ha raggiunto le 30 atlete, ottenendo anche dei buoni risultati sportivi (campionesse provinciali Under 16 Csi e vincitrici della coppa leonessa di categoria).

Nel 2017 a seguito della collaborazione tra Voluntas Montichiari e la Asd Prevalle 2010 è stato possibile formare la prima squadra femminile giovanile a Montichiari. Il passaggio dal settore giovanile Asd Prevalle 2010 alla Feralpisalò avviene nel 2017.

Questo passaggio mi ha permesso di farmi un opinione sull’ingresso di società professionistiche nel calcio femminile. La presenza di queste società credo sia uno stimolo positivo in quanto permette di avere strutture e competenze adeguate. Questo avrà dei risultati positivi per le ragazze e per il movimento se ci sarà una reale passione delle persone che lo seguiranno attivamente.

Per far si che le realtà professionistiche possano compiere al meglio il loro ruolo è fondamentale una maggior diffusione del calcio femminile dilettantistico sul territorio in maniera omogenea, in particolare alla formazione di squadre giovanili.

Credo che, alla base di tutte le iniziative che verranno prese da parte delle società, ci deve essere la vera passione per il calcio in rosa e il reale interesse per tutte quelle atlete che vogliono praticare il loro sport preferito.

Non da meno dovrà esserci anche il supporto economico oltre che dagli sponsor, anche delle stesse federazioni ad ogni livello, per garantire lo sostenibilità del movimento a lungo termine.

CLAUDIO MONESE

  • Responsabile Settore Giovanile F.C. Sporting Desenzano

LA VISIONE DEL DIRIGENTE NELL’ F.C. SPORTING DESENZANO

Premetto che in molte società il ruolo di dirigente viene troppo sottovalutato e spesso non gli viene consentito, per mancanza di tempo o di formazione, di contribuire in maniera efficace come supporto al mister.

Sicuramente la mancanza di tempo è dovuta a situazioni personali, in quanto nei settori giovanili l’attività viene svolta nel proprio tempo libero: nonostante ciò, tengo a precisare che in molte circostanze il poco coinvolgimento dei dirigenti porta ad avere un comportamento distaccato dalla società.

Certamente in ogni persona vi è una logica predisposizione ad affrontare i vari ruoli da dirigente: queste attitudini si capiscono osservando il comportamento e l’attitudine all’ascolto ed all’adattamento: con scelte oculate, poi, vengono assegnate loro le varie mansioni da svolgere.

Era da un pò di anni che volevo cercare una figura prettamente in linea con il mio pensiero e che seguisse in tutte le dinamiche le scelte dalla società.

Un consiglio che do, per esperienza personale, è quello di individuare una figura che sia Responsabile dei Dirigenti, la quale scrupolosamente si attiene alle linee guida societarie ed essendo fianco a fianco al dirigente, lo aiuti e lo guidi verso le indicazioni dettate, correggendolo e modificandone gli atteggiamenti, affinchè sia sempre un esempio per tutti, diventando il diretto riferimento societario sul campo da calcio.

Il percorso, sicuramente non facile, deve essere bilaterale: bisogna presupporre una continua interfaccia tra società e dirigenti, tenendo presente anche che nella stragrande maggioranza dei casi ciò avviene con persone che prima di tutto sono genitori e rappresentano la figura del dirigente proprio nella squadra del figlio. Però, con la dovuta predisposizione da parte di tutte le figure chiamate in causa, con la giusta formazione e soprattutto con il tempo, si può riuscire a creare ottimi dirigenti, attenti e partecipi alla causa e che sposino in pieno la filosofia societaria.

La continua formazione, aspetto fondamentale per ogni figura, viene svolta mediante 4-5 riunioni annue: ciò avviene con la collaborazione delle figure societarie che, attraverso l’esperienza acquisita in anni, detta le linee guida ed indirizza i dirigenti in un percorso diretto verso l’obbiettivo. Altre figure di notevole importanza sono sicuramente lo Psicologo dello sport e gli allenatori.

Non meno importante è la consegna, ad inizio anno, di un vademecum all’interno del quale vengono inseriti gli obbiettivo che la società vorrebbe perseguire, sia nel comportamento che nell’operatività del ruolo: il dirigente viene definito con l’acronimo: DAM, ovvero DIRIGENTE ACCOMPAGNATORE MODERATORE.

Mi soffermo sul termine MODERATORE, in quanto il dirigente deve essere in grado di captare, ascoltare e poi consigliare sia i ragazzi sia i mister, che molte volte sono focalizzati solamente sull’aspetto tecnico e tralasciano, seppur in piccola parte, l’aspetto umano che è fonte necessaria per aiutarli in un percorso di crescita chiamato VITA.

Infine, tornando al concetto di sposare in pieno la filosofia societaria, il dirigente deve essere considerato una fonte e un aiuto di primaria importanza all’interno di una società: questo avviene però solo se è stimolato a migliorare, a crescere ed ascoltare anche aspetti che inizialmente non conosce e che possono essere messi in evidenza dagli allenatori che, in questo ambito, possiedono talvolta delle conoscenze più approfondite. Questa ulteriore dinamica va riconosciuta, spiegata e valorizzata con tutte le figure, all’interno degli incontri formativi che sopra abbiamo citato.

Tutto ciò serve per valorizzare la figura del dirigente, serve per inserirla all’interno di un complesso sistema organizzativo di una società che, ormai, deve ragionare come una grande azienda dove è presente un organigramma ben definito, con figure di riferimento aventi precisi compiti e responsabilità e dove non possono assolutamente mancare i dirigenti che, ripeto, svolgono un ruolo talvolta secondario ma di estrema importanza per le squadre ed i ragazzi.

MAURO COSTA

  • Allenatore UEFA B
  • Coordinatore Tecnico Attività di Base GSD Pavoniana Gymnasium
  • Istruttore U11 GSD Pavoniana Gymnasium

CHE CALCIO SARA’

L’attività sportiva, in particolare il calcio, orientato all’educazione dei giovani, può diventare un efficace strumento per infondere il valore della giustizia sociale e del senso civico.

Educare ad accettare la sconfitta come un evento molto probabile. Sopportare piccoli insuccessi e qualche frustrazione può servire a fornire agli allievi quegli “anticorpi” che saranno utili per far fronte ai problemi della vita quotidiana, per non abbattersi di fronte ad un evento imprevisto.

Educare attraverso lo sport significa anche utilizzare tale strumento per infondere nei giovani allievi un modo di vivere rispettoso del proprio benessere e di quello altrui.

Esiste un codice etico degli Allenatori?

Il calcio è un gioco che appartiene in primo luogo a chi lo pratica; offre un arricchimento personale sotto l’aspetto fisico e psicologico ed esperienze che formeranno parte del bagaglio dell’individuo per tutta la vita.

Gli Allenatori, Istruttori sono presi ad esempio dai giovani come modello di comportamento e devono comprendere la pesante influenza che parole ed atteggiamenti hanno nei confronti dei ragazzi che compongono la loro squadra.

Un mister non è solo chi insegna la tecnica del gioco del calcio, ma anche colui che trasmette fiducia, amicizia, valori, gioia e coerenza.

Tutto non sarà come prima…
Questa tragedia speriamo ci aiuti a riflettere su cosa dovrà essere il nostro ruolo di educatori attraverso il calcio.
Ce la faremo…

EZIO DI LORETO

  • Presidente Sporting Club Brescia a.s.d.

ODI ET AMO: CONFLITTO TRA PRESIDENTE ED ALLENATORE

Accolgo con entusiasmo l’invito dell’AIAC di Brescia per cercare di evadere in questo greve periodo dalle angosce che ci pervadono cercando di fuggire dagli arresti domiciliari delle mura domestiche provando a riparlare di calcio.

Eviterò di entrare in argomentazioni e trattazioni tecniche ma concentrerò, immodestamente e senza alcun obiettivo didascalico, il focus del thema decidendum sul rapporto conflittuale esistente tra allenatore e presidente.

Come è noto a tutti, verificabile in tutti i settori della nostra vita quotidiana sia familiare sia lavorativa, il conflitto è parte integrante di ogni relazione. Se infatti ci pensiamo, è facile riconoscere come in ogni relazione della nostra vita ci siano stati degli scontri. Ancor più interessante, è ricordare che più le relazioni sono importanti ed intime e più è frequente l’insorgere della conflittualità. Comunemente, il conflitto viene visto in modo negativo e spiacevole. Il pensiero comune ci dice che va eliminato il prima possibile, per poter tornare a godere serenamente delle nostre relazioni. Il conflitto non come un problema da risolvere, ma come una forma di interazione da utilizzare per far crescere la relazione. Il conflitto non è risolvibile, se per risoluzione intendiamo decidere chi ha ragione e chi ha torto, chi vince e chi perde. Il conflitto è però trasformabile. Si può trasformare da scontro ad incontro di esigenze, bisogni e desideri diversi. La rabbia non è nemica di questo processo, anzi, diventa un importante strumento. Essa permette di prendere consapevolezza delle proprie esigenze e di comunicarle all’altra persona. Va però accompagnata dalla consapevolezza che il miglior alleato per trasformare lo scontro in incontro è proprio l’altra persona coinvolta nel conflitto.

Calato il tutto nel mondo calcistico può capitare, anche spesso, che un tecnico non riesca a esprimersi al meglio perché non ha trovato un presidente in grado di aiutarlo e proteggerlo nei momenti di difficoltà, come succede che un presidente non trovi nel tecnico colui che sappia far crescere al massimo la rosa che ha costruito e che possa tramutare in campo le idee sottese all’individuazione del profilo. Sono due profili che non possono mai essere antitetici, soprattutto perché hanno mansioni differenti, ma devono lavorare insieme in un processo dove gli atti e i gesti dell’uno vanno pesantemente a coinvolgere la sfera dell’altro.

Tranne poche eccezioni, che sono poi quelle vincenti nel lungo periodo, quasi tutte le società di calcio, professionistiche ed anche soprattutto dilettantistiche, hanno in comune una costante caratteristica. Le società di calcio, seppur di successo nel breve periodo, hanno avuto la guida di una persona capace: il presidente imprenditore. Ma quelle stesse capacità, nel processo di crescita della stessa società di calcio, hanno spesso portato all’insuccesso. Perché ogni aspetto di gestione è strettamente correlato alla eccessiva personalizzazione della figura del presidente-imprenditore. Attorno al presidente-imprenditore non bastano più solo degli executive funzionali. Occorre “un gruppo dirigente” la cui costituzione richiede tempo, energie e capacità. Altrimenti il solitario sognatore inascoltato Presidente non riuscirà ad arginare le difficoltà che lo trascineranno inevitabilmente all’insuccesso. Specializzazione delle professionalità e delle competenze e specificità degli ambiti e delle attribuzioni devono ormai essere, a mio modesto parere, adottate anche nelle nostre realtà calcistiche locali ormai divenute delle realtà complesse non più gestibili nei ritagli di tempo ma necessitanti di attenzioni assidue e costanti.

Tra gli esempi di disaccordo, nella sfera tecnica, un allenatore può aver bisogno per il suo centrocampo, da disporre a tre uomini, di un interno con particolari requisiti e magari la società gli compra il classico mediano dedito solo alla fase di rottura, che non ha capacità d’inserimento e che necessita di avere accanto un compagno maggiormente qualitativo. O un presidente intravede un talento che deve essere sgrezzato e migliorato, con il tecnico che non vede le stesse qualità e non migliora il giocatore o non ne limita i difetti come nei desideri del presidente. I motivi di mancato accordo tra i due possono realizzarsi anche in altre sfere non tangibili sotto il profilo puramente tecnico, come la gestione di determinate situazioni, il rapporto con la stampa o con gli altri dirigenti o con il Presidente stesso. Possono poi verificarsi “invasioni di campo” dell’uno nella sfera dell’altro e quindi confini che vengono debordati e che portano alla rottura dei rapporti tra i due.

Prima però di addentrarci ulteriormente nell’argomento, comincio a dire che un buon Presidente deve mettersi a disposizione del tecnico per rendergli la vita più facile, in quanto un mister si deve occupare solo del campo per poter dare il massimo. Il Presidente deve strutturare la società con l’unico interesse di pensare al bene della squadra e deve sollevare il mister da questioni che prescindano dal campo. Per contro, il tecnico deve evitare di andare oltre i suoi limiti ed entrare in sfere che non sono di sua stretta competenza. Fatte queste doverose premesse, è cruciale per una società che ci sia grande feeling tra le due figure a cui dovranno affidare il programma pluriennale non pensando nell’immediato ai risultati ma alla realizzazione del famoso progetto dove tutte le componenti dal Presidente al Direttore Sportivo al Direttore Tecnico ed all’Allenatore devono essere chiamati ad interpretare la propria parte in armonico equilibrio.

Capita, sbagliando, che sia scelto prima il tecnico. Dovranno chiedergli se ha piacere di lavorare con qualche direttore sportivo in particolare e viceversa. Se invece ritiene di scegliere le due figure separatamente, deve stabilire a priori i confini di entrambi, ma ci vuole competenza per conoscere le attività in cui si dipana la vita di un club di calcio e la ripartizione delle competenze, ma questa è un’altra storia. I due si devono conoscere perfettamente ed il Presidente con i suoi collaboratori deve avere consapevolezza del modulo e delle caratteristiche tecniche dei giocatori che l’allenatore su cui si è deciso di puntare predilige, affinché possa lavorare in assoluta serenità su quanto preliminarmente concordato e stabilito ad inizio stagione. Il rapporto tra i due deve essere di collaborazione e fiducia reciproca, dove possibilmente ci sia una sorta di equilibrio a livello intellettuale e di personalità allo scopo di evitare disparità che possano nuocere alla squadra. Nessuno deve togliere luce all’altro, perché ci saranno momenti nel corso della stagione dove l’uno o l’altro o entrambi contemporaneamente, dovranno prendere delle decisioni nel massimo dei poteri loro concessi.

Una cosa prima di concludere. I due però non devono andare troppo d’accordo, perché in certi contrasti, costruttivi, si fondano le basi di una solida duratura soddisfacente crescita.

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