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Regola 4

L’EQUIPAGGIAMENTO DEI CALCIATORI

1. SICUREZZA

Ogni calciatore non deve utilizzare un equipaggiamento o indossare qualunque cosa che sia pericolosa.
Tutti i tipi di accessori di gioielleria o di bigiotteria (collane, anelli, braccialetti, orecchini, strisce di cuoio o di gomma, ecc.) sono vietati e devono essere tolti. Non è consentito usare nastro adesivo per coprirli.

L’equipaggiamento dei calciatori titolari deve essere controllato prima dell’inizio della gara e quello dei calciatori di riserva prima che entrino sul terreno di gioco.
Se un calciatore sta indossando o usando equipaggiamento non autorizzato e/o pericoloso o accessori di gioielleria o di bigiotteria, l’arbitro deve ordinare al calciatore di:
• togliere l’oggetto in questione
• uscire dal terreno di gioco alla prima interruzione se questi non è in grado di toglierlo o è restio ad attenersi
Un calciatore che si rifiuta di attenersi o indossa di nuovo l’oggetto deve essere ammonito.

2. EQUIPAGGIAMENTO OBBLIGATORIO

L’equipaggiamento obbligatorio di un calciatore comprende i seguenti e separati indumenti:
• maglia con maniche
• calzoncini
• calzettoni – nastro adesivo o altro materiale applicato o indossato esternamente, dovrà essere dello stesso colore di quella parte dei calzettoni che copre o su cui viene applicato)
• parastinchi – devono essere di materiale idoneo ad offrire un adeguato grado di protezione e devono essere coperti dai calzettoni
• scarpe
I portieri possono indossare pantaloni di tuta.

Se un calciatore perde accidentalmente una scarpa o un parastinchi deve rindossarli appena possibile e non più tardi della prima interruzione di gioco; se prima di ciò gioca il pallone e/o segna una rete, questa deve essere convalidata.

3. COLORI

  • Le due squadre devono indossare colori che le distinguano una dall’altra e dagli ufficiali di gara
  • Ciascun portiere deve indossare colori che lo distinguano dagli altri calciatori e dagli ufficiali di gara
  • Se le maglie dei due portieri dovessero essere dello stesso colore e nessuno di loro avesse un’altra maglia, l’arbitro consentirà che la gara venga giocata

Le sottomaglie devono essere

  • monocolore, lo stesso del colore principale delle maniche della maglia
  • a motivi / più colori, che riproducano esattamente quelli delle maniche della maglia

Scaldamuscoli / calzamaglie devono essere del colore principale dei calzoncini o della parte inferiore di questi – i calciatori della stessa squadra devono indossare i medesimi colori.

4. ALTRO EQUIPAGGIAMENTO

È consentito l’uso di equipaggiamento protettivo non pericoloso, per esempio caschi, maschere facciali, ginocchiere e protettori del braccio, fatti di materiale soffice, leggero, imbottito, come pure cappellini per i portieri ed occhiali per lo sport.

Copricapo
Laddove vengano indossati copricapo (esclusi i berretti dei portieri), questi devono
• essere neri o dello stesso colore predominante della maglia (a condizione che i calciatori della stessa squadra li indossino del medesimo colore)
• essere conformi all’aspetto professionale dell’equipaggiamento del calciatore
• non essere uniti con la maglia
• non costituire alcun pericolo per il calciatore che lo indossa o per qualsiasi altro calciatore (ad esempio, con un meccanismo di apertura/chiusura intorno al collo)
• non avere alcuna parte che si protenda fuori della superficie (elementi sporgenti)

Comunicazione elettronica
Ai calciatori (inclusi quelli di riserva, i sostituiti e gli espulsi) non è consentito indossare o utilizzare qualsiasi tipo di apparecchiatura elettronica o per la comunicazione (eccetto laddove siano consentiti EPTS). È consentito l’uso di apparecchiature di comunicazione elettronica da parte di dirigenti, laddove sia correlato direttamente alla salute o all’incolumità dei calciatori o per ragioni tecnico/tattiche, ma solo se si tratta di apparecchiature piccole, mobili e portatili (ad esempio: microfoni, cuffie, auricolari, telefoni mobili / smartphone, smartwatch, tablet, computer portatili). Un dirigente che utilizza apparecchiature non autorizzate o che si comporta in modo inappropriato a seguito dell’uso di apparecchiature elettroniche o di comunicazione sarà espulso.

Sistemi elettronici di monitoraggio e rilevamento delle performance (EPTS) Laddove in gare di competizioni ufficiali sotto l’egida della FIFA, delle Confederazioni o di Federazioni nazionali vengano usati dispositivi elettronici indossabili quali parti di sistemi elettronici di monitoraggio e rilevamento delle performance (EPTS), l’organizzatore della competizione deve assicurare che tali dispositivi, accessori dell’equipaggiamento dei calciatori, non siano pericolosi e soddisfino uno dei seguenti standard: IMS (International Match Standard) o FIFA Quality. Gli istituti che conducono i test sono soggetti all’approvazione della FIFA. Laddove EPTS vengano forniti dagli organizzatori della gara o competizione, è responsabilità dell’organizzatore di quella gara o competizione assicurare che le informazioni ed i dati trasmessi dagli EPTS all’area tecnica durante le gare disputate in una competizione ufficiale siano affidabili e accurati.
Uno standard professionale è stato sviluppato dalla FIFA e approvato dall’IFAB per assistere gli organizzatori della competizione nel processo di approvazione di sistemi elettronici di monitoraggio e rilevamento delle performance affidabili e accurati.
Il seguente logo indica che un EPTS (ottico o indossabile) è stato ufficialmente testato e soddisfa i requisiti in termini di affidabilità e precisione di dati relativi alla posizione/distanza percorsa dai calciatori:

5. SLOGAN, SCRITTE, IMMAGINI E PUBBLICITÀ

L’equipaggiamento non deve contenere alcuno slogan, scritta o immagine di natura politica, religiosa o personale. I calciatori non devono esibire indumenti indossati sotto l’equipaggiamento che contengano slogan, scritte o immagini di natura politica, religiosa, personale, o pubblicità diversa dal logo del fabbricante. Per qualsiasi infrazione il calciatore e/o la sua squadra saranno sanzionati dall’organizzatore della competizione o dalla Federazione nazionale o dalla FIFA.

Principi
• La Regola 4 si applica a tutto l’equipaggiamento (compresi gli indumenti) indossato da calciatori titolari, di riserva e sostituiti; i suoi principi si applicano anche a tutti i dirigenti presenti nell’area tecnica.
• In generale, è consentito quanto segue:

  • numero e nome del calciatore, stemma / logo della squadra, slogan / emblemi di iniziative che promuovono il gioco del calcio, il rispetto e l’integrità, nonché

qualsiasi pubblicità consentita dal regolamento della competizione o da quello della Federazione nazionale, della Confederazione o della FIFA

  • i dettagli della gara: squadre, data, competizione / evento, luogo
    • L’apposizione di slogan, scritte o immagini deve limitarsi alla parte anteriore della maglia e/o ad una fascia da braccio
    • In alcuni casi, slogan, scritte o immagini potranno apparire solo sulla fascia del capitano

Interpretazione della Regola
Al fine di determinare se uno slogan, una scritta o un’immagine è ammissibile, si dovrà tenere presente la Regola 12 (Falli e scorrettezze), che richiede all’arbitro di sanzionare un calciatore che:
• usa un linguaggio e/o fa gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi
• gesticola in modo provocatorio o derisorio
Non sono consentiti slogan, scritte o immagini che rientrino in uno di questi casi

Mentre quelli “religiosi” e “personali” sono relativamente facili da definire, quelli “politici” sono più complessi; in ogni caso non sono consentiti slogan, scritte o immagini relativi a:
• persone, vive o morte (salvo che siano parte del nome della competizione ufficiale)
• partiti, organizzazioni / gruppi politici locali, regionali, nazionali o internazionali
• governi locali, regionali o nazionali o loro dipartimenti, enti o uffici
• organizzazioni di carattere discriminatorio
• organizzazioni i cui intenti / le cui azioni siano offensivi per un notevole numero di persone
• atti / eventi di carattere prettamente politico
Quando si commemora un evento nazionale o internazionale di particolare rilevanza, dovrebbe essere considerata attentamente la sensibilità della squadra avversaria (inclusi i suoi sostenitori) e del pubblico in generale.
Il regolamento della competizione potrebbe prevedere ulteriori restrizioni / limitazioni, in particolare per quanto riguarda la dimensione, il numero e la posizione di slogan, scritte, immagini e pubblicità autorizzati. Si raccomanda di risolvere le dispute relative a slogan, scritte o immagini prima che la gara / competizione abbia luogo.

6. INFRAZIONI E SANZIONI

Per qualsiasi infrazione a questa Regola non è necessario interrompere il gioco e il calciatore
• deve essere invitato dall’arbitro ad uscire dal terreno di gioco per regolarizzare l’equipaggiamento
• esce alla prima interruzione di gioco, a meno che non abbia già provveduto

Un calciatore uscito dal terreno di gioco per regolarizzare o cambiare l’equipaggiamento deve:
• farsi controllare l’equipaggiamento da uno degli ufficiali di gara prima che gli venga consentito di rientrare sul terreno di gioco
• rientrare soltanto con l’autorizzazione dell’arbitro (la quale può essere data a gioco in svolgimento)

Un calciatore che rientra sul terreno di gioco senza l’autorizzazione dell’arbitro dovrà essere ammonito e se il gioco è stato interrotto per comminare l’ammonizione, verrà assegnato un calcio di punizione indiretto dal punto in cui si trovava il pallone quando il gioco è stato interrotto, a meno che non ci sia stata un’interferenza nel qual caso verrà assegnato un calcio di punizione diretto (o calcio di rigore) dal punto in cui ha avuto luogo l’interferenza.

