A settembre del 2019 la mamma del giovane portiere di origini brasiliane ha scelto di mettere nelle mie mani la sua crescita. Sin dal primo allenamento privato è nata l’intesa, nonché quella fiducia reciproca tra formatore e allievo che consente un lavoro più fluido ed impegnativo. Tuttavia, quando si cresce un giovane portiere il tempo per vedere i primi grandi miglioramenti caratteriali e tecnici sono variabili. Non è chiaramente come in primavera, dove i prati sembrano cambiare abito da un giorno all’altro e variare l’ambiente circostante. L’unica cosa che accomuna la primavera e la crescita di un giovane portiere è il processo. Di fatto, non basta l’allenamento sul campo e la ripetizione delle esecuzioni con pratica perfetta. Per lui c’è bisogno della conoscenza dei tre pilastri della crescita del giovane portiere, che sono:
• l’apprendimento dell’errore • l’apprendimento della soluzione • l’apprendimento del suo modo di eseguire il gesto
In tutto questo, il giovane portiere è un’entità che prova emozioni, stati d’animo, energia. Pertanto, la sua crescita prevede l’identificazione:
• dei i suoi punti di forza • delle sue aree di miglioramento • dei suoi pensieri positivi • dei suoi desideri • delle sue aspettative verso il mondo che c’è là fuori, sia in campo sia nella vita di tutti i giorni
Se allora per la fioritura la principale responsabile è una proteina, per lo sviluppo della leadership di un giovane portiere è necessario un Metodo. E Murilo appunto settimana dopo settimana lo ha assimilato, lo ha metabolizzato, lo ha trasformato, lo ha plasmato e modellato a suo piacimento.
Fino a qualche settimana fa era ancora in evoluzione ma nell’ultimo allenamento è avvenuta la sua più bella fioritura dell’anno:
Una trasformazione meravigliosa che ha lasciato tutti a bocca aperta.
Come è possibile allora vedere sbocciare anche il talento del giovane portiere prima durante la stagione calcistica?
Trova un Metodo per lo sviluppo della leadership del giovane portiere che ha il focus sulla crescita caratteriale del ragazzo/bambino, perché il ruolo prevede delle sfide con sé stesso dure, di confronto, di sconforto, di gioia. Solo regolando il volume delle emozioni ed essere in pieno controllo della capacità mentali, caratteriali, fisiche e tecniche allora il giovane portiere può esprimere tutto il talento, proprio come ha fatto Murilo dopo 10 mesi di lavoro settimanale con me.
Regione Lombardia, 16 ottobre, Ordinanza 620: il verdetto che in qualche modo ognuno di noi si aspettava; seguiranno interpretazioni, e nuove restrizioni.
A indorare la pillola, c’è una scadenza, ma mi piacerebbe proprio sapere quanti di noi adesso contino di poter essere di nuovo in campo o in panchina in novembre, per un credibile prosieguo della stagione 2020/2021.
Inevitabile tornare con la mente a febbraio, quando per la prima volta nella nostra carriera, di giocatori, dirigenti, o tecnici, siamo tutti stati fermati a tempo indeterminato: allora si è trattato di un evento che ha destato la nostra incredulità, ma adesso giunge previsto e per i più ansiosi quasi come una liberazione dalla tensione dell’attesa.
Quelli che ne pagano il prezzo più alto, come l’anno scorso, sono naturalmente i nostri ragazzi, privati dell’oggetto della loro passione, dello sfogo, dell’attività sportiva che avevano scelto, del gruppo, e incerti, come tutti noi, sulla possibilità di ripresa in tempi brevi.
Il calcio giocato, tornerà ad essere il privilegio degli ambienti dove viene sminuito a proficua professione: lì il rischio del contagio è stato individuato, soppesato e per ora anche accettato.
Nel momento di questa mazzata, che comunque speriamo possa essere utile alla causa, noi dirigenti e tecnici ringraziamo di essere Dilettanti e di aver connaturata la predisposizione ad adattarci alle situazioni, senza il bisogno di sostegni esterni: questo sarà il momento dell’ulteriore discrimine, dopo quello di febbraio, tra le società che si limitano a offrire il minimo sindacale degli allenamenti e delle gare, e quelle che invece sono laboratori di idee e progetti, hanno una vetrina a 360° e continuano a proporre, anche in assenza di erba e palloni, sport, informazione, etica, cultura, liberamente accessibili a tutti i nostri ragazzi, alle loro famiglie, agli appassionati e ai curiosi.
Tutto questo naturalmente si fa bene e a costo zero, altrimenti che Dilettanti saremmo?
Responsabile Attività di Base A.S.D. La Sportiva Calcio
DALL’ANALISI DELLE CARATTERISTICHE DEL GIOCO AL GIOCATORE
Partendo dall’osservazione e dall’analisi del gioco si parla dell’importanza, nel settore giovanile, della costruzione di un pensiero tattico atto a favorire nel giocatore una capacità cognitiva (intelligenza di gioco) adeguata al contesto di gara.
PRESUPPOSTI TEORICI.
• Nel calcio il livello della prestazione in partita dipende da capacità percettive, cognitive, emozionali e motorie che interagiscono in un ambiente dinamico e in continua evoluzione.
• In un gioco di situazione in continuo cambiamento come il calcio dove sono richieste abilità aperte in continuo adattamento alle situazioni di gioco (open skills), la sola abilità tecnica non può essere separata dal contesto di gioco.
• Il calciatore deve utilizzare al meglio i fondamentali tecnici, tattici, e le caratteristiche della personalità in situazioni acicliche, continuamente variabili e influenzate dall’ambiente e dalla presenza di compagni e avversari (open skills).
• Oggi il giocatore completo deve essere sì tecnico, ma possedere senso e pensiero tattico, gestire bene entrambe le fasi di gioco, dimostrare forte personalità e capacità fisiche importanti.
• Se analizziamo il calcio moderno notiamo come sia sempre più veloce e con meno spazi e tempi a disposizione per l’esecuzione. Mentre diversi anni fa un giocatore dopo aver ricevuto palla pensava, decideva e agiva, ora è costretto, dalla velocità del gioco, prima ad osservare e decidere e quindi a gestire la palla e giocarla.
• L’ allenamento deve ricreare situazioni più verosimili alla partita, che obblighino il calciatore a far crescere il carico cognitivo (la capacità di problem-solving), la sua capacità di lettura e la creatività.
• Un calciatore di alto livello è caratterizzato da alte capacità percettive e decisionali (cognitive) che insieme costituiscono l’intelligenza di gioco proprie del giocatore “pensante”, cioè di colui che ha sviluppato un pensiero tattico adeguato al contesto di gara.
• La struttura del gesto tecnico comprende una parte coordinativo-motoria, direttamente visibile, osservabile e una nascosta percettivo-cognitiva (come in un iceberg dove la parte visibile è solo una frazione del blocco totale di ghiaccio).
• Quindi la parte esecutiva è preceduta da una parte elaborativa, divisa in selezione e interpretazione dei dettagli visivi (percezione e attenzione) seguita dalla rapida scelta di una risposta appropriata (aspetto cognitivo).
• La nuova frontiera dell’allenamento mira a formare giocatori “veloci” non solamente di movimento (fase esecutiva), ma in gran parte di percezione e pensiero (fase elaborativa), che sappiano operare delle scelte efficaci per risolvere le situazioni di gioco (problem solving e decision making).
• Una volta ci si preoccupava di allenare soprattutto il movimento analitico (gesto) trascurando l’azione. Le neuroscienze ci dicono che la ripetizione stereotipata e rigida di gestualità non applicate a situazioni reali di gioco non influisce sull’intelligenza del giocatore.
• In un apprendimento intelligente infatti l’automatismo è fissato in modo plastico e adattabile, non rigido, permettendo di modificarlo e riutilizzarlo in situazioni diverse come previsto dal gioco stesso.
INDICAZIONI METODOLOGICHE.
• L’allenamento deve quindi diventare un processo ripetitivo che porta alla ricerca della soluzione ottimale delle situazioni che si presentano in gara. Infatti le diverse soluzioni ai problemi del gioco devono essere ripetute più e più volte per essere comprese e introiettate.
• Non si tratta però di ripetizioni rigide della medesima soluzione (schemi), bensì di risposte aperte (principi) con soluzioni che si modificano perfezionandosi di tentativo in tentativo, arricchendo il bagaglio di automatismi tecnico-tattici di ciascun giocatore. Lo schema invece è meccanico, rigido, distante dalla realtà, non stimola l’adattamento del giocatore perché non prevede avversari completamente attivi.
Nel metodo si parte da un’attenta analisi e studio del gioco, per poi estrapolarne i principi che lo regolano. Principio: norma di comportamento aperta che diventa una consuetudine, un’abitudine adattabile al contesto. Una volta determinati i principi guida (cioè i comportamenti guida) questi dovranno trovare riscontro nelle situazioni , dove i ragazzi sperimentano concrete soluzioni (sviluppi di gioco) attraverso l’utilizzo della tecnica calcistica. Questo concorre a formare il pensiero tattico del giocatore.
• Si parla di «ripetizione senza ripetizione». Esercitarsi non significa ripetere sempre la stessa soluzione di un dato compito, ma ripetere più e più volte il processo di soluzione del compito stesso.
PROGRESSIONE DIDATTICA.
ESEMPIO DI PRINCIPI DI GIOCO:
• Non buttare via palla • Prima giocata in avanti • Gioco e mi muovo • Gioco dove vedo • Giocatore senza palla: cerco la zona luce • Controllo palla aperta, palla coperta • Dai e vai • Dai e sostieni
SITUAZIONI DI GIOCO:
• 1> portiere – 1>1 – 2>1 -1>2 -2>2 -3>2
ESEMPIO DI SVILUPPI e SOLUZIONI DI GIOCO:
• Dribbling • Difesa della palla • Combinazioni di gioco: triangolazione – taglio – sovrapposizione • Passaggio utile: filtrante • Tiro in porta
GESTI TECNICI:
• Conduzione: lineare, in accelerazione, stop e riparto, cambi direzione • Dribbling: serie di finte • Passaggio: corto sul giocatore e lungo sulla corsa • Tiro: con palla ferma ed in movimento di collo piede • Controllo orientato • Rimessa laterale • Colpo di testa
Ricadute applicative nel settore giovanile.
Questa progressione metodologica e didattica potrebbe essere proposta e allenata fin dalle prime fasce d’età, attraverso situazioni o giochi che stimolino il giovane ad apprendere autonomamente e quindi a prendere l’iniziativa per trovare attraverso le opportunità o i vincoli proposti in allenamento le soluzioni più funzionali alle richieste della partita.
Seguono alcune brevi proposte pratiche con situazioni di gioco semplici.
Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
Consigliere nazionale APPORT – Responsabile Referenti Italia
Coordinatore ed Allenatore Portieri Ciliverghe Calcio
L’ALLENATORE DEI PORTIERI
FIGURA PROFESSIONALE ED OBBLIGATORIETA’
Il comunicato ufficiale FIGC n°31 del 2020/2021, (https://www.figc.it/media/123111/cu031_2021.pdf) inquadra e/o qualifica come figure del settore tecnico, una serie di tecnici (allenatori, preparatori atletici, medici sociali, operatori sanitari). A riguardo stabilisce le disposizioni per la stagione 2020/2021, in fatto di tesseramento dei tecnici ed evidenzia le obbligatorietà in termine di qualifiche professionali.
In questa lista sono presenti anche gli Allenatori dei Portieri e gli Allenatori dei Portieri Dilettanti e del Settore Giovanile.
Una grande conquista per la figura professionale che APPORT (Associazione italiana Preparatori dei Portieri di Calcio) rivendica e difende, visto il ruolo determinante che ha sostenuto in questi ultimi anni, all’interno della Federazione. La tutela della figura professionale dell’allenatore dei portieri e di tutti coloro che hanno investito tempo e denaro per formarsi è per APPORT un obiettivo primario. Una nota del Consiglio direttivo di Lunedi 14 settembre 2020 (https://www.apport.it/notizie/notizie-2020/2213-nota-del-consiglio-direttivo), cita testualmente:
“Da più parti ci sono arrivate segnalazioni di squadre che vogliono tesserare presta nomi per coprire allenatori dei portieri non in possesso dei titoli necessari. Questa è una pratica scorretta alla quale ci opponiamo e che combatteremo senza mezze misure. Squalifiche, multe e penalizzazioni sono le conseguenze a cui potrebbero andare incontro persone e società che si prestano a questa pratica meschina. APPORT come associazione rappresentante la categoria vuole solo rispetto della professionalità e dei regolamenti e vigilerà su ogni situazione che verrà segnalata”.
Nel rispetto delle regole e della professionalità, tutto questo non è corretto. APPORT difende e difenderà sempre la categoria per la quale è nata nel 2002, promettendo di far crescere dal punto di vista professionale tutti gli allenatori dei portieri (professionisti e dilettanti), affinché tutti i portieri (professionisti e dilettanti) possano trarre il massimo degli insegnamenti, da persone competenti e professionali, e di conseguenza le società di calcio saranno obbligate a riconoscere questa professionalità.
Una logica conseguenza del lavoro svolto fino ad oggi sono appunto i tanti corsi specifici instaurati sul territorio nazionale, sia per i professionisti che per i dilettanti a livello regionale, e che ci hanno permesso di ottenere l’obbligatorietà della figura nelle società. A proposito già da tempo è nata una stretta collaborazione con AIAC (Associazione Italiana Allenatori di Calcio) che ringrazio per la disponibilità, per aumentare la professionalità e il coinvolgimento anche degli allenatori, con riferimento specifico al lavoro dei portieri. Articoli tecnici, confronti, stage formativi etc. saranno il fulcro dominante della formazione e crescita professionale, a tutela di quanto esposto fino ad ora.
Ringraziandovi per l’attenzione dimostrata, auguro a tutti buon calcio.
DOLORE AL GINOCCHIO E SINDROME DELLA BANDELLETTA ILEO-TIBIALE
La sindrome della bandelletta ileo-tibiale si presenta con un quadro infiammatorio cronico che interessa l’ultimo tratto della fascia lata (bandelletta o tratto ileotibiale) dove può verificarsi un attrito meccanico che genera uno stato infiammatorio doloroso, il quale si acutizza nei movimenti di flessoestensione del ginocchio.
È molto diffusa tra i calciatori (ma anche tra podisti e i ciclisti) e può insorgere per un sovraccarico o per allenamenti su terreni duri e irregolari.
I sintomi inizialmente comprendono dolore durante la corsa, il quale, si attenua leggermente al termine del gesto atletico. Questa sintomatologia poi continua a presentarsi con costanza progredendo verso un dolore sempre più costante ed acuto, anche durante il cammino. Tipicamente possiamo notare:
• Dolore al ginocchio e all’anca lateralmente • Gonfiore sull’anca (zona trocantere) e ginocchio lateralmente • Rigidità muscolare nella zona laterale della coscia
Come comportarsi dunque quando un nostro atleta presenta una diagnosi di questo tipo?
Il primo obiettivo prevede la risoluzione dell’infiammazione attraverso l’utilizzo di terapie isiche come tecar terapia abbinata alla crioterapia, antinfiammatori locali (e nei casi più acuti anche l’assunzione di FANS), massaggio decontratturante e stretching, al fine di ridurre la tensione della parte laterale della coscia e della gamba.
Superata la fase acuta, il trattamento prevede il rinforzo selettivo del vasto mediale, adduttori ed intrarotatori al fine di riequilibrare il carico, ed il rinforzo dei muscoli stabilizzatori del bacino e del soleo per migliorare i carichi durante la corsa. Anche in questo caso, una valutazione propriocettivo con un relativo programma di rieducazione aiuta la risoluzione del problema, soprattutto se ci riferiamo ad obiettivi a lungo termine.
Terminata la fase sub acuta, nel momento di rientro in campo può comparire nuovamente il dolore. Ho accennato infatti al carattere cronico di tale condizione. Si rende quindi necessario implementare il lavoro con la crioterapia, soprattutto a fine allenamento, e continuare ad effettuare rinforzo sinergico contestualmente alla ripresa sportiva.
La sindrome della bandelletta è una condizione che tende alle recidive nel lungo termine. Ecco perché la prevenzione è fondamentale: una corretta valutazione di eventuali squilibri muscolari relativamente agli arti inferiori, una valutazione della struttura del piede (soprattutto l’appoggio durante la corsa) e delle lunghezze muscolari risulta fondamentale al fine di evitare tale condizione.
(Ragazzi dagli otto ai dieci anni che si avvicinano al calcio)
Con questo breve dibattito a distanza si vuole mettere a confronto pareri diversi in merito all’agonismo precoce.
Chi non è d’accordo dice!!!
Ci sono linee di pensiero di psicologi e pedagogisti che esprimono pareri dubitativi sull’opportunità di introdurre iniziative agonistiche precoci.
Riprodurre modelli prestativi degli adulti con le stesse regole: chi vince va avanti chi perde è eliminato.
Questo concetto umanistico dello sport prevede finalità adattate all’età ed al livello di sviluppo mentale e psicologico delle persone a cui sono rivolte.
Per partecipare ai mini tornei di calcio deve essere prevista una adeguata forma di preparazione di base per evitare che ci siano forme di agonismo gratuito poco produttivo per lo sviluppo educativo comportamentale degli alunni.
Vedendo l’iniziativa dall’aspetto pedagogico e precisamente dalla parte dei meno abili e magari psicologicamente più deboli, possono verificarsi disagi a livello emotivo con liti, insulti, pianti o gioie sfrenate che possono generare incontri scontri in una partita di calcio. Chi gestirà queste emozioni da un punto di vista educativo per far vivere ai bambini situazioni adatte alla loro età ed evitare l’insediarsi di concetti negativi come la sopraffazione degli avversari contro e con cui si gioca?
Lo stress da partita è un male che bisogna imparare da piccoli, per vivere con fede le sorti della propria squadra del cuore o è una realtà complessa che va affrontata e gestita con gradualità a partire da una età più matura?
Come si può trovare piacere nel gioco, che deve essere finalizzato al vivere bene con sé stessi e gli altri se l’attenzione è solo la vittoria?
Come possono liberarsi da condizionamenti culturali tipici della nostra società dei bambini di otto anni se nessuno gestisce l’analisi dei comportamenti attraverso il confronto democratico tra i partecipanti?
Gli operatori sportivi sono tenuti a dare una risposta a queste domande nel tentativo di seguire una linea comune rivolta ad evitare specializzazioni precoci attraverso il condizionamento operante fornito da premi e punizioni vittorie e sconfitte.
Da anni si parla di multilateralità, di giochi, di regole, di iniziative, multi finalizzate per o poste con mezzi adeguati all’età dei bambini.
Molti atleti che potevano essere talenti ed eventuali medaglie olimpiche, hanno abbandonato lo sport proprio a causa dello stress da vittoria che generava disturbi fisici e mentali nell’età migliore per gareggiare.
È sbagliato pensare che l’attività calcistica in età precoce, offra solo vantaggi perché toglie i ragazzi dalla televisione ed occupa i pomeriggi liberi dagli impegni scolastici.
È vero che soffriamo di scarso movimento e per questo motivo si devono studiare e utilizzare tutte le risorse per favorire lo sviluppo armonico dei ragazzi.
I ragazzi non preparati per tornei competitivi, sono come un fulmine a ciel sereno che, dal oggi al domani, piove sulla testa di chi pur non essendo capace di giocare al calcio, ha accettato di partecipare su pressione dei compagni di classe o forse anche dai genitori.
Presto il mini calciatore si accorgerà che non avendo avuto il tempo per imparare adeguatamente, non riuscirà a trovare il piacere nei suoi movimenti che saranno ancora imprecisi e spesso derisi dai compagni. Se poi per qualche errore, assolutamente involontario, è la causa della sconfitta della sua classe che fino al prossimo anno non potrà rifarsi dell’onta subita, comincerà a chiudersi chiedendosi che razza di gioco è questo e che senso ha praticarlo? È molto meglio mangiare pop-corn davanti al televisore.
E i bravi? Come minimo pensano di diventare idoli miliardari come Messi o Ronaldo ed a cosa serve studiare se basta dare due calci ad un pallone per essere famosi?
Troppe false fantasie o esagerate disfatte attenderanno molti partecipanti a tornei competitivi.
Si auspica che insegnanti e genitori tengano conto di queste eventuali ipotesi per attivare un intervento educativo positivo finalizzato alla crescita umanistica e globale dei ragazzi, che domani potranno essere giocatori e tifosi modello, rispettosi degli altri dell’ambiente e di sé stessi evitando l’uso della forza o di sostanze dannose per essere vincitori.
GESTIONE DEL CONFLITTO: 6 CONSIGLI PER GLI ALLENATORI
La gestione del conflitto è una delle tematiche su cui noi psicologi dello sport siamo più chiamati ad intervenire quando le società sportive c’interpellano.
Soprattutto negli sport di squadra, dove la collaborazione è fondamentale, non è raro che si creino situazioni conflittuali tra atlete/i o tra questi e gli allenatori.
Quando, infatti, il sano agonismo intra-gruppo diventa una “lotta per la supremazia” ecco che l’intera squadra ne risente negativamente: il clima è teso, la collaborazione scarsa, la frustrazione (spesso anche quella di chi allena) alle stelle e l’aggressività, più o meno espressa, la fa da padrone facendo si che il benessere di atleti e allenatori, nonché la prestazione sportiva, calino drasticamente.
Ecco allora alcuni spunti di riflessione per chi allena e si trova a dover gestire questa particolare situazione:
Innanzitutto è indispensabile allenarsi a diventare ottimi osservatori! Questo significa che non basta farsi un’idea dei propri atleti e del loro carattere: il buon osservatore è colui che, osservando, appunto, crea delle ipotesi su ciò e chi gli sta intorno e “lavora mentalmente” alla continua ricerca di dati che falsifichino le proprie ipotesi. Ricorda: conoscenza, giudizio e pregiudizio sono tre cose ben diverse! Coltivare la conoscenza è fondamentale per intercettare i conflitti.
A proposito di conoscenza: per non giudicare in modo categorico persone e fatti, e quindi per intercettare e cogliere i livelli di conflitto ed eventualmente risolverli, è fondamentale diventare degli ottimi ascoltatori non solo con le orecchie ma anche con il cuore. L’allenatore è colui che guida il gruppo e come tale è indispensabile che sia d’esempio e che sappia decentrare se stesso, i propri giudizi e i propri schemi mentali per ascoltare e “sentire” cosa accade intorno a sé.
Pur osservando e pur sapendo ascoltare a volte i conflitti scoppiano, ecco quindi che diventa molto importante saper comunicare efficacemente con tutti gli elementi del proprio team. Ma comunicare cosa? Regole, idee, valori, atteggiamenti desiderati e quali indesiderati. Insomma, esplicitare ciò che non funziona è un ottimo passo verso la risoluzione!
È importante condividere con la squadra, e ciò vale ancor dall’età adolescenziale in su, gli obiettivi dell’anno sportivo: questo aiuterà a creare l’orientamento verso un obiettivo comune e sovraordinato a cui ciascuno ha aderito in modo consapevole;
Sarebbe opportuno che chi guida una squadra approfondisse il tema del conflitto attraverso uno studio privato: conoscere le principali tipologie e strategie di gestione aiuterebbe molto a riconoscere ciò che sta accadendo e a decidere come intervenire, ricordando sempre che la presenza di conflitto non è di per sé negativa, dipende dall’uso che se ne fa!
Infine ricordiamoci che come allenatori non si è soli: condividere problematiche con il resto dello staff, con la dirigenza, con professionisti delle relazioni può essere di grande aiuto non solo perché può allargare le vedute ma anche perché non fa sentire soli e, questo, è importante al fine di evitare di sentirsi sopraffatti ed in esaurimento di energie!
In questo breve articolo abbiamo trattato il tema del conflitto in squadra, ovviamente le possibilità sono infinite: il conflitto potrebbe svilupparsi con le famiglie degli atleti, tra lo staff, con la dirigenza ecc. ecc. Non è intenzione di chi scrive essere esaustiva su un tema così ampio e complesso, piuttosto mi piace che ognuno possa partire anche solo da un concetto, riflettere, ascoltarsi e ricercare la miglior soluzione per sé!
Sembrerebbe superfluo sottolineare che, al pari di quella appena trascorsa, anche quest’annata sportiva sarà particolare, nuova, d’emergenza, ma in questo momento manifestare un’opinione non può che portare a riflettere.
La Lega Nazionale Dilettanti in data 10 agosto ha pubblicato il Protocollo Ripartenza, 36 pagine di regole, limitazioni e prescrizioni, che a tratti dettagliano in misura maniacale alcuni aspetti, e a tratti sorvolano su situazioni comuni, tipiche dell’esercizio dilettantistico di uno sport: per lo più norme di buonsenso, oramai si spera assimilate nella quotidianità degli ultimi sei mesi.
Certamente, se qualcuno di noi avesse avuto dei dubbi in merito, il Protocollo Ripartenza ci prescrive il corretto utilizzo delle nostre vasche per idromassaggio, da tenere chiuse e possibilmente vuote – questo era un punto fondamentale.
Nulla ci dice a proposito del problema molto terra terra degli atleti lavoratori, per fortuna tanti, che si troveranno, senza alcun supporto, di fronte alla scelta tra assecondare una passione e l’adottare un comportamento opportunamente prudenziale, a salvaguardia del posto di lavoro.
Nulla su servizi con modalità e prezzi agevolati per l’effettuazione di tamponi, che sarebbero utili all’intera collettività e rientrerebbero nei servizi, che forse, moralmente, a mio avviso spetterebbero alle società federate – per intenderci, quelle che, pur dilettanti, pagano alla Federazione decine di migliaia di Euro ogni anno per iscrivere le squadre ai campionati e tesserare i giocatori.
Nulla anche nei confronti dell’ipotesi di rinviare a data da destinarsi l’inizio dell’attività agonistica, magari creando più gironi per ogni campionato, mantenendo comunque inalterati i numeri che riguardano partite giocate, campi utilizzati e arbitri impegnati, ma riducendo sensibilmente la durata di ogni torneo, sì da dare più respiro alla valutazione dei rischi, che sono innegabilmente presenti, visto anche il previsto aumento dei casi di positività di questi giorni.
Invito tutti a mettere da parte posizione politica, le diverse statistiche, critiche, lodi, ricerche di colpevoli e trame di complotti, invito tutti a ricordare come siano state duramente colpite proprio le nostre zone, a ricordare la lunga funesta teoria di mezzi militari a Bergamo, a ricordare come persone care siano state strappate alle famiglie e alle amicizie: ciascuno di noi ha subito una perdita e questa è solo la semplice realtà.
Distanziamento, igiene personale, mascherina, rinuncia ai luoghi affollati: tutto già vissuto, ma tutto che rientra nella sfera dei comportamenti personali; quando si considerano quelli collettivi, il discorso cambia.
I giocatori di una rosa che si allenano, il tecnico, il suo assistente, il dirigente sono elementi che condividono una porzione della giornata con fiducia reciproca e responsabilmente devono proteggere se stessi, anche a beneficio del gruppo: questi sono doveri e diritti di ciascuno di noi.
Prudenza, fiducia e dialogo, sono gli strumenti che utilizzeremo ad Asola per riprendere, come e se lo riterremo opportuno: la prudenza del buon padre di famiglia, la fiducia nella dirigenza della società e il dialogo, sempre aperto, con chiunque abbia delle perplessità da esporre.
Il Siena attualmente occupa il sesto posto in classifica con 38 punti, frutto di 10 vittorie, 8 pareggi e 7 sconfitte. La squadra ha finora realizzato 30 reti subendone 28. Il modulo di base adottato finora è il 4-3-1-2 anche se in un periodo della stagione (dalla 4^ alla 14^ di andata) ha adottato il modulo 3-5-2, che è stato adottato anche nella partita contro la Pro Patria del 2.2.2020 e contro il Monza del 9.2.2020.
DISPOSIZIONE INIZIALE PARTITE ESAMINATE
STATISTICHE DI SQUADRA DA INIZIO STAGIONE
FASE DI POSSESSO
CONSIDERAZIONI GENERALI
La fase offensiva del Siena si basa su un 4-3-1-2 abbastanza flessibile. La squadra preferisce un iniziale palleggio che coinvolge la linea difensiva e due dei centrocampisti centrali che spesso viene esasperata con una circolazione di palla insistente. Tale atteggiamento è finalizzato alla ricerca di passaggi diretti e verticali verso il blocco offensivo costituito dai due attaccanti, dal trequartista e da uno dei centrocampisti che si alza a ridosso delle punte. Gli stessi principi vengono adottati dalla squadra nel caso di utilizzo del modulo 3-5-2 con la circolazione della palla che avviene tra i tre difensori centrali e con due dei tre centrocampisti che si spostano in maniera asincrona (quello lato palla si allarga per dare la possibilità al terzino di alzarsi sempre in massima ampiezza, quello opposto alla palla si alza tra le linee e sotto le punte pronto per gli inserimenti). Pertanto in questo caso si avrà la collaborazione di un solo centrocampista in fase di prima costruzione.
COSTRUZIONE E SVILUPPI
1 – RIMESSA DAL FONDO
Da rimessa dal fondo il portiere cerca quasi sempre la giocata corta su uno dei due difensori centrali posizionati sui vertici dell’area di porta (Buschiazzo a dx e D’Ambrosio a sx). I terzini (Lombardo a dx e Migliorelli a sx) si dispongono in ampiezza massima (sulla linea del fallo laterale). Due dei tre centrocampisti centrali (sempre Arrigoni e Gerli) si muovono dentro al campo a ricevere facendo da spola tra i due terzini durante la circolazione della palla : se il difensore centrale esce a destra sul terzino (Buschiazzo su Lombardo) , Arrigoni si avvicina a ricevere dal terzino e Gerli lo segue restando leggermente più sfalsato , in modo da liberare il terzino sinistro sul lato opposto attirando sul lato palla la pressione degli avversari (Foto 1) . Se la squadra esce a sinistra la situazione è la stessa.
Foto 1
Se gli avversari disturbano l’inizio al limite dell’area, la linea difensiva sale ed il portiere calcia lungo (Foto 2 e Foto 3 in sequenza) alla ricerca della testa di Guidone (m. 1,90).
Foto 2Foto 3
In caso di utilizzo di tre difensori centrali (modulo base 3-5-2 adottato contro la Pro Patria) al posto del trequartista (Serrotti) viene inserito il difensore Panizzi (piede sinistro) a fianco dei difensori D’Ambrosio (che prende posizione sul centrodestra) e Buschiazzo (che prende posizione centrale) , ma il principio di iniziare l’azione dal portiere con il passaggio su un difensore non cambia, con i terzi (D’Ambrosio a dx e Panizzi a sx) che si posizionano aperti sui vertici dell’area di rigore , mentre Buschiazzo prende la posizione centrale davanti al portiere (Foto 4).
Foto 4
Si passa, pertanto ad una prima costruzione dal portiere che nel caso di 4-3-1-2 prevede una disposizione con blocco 4+2 ad una disposizione che con il 3-5-2 prevede una disposizione 3+1 con Gerli che assume la posizione di unico play e Arrigoni che si sposta a dx ed a sx sia per andare in appoggio al possessore e sia per attirare verso di sé la pressione ed aprire una linea di passaggio interna per il terzo difensore che può giocare dalla parte opposta del campo con una giocata lunga a cercare il compagno tra le linee. Questa situazione si riscontra soprattutto sul settore sinistro, dove spesso Arrigoni si allarga per ricevere da Panizzi , con Gerli che resta come riferimento interno e centrale per un passaggio corto. Arrigoni attira su di sé la pressione , consente a Migliorelli di alzarsi in ampiezza ed impegnare il difensore avversario , ed apre il campo dalla parte opposta dove si alza Vassallo internamente ed quinto destro Lombardo in massima ampiezza, con gli attaccanti Guidone e D’Auria che si smarcano a ricevere (Foto 5 e Foto 6 in sequenza).
Foto 5Foto 6
Sul settore destro invece Vassallo (giocatore brevilineo – m. 1,71 – e velocissimo negli inserimenti) preferisce quasi sempre alzarsi oppure allargarsi , per cui la squadra preferisce uscire prevalentemente sul settore sinistro con lo sviluppo descritto. Obiettivo è quello di cercare l’attacco diretto e con giocate verticali dopo aver attirato il blocco attaccanti-centrocampisti avversari con un fraseggio orizzontale prolungato e creato lo spazio necessario tra la linea di difesa e quella di centrocampo avversaria.
2 – ZONA DI PRIMA COSTRUZIONE (Zona 1)
La squadra preferisce una costruzione che parte sempre dal basso con disposizione 4+2 (i centrali Buschiazzo a D’Ambrosio con i terzini Lombardo a dx e Migliorelli – o Panizzi – a sx molto aperti più o meno in linea con i centrocampisti) più Gerli ed Arrigoni che giocano sempre molto vicini tra di loro , che seguono ed assistono i difensori nella circolazione della palla che avviene da dx e sx in maniera forzata. Il giropalla è finalizzato a provocare l’avversario ad esercitare una pressione ultraoffensiva , e per aprire delle linee di passaggio interne al campo . Con l’assistenza dei due centrocampisti la squadra gode sempre e comunque di superiorità numerica in zona palla , per cui il palleggio tramite passaggi di tipo orizzontale avviene in sicurezza ed è quasi sempre prolungato. Il terzo interno di centrocampo Vassallo (giocatore molto abile a giocare tra le linee, ed altresì molto veloce – baricentro basso – idoneo per gli inserimenti su assist dell’attaccante Guidone che nonostante la statura è molto abile anche con i piedi ad eseguire le sponde in posizione spalle alla porta) si alza sempre tra le linee (Foto 7) .
Foto 7
La prima costruzione avviene con più frequenza sul fronte sinistro poiché l’attaccante D’Auria (piede destro, molto abile nelle giocate a muro con il compagno di reparto Guidone ed anche negli inserimenti centrali senza palla ) viene a ricevere sul centrosinistra : lo sviluppo prevede che, in caso di palla al terzino sx (Migliorelli o Panizzi), il centrocampista di parte (Gerli ed anche Arrigoni che si alternano tra centrodx e centrosx durante il giropalla) va a collocarsi in posizione di scarico per ricevere e consentire a Migliorelli di alzarsi in ampiezza ed attaccare il difensore laterale destro per tenerlo impegnato. In questo modo D’Auria, allargatosi a sinistra, viene liberato dalla marcatura e può ricevere il passaggio verticale del centrocampista Gerli (o Arrigoni) e girarsi puntando verso l’interno del campo (Foto 8 e Foto 9 in sequenza).
Foto 8Foto 9
In caso di disturbo in pressione da parte dell’avversario in prima costruzione, i difensori (sia centrali che laterali) cercano direttamente di servire con passaggio aereo diretto l’attaccante D’Auria ed il trequarti Serrotti , i quali si dispongono sottopunta dentro al campo e staccati dalla linea difensiva. Se non è possibile servirli direttamente si gioca su Guidone (passaggio sulla figura) il quale , forte della sua statura, cerca di scaricare su uno dei due compagni (Foto 10 e Foto 11 in sequenza).
Foto 10Foto 11
Nel caso in cui la squadra adotta lo schieramento 3-5-2 la prima costruzione avviene con più frequenza con il terzo di sinistra (Panizzi) poiché Arrigoni (posizionato a fianco sx al play Gerli) tende ad allargarsi in fascia sinistra a ricevere e consente a Migliorelli di alzarsi sempre per impegnare il laterale avversario ed aprire la linea di passaggio per gli attaccanti D’Auria e Guidone, mentre a Vassallo preferisce alzarsi a ridosso degli attaccanti per sfruttare la velocità negli inserimenti. (Foto 12 e Foto 13)
Foto 12Foto 13
3 – SVILUPPI NEL SECONDO TERZO DI CAMPO (Zona 2)
Lo sviluppo dell’azione nel secondo terzo di campo (Zona 2) del Siena ha come priorità giocate verticali interne poiché Vassallo (piede dx) alzandosi sin da inizio azione sul centrodestra , va a comporre insieme a Serrotti e D’Auria (entrambi piede dx e giocatori molto tecnici e veloci) una terna di elementi in zona di rifinitura che si posiziona molto stretta e vicina sotto la punta Guidone (Foto 14 e Foto 15). In particolare D’Auria (attaccante che parte in posizione iniziale a fianco a Guidone) , oltre che allargarsi, esegue quasi sempre movimenti incontro dentro al campo per attivare combinazioni con giocate a muro e/o filtranti per Vassallo e Serrotti che si inseriscono centralmente sfruttando il lavoro di Guidone che tiene impegnati i difensori avversari. Spesso Guidone viene a giocare incontro, favorendo l’inserimento di D’Auria con il quale esegue movimenti contrari.
Foto 14Foto 15
Se la squadra non riesce a giocare centralmente e liberare i tre elementi sottopunta l’azione si sviluppa prevalentemente sul settore sinistro (il terzino sinistro Migliorelli è molto più propositivo di Lombardo a destra) con D’Auria che si propone incontro sfruttando il movimento del terzino sinistro Migliorelli che si alza ed attira il terzino avversario , che a sua volta si lascia spazio alle spalle , con D’Auria che va a smarcarsi sul lato sinistro. Il movimento ad allargare di D’Auria è seguito da quello di Serrotti che , sfruttando lo spazio lasciato dal diretto marcatore di D’Auria che lo segue, detta una linea di passaggio interna. In questo modo si cerca di spostare la difesa avversaria su un lato, far uscire un terzino ed andare in parità numerica tra i centrali difensivi avversari con Guidone e Vassallo che attacca in inserimento dal lato opposto (Foto 16 e Foto 17 in sequenza)
Foto 16Foto 17
Se invece lo sviluppo avviene a destra (Foto 18) Vassallo si allarga in fascia con il terzino destro Lombardo (cerchiato nella foto 15) che si alza in ampiezza ad attaccare il rispettivo difensore , mentre l’attaccante Guidone si sposta lato palla avendo come riferimenti sotto perlo scarico sia Serrotti che D’Auria che, mentre dalla parte opposta il terzino Migliorelli (cerchiato nella foto 15) resta in ampiezza. I due centrocampisti Arrigoni e Gelli restano sottopalla a copertura.
Foto 18
Se la squadra non riesce a trovare la giocata verticale su un lato del campo, trova pronto il terzino lato opposto per un eventuale cambio di gioco e tentare di spostare la difesa avversaria dalla parte opposta (Foto 19 e Foto 20 in sequenza). I terzini in questi sviluppi giocano comunque un ruolo fondamentale in quanto la loro posizione in ampiezza serve soprattutto per ampliare lo spazio orizzontale tra i centrocampisti avversari e consentire i passaggi diretti e verticali che consentono di guadagnare campo in maniera più veloce.
Foto 19Foto 20
Nel caso in cui la squadra adotta lo schieramento 3-5-2 , con palla nel secondo terzo di campo entrambi i quinti (Lombardo – o Oukhadda a destra e Migliorelli a sinistra) si alzano in ampiezza , Arrigoni (interno a sx) che si alza sul centro sx e Vassallo (interno a dx) che si alza sul centrodx a ricevere tra le linee. Se la giocata verticale tra le linee (che è prioritaria) è chiusa , allora si apre il gioco sull’esterno per sviluppare l’azione (Foto 21) : se il gioco viene allargato a destra Vassallo si allarga in fascia ad aiutare il quinto destro (Lombardo o Oukhadda) ; se si esce a sinistra è l’attaccante D’Auria che si allarga ad aiutare Migliorelli , con Arrigoni che resta in copertura. Le due punte cercano di effettuare movimenti contrari per dettare la duplice possibilità al possessore di eseguire il passaggio addosso oppure profondo alle spalle della linea di difesa.
Foto 21
4 – ZONA DI RIFINITURA – Zona 3
Nell’ultimo terzo di campo (Zona 3), grazie alle notevoli capacità tecniche e velocità di D’Auria, Serrrotti e Vassallo sia nel guidare palla che negli inserimenti senza palla , la squadra cerca la rifinitura ed arrivare alla conclusione mediante verticalizzazioni, con giocate a muro su Guidoni e palla nello spazio , oppure direttamente palla nello spazio sul taglio alle spalle della linea difensiva (Foto 22 e Foto 23 in sequenza)
Foto 22Foto 23
In alternativa ed in caso di spazi molto stretti , si allarga il gioco sugli esterni (più frequentemente a sinistra su Migliorelli, ma anche dalla parte opposta su Lombardo) per andare a rifinire l’azione con cross per Guidone e palla che viene attaccata, oltre che dalla punta centrale Guidone, anche da D’Auria e da Vassallo (o Serrotti) (Foto 24 e Foto 25 in sequenza)
Foto 24 e 25
Nel caso in cui la squadra adotta lo schieramento 3-5-2 , con palla in zona di rifinitura (Zona 3) si cerca di adottare sempre il principio del passaggio diretto e verticale per lo smarcamento di un attaccante o di un centrocampista in inserimento alle spalle della linea difensiva , o al limite di eseguire una combinazione tra attaccanti appoggio-sostegno per inserimento del terzo uomo che di solito è un centrocampista (Foto 26 e Foto 27 in sequenza).
Foto 26 e 27
Anche su palla laterale si cerca con più frequenza di rigiocare palla dentro per un interno di centrocampo a sostegno il quale cerca il passaggio diretto verso le punte o verso l’interno opposto in inserimento (Foto 28 e Foto 29 in sequenza)
Foto 28 e 29
AMPIEZZA
L’ampiezza viene sempre garantita dai terzini (in caso di 4-3-1-2) o dai quinti (in caso di 3-5-2) a destra Lombardo (o Oukhadda) , a sinistra Migliorelli entrambi molto propositivi con buone doti sia tecniche e buona resistenza organica che consente di coprire l’intera fascia per buona parte della gara , che si alzano dall’inizio con l’obiettivo principale di allargare le linee avversarie di centrocampo e di difesa per potersi aprire gli spazi necessari alle giocate verticali verso gli attaccanti.
RIFINITURA
La zona di rifinitura viene occupata dinamicamente da D’Auria (piede destro molto abile tecnicamente soprattutto negli spazi stretti e veloce nelle combinazioni con Guidone in caso di attacco a due punte , e Serrotti nel caso di attacco con due punte ed un trequartista) , con Guidone che funge spesso da vertice ma abile tecnicamente nonostante la statura (m. 1,90) . Ai due si aggiunge Serrotti, altro giocatore sempre presente sottopunta e tra le linee pronto alla ricezione dei passaggi verticali dei centrocampisti e ad attivare combinazioni con gli altri due compagni di reparto. Alternativa a Serrotti o D’Auria è costituita da Cesarini e Campagnacci (entrambi molto utilizzati o dall’inizio oppure a partita in corso, e molto dotati tecnicamente che preferiscono operare sul centrosinistra rispetto alla punta centrale e con le stesse funzioni di raccordo tra i centrocampisti a l’attaccante (in caso di 3-5-2) o gli attaccanti (nel caso di 4-3-1-2) . Serrotti e D’Auria, come pure i sostituti Campagnacci e Cesarini in cado di utilizzo al posto di D’Auria scambiano spesso le loro posizioni, ma sempre uno sullo spazio intermedio sinistro e l’altro in posizione centrale poiché lo spazio intermedio di centrodestra viene sempre occupato da Vassallo che dei tre centrocampisti è quello che si alza sottopunta sulla trequarti e tra le linee.
ATTACCO ALLA LINEA / PROFONDITA’
La profondità viene attaccata principalmente dalla punta Guidone (piede destro, giocatore molto tecnico e che compie molto movimento lungo la linea difensiva seguendo dinamicamente il movimento della palla, a volte scambiando la posizione con D’Auria). L’attaccante è anche abilissimo a dare giocate spalle alla porta e ad attivare combinazioni appoggio-sostegno-terzo uomo per gli inserimenti centrali di D’Auria ed anche per gli inserimenti di Vassallo e Serrotti. In caso di modulo 3-5-2 , mancando il trequartista entrambi i centrocampisti Arrigoni e Vassallo si alzano e cercano l’inserimento sulle giocate di sponda della punta. Gli esterni Lombardo a destra e Migliorelli a sinistra sono da supporto alla manovra ma non hanno grandi capacità di inserimento, preferendo più un gioco di tipo posizionale finalizzato ad aprire spazi e non per dare giocate.
TRANSIZIONI OFFENSIVE/SMARCAMENTI PREVENTIVI
Le transizioni offensive sono molto veloci con gli interni Vassallo e Arrigoni (entrambi brevilinei, dotati di buona gamba e soprattutto grande velocità) pronti ad attaccare gli spazi sullo scarico di Guidone che resta molto spesso riiferimento avanzato per le ripartenze. La squadra è altresì molto abile a recuperare palla con i suoi trequartisti sulla pressione ultraoffensiva soprattutto quando gioca con il trequartista ed i due attaccanti poiché esercita una pressione sui difensori centrali avversari quasi sempre in parità numerica giocando “man to man” anche con i centrocampisti.
COSTANTI OFFENSIVE
Nel caso di modulo 4-3-1-2 (che si trasforma di fatto in un 4-2-3-1), costruzione 4+2 con ricerca del gioco dal basso , giropalla continuo tramite passaggi orizzontali che coinvolge tutta la linea difensiva, allo scopo di cercare una linea di passaggio diretto verticale per i tre giocatori (seconda punta, trequartista e uno dei tre centrocampisti centrali) pronti a ricevere tra le linee e ad attivare combinazioni a 3 giocatori o giocare il successivo filtrante per l’inserimento;
Nel caso di modulo 3-5-2 sul giropalla, il centrocampista lato palla si allarga e quello opposto si alza tra le linee : in particolare lo sviluppo avviene spesso sulla sinistra con Migliorelli che si alza fin sulla linea difensiva avversaria, con Arrigoni che si apre in fascia per liberare una linea di passaggio interna a Panizzi (terzo difensore di sinistra , piede sinistro dotato di buona tecnica) per la verticalizzazione . Dalla parte opposta il centrocampista Vassallo, veloce ed abile negli inserimenti, preferisce alzarsi in verticale , anche se con sviluppo dal suo settore (destro) si allarga dando la possibilità ad Arrigoni di alzarsi dalla parte opposta : pertanto si passa ad una costruzione 4+1 con stesso obiettivo descritto sopra (si cerca sempre il giocatore tra le linee) ;
Distanze piccole (max. 15 metri) tra i tre sottopunta per attivare gli scambi e le combinazioni sul corto ed altresì per attivare un contropressing efficace in caso di perdita della palla;
Linea difensiva che segue accorciando molto in avanti (sulla linea di centrocampo) al fine di attivare giropalla in caso di recupero e successivo tentativo di tirare fuori l’avversario per creare spazio tra le linee ed alle spalle della difesa ;
Nel caso di linee di passaggio chiuse si continua con al circolazione di palla sempre con i difensori allo scopo di allungare il blocco centrocampo -attacco avversario e crearsi lo spazio necessario agli smarcamenti tra le linee e successivo passaggio verticale;
La squadra cerca sempre di attivare combinazioni tra i giocatori sottopunta (seconda punta, trequartista e interno di centrocampo) e la punta per attaccare la linea avversaria alle spalle con passaggi filtranti.
FASE DI NON POSSESSO
CONSIDERAZIONI GENERALI
In fase di non possesso il riferimento principale è la palla , con la squadra che adotta un atteggiamento molto aggressivo fin dalla zona di prima costruzione ed anche in caso di perdita della palla ; fin dalla prima costruzione avversaria si cerca di ridurre soprattutto gli spazi centrali con i tre centrocampisti che , con la collaborazione del trequartista e dei due attaccanti (disposizione 3+3) restano molto stretti per invitare l’avversario a giocare sull’esterno con la linea difensiva che si mantiene alta e con i terzini pronti a pressare l’avversario in zona in caso di passaggio esterno. Nel caso in cui il centrocampo non riesca a fare da filtro ed intercettare i passaggi verticali, il difensore che opera nella zona esce forte a pressione su chi riceve la palla , sia che si tratti di passaggio radente che aereo. In caso di schieramento con il 3-5-2 il, blocco di prima pressione sempre con finalità di orientare la giocata sull’esterno, è costituito dal due attaccanti e dai tre centrocampisti (disposizione 3+2) mentre la difesa resta molto stretta e compatta con riferimento palla. I principi (uscita forte a pressione sul portatore di palla) restano gli stessi della linea difensiva a quattro: unica variante l’uscita forte e molto aggressiva dei terzi sul ricevente grazie ad una maggiore copertura che una linea a cinque garantisce.
1 – PRIMA PRESSIONE
Se gli avversari provano a costruire dal portiere e, di conseguenza , parte dal basso con i propri difensori, la squadra si posiziona in attesa sulla trequarti con i due attaccanti Guidone e D’Auria ed il trequartista Serrotti molto stretti dentro al campo : i tre formano un triangolo con vertice Guidone , a sinistra D’Auria ed a destra Serrotti , e sono seguiti dai tre centrocampisti che accorciano in avanti formando anch’essi un triangolo molto stretto : Gerli sul centrosinistra, Arrigoni vertice basso e Vassallo centrodestra (partita contro Lecco – Foto n. 30 e Foto 31) . I due interni di centrocampo Gerli (che all’occorrenza scambia il ruolo di play con Arrigoni) e Vassallo sono pronti ad uscire sulla giocata laterale , seguiti dal play Arrigoni che , insieme al terzino di parte , accorcia lato palla per forzare la giocata lunga e recuperare la sfera. La linea difensiva accorcia in avanti ed i difensori in caso di lancio lungo cercano l’anticipo e la pressione forte sull’avversario di zona al fine di ritardarne o rendere difficoltosa la giocata.
Foto 30 e 31
In caso di modulo 3-5-2 l’atteggiamento non cambia : la squadra in Zona 1 difende con un blocco centrocampo attacco 3+2 molto stretto sempre con finalità di indirizzare l’uscita sull’esterno ed attivare la pressione con l’interno di centrocampo in zona alta e con il quinto di difesa in zona media. (Foto 32 e Foto 33)
In questa zona di campo, pertanto, si cerca di chiudere le linee di passaggio interno e forzare il gioco sull’esterno per portare successivamente una pressione efficace con i terzini ed avere pronti i tre attaccanti ( i due in cadi di 3-5-2) per ripartire in transizione dopo aver recuperato palla nelle zone alte del campo. In alternativa si cerca una pressione e/o disturbo sul giropalla. Nel caso di costruzione a 3 centrali avversari (partita contro il Lecco) inizialmente si forza la giocata verso uno dei due braccetti con D’Auria che , caso di uscita a destra, va a prendere il mediano e Guidone marca il passaggio sul difensore centrale in modo da non consentire un nuovo giropalla. L’uscita sul quinto viene attaccata da Gerli (o Arrigoni sul centrosinistra) (Foto 34)
Foto 34
Se la squadra vuole forzare la giocata lunga , quando la palla arriva ai quinti (o quarti), allora esce in pressione il terzino (o il quinto) di parte sul quinto (o quarto) di parte avversaria, con D’Auria (o Serrotti parte opposta) che abbandona la marcatura del play avversario e va ad attaccare il braccetto avversario e con Garli che prende iul suo posto in marcatura sul play, al fine di attaccare in parità numerica (man to man) e costringere al lancio lungo per facilitare l’anticipo dei difensori centrali . Il play Arrigoni va a marcare l’altro centrocampista di parte per non farlo ricevere addosso (Foto 35 e Foto 36 in sequenza)
Foto 35 e 36
Il Lecco (individuando probabilmente in Migliorelli un punto debole) per contrapporsi alla pressione ultra offensiva ha preferito uscire spesso dalla propria parte destra, dove ha posizionato, oltre al proprio quinto molto basso, un giocatore largo sulla fascia destra (Strambelli piede sinistro molto abile tecnicamente) al fine di attirare Migliorelli sulla propria trequarti, e liberare il proprio quinto di parte destra costringendo alla pressione il centrocampista di centrosinistra (Gerli o Arrigoni). In questo modo il Lecco si è liberato uno tra il difensore centrale ed il play, in quanto D’Auria veniva costretto a marcare o uno o l’altro. Tale situazione ha determinato una superiorità numerica 5vs4 (3 centrali difensivi + 1 quinto destro + 1 play del Lecco contro 2 punte + 1 un trequartista + 1 interno centrocampo del Siena) con possibilità di giropalla in alternativa al lancio lungo. Di conseguenza il lancio lungo forzato metteva in difficoltà la difesa del Siena che, trovandosi in situazione di palla scoperta , non tentava quasi mai l’anticipo, ma bensì a scappare, lasciando spazio per la ricezione tra le linee, non sempre sfruttato in maniera efficace dal Lecco (Foto 37 e Foto 38 in sequenza)
Foto 37 e 38
2 – PRESSIONE MEDIA (Zona 2)
Nel secondo terzo di campo la squadra non cambia atteggiamento, e si compatta con un blocco attacco-centrocampo 3+3 molto stretto sempre al fine di togliere linee di passaggio centrali ed invitare gli avversari a giocare su di un lato per aggredire con il terzino e con raddoppio. In particolare su palla laterale i tre centrocampisti stringono molto forte lato palla tentando quasi sempre l’anticipo e/o la pressione sull’avversario di spalle, mentre il trequartista resta in posizione di “difesa preventiva” su un eventuale scarico sul mediano avversario per il giropalla. La linea difensiva, molto stretta, tende ad accorciare e stringere lato palla (Foto 39 e Foto 40 in sequenza).
Foto 39 e 40
Tale situazione libera molto spazio sulla parte opposta di centrocampo dove si trova la palla, cioè lo spazio tra terzino lato debole e centrocampista interno lato debole (Foto 41 e Foto 42 in sequenza)
Foto 41 e 42
3 – PRESSIONE BASSA
Nella propria trequarti la squadra cerca di orientare il gioco sulle fasce laterali e portare l’avversario al cross. Il terzino di parte (Lombardo a dx oppure Migliorelli a sx) porta pressione con l’ausilio del centrocampista di parte (Vassallo a dx oppure Gerli a sx), con il play che va a coprire lo spazio tra la coppia esterna in pressione ed i tre elementi (difensori centrali + terzino lato debole) per assorbire eventuali inserimenti. In area si posizionano i due difensori centrali Buschiazzo e D’Ambrosio più il terzino lato debole (uno sul primo palo, uno centro porta ed uno secondo palo) (Foto 43). Il blocco difesa-centrocampo tende a schiacciarsi ed appiattirsi verso la porta.
Foto 43
DIFESA FASCE
Le fasce laterali sono presidiate dai terzini (in caso di difesa a 4) o dai quinti (in caso di difesa a 4) e dal centrocampista di parte che si porta sempre al raddoppio. La squadra è predisposta per consentire all’avversario giocate sugli esterni al fine di portare pressione e raddoppio con la coppia terzino-interno ed al fine di avere la possibilità di ripartire con almeno tre giocatori (D’Auria, Serrotti e Guidone) posizionati in attacco preventivo oltre la linea della palla.
FILTRO DI CENTROCAMPO – SPAZIO TRA LE LINEE
Il filtro di centrocampo è garantito dai tre centrocampisti che in fase difensiva sono posizionati molto stretti e ravvicinati, sia su palla centrale che su palla laterale. Il fine è quello di impedire lo smarcamento tra le linee ed orientare il gioco sulle fasce laterali portando il raddoppio e la pressione con il terzino e l’interno di centrocampo. Il play ( Arrigoni o Gelli) in caso di pressing offensivo garantisce l’equilibrio alle spalle della zona di pressione con la squadra che resta in copertura con almeno quattro elementi (tre difensori + il play appunto) perdita della palla, garantiscono adeguata copertura sia dentro al campo che sulle fasce laterali.
LINEA DIFENSIVA
La linea difensiva del Siena è a prevalente orientamento sulla palla, tende sempre a scappare su palla scoperta con i difensori che tentano l’anticipo solo in caso di palla lunga ed addosso. Spesso la linea non riesce a gestire queste situazioni, lasciando spazio tra la propria linea e quella di centrocampo. I difensori centrali Buschiazzo (piede destro – m.1,89) e D’Ambrosio (piede destro – m.1,85) molto strutturati ed abili sul gioco aereo, sono lenti nel gestire lo spazio alle proprie spalle e soffrono i tagli avversari soprattutto nello spazio tra il terzino e la zona di propria competenza. Sul giropalla la linea perde le distanze e si allarga spesso concedendo linee di passaggio verticali che, se non adeguatamente coperte dai centrocampisti, mandano in difficoltà i difensori. I terzini Lombardo e Migliorelli, abili ed a proporsi in fase di possesso, ed a pressare gli avversari alle spalle non consentendo loro di girarsi in fase di non possesso, sono molto vulnerabili in situazioni di 1vs1 per cui hanno bisogno di continui raddoppi per risultare efficaci nelle azioni difensive.
La squadra cerca di evitare le transizioni negative riaggredendo l’avversario con un contro pressing pressochè immediato in caso di perdita della palla, sfruttando le distanze ridotte tra gli il quartetto di attacco D’Auria, Guidone, Serrotti e Vassallo che giocano molto vicini. Ciò al fine di ritardare i tempi di uscita e per consentire ai compagni di riposizionarsi, oltre che per avere la possibilità di ribaltare l’azione con la velocità dei suoi attaccanti (soprattutto D’Auria e Serrotti a supporto di Guidone). In preventiva rimangono sempre almeno tre componenti della linea difensiva ed il play che copre lo spazio tra il blocco di pressione offensiva e la linea di difesa.
COSTANTI DIFENSIVE
Squadra che utilizza sin dall’avvio dell’azione avversaria una pressione intensa finalizzata a forzare le giocate sull’esterno ed al recupero palla già sulla trequarti avversaria, per poter attivare delle ripartenze corte sfruttando la velocità e le abilità tecniche dei propri attaccanti;
Squadra che in Zona 1 difende con un 4-3-2-1 con blocco avanzato 3+3 (3+2 in caso di modulo 3-5-2) che, oltre a difendere molto stretto in Zona 1 (metà campo avversaria) con obiettivo di togliere linee di passaggio centrali e schermare i centrocampisti centrali avversari, è anche abile ad attaccare in pressione alta i difensori avversari con obiettivo di forzare le uscite sui lati del campo .
In Zona 2, cioè nel secondo terzo di campo la squadra resta compatta con un 4+3 (5+3 in caso di modulo 3-5-2) lasciando spazio sugli esterni, la squadra esercita una notevole pressione con i tre centrocampisti costringendo l’avversario a giocate spesso forzate, con il fine di recuperare palla e servire i tre attaccanti che restano oltre la linea della palla sia per transizioni che per impedire il giropalla su un eventuale scarico.
Nell’ultimo terzo di campo la squadra, dopo aver orientato sul lato l’azione avversaria non concedendo spazi di giocata interni, porta al raddoppio il terzino di parte e l’interno di centrocampo, con il play che assorbe eventuali inserimenti tra la coppia in raddoppio ed i due difensori centrali i quali, insieme al terzino lato debole, vanno ad occupare a zona l’intero specchio della porta (primo palo, centro porta e secondo palo)
PREGI E DIFETTI
PREGI
Squadra complessivamente dotata di buon palleggio, che esercita un buon giropalla tra i componenti della linea difensiva (forzatamente voluto) in prima costruzione, ed assistito da due centrocampisti per giocare in sicurezza e per attirare l’avversario ad una pressione ed aprirsi linee di passaggio cerca di attirare la pressione;
Arrigoni e Gerli abili a scambiarsi le posizioni durante la gara, molto abili in pressione e con Arrigoni (quando gioca interno) e Vassallo (giocatore velocissimo) che sono molto abili negli inserimenti;
Attaccanti tecnicamente molto dotati (D’Auria e Guidone + Serrotti o Campagnacci in caso di utilizzo del trequartista), che giocano tra le linee, scambiano spesso la posizione (soprattutto D’Auria con Guidone);
Squadra che in fase di non possesso esercita un pressing offensivo che costringe l’avversario ad affrettare i tempi di giocata con aumento del margine di errore nel passaggio.
DIFETTI
In caso di tempi di pressione non perfettamente coordinati tra attacco e centrocampo, la squadra si allunga e lascia spazi tra la linea difensiva e quella di centrocampo;
Sul giropalla se la squadra non esercita una pressione sul portatore i tre centrali di centrocampo molto spesso non riescono a coprire l’ampiezza del campo, lasciando spazi di giocata verticali per l’attacco alla linea dell’esterno avversario con palla messa in verticale tra il terzino ed il difensore centrale (Foto 44 , Foto 45 e Foto 46 in sequenza).
Squadra che nella propria trequarti tende a ripiegare verso la propria porta tenendo le due linee difesa e centrocampo molto schiacciate, in caso di combinazione scarico e successiva palla nello spazio tra centrale e terzino di parte, se il mediano non copre velocemente lo spazio libero, i difensori centrali vanno in difficoltà sul taglio dell’attaccante avversario (Foto 47 e Foto 48 in sequenza);
Foto 47 e 48
Squadra che se non trova lo spazio necessario per gli smarcamenti tra le linee, non riesce ad attivare giocate efficaci sulle catene laterali in quanto le caratteristiche dei centrocampisti interni Vassallo ed Arrigoni (o Gerli) sono più quelle che li portano ad inserimenti che ad eseguire combinazioni che portano alla rifinitura tramite cross laterali. Inoltre i terzini, molto abili ad eseguire un gioco di tipo posizionale finalizzato ad aprire spazi interni al campo (resto fuori per creare spazio dentro) non sfidano quasi mai il diretto avversario nell’1vs1.
Lo sportivo, in alcune situazioni, necessità di un’integrazione mirata per poter migliorar la propria performance. La supplementazione ha diversi scopi ed in generale li possiamo sintetizzare in:
aumento della forza
miglior recupero
miglior anabolismo muscolare
ripristino scorte energetiche
riduzione dell’acidosi metabolica
Un’integrazione molto utilizzata, anche nel mondo del calcio, è l’utilizzo degli aminoacidi ramificati. Prima di addentrarci nelle loro funzioni è necessario specificare la dinamica del metabolismo proteico. Il principale contributo fornito dalle proteine alimentari consiste nel rifornimento degli aminoacidi necessari per i processi anabolici, mentre attraverso i processi catabolici si ottiene energia. In un’alimentazione bilanciata, in condizioni di riposo, le proteine forniscono energia dal 2 al 5% dell’energia totale richiesta dall’organismo.
Nei processi catabolici le proteine vengono degradate ad aminoacidi. Quest’ultimi nel fegato perdono l’azoto (deaminazione) che viene eliminato sotto forma di urea. A questo punto può essere sintetizzato un nuovo aminoacido oppure il composto di carbonio può essere utilizzato per formare grassi o carboidrati oppure è metabolizzato per fornire energia.
Utilizzazione delle proteine durante l’esercizio fisico
Alcuni studi evidenziano che durante l’esercizio d’endurance la sintesi proteica muscolare aumenta notevolmente. Durante le quattro ore successive alla performance la sintesi proteica aumenta notevolmente e l’incremento perdura per molte ore. Il catabolismo proteico diviene più evidente quando ci si allena con basse riserve di carboidrati e/o basse entrate energetiche.
Funzioni degli aminoacidi
La funzione primaria degli aminoacidi è di intervenire nella sintesi proteica, necessaria per far fronte ai processi di rinnovamento cellulare dell’organismo. Oltre a questa funzione, detta “plastica”, gli aminoacidi hanno anche una modesta ma non trascurabile importanza nella produzione energetica (aminoacidi ramificati).
Aminoacidi essenziali (BCAA)
Sono tre aminoacidi essenziali: Valina, Isoleucina e Leucina. La forma delle molecole ricorda un albero, per questo sono chiamati “aminoacidi ramificati”. I BCAA sono neutri e questa caratteristica chimica gli permette di entrare e uscire dalle cellule senza alterare il PH e le cariche elettriche. Pertanto sono un importante mezzo per importare ed esportare azoto da una cellula all’altra.
struttura chimica degli aminoacidi ramificati
Dal punto di vista energetico è noto come gli aminoacidi ramificati costituiscano un’importante fonte negli sport (in particolare di endurance), rifornendo l’organismo di energia quando scarseggiano gli zuccheri. In particolare, gli aminoacidi ramificati, dopo aver ceduto il proprio gruppo aminico, possono in parte rifornire di intermedi il ciclo di Krebs, e in parte, grazie all’Alanina, rigenerare glucosio epatico attraverso una via chiamata neoglucogenesi. Altra caratteristica dei BCCA è che, dopo l’assorbimento a livello del tenue, non devono essere metabolizzato dal fegato e sono quindi subito disponibili a livello muscolare.
Il perché dell’integrazione con BCCA
L’integrazione con aminoacidi ramificati mira a:
• Una riduzione degli indici di catabolismo muscolare; • Una protezione dal danno lesivo indotto dall’attività fisica protratta nel tempo; • Un miglioramento generale della performance; • Una riduzione dell’accumulo di lattato e di altri cataboliti muscolari; • Una riduzione della sensazione di fatica centrale; • Una riduzione della sensazione di stanchezza muscolare;
Schemi di assunzione e posologia
Quantità: amminoacidi ramificati 1 g x 10 kg di peso/ die Gli schemi d’assunzione normalmente proposti sono i seguenti: Modalità 1 Assunzione unica dopo l’attività Modalità 2 2 assunzioni: al termine dello sforzo e prima di andare a dormire Modalità 3 2 assunzioni: 30-60 minuti prima dell’attività fisica e il resto alla sua conclusione.
Miscele
La miscela di aminoacidi ramificati L-leucina, L-isoleucina, L-valina nel rapporto 2:1:1 è la più utilizzata negli integratori alimentari. Le concentrazioni doppie di Leucina, rispetto l’Isoleucina e la Valina sono giustificate:
• Dal maggiore tasso di ossidazione della Leucina durante l’esercizio fisico intenso; • Dal più complesso ruolo biologico della Leucina; • Dall’importanza biologica di alcuni metaboliti specifici della Leucina, soprattutto nel post-work out; • Dalla somiglianza ai rapporti naturalmente presenti negli alimenti.
Tuttavia, secondo alcuni studi, in virtù del ruolo anabolico della Leucina, questa formula potrebbe risultare utile soprattutto nelle fasi pre-allenamento, dove l’integrazione con aminoacidi ramificati avrebbe valenze più anti cataboliche ed ergogeniche che di recupero. Per le fasi post-work out si potrebbero invece preferire aminoacidi a catena ramificata con concentrazioni maggiori di Leucina, come le formule 4:1:1 e 8:1:1, così da ottimizzare l’effetto anabolico post-work out.
Osservando le caratteristiche e le diverse funzioni biologiche degli BCCA un calciatore, in particolare durante la preparazione fisica, può trovare un importante giovamento nell’assunzione di aminoacidi ramificati. Altro aspetto interessante è che, anche in caso di un minimo sovradosaggio, non sono state riscontrate criticità.
Per ulteriori consigli o informazioni: Tel: 3335992562 E-mail: info@maxspini.net www.maxspini.net
Bibliografia
1: Federazione italiana d’atletica leggera; Il manuale dell’allenatore d’atletica leggera; Ed.Centro Studi.
2: Arcelli E.; L’allenamento del maratoneta di medio e alto livello; Edizioni Correre.
3: Alloatti G. e altri; Fisiologia dell’uomo; Edi-ermes.
4: Arienti G.; Le basi molecolari della nutrizione; Piccin.
5: Raggi A.; Chimica e propedeutica biochimica; Ets
6: Colgan Micheal; Sports nutrition guide; Edizioni Sporting Club Leonardo Da Vinci.
7: Vivian H. ; Fitness un approccio scientifico; Ed. Sporting Club Leonardo Da Vinci.
8: E. Pasini, R. Aquilani, F. Dioguardi. Hypercatabolic Sindrome: Molecular Basis and Effects of Nutritional Supplement with Amino Acids. The Amercan Journal of Cardiology.
9: E. Pasini, R. Aquilani, P. Iadarola, S. Vigilio. Oral Amino Acids Supplement Improve Exercise Capacities in Elderly Patiets with Choronic Hearth Failuture.The Amercan Journal of Cardiology.
10: Colgan Micheal; Sports nutrition guide; Edizioni Sporting Club Leonardo Da Vinci.
11: The development of skeletal muscle hypertrophy through resistance training: the role of muscle damage and muscle protein synthesis. Felipe Damas e al.; European Journal of Applied Physiology 10.1007/s0042-1-017-3792-9
12: Native whey protein with high levels of leucine results in similar post-exercise muscular anabolic responses as regular whey protein: a randomized controlled trial. Havard Hamarsland e al.; Journal of the International Society of Sport Nutrition. 10.1186/s12970-017-0220-y.
13: Reduced muscular fatigue after a 12 week leucine-rich amino acid supplementation combined with moderate training in elderly: a randomized, placebo-controlled, double blind trial. Claudia A. Reule e al. BMJ Opne Sport Exerc Med 2017;2:e000156doi:10.1136/bmjsem-2016-000156.