Decisioni Ufficiali FIGC

1) Per le società appartenenti alla LNPA, alla LNPB e alla Lega Pro i calciatori devono indossare per tutta la durata di una stagione sportiva una maglia recante sempre lo stesso numero. Inoltre, ogni maglia deve essere personalizzata sul dorso col cognome del calciatore che la indossa. Le medesime Leghe dettano le relative disposizioni applicative.
1 bis) Per le società partecipanti ai campionati nazionali di Serie A e Serie B Femminile le calciatrici devono indossare per tutta la durata della stagione sportiva una maglia recante sempre lo stesso numero. Inoltre, ogni maglia deve essere personalizzata sul dorso col cognome della calciatrice che la indossa. La DCF detta le relative disposizioni applicative. Le calciatrici delle squadre giovanili e minori devono indossare per tutta la durata di una stagione sportiva maglie recanti sul dorso la seguente numerazione progressiva: n. 1 il portiere; dal numero 2 al numero 11 le calciatrici degli altri ruoli; dal numero 12 in poi le calciatrici di riserva.

2) Per le società appartenenti alla LND e al SGS, i calciatori devono indossare per tutta la durata di una stagione sportiva maglie recanti sul dorso la seguente numerazione progressiva: n. 1 il portiere; dal numero 2 al numero 11 i calciatori degli altri ruoli; dal numero 12 in poi i calciatori di riserva.
2 bis) La mancata osservanza di quanto disposto ai commi 1 bis – secondo capoverso, e 2 del presente articolo, non costituisce causa di irregolarità per lo svolgimento della gara, ma dovrà essere riportata dall’arbitro nel proprio rapporto per i provvedimenti degli organi competenti.

3) II Capitano deve portare, quale segno distintivo, una fascia sul braccio di colore diverso da quello della maglia, sulla quale potranno essere apposti loghi, scritte e disegni riconducibili alla società e al Campionato, purché autorizzati dalla Lega o dalla Divisione competente.

4) Le Leghe, il SGS e le Divisioni stabiliscono, ognuno per quanto di competenza, a quale squadra compete cambiare maglia e, ove previsto, l’intera divisa nei casi in cui i colori siano confondibili.

5) Non è consentito apporre sugli indumenti di gioco distintivi o scritte di natura politica o confessionale. E’ consentito per le società apporre sugli stessi non più di cinque marchi pubblicitari, della natura e delle dimensioni fissate dal Consiglio Federale e con la preventiva autorizzazione del competente organo della Lega o della DCF. Per le società della LND e del SGS, i proventi derivanti da sponsorizzazioni dovranno essere destinati alla creazione e/o allo sviluppo dei vivai giovanili nonché alla diffusione dell’attività dilettantistico – amatoriale svolta in ambito territoriale.

6) L’indumento eventualmente indossato sotto la maglia di gioco potrà recare, oltre ai loghi e/o alle scritte della società, esclusivamente quelli dei suoi sponsor ufficiali e dello sponsor tecnico di dimensioni non superiori alle misure regolamentari. La mancata osservanza di questa disposizione, risultante dal referto degli ufficiali di gara, comporterà l’applicazione dell’ammenda.

7) Per le società appartenenti alla LND, alla DCF e al SGS è consentito, in aggiunta ai marchi già previsti, un appositivo recante il marchio dello sponsor tecnico su una manica della maglia indossata da ogni calciatore.

8) Per le società appartenenti alla Lega Pro, è consentito, in aggiunta ai marchi già previsti un appositivo recante il marchio dello sponsor istituzionale della Lega su una manica della maglia indossata da ogni calciatore.

9) Per le società appartenenti alla LNPB, è consentito, in aggiunta ai marchi già previsti, un appositivo recante il marchio dello sponsor istituzionale della Lega sui calzettoni indossati da ogni calciatore.

GUIDA  PRATICA AIA

  1. Nel caso in cui i colori dell’equipaggiamento indossato dai calciatori delle due squadre siano tra loro confondibili, come dovrà regolarsi l’arbitro? Dovrà agire secondo le disposizioni stabilite dall’organizzatore della competizione. Di norma, per le gare organizzate dalla LND e dal SGS l’obbligo di cambiare i propri colori incombe sulle Società ospitanti (squadre “di casa”).

Regola 2

IL PALLONE

1. CARATTERISTICHE E DIMENSIONI

Tutti i palloni devono essere:
• di forma sferica
• fatti di materiale approvato
• di circonferenza compresa tra i 68 cm ed i 70 cm
• di peso compreso tra i 410 g ed i 450 g all’inizio della gara
• di pressione pari a 0,6 – 1,1 atmosfere (600 – 1100 g/cm²) a livello del mare

Tutti i palloni utilizzati in gare di competizioni ufficiali organizzate sotto l’egida della FIFA o delle Confederazioni, devono riportare uno dei seguenti loghi:

La presenza di uno di questi loghi sul pallone garantisce che lo stesso è stato ufficialmente testato e che risponde ai requisiti tecnici specifici, differenti per ciascun logo, approvati dall’IFAB, oltre a quelli minimi indicati dalla Regola 2.
Gli istituti abilitati ad effettuare tali test devono essere autorizzati dalla FIFA.

Nel caso in cui venga utilizzata la GLT, i palloni con tecnologia integrata devono riportare uno dei precedenti loghi di qualità.

Le Federazioni nazionali possono richiedere l’utilizzo di palloni riportanti uno di questi loghi nelle competizioni da esse organizzate.

Nelle gare disputate nell’ambito di una competizione ufficiale organizzata sotto l’egida della FIFA, delle Confederazioni o delle Federazioni nazionali, è vietata ogni forma di pubblicità commerciale sul pallone, eccetto il logo / l’emblema della competizione, dell’organizzatore ed il marchio del fabbricante del pallone. Il regolamento della competizione può imporre delle restrizioni circa il formato ed il numero di queste diciture.

2.  SOSTITUZIONE DI UN PALLONE DIFETTOSO

Se il pallone diviene difettoso:

  • il gioco deve essere interrotto e ripreso con una rimessa dell’arbitro

Se il pallone diviene difettoso in occasione di un calcio d’inizio, di un calcio di rinvio, di un calcio d’angolo, di un calcio di punizione, di un calcio di rigore o di una rimessa dalla linea laterale la ripresa di gioco viene ripetuta.

Se il pallone diviene difettoso durante l’esecuzione di un calcio di rigore o durante i tiri di rigore appena si muove in avanti e prima che tocchi un calciatore o la traversa o i pali della porta il calcio (o il tiro) di rigore deve esse ripetuto.

Il pallone non può essere sostituito durante la gara senza l’autorizzazione dell’arbitro.

3. PALLONI DI RISERVA

Palloni di riserva, che soddisfino i requisiti previsti dalla Regola 2, possono essere posti intorno al terreno di gioco sempre che il loro utilizzo sia sotto il controllo dell’arbitro.

Decisioni Ufficiali FIGC

1) I palloni devono essere forniti dalla Società ospitante e devono rispettare i requisiti fissati dalla Regola 2 per quanto riguarda forma, materiale, dimensioni, peso e pressione.

2) Nelle gare della Lega PRO e LND, prima dell’inizio della gara la Società ospitante dovrà fornire all’arbitro almeno tre palloni la cui rispondenza ai requisiti citati al punto 1 deve essere verificata dall’arbitro stesso. Tali palloni dovranno rimanere a disposizione all’interno del recinto di gioco. Le alterazioni al pallone che si verifichino nel corso della gara devono essere tali da non pregiudicare il rispetto dei citati requisiti e la valutazione di ciò è demandata all’insindacabile giudizio dell’arbitro. Le alterazioni al peso del pallone dovute alle condizioni del terreno di gioco non possono, di norma, dare luogo alla sostituzione del pallone.

3) In deroga a quanto sopra, per l’attività delle categorie “pulcini” ed “esordienti” i palloni devono essere di dimensioni ridotte, convenzionalmente identificabili con il
n. 4, in cuoio leggero o in gomma a doppio o triplo strato.

4) I palloni possono essere di qualsiasi colore, o anche bicolori, purché la colorazione non sia fatta tramite applicazione di vernice o altro materiale.

5) In accordo con le istruzioni dell’IFAB, per le gare della LNP è previsto l’utilizzo del “Multiple Ball Supply System” al fine di accelerare i tempi per la ripresa del gioco. Detto utilizzo dovrà avvenire secondo le seguenti indicazioni:

a) La Società ospitante dovrà mettere a disposizione 12 palloni la cui rispondenza ai requisiti di cui alla Regola 2 deve essere verificata dall’arbitro prima della gara. Un pallone rimarrà a disposizione dell’arbitro per la disputa della gara e uno a disposizione del quarto ufficiale di gara.
b) La Società ospitante dovrà mettere a disposizione 10 raccattapalle che dovranno indossare magliette, o altro abbigliamento, i cui colori non li facciano confondere con i calciatori delle due squadre, con i raccattapalle ausiliari più avanti citati, laddove presenti, e con le altre persone ammesse nel recinto di gioco.
c) A ciascun raccattapalle dovrà essere fornito un pallone che potrà essere tenuto in mano dallo stesso raccattapalle oppure posizionato su un apposito supporto.
d) I raccattapalle dovranno essere posizionati nel seguente modo: due lungo ciascuna linea di porta, nei pressi delle intersezioni della linea di porta stessa con le linee dell’area di rigore; tre lungo ciascuna linea laterale, di cui uno in prossimità della linea mediana e due a circa 25 metri da ciascuna linea di porta.
e) I raccattapalle dovranno rimanere dietro i cartelloni pubblicitari, laddove ciò sia possibile, oppure davanti agli stessi in maniera da non ostacolare la visuale ad alcuno. Ogni volta che il pallone esce chiaramente dal terreno di gioco, il raccattapalle più vicino al calciatore che richiede il pallone dovrà lanciargli quello in suo possesso. Ai raccattapalle non è permesso lanciare il pallone al calciatore quando il pallone uscito dal terreno di gioco si trova nello spazio tra le linee perimetrali e i cartelloni pubblicitari e nelle vicinanze del calciatore. In nessun caso è permesso al raccattapalle di portarsi davanti ai cartelloni pubblicitari o in prossimità delle linee perimetrali del terreno di gioco per consegnare il pallone al calciatore, né tanto meno è permesso al raccattapalle di posizionare il pallone stesso all’interno del terreno di gioco.
f) Dopo aver lanciato il pallone al calciatore, il raccattapalle dovrà provvedere al recupero del pallone che è uscito dal terreno di gioco nella maniera più rapida possibile e riprendere la posizione di cui al precedente punto d.
g) Laddove la particolare tipologia del recinto di gioco lo renda necessario, nel recupero del pallone il raccattapalle potrà essere aiutato da eventuali raccattapalle ausiliari, il cui compito sarà solamente quello di provvedere al recupero del pallone e alla riconsegna dello stesso al raccattapalle. La presenza dei raccattapalle ausiliari è obbligatoria in quegli stadi in cui il terreno di gioco è circondato dalla pista di atletica. Anche i raccattapalle ausiliari dovranno indossare magliette, o altro abbigliamento, avente colori che non li facciano confondere con i calciatori delle due squadre, con i raccattapalle e con le altre persone ammesse nel recinto di gioco.
h) In ogni caso il numero complessivo di raccattapalle e raccattapalle ausiliari non potrà essere superiore a 20 e tale numero dovrà rimanere uguale per tutta la durata della gara.
i) I raccattapalle e i raccattapalle ausiliari dovranno essere debitamente istruiti per il corretto svolgimento del loro compito da un responsabile designato dalla Società ospitante, persona che prima della gara potrà essere chiamata dall’arbitro a chiarire il tipo di istruzioni fornite e che dovrà rimanere a disposizione all’interno del recinto di gioco per tutta la durata della gara stessa. In particolare ai raccattapalle dovrà essere raccomandato di essere molto attenti nello svolgere il proprio compito al fine di evitare che due o più palloni vengano lanciati contemporaneamente ad un calciatore o sul terreno di gioco.
j) La Società ospitante sarà ritenuta responsabile per qualsiasi comportamento antisportivo, o più in generale non conforme alle disposizioni del presente punto 5), tenuto dai raccattapalle e dai raccattapalle ausiliari e l’arbitro dovrà farne menzione nel rapporto di gara.

6) Per le gare della Lega Pro, della LND e del SGS l’utilizzo del “Multiple Ball Supply System” non è obbligatorio.

GUIDA  PRATICA AIA

1.  Quando una gara è giocata in “campo neutro”, quale Società deve fornire i palloni?

Nei casi di gare in “campo neutro” per la squalifica del campo di una Società, i palloni, nel numero minimo prescritto dalle decisioni ufficiali FIGC, devono essere forniti dalla Società prima nominata. Se, invece, trattasi di una gara di spareggio o di finale, i palloni devono essere forniti da entrambe le Società, laddove non sia previsto che provveda l’organizzatore della competizione o della stessa gara.

2. Qualora fosse constatata prima dell’inizio della gara la mancanza dei palloni di riserva prescritti, l’arbitro dovrà dare ugualmente inizio al gioco?

Sì, riportando tuttavia la circostanza nel rapporto di gara.

3.   Qualora durante la gara si rendessero indisponibili tutti i palloni, come dovrà regolarsi l’arbitro?

Assegnerà un tempo ragionevole, a sua discrezione, perché la squadra ospitante possa reperire almeno un pallone idoneo per poter proseguire la gara. Trascorso infruttuosamente tale tempo, sospenderà definitivamente la gara facendo menzione dell’accaduto nel rapporto di gara.

Regola 1

IL TERRENO DI GIOCO

1.  SUPERFICIE DEL TERRENO

Il terreno di gioco deve avere una superficie di gioco interamente naturale o, se il regolamento della competizione lo consente, interamente artificiale, salvo che il regolamento della competizione consenta una combinazione integrata di materiali artificiali e naturali (sistema ibrido).

Il colore delle superfici artificiali deve essere verde.

Quando si utilizzano superfici artificiali in gare di competizioni tra squadre rappresentative di Federazioni affiliate alla FIFA o in gare internazionali di competizioni per club, la superficie deve soddisfare i requisiti del “FIFA Quality Programme for Football Turf” o dell’ “International Match Standard”, salvo che l’IFAB non accordi una speciale deroga.

2.  SEGNATURA DEL TERRENO

Il terreno di gioco deve essere rettangolare e segnato con linee continue che non devono costituire alcun pericolo; è consentito l’uso di materiale di superficie artificiale per la segnatura di terreni di gioco in erba naturale se ciò non costituisce pericolo. Queste linee fanno parte delle superfici che delimitano.

Sul terreno di gioco devono essere tracciate solo le linee indicate nella Regola 1. Laddove siano utilizzate superfici artificiali, sono consentite altre linee purché siano di un colore differente e chiaramente distinguibili dalle linee del terreno di gioco per il calcio.

Le linee che delimitano i lati più lunghi del terreno sono denominate “linee laterali”; quelle che delimitano i lati più corti “linee di porta”.

Il terreno di gioco è diviso in due metà dalla “linea mediana”, che congiunge il punto medio delle due linee laterali.

A metà della linea mediana è segnato il punto centrale del terreno di gioco.  Attorno a questo punto è tracciata una circonferenza di 9,15 m di raggio.

È possibile tracciare un segmento di linea fuori del terreno di gioco a 9,15 m da ogni arco d’angolo, sia perpendicolarmente alla linea di porta sia alla linea laterale.

Tutte le linee devono essere della stessa larghezza, che non deve essere superiore a 12 cm. Le linee di porta devono avere la stessa larghezza dei pali e della traversa.

Un calciatore che traccia segni non autorizzati sul terreno di gioco deve essere ammonito per comportamento antisportivo. Se l’arbitro nota che ciò accade durante la gara, ammonirà il calciatore alla prima interruzione di gioco.

3.  DIMENSIONI

La lunghezza delle linee laterali deve essere superiore alla lunghezza delle linee  di porta.

Lunghezza (linea laterale):  minimo 90 m     massimo 120 m

Larghezza (linea di porta): minimo 45 m     massimo 90 m

4. DIMENSIONI PER GARE INTERNAZIONALI

Lunghezza (linea laterale): minimo 100 m massimo 110 m

Larghezza (linea di porta): minimo 64 m massimo 75 m

Gli organizzatori di una competizione possono stabilire la lunghezza delle linee di porta e delle linee laterali entro le dimensioni sopra indicate.

5.  L’AREA DI PORTA

Due linee sono tracciate perpendicolarmente alla linea di porta, a 5,50 m dall’interno di ciascun palo della porta. Queste due linee hanno una lunghezza di 5,50 m verso l’interno del terreno di gioco e sono congiunte da una linea parallela alla linea di porta. La superficie delimitata da queste linee e dalla linea di porta è denominata area di porta.

6.  L’AREA DI RIGORE

Due linee sono tracciate perpendicolarmente alla linea di porta, a 16,50 m dall’interno di ciascun palo della porta. Queste due linee hanno una lunghezza di 16,50 m verso l’interno del terreno di gioco e sono congiunte da una linea tracciata parallela alla linea di porta. La superficie delimitata da queste linee e dalla linea di porta è denominata area di rigore.

All’interno di ciascuna area di rigore, a 11 m dalla linea di porta, equidistante dai pali, è segnato il punto del calcio di rigore.

Con centro in tale punto deve essere tracciato all’esterno dell’area di rigore un arco di circonferenza di 9,15 m di raggio.

7.  L’AREA D’ANGOLO

L’area d’angolo è delimitata da un quarto di circonferenza di un metro di raggio tracciato all’interno del terreno di gioco da ciascuna bandierina d’angolo.

8. LE BANDIERINE

A ciascun angolo del terreno di gioco deve essere infissa un’asta con bandierina. L’asta non deve essere appuntita in alto e deve avere un’altezza non inferiore a 1,50 m dal terreno.

Bandierine simili possono essere infisse a ciascuna estremità della linea mediana, all’esterno del terreno di gioco e ad almeno un metro dalla linea laterale.

9.  L’AREA TECNICA

L’area tecnica si riferisce a gare che si disputano in stadi che dispongano di panchine per dirigenti, calciatori di riserva e calciatori sostituiti, come descritto di seguito:

  • l’area tecnica deve estendersi lateralmente soltanto un metro per parte oltre le panchine e in avanti fino ad un metro dalla linea laterale
  • deve essere utilizzata segnatura per delimitare l’area
  • il numero delle persone autorizzate a prendere posto nell’area tecnica è definito dal regolamento della competizione
  • le persone autorizzate a prendere posto nell’area tecnica:
    • devono essere identificate prima della gara in conformità con il regolamento della competizione
    • devono mantenere un comportamento responsabile
    • devono rimanere all’interno della stessa, salvo casi particolari quali, ad esempio, l’intervento, previa autorizzazione dell’arbitro, dell’operatore sanitario o del medico sul terreno di gioco per soccorrere un calciatore infortunato
  • Una sola persona alla volta è autorizzata a dare istruzioni tattiche dall’area tecnica.

10. LE PORTE

Una porta deve essere posta al centro di ciascuna linea di porta.

Le porte consistono di due pali verticali infissi ad uguale distanza dalle bandierine d’angolo e congiunti alla sommità da una barra orizzontale (traversa). I pali delle porte e le traverse devono essere di materiale approvato. Devono essere di forma quadrata, rettangolare, circolare, ellittica o una combinazione di queste forme e non devono costituire alcun pericolo.

La distanza che separa i due pali è di 7,32 m ed il bordo inferiore della traversa è situato a 2,44 m dal suolo.

La posizione dei pali della porta in relazione alla linea di porta deve essere in conformità con la seguente illustrazione:

I pali e la traversa devono essere di colore bianco ed avere uguale larghezza e spessore, non superiore a 12 cm.

Se la traversa viene spostata o si rompe, il gioco deve essere sospeso fino a quando la stessa non sarà riparata o rimessa nella sua posizione. Il gioco sarà ripreso con una rimessa dell’arbitro. Se la riparazione dovesse essere impossibile, la gara dovrà essere sospesa definitivamente. L’impiego di una corda o di qualsiasi materiale flessibile o pericoloso per sostituire la traversa non è consentito. Se la traversa è riparabile, la gara riprenderà con una rimessa dell’arbitro. Delle reti possono essere fissate alle porte ed al suolo dietro le porte; devono essere adeguatamente sostenute e non disturbare il portiere.

SICUREZZA

Le porte (comprese quelle portatili) devono essere fissate al suolo in modo sicuro.

11. TECNOLOGIA SULLA LINEA DI PORTA (GLT)

I sistemi della GLT possono essere utilizzati per verificare se una rete è stata segnata, a supporto della decisione dell’arbitro.

Nel caso in cui venga utilizzata la GLT, possono essere consentite modifiche alla struttura della porta in conformità con le specifiche stipulate nel “FIFA Quality Programme” per la GLT e con le Regole del Gioco. L’utilizzo della GLT deve essere previsto nel regolamento della competizione.

Principi della GLT

La GLT si applica solamente alla linea di porta e soltanto per determinare se una rete è stata segnata.

L’indicazione della segnatura di una rete deve essere immediata ed automaticamente confermata entro un secondo dal sistema della GLT soltanto agli ufficiali di gara (attraverso l’orologio dell’arbitro, con vibrazione e segnale visuale).

Requisiti e specifiche della GLT

Se la GLT viene utilizzata in gare ufficiali, gli organizzatori della competizione devono assicurare che il sistema sia certificato in conformità con uno dei seguenti standard:

FIFA Quality PRO FIFA Quality

IMS – INTERNATIONAL MATCH STANDARD

Un istituto di collaudo indipendente dovrà verificare l’accuratezza ed il corretto funzionamento dei differenti sistemi forniti in conformità con il Manuale dei Test per GLT del “FIFA Quality Programme”. Se la tecnologia non funziona in conformità con il Manuale dei Test, l’arbitro non deve utilizzare il sistema della GLT e deve riportare il fatto alle autorità competenti.

Laddove venga utilizzata la GLT, l’arbitro deve testare la funzionalità della tecnologia prima della gara come indicato nel Manuale dei Test.

12. PUBBLICITÀ COMMERCIALE

Ogni forma di pubblicità commerciale, reale o virtuale, è vietata sul terreno di gioco, sulla superficie compresa tra la linea di porta e la rete della porta o su quella all’interno dell’area tecnica o dell’area di revisione dell’arbitro o entro un metro dalle linee perimetrali, dal momento in cui le squadre entrano sul terreno di gioco fino a quando escono per l’intervallo e dal momento in cui rientrano sullo stesso fino al termine della gara.

Nessuna forma di pubblicità è consentita sulle porte, sulle reti, sulle aste delle bandierine d’angolo o sui loro drappi e nessuno strumento estraneo (telecamere, microfoni, ecc.) può essere collocato su dette strutture.

Inoltre, la pubblicità verticale dovrà essere collocata almeno a:

  • un metro dalle linee laterali
  • una distanza dalla linea di porta pari alla profondità della rete della porta
  • un metro dalla rete della porta

13. LOGHI ED EMBLEMI

La riproduzione reale o virtuale di loghi o emblemi della FIFA, delle Confederazioni, delle Federazioni, degli organizzatori delle competizioni, delle Società o di altri organismi, durante la disputa della gara è vietata sul terreno di gioco, sulle reti delle porte e sulle superfici che esse delimitano al suolo, sulle porte, sulle aste delle bandiere d’angolo mentre è consentita sui loro drappi.

14. VIDEO ASSISTANT REFEREES (VAR)

Nelle gare che utilizzano i VAR devono esserci una sala operativa video e almeno un’area di revisione dell’arbitro.

Sala operativa video

La sala operativa video è il luogo in cui svolgono la propria attività il VAR (Video Assistant Referee), l’AVAR (Assistant VAR) e l’operatore video; può essere all’interno / in prossimità dello stadio o in una postazione più remota. Durante la gara solo le persone autorizzate possono entrare nella sala operativa video o comunicare con il VAR, l’AVAR e l’operatore video.

Un calciatore titolare, di riserva o sostituito o un dirigente di una squadra che entra nella sala operativa video verrà espulso.

Area di revisione dell’arbitro

Nelle gare che utilizzano i VAR deve esserci almeno un’area in cui l’arbitro può procedere a una revisione “sul campo”. L’area di revisione dell’arbitro deve  essere:

  • in una posizione visibile al di fuori del terreno di gioco
  • chiaramente contrassegnata

Un calciatore titolare, di riserva, sostituito o un dirigente di una squadra che entra nell’area di revisione dell’arbitro sarà ammonito.

Decisioni Ufficiali FIGC                 

1.  Disposizioni di carattere generale sui campi di gioco

  • I
  • campi di gioco per essere omologati devono essere conformi a quanto stabilito dalle “Regole del Gioco” e “Decisioni Ufficiali” ed ai requisiti indicati dalle norme sull’ordinamento interno delle Leghe e del SGS) e della DCF e, per i campionati della LNPA, della LNPB e della Lega Pro, ai “Criteri Infrastrutturali”, previsti dal Sistema Licenze Nazionali approvato annualmente dal Consiglio Federale della FIGC.

In ogni caso, le linee del terreno di gioco devono essere tracciate con gesso o altro materiale idoneo, che ne garantisca la visibilità e non costituisca in alcun caso pericolo e devono avere la larghezza massima di 12 cm e minima di 10 cm. Nelle gare ufficiali, dietro alle porte, devono essere fissate, ai pali, alla traversa e al terreno di gioco, reti di canapa, juta, nylon o altro materiale idoneo, opportunamente collocate in modo da non disturbare il portiere. Le reti devono essere applicate in modo che siano distanti, nella parte superiore, almeno 50 cm dalla traversa e, nella parte inferiore, almeno 1,50 m dalla linea di porta. Devono inoltre essere appese ai sostegni e non sovrapposte agli stessi.

Per le misure delle porte, nelle gare della LND, della DCF e del SGS è tollerata una differenza di 2 cm in eccesso o in difetto, in deroga alla normativa internazionale.

  • Per l’inizio e la prosecuzione delle gare con la illuminazione artificiale, l’impianto deve essere dotato della potenzialità di illuminamento minimo previsto dalle disposizioni emanate dal Consiglio Federale.

Le gare iniziate con luce naturale possono validamente continuare, in qualsiasi momento, con luce artificiale, senza che ciò possa costituire elemento di irregolarità delle stesse.

  • Le società ospitanti, responsabili del regolare allestimento del campo di gioco, sono tenute a mettere a disposizione dell’arbitro idonei strumenti di misura per l’eventuale controllo della regolarità del terreno di gioco.
  • I reclami per irregolarità del terreno di gioco devono essere presentati per iscritto prima dell’inizio della gara, mentre solo le irregolarità sopravvenute nel corso della stessa possono essere contestate anche in forma verbale. In entrambe le ipotesi, l’arbitro procederà alla verifica della regolarità o meno del terreno di gioco, mentre non darà luogo ad alcuna verifica per irregolarità già esistenti ad inizio gara ma contestate solo nel corso della stessa.

Per i campionati della LNPA, della LNPB, della Lega Pro e della DCF

Il terreno di gioco, le sue dotazioni, le attrezzature, l’impianto d’illuminazione, gli spazi ed i servizi di supporto (spogliatoi, locali antidoping, …) devono essere conformi ai “Criteri Infrastrutturali”, previsti dal Sistema Licenze Nazionali approvato annualmente dal Consiglio Federale della FIGC, e alle disposizioni emanate dalla DCF per quanto concerne i propri Campionati Nazionali di Serie A e Serie B.

Per i campionati della LND

  1. Per lo svolgimento delle gare ufficiali è richiesto un impianto di gioco, appositamente omologato.
  2. I campi da gioco, per essere omologati, devono essere conformi a quanto stabilito dalle “Regole del Giuoco” e “Decisioni Ufficiali” e ai requisiti indicati dalle norme sull’ordinamento interno della LND e del SGS.

A1) per l’attività organizzata dal Dipartimento Interregionale:

Campionato Nazionale  Serie D

I campi di gioco devono essere rispondenti alle norme di sicurezza stabilite dalla legge e ottenere il visto rilasciato dalla Commissione Provinciale di vigilanza. Devono, inoltre, possedere le caratteristiche e i requisiti previsti dal “Regolamento Impianti Sportivi”. Gli impianti di nuova costruzione devono essere dotati di un terreno di gioco avente dimensioni non inferiori a metri 105 x 65. In casi eccezionali, le misure dei terreni di gioco possono essere ridotte fino a 100 m per la lunghezza e fino a 60 m per la larghezza.

Campionato Nazionale Juniores “Under 19”

TERRENI DI GIOCO

Gli impianti di gioco devono essere dotati di un terreno di gioco avente dimensioni non inferiori a metri 100 x 60. È ammessa una tolleranza non superiore al 4%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure minime regolamentari.

SPOGLIATOI

Gli spogliatoi devono essere ubicati all’interno del campo di gioco e separati per ciascuna delle due squadre e per gli ufficiali di gara. Devono essere, in ogni caso, decorosi, convenientemente attrezzati ed adeguatamente protetti.

RECINZIONI

Il recinto di gioco deve essere obbligatoriamente  protetto  da  una rete  metallica di altezza non inferiore a 2,20 m o da altro sistema idoneo. Tra le linee perimetrali del terreno di gioco ed il pubblico, od ostacolo fisso (muri, pali, reti, fossati, alberi, ecc.) deve risultare una distanza minima di 1,50 m (campo per destinazione).

A2) Per l’attività organizzata dai Comitati Regionali e dai Comitati Provinciali Autonomi di Trento e Bolzano:

TERRENI DI GIOCO

Campionato di Eccellenza: misure minime metri 100 x 60. È ammessa una tolleranza non superiore al 4%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure minime regolamentari.

Campionato di Promozione: misure minime metri 100 x 60. È ammessa una tolleranza non superiore al 4%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure minime regolamentari. Per motivi di carattere eccezionale adeguatamente motivati, sulla base di deroga concessa dal Presidente della LND per la durata di una stagione sportiva, è consentita l’applicazione di una tolleranza non superiore al 6%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure regolamentari.

  • Campionato di 1ª categoria misure minime metri 100 x 50. Per i terreni di gioco delle squadre di 1ª categoria è ammessa una tolleranza non superiore al 4%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure regolamentari. Per motivi di carattere eccezionale adeguatamente motivati, sulla base di deroga concessa dal Presidente della LND per la durata di una stagione sportiva, è consentita l’applicazione di una tolleranza non superiore al 6%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure regolamentari.
  • Campionato di 2ª categoria – Campionato Regionale Juniores “Under 19”: misure minime metri 100 x 50. Per i terreni di gioco delle squadre di 2ª categoria e del Campionato Regionale Juniores “Under 19” è ammessa una tolleranza non superiore al 6%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure minime regolamentari.
  • Campionato di 3ª categoria, 3ª categoria – “Under 21”, Juniores Provinciale “Under 19”, 3ª categoria-“Under 19 e Attività Amatori: misure minime metri 90 x 45. È ammessa una tolleranza non superiore al 6%, sia per la larghezza che per la lunghezza, delle misure minime regolamentari.

SPOGLIATOI

Gli spogliatoi dei campi di gioco delle squadre che partecipano ai campionati di Calcio Femminile, di Calcio a Cinque, di 2a categoria, di 3a categoria, di 3a categoria – “Under 21”, Juniores – “Under 19”, di 3a categoria – “Under 19” e all’Attività Amatori possono essere ubicati anche all’esterno della recinzione.

Gli spogliatoi devono essere, in ogni caso, decorosi, convenientemente attrezzati ed adeguatamente protetti.

RECINZIONI

Il recinto di gioco deve essere obbligatoriamente protetto da una rete metallica di altezza non inferiore a 2,20 m o da altro sistema idoneo. Tra le linee perimetrali del terreno di gioco ed il pubblico, od ostacolo fisso (muri, pali, reti, fossati, alberi, ecc.) deve risultare una distanza minima di 1,50 m (campo per destinazione).

A3) Per l’attività svolta nell’ambito del Dipartimento Femminile:

TERRENI DI GIOCO

Campionati Nazionali: misure minime metri 100 x 60. È ammessa una tolleranza non superiore al 4% sia per la larghezza che la lunghezza delle misure minime regolamentari.

Campionati Regionali: misure minime metri 90 x 45. È ammessa una tolleranza non superiore al 6% sia per la larghezza che la lunghezza delle misure minime regolamentari.

  • Ogni modifica da apportare ai campi di gioco dopo l’omologazione deve essere autorizzata dal competente Comitato o Divisione o Dipartimento. Dopo la nuova omologazione il relativo verbale deve essere affisso nello spogliatoio dell’arbitro.  In assenza di modifiche, le omologazioni devono in ogni caso essere effettuate ogni quattro stagioni sportive.
  • Le porte, nelle gare ufficiali, devono essere munite di reti regolamentari.
  • Le Società ospitanti sono tenute a mettere a disposizione degli assistenti dell’arbitro le prescritte bandierine.
  • Le Società ospitanti sono tenute a dotare il terreno di gioco di due panchine sulle quali devono prendere posto, durante le gare, le persone ammesse nel recinto di gioco. Esse sono altresì tenute a predisporre, per gli ufficiali di gara e per le squadre, materiale sanitario adeguato e mettere a disposizione un numero di palloni regolamentari, sufficiente per la disputa della gara.
  • È autorizzato lo svolgimento dell’attività ufficiale dilettantistica e giovanile di calcio su campi in erba artificiale. Tutte le realizzazioni in erba artificiale devono avere necessariamente la preventiva omologazione da parte della LND.

2.  Impraticabilità del terreno di gioco

  1. Il giudizio sulla impraticabilità del terreno di gioco, per intemperie o per ogni altra causa, è di esclusiva competenza dell’arbitro designato a dirigere la gara.
  2. L’accertamento, alla presenza dei capitani delle squadre, deve essere eseguito all’ora fissata per l’inizio della gara, dopo la verifica della presenza delle due squadre e l’identificazione dei calciatori indicati nei prescritti elenchi o nel momento in cui se ne determinino le condizioni durante lo svolgimento della stessa.

In caso di rinvio dell’inizio della gara o sospensione temporanea della stessa, l’arbitro è tenuto a ripetere detto accertamento prima di assumere la decisione definitiva. In ogni caso, il tempo massimo entro il quale iniziare o riprendere la gara non dovrà superare un tempo di gara.

  • L’arbitro può procedere all’accertamento dell’impraticabilità del terreno di gioco prima dell’ora fissata per l’inizio della gara ove siano presenti i capitani delle squadre e qualora l’impraticabilità fosse ritenuta non rimediabile entro l’ora fissata per l’inizio della gara, prescindendo dalla presenza e, quindi, dall’identificazione dei calciatori delle due squadre.
  • Le Leghe, il SGS, la DCF ed i Comitati possono rinviare d’ufficio le gare che dovrebbero essere disputate su terreni di gioco la cui impraticabilità, debitamente accertata, sia tale da non rendere comunque possibile la disputa delle stesse.

L’obbligo dello sgombero della neve dai terreni di gioco è disciplinato dalle disposizioni emanate dalle Leghe e dal SGS e dalla DCF.

GUIDA  PRATICA AIA                   

1.    Che cosa sono: il “terreno di gioco”, il “campo per destinazione”, il “recinto di gioco”, il “campo di gioco”?

Terreno di gioco: è il rettangolo entro il quale si svolge effettivamente il gioco. Campo per destinazione: è una fascia piana di terreno, larga almeno 1,50 m, situata intorno al terreno di gioco ed a livello dello stesso.

Recinto di gioco: è costituito dal “terreno di gioco”, dal “campo per destinazione”, dall’area tecnica, da eventuali piste, pedane e/o strutture per l’atletica o altro sport ed è delimitato da una rete o altro mezzo appropriato di recinzione.

Campo di gioco: è l’intera struttura sportiva, che comprende anche il “recinto di gioco”, gli spogliatoi ed ogni altro locale annesso, con i relativi accessi.

2.    Se il capitano di una squadra, anche se ritardataria, formula riserve riguardo alla regolarità del terreno di gioco e delle sue particolarità, quali sono le formalità da osservare e come deve comportarsi l’arbitro?

Le riserve devono essere presentate, per iscritto, prima dell’inizio della gara. L’arbitro provvederà alle verifiche usando gli strumenti di misura che la Società ospitante è tenuta a mettere a disposizione.

Qualora le irregolarità siano constatate e riguardino la segnatura in generale, le bandierine d’angolo e il campo per destinazione, l’arbitro inviterà la Società ospitante ad eliminarle entro un termine che, a sua discrezione, ritiene compatibile con la possibilità terminare la gara e che, comunque, non dovrà superare la durata di un tempo di gara. Se ciò non fosse possibile, l’arbitro non darà inizio alla gara. In ogni caso, l’arbitro riporterà nel rapporto di gara le riserve presentategli, allegandole in originale, le determinazioni assunte e le conseguenze relative.

3.      Se il capitano di una squadra esprime riserve per irregolarità sopravvenute nel corso di una gara, quali formalità dovrà osservare l’arbitro e come dovrà comportarsi?

Tali riserve possono essere espresse solo verbalmente. L’arbitro ne prenderà atto alla presenza del capitano della squadra avversaria e si comporterà in conformità a quanto specificato nel caso precedente.

Qualora, invece, le riserve riguardino irregolarità già esistenti all’inizio della gara, l’arbitro ne prenderà ugualmente atto e ne farà pure menzione nel proprio rapporto di gara, senza però procedere ad alcuna verifica.

4.  Quali sono le cause che determinano l’impraticabilità del terreno di gioco?

  1. neve o fango: quando l’entità è tale da non consentire il rimbalzo del pallone ed ai calciatori di giocarlo regolarmente;
  2. ghiaccio: quando, in più zone del terreno di gioco, vi sono strati di ghiaccio o di neve ghiacciata che costituiscono pericolo;
  3. pioggia o allagamenti: quando il pallone non rimbalza, galleggia in più zone del terreno di gioco e quando le diffuse pozzanghere non consentono una idonea segnatura del terreno stesso;
  4. vento: quando la sua intensità non permette al pallone di rimanere fermo nelle riprese di gioco;
  5. insufficiente visibilità a causa di nebbia o sopraggiunta oscurità: quando l’arbitro non è in grado di vedere, da una porta, la totalità del terreno di gioco, compresa la porta opposta.

Qualora l’arbitro ritenga che detti impedimenti abbiano carattere temporaneo, inviterà le squadre a tenersi a disposizione per il tempo che riterrà opportuno, entro il limite massimo previsto dalle Decisioni FIGC (un tempo di gara).

In caso di impedimenti definitivi, decreterà la sospensione definitiva della gara. L’arbitro, in caso di sospensione temporanea, dovrà ricordarsi:

  • di annotare il minuto di gara in cui è stata interrotta, dove si trovava il pallone all’atto dell’interruzione e come eventualmente dovrebbe essere ripreso il gioco;
  • di avvertire le squadre, tramite i capitani, e gli assistenti ufficiali o di parte di rimanere a disposizione, fino ad avviso contrario.

Comunque, l’arbitro dovrà riferire quanto accaduto nel rapporto di gara.

5.  Di quale materiale devono essere costituite le reti delle porte?

Premesso che le reti sono obbligatorie, in base alle Decisioni Ufficiali FIGC, devono essere di canapa, juta o nylon a condizione che i fili della rete in nylon non siano più sottili di quelli in canapa e juta. Non sono consentite le reti in filo di ferro.

IL TERRENO DI GIOCO

  • Le misurazioni devono essere effettuate a partire dal bordo esterno delle linee poiché le linee fanno parte delle aree che delimitano
  • Il punto del calcio di rigore è misurato dal centro del segno al bordo esterno della linea di porta

GIACOMO PAGANI

  • Allenatore UEFA C
  • Laurea Triennale Scienze Motorie

PILLOLE

L’anno 2020 volge al termine e la seconda ondata di contagi causati dal Covid-19 sembra stia scemando piano piano.
Per chi, come me, ha la fortuna di seguire un gruppo squadra di giovani calciatori in questo anno travagliato, ha avuto comunque la possibilità di sfruttare le sospensioni delle attività per seguire webinar on line, leggersi o rileggersi libri, confrontarsi con amici/colleghi su una delle tante piattaforme messe a disposizione.

Da ognuna di queste occasioni ho cercato di trarne un qualsiasi tipo di insegnamento, più o meno nuovo input, anche piccolo, che mi spingesse a curiosare e allargare sempre di più l’orizzonte delle mie conoscenze, in ottica di trasformarle in nuove competenze.

Piccoli spunti, pillole appunto, piccole dosi di metodologia e quant’altro. Assumere queste pillole non vi farà diventare “Il Migliore” allenatore – educatore ma potrebbe aumentare la vostra curiosità e le vostre competenze. Il calcio e le metodologie affini sono in continua evoluzione anche perché la Scienza fornisce costantemente nuove evidenze empiriche (“Il calcio non è una scienza, ma la scienza può migliorare il livello de calcio.Bangsbo).

L’aggiornamento costante è fondamentale se si vuole fare bene qualcosa e fare del bene a qualcuno (giovani calciatori/calciatrici) perché per allenare servono esperienza, conoscenza, competenza didattica, relazionale e sapere come avviene l’apprendimento.

Il mio intento sarà quello di condividere, con chiunque dovesse leggere queste righe, aspetti che mi hanno colpito in questo anno così particolare. Premetto che le varie pillole non saranno prettamente proposte pratiche ma semplicemente dei punti di partenza dai quali potranno svilupparsi proposte funzionali per i nostri bambini/e e ragazzi/e; inoltre non sono per forza legate tra loro, così, per mettere le mani avanti…

PILLOLA 1: Assemblati o Integrati?

Concetti come quelli del dualismo mente e corpo (‘600, Cartesio, Res Cogitans e Res Extensa), dello stimolo condizionante e riflesso condizionato (inizi ‘900, Pavlov), applicati successivamente all’allenamento sportivo (“condizionare” la prestazione con gli allenamenti per avere un “riflesso” che si esprima con il rendimento superiore in gara), hanno tracciato la strada per le prime proposte di “Periodizzazione dell’allenamento” e “Forma sportiva” (metà ‘900). Fattore costante di questi modelli era quello di dividere la prestazione nelle sue parti elementari per allenarle singolarmente e poi assemblarle. Questo derivava da una convinzione errata; cioè che la motricità si manifestasse in una sola maniera e che nel cervello ci fosse “un luogo della memoria” (la ripetizione continua e senza variabili del gesto, per renderlo automatico, è la soluzione).

Fortunatamente negli ultimi decenni nuove visioni filosofiche, metodologiche e scientifiche dell’uomo/donna e quindi dell’atleta, hanno portato a considerare in modo diverso la persona (ad esempio l’Approccio Olistico, dal greco “olos”, tutto, intero). Da “assemblato” si è passati a considerare l’atleta “integrato”: esso non è il risultato della somma delle sue parti ma i singoli componenti operano in funzione del comportamento di tutti gli altri. Quindi imparo e agisco “unitariamente” (agisco per fare esperienza e grazie all’esperienza posso agire). Nella pratica da campo, ogni proposta dell’allenatore dovrebbe prevedere lo stimolo di tutte e 4 le componenti della prestazione di un calciatore: la tecnica (il gesto), la tattica (la scelta), la coordinazione/il condizionamento (la realizzazione e l’intensità del gesto) e l’emotività (intesa come la reazione di fronte a diverse situazioni).

PILLOLA 2: Percezione – Azione

La Neuroscienza contribuisce a fornire nuovi modelli per interpretare i comportamenti consci e non, influenzando diversi ambiti come la psicologia, la pedagogia e anche la metodologia dell’allenamento sportivo. Il nostro cervello attua per lo più funzioni inconsapevoli ed è egli stesso integrato con se stesso, con il corpo, con l’ambiente e quindi con il contesto. Studi inerenti al funzionamento del cervello, analizzano i processi mentali attraverso i quali gli stimoli vengono acquisiti dal sistema cognitivo, elaborati, memorizzati e recuperati.

Le informazioni provenienti dall’ambiente vengono acquisite e attivano circuiti neuronali in modo indipendente ed inconscio; cioè il cervello correla internamente gli organi deputati alla percezione e gli organi deputati al movimento (percezione – azione).

Ma come funziona il nostro encefalo all’arrivo di uno stimolo? Una volta che l’informazione ambientale o intenzione interna si presenta, in circa 50/60 ms vengono recepiti dal cervello “motorio”. Dopo altri 50/100 ms i nostri neuroni organizzano una risposta motoria inconsapevole (idonea o no) e dopo ulteriori 350 ms circa, si ha la consapevolezza da parte nostra e la successiva realizzazione: in circa 150 ms vi è la percezione – risposta inconsapevole. Possiamo ridurre questi 150 ms? Pare di no, ad oggi…

Quindi questo ci dice che l’agire è inconscio ed avviene sulla base di esperienze pregresse (se ho accumulato esperienze di allenamento lontane dalle situazioni reali della partita, sarò in grado di agire in modo efficace all’interno del gioco stesso? Probabilmente no …). Affinché ci sia apprendimento è necessario che ci sia l’accoppiamento “percezione – azione”, con stimoli chiave selezionati dall’ambiente per creare una risposta adeguata (il dribbling sarà funzionale allenarlo fronteggiando un conetto? Probabilmente no…). Se mancano questi stimoli chiave, c’è il rischio che l’apprendimento avvenga in modo rigido e standardizzato, quindi non funzionale.

Un recentissimo esperimento (inizi 2019 se non sbaglio) nel quale è stata utilizzata la risonanza magnetica sui soggetti sottoposti al test, ha dimostrato che il cervello è in grado di “scegliere” già 11/10” (secondi!) prima della nostra risposta cosciente. Le intenzioni dei soggetti erano intuibili dagli scienziati che seguivano l’esperimento, dall’andamento dell’attività cerebrale. Chiaramente il cervello non obbliga ma suggerisce la risposta e questa decisione si è visto essere influenzata dalle precedenti attività cerebrali. Ritorna il concetto di “esperienza”, la quale può essere definita apprendimento “in potenza” e vissuto “in atto” (non me ne voglia Aristotele).

PILLOLA 3: Neuroni Specchio

Questa classe di neuroni si sta facendo conoscere anche dagli allenatori di calcio, rappresentando un interessante spunto metodologico.

Nei primi anni ’90 l’equipe del professor Rizzolatti scoprì casualmente questi neuroni che presentano particolari caratteristiche, tra le quali:
• Si attivano quando faccio un’azione e quando vedo un’altra persona che compie la stessa azione (azione che devo già conoscere);
• Si attivano quando compio atti motori finalizzati e che rispondono alle forme degli oggetti (concetto di affordance);
• Movimenti simili ma con scopi diversi, attivano circuiti neuronali diversi (solo questa frase farebbe ripensare a come e cosa allenare …).

In poche parole questi aspetti comportano alcune riflessioni:
• Nel processo di apprendimento è importante quello che i ragazzi osservano e poi fanno, meno quello che ascoltano;
• Dall’agire di una persona, posso capirne le intenzioni (empatia, importantissima durante l’insegnamento);
• Durante il gioco posso intuire cosa farà il compagno o l’avversario (se però ho già vissuto l’esperienza che mi si propone; esperienza come apprendimento successivo);
• Il cervello riconosce solo ciò che conosce (importante per il transfert).

Il cervello, com’è intuibile, non memorizza soluzioni motorie ma risolve problemi grazie all’integrazione tra cervello, corpo, ambiente e contesto. Inoltre “organizza” la risposta in base alle esperienze precedenti e siccome le situazioni che mi si presentano nel gioco sono sempre diverse, le risposte stesse saranno sempre diverse… Ha senso standardizzare un gesto tecnico o una soluzione tattica fuori dal contesto di gioco?

PILLOLA 4: Ambiente/Contesto <->Giocatore<->Metodo (Allenatore)<->Ambiente/Contesto…

Il titolo di questa pillola, di per sé poco chiaro, ha l’obiettivo di sintetizzare un concetto più ampio e complesso.
La prima cosa da definire è che noi allenatori – educatori siamo il tramite tra il gioco e i giocatori, abbiamo il difficile compito di definire la cornice, il contesto entro il quale il giocatore possa muoversi e fare esperienza (di nuovo questa parola…) senza sentirsi diretto ma semplicemente indirizzato, orientato.

All’interno di questo contesto delimitato di situazioni simulate (importante dare riferimenti spaziali in modo che sia alleggerito il carico cognitivo che sarà utilizzato per altro) ma non definito a priori, il giocatore deve poter mettere in campo ciò che sa fare, giocando.

L’allenatore dovrebbe in seguito restituire le informazioni che riceve da ciò che emerge dai giocatori: è ciò che si realizzerà con il metodo (la via per giungere ad un determinato scopo e il punto di partenza è come e cosa fanno durante il gioco i giocatori). Il metodo deriva da chi gioca nel contesto preparato; deve essere osservato e utilizzato per migliorare le successive risposte.

Il movimento messo in atto emerge dalla relazione tra organismo e ambiente (la percezione guida l’azione) e si realizza in base al contesto. Come in un circolo continuo il gioco influenza il contesto e viceversa; all’interno di ciò il giocatore progredisce e auto – regola la risposta. L’allenatore deve essere colui che potenzia questo processo, deve mantenere vivo il sentimento di imparare, deve saper “emozionare”, motivando il giocatore (avvicinarlo alle sue effettive capacità, provocando esperienze di successo).

L’allenatore crea il contesto iniziale – il giocatore gioca e modifica l’ambiente con le proprie scelte – l’allenatore ridefinisce il contesto – il giocatore gioca e modifica l’ambiente con le proprie scelte – l’allenatore ridefinisce il contesto – …

PILLOLA 5: Relazione ed Emozioni

Con il rischio di essere poco romantico, un’emozione è definibile come una corrente neuroelettrica, la quale ha la capacità di lasciare “traccia” nella memoria. Noi siamo esseri “emozionali” e la ragione si limita ad accettare le nostre scelte (“macchine emotive che pensano”); infatti la nostra mente, come abbiamo visto, agisce in modo rapido anche se meno preciso. Questo accade perché prende in considerazione il peso emotivo che deriva dalle nostre precedenti esperienze.

Ad ogni attività cognitiva, come l’apprendimento, corrisponde un tracciato emozionale; questo significa che non c’è apprendimento senza emozioni. Queste infatti hanno un ruolo importante nel fissare l’apprendimento attraverso il circuito emozionale (l’attivazione emozionale favorisce la creazione di memorie durature).

Pensando all’apprendimento di un aspetto calcistico, più che la proposta è l’emozione, positiva o negativa, ad esso collegato che fissa l’insegnamento nel cervello dei bambini/e e ragazzi/e (l’importanza dei feedbacks sapientemente misurati risulterà rilevante).

Daniela Lucangeli, Professoressa Ordinaria in Psicologia dell’Educazione e dello Sviluppo presso l’università di Padova, nel libro “Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere” (che consiglio) spiega molto bene la relazione emozione – apprendimento. Se un bambino, a scuola così come all’allenamento, apprende sentendo la fiducia dell’educatore nelle proprie capacità, nella memoria metterà l’insegnamento e la fiducia; ogni volta che aprirà il “cassetto” della memoria, riprenderà il gesto (nel nostro caso) e l’emozione positiva (valida quanto un’auto incoraggiamento).

All’ opposto, se durante l’acquisizione di un nuovo concetto si sentirà sotto giudizio (“tanto non sono capace di imparare”) e sbaglierà l’esecuzione, oltre a fare un errore, vivrà uno stato di sofferenza che ha a che fare con il meccanismo dell’impotenza appresa (concetto spiegato successivamente nel libro). Ogni volta che il bambino/a aprirà il “cassetto” della memoria, andrà incontro al così detto Corto Circuito Emozionale: le informazioni cognitive legate al gesto, sono associate alle informazioni emozionali di paura e di inadeguatezza. Queste emozioni hanno tracciato nella memoria l’informazione: ”Questa situazione ti fa stare male, evitala!”.

Prendo pari, pari dal libro: ”Se gli errori che i bambini compiono a scuola causano dolore, perché accompagnati da emozioni sgradite, l’alert che si stabilisce nella loro memoria è “Scappa!”, non è “Affronta l’errore e modificalo. (…) Dunque un sistema di apprendimento basato sull’avere paura degli errori, dell’insegnate o della verifica produce un cortocircuito.”

Il continuo errare genera una sensazione di incapacità (“non ho controllo, non posso farci niente”), vergogna e senso di colpa (“l’allenatore non mi stima”), che a loro volta sono causa del blocco dell’apprendimento.
“Maneggiamo” con molta cura i giocatori che ci vengono affidati…

Pillola 5.1: l’Effetto Pigmalione (o Rosenthal)

O “profezia che si realizza”; Pigmalione è un personaggio del mito greco che si innamorò talmente tanto di una statua di Afrodite al punto di crederla vera.

Stati Uniti d’America, anni ’60, il ricercatore Rosenthal idea un esperimento psicosociale: fa eseguire un test di intelligenza in una scuola californiana e seleziona casualmente un numero ristretto di alunni (più o meno “intelligenti” secondo il test). Li affida agli insegnanti facendo credere a quest’ultimi che siano i bambini risultati i più dotati. A fine anno verifica che tutti questi alunni sono migliorati e sono tra i più bravi nelle loro classi; questo per l’influenza positiva che gli insegnanti hanno avuto su di loro.

Cosa ci dice questa esperienza ai fini dell’insegnamento/apprendimento:
• Se un insegnate (o allenatore) crede che un bambino sia meno dotato, lo tratterrà, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri;
• Il bambino interiorizza il giudizio e tenderà a comportarsi di conseguenza, come è trattato;
• Il bambino inconsciamente crede che il giudizio svaluterà ogni suo eventuale risultato;
• Se entro in un’etichetta, confermo ciò che magari non è vero nella realtà (le persone tendono a conformarsi all’immagine che altri individui hanno di loro);
• Non esistono persone incapaci ma persone nel posto sbagliato (Blanchard).

Pillola 6: Funzioni Attentive ed Esecutive

Il concetto di Funzione Esecutiva non è ancora chiarissimo, infatti se ne possono trovare diverse definizioni. Vengono per lo più specificate come processi cognitivi di controllo (cognitus, conoscere; processo di conoscenza come guida del comportamento); esse permettono l’adattamento in uno stato continuo di cambiamento (come lo è il gioco, ad esempio). Elaborano, coordinano ed integrano le informazioni ambientali e personali, al fine di produrre un comportamento adeguato allo scopo che ci si prefigge.

Sembra che si possano sviluppare e stimolare a partire dal primo anno di vita fino a ben dopo l’adolescenza (25 anni circa).

Ad oggi ne sono state descritte diverse e tra le più importanti si possono indicare:
• Attenzione: capacità attentiva su più stimoli contemporaneamente e attenzione prolungata sul compito per un sufficiente periodo di tempo. Filtra e coordina le informazioni in entrata e permette l’emissione di una risposta adeguata alla situazione (la più importante, molto probabilmente);
• Inibizione o controllo inibitorio: inibire, non considerare impulsi, anche emotivi, e info non importanti al fine di perseguire l’obiettivo prefissato. Permette di gestire l’emissione delle risposte motorie ed emotive in modo adeguato alla situazione, senza cadere in reazioni impulsive e fuori controllo (autocontrollo). Quindi capacità di focalizzare l’attenzione sui dati rilevanti ignorando i distruttori ed inibendo le risposte motorie ed emotive non adeguate. Es: frenare al comparire improvviso del semaforo giallo (inibizione risposte in corso); schiacciare il tasto dx se la freccia indica sx, dire “nero” se la carta è rossa e viceversa (inibizione risposte conflittuali);
• Memoria di lavoro: capacità di attivare e mantenere attivo a livello mentale il piano e l’area di lavoro, di avere un set di riferimento mentale sul quale operare. Serve per mantenere attive le informazioni per il breve tempo necessario alla loro elaborazione (quando si deve memorizzare un numero di telefono si tende a ripeterlo fino a quando non lo si è digitato, dopo di che lo si dimentica);
• Flessibilità cognitiva o di risposta: processi cognitivi che consentono di cambiare schema comportamentale in base ad un feedback ricevuto, cioè le informazioni provenienti dal contesto.

Leggendo queste definizioni ci si può rendere conto che questi aspetti cognitivi vengono già allenati, più o meno volontariamente. Il fatto che siano stai definiti, permette a noi educatori – allenatori di considerali in modo più consapevole. Allenare tali aspetti non solo ha risvolti positivi in ambito sportivo ma anche in tutti gli altri aspetti della vita di tutti i giorni.

Il calcio nello specifico, essendo uno sport di squadra e di invasione, necessita diverse competenze: motorie, tecniche, tattiche, psicologiche, emotive ma anche capacità di percezione, elaborazione e pianificazione specifica per le tante variabili che si presentano durante il gioco. Si presentano situazioni poco prevedibili e varie perché le modificazioni ambientali, precedentemente accennate, sono casuali e numerose. Il giocatore deve saper leggere i dati ambientali per leggere riconoscere ciò che sta accadendo e scegliere la risposta più efficace, in base alle esperienze precedentemente vissute.

La chiave di tutto è il gioco: se il bambino gioca, si diverte; se si diverte è attento; se si diverte ed è attento, apprende. E qui interviene nuovamente la Scienza: generando divertimento ed emozioni positive, aumenta il livello di dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto nei processi cognitivi cerebrali. Questo neurotrasmettitore sarebbe sensibile ai cambiamenti della corteccia prefrontale dei bambini. In altre parole, influenza a livello cellulare i neuroni della corteccia prefrontale. Potenziando l’eccitazione degli strati più profondi, la dopamina stimola l’apprendimento e facilita la corretta regolazione dei processi cognitivi.

CONCLUDENDO, spero che quanto scritto possa stimolare curiosità ma anche correzioni e nuovi punti di vista. Il costante aggiornamento ragionato e ben direzionato, permette ad ogni educatore – allenatore di aumentare le proprie competenze (“Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”), avendo sempre come obiettivo una sola ed unica cosa: la sana educazione sportiva per i bambini/e e ragazzi/e che ci vengono affidati. Prima pensiamo a farne delle Persone e poi, se proprio, dei campioni.

Un grande ringraziamento per avermi dato l’occasione di esprimere temi a me cari.
Per qualsiasi confronto e nuovi spunti: pagoviola2@hotmail.it

Riferimenti:
neuroscienze e calcio;
allenamento integrato;
teoria dei sistemi dinamici complessi (Thelen & Smith);
Daniela Lucangeli (psicologa);
Nikolai Bernstein (neurofisiologo; approccio ecologico);
Luciano Faccioli (psicologo dello sviluppo, istruttore calcio uefa B; metodo So.S.E.F.);
Riccardo Capanna (preparatore atletico professionista).

PAOLO BALBI

  • Addetto Stampa A.C. Asola

QUEST’ANNO NIENTE BILANCI

Sarebbe tempo di bilanci ma, visto ciò che ci ha riservato l’anno, forse non ha senso farne e non ci sarebbero comunque sufficienti dati da prendere in considerazione.
Inutile nascondere che lo stato nel quale versiamo è quello della riduzione.

Questa è la situazione stabilizzata dei nostri ragazzi, che rischiano di disamorarsi allo sport, a poco beneficio dello studio e tanto dei miseri surrogati di rapporti sociali e di un gruppo, il tutto a distanza.

I nostri allenatori, smarriti, si chiedono se al momento opportuno avranno il necessario entusiasmo per riprendere da dove eravamo rimasti e arrivare dove le regole permetteranno.

I dirigenti sono alle prese con problemi nuovi, di difficile soluzione, a volte impossibili da affrontare in questo momento e comunque con tanti interrogativi.

I genitori dei ragazzi vedono i figli adagiarsi in casa, senza gli stimoli e gli impegni che scandivano la settimana e le giornate, senza l’indispensabile condivisione di obiettivi e percorsi, senza la possibilità di misurarsi reciprocamente, correre, cadere e rialzarsi.

Le nostre società sportive sono come in un letargo forzato; nessuno di noi era preparato a fatti simili e mai a nostra memoria le attività sono state fermate così a lungo e senza qualche certezza: dove ci si accontentava di subordinare tutto all’erba, al cuoio, ai coni e ai cinesini e – si spera sempre – alla tecnica, tutto è sospeso e non tutte le società avranno la capacità di riprendere, quasi come riaprendo la porta di una casa a lungo disabitata, nella speranza di ritrovarvi ogni cosa come era stata lasciata, solo coperta da una coltre di polvere.

L’esistenza stessa di alcune nostre società non è scontata.

Per la responsabilità che è dovuta nei confronti dei giocatori e delle loro famiglie, ma anche per rispetto verso il nome della società, le regole non si possono infrangere e per questo non possiamo non avere altro da offrire che gli allenamenti in presenza e le gare, ormai da tempo vietate; credo poi che sulle attività tecniche che viaggiano in rete si possa stendere un velo pietoso, nulla di più noioso e inutile per coinvolgere un ragazzo!

Certamente non saranno le vicende dei professionisti del nostro gioco a smuovere i ragazzi dal torpore dei telefonini “intelligenti” e quindi sta a noi offrire qualcosa di più e qualcosa di diverso.

Ad Asola ci stiamo impegnando a farlo da parecchi anni tramite il nostro sito web www.asolacalcio.it con rubriche che possano indurre l’amore per la lettura di libri di argomento sportivo, come www.asolacalcio.it/tango-samba-e-beat-pagine-scelte.html, che non devono essere necessariamente di calcio – sarebbe riduttivo – e che siano tese a educare, divulgando i principi di etica, senza trascurare gli approfondimenti e l’informazione, come in  www.asolacalcio.it/volta-la-carta.html.

Il materiale pubblicato è frutto del nostro impegno interno, ma anche dei preziosi collaboratori esterni, che hanno accolto con entusiasmo le nostre proposte: il numero attuale, ma in costante crescita, di circa duecentomila visualizzazioni annue in tutta Italia, ci premia con la conferma di aver operato la giusta scelta.

Proprio in questo momento, durante il quale i campi e il pallone ci sono preclusi, sarebbe il caso di avvicinarci, dimostrando sensibilità e professionalità, a quanti hanno a cuore le sorti della società e la passione sportiva dei nostri ragazzi.

Siamo dilettanti e deve essere nella nostra natura essere capaci di costruire qualcosa di buono e di utile a costo zero: oltre alle esercitazioni e a dirigenti/diligenti, compilatori di distinte, dobbiamo offrire ben altro e gli unici strumenti necessari sono passione, buona volontà e idee; senza queste appariremmo sempre fuori ruolo nell’amministrare una società sportiva.

A giocatori, loro famiglie, dirigenti, allenatori e arbitri vadano i miei auguri personali di Buone Feste, oltre a quelli dell’A.C. Asola, nella speranza di vedere tante nuove belle offerte da parte di ciascuna società!

MASSIMILIANO SPINI

  • Dietista
  • Personal Nutrition Trainer

IL RECUPERO DEL CALCIATORE

Allenamento finito? Il peggio a livello fisico è passato…e quindi siamo liberi di rilassarci e di mangiare cioè che desideriamo…

Errore!

Fondamentale per ogni prestazione fisica è l’alimentazione pre-performance (ed anche durante se l’attività è lunga ed impegnativa), ma si è potuto osservare che anche le scelte post-performance influiscono notevolmente sulla nostra capacità di recupero.

Le strategie per un miglior recupero sono diverse (ed alcune in fase di approfondimento):

  • Immersione in acqua fredda
  • Recupero attivo (warm down)
  • Indumenti compressivi
  • Massaggi
  • Stretching
  • Alimentazione e integrazione

Ed è su quest’ultimo punto che vogliamo focalizzarci.

Partiamo in primis da alcuni “CONCETTI CHIAVE”.

1. LA FINESTRA ANABOLICA

Sono molteplici gli studi che evidenziano che il nostro organismo ha una maggior richiesta energetica ed una maggior capacità di rigenerazione nelle prime ore post-performance.

In passato si riteneva che tale “finestra” fosse di soli 30 minuti; ad oggi, invece, gli studiosi sono concordi nell’affermare che le tempistiche siano maggiori e si considera come “timing” ottimale per il recupero energetico (e proteico) fino a 4 ore dalla fine dell’attività sportiva.

2. LA SCELTA DEI NUTRIENTI

Durante un allenamento (o partita) si ha un alto consumo energetico derivante in particolar modo dai carboidrati (glicogeno muscolare ed epatico) e diviene quindi doveroso ripristinare le scorte glucidiche.

Inoltre si ha una perdita di liquidi (anche per dissipare calore) e ciò implica un introito d’acqua considerevole.

Oltre al discorso energetico sono diversi gli studi che sottolineano l’importanza delle proteine (in particolar modo alcuni aminoacidi ramificati) in quanto si è potuto osservare che se i livelli ematici di tali aminoacidi sono elevati si ha una cascata anabolica positiva.

Nello specifico l’amminoacido leucina è in grado di attivare la proteina chinasi mTOR, (attivazione dell’Mtor) che è fattore di innesco della sintesi proteica. Dopo aver esposto brevemente i 2 concetti fondamentali entriamo più nello specifico…

Cosa mangiare/assumere nel post allenamento?

Fase 1

In primis sarà necessario bere in abbondanza.

A livello quantitativo mediamente dovremmo cercare di bere circa mezzo litro d’acqua al termine della prestazione.

Successivamente dovremmo (entro 2 ore post esercizio) idratarci ulteriormente assumendo un ulteriore litro d’acqua.

Alcuni studi evidenziano che l’acqua bicarbonato-alcalina sia da preferire in quanto riduce l’acidosi causata dagli sforzi che aumentano la produzione di acido lattico (scatti…)

Oltre all’acqua dobbiamo, come accennato, ripristinare le scorte glucidiche per poter attivare i “trigger anabolici”.

Come prima scelta dobbiamo cercare di assumere carboidrati ad alto indice glicemico, cioè cibi contenenti carboidrati di facile digestione e veloce assorbimento.

Il pasto glucidico, oltre all’alto indice glicemico, non deve prevedere fibre (es. verdura) in quanto le fibre rallentano l’assorbimento dei diversi nutrienti.

Esempi di carboidrati da assumere: fette biscottate + miele (o marmellata) oppure dei biscotti secchi.

In alcune situazioni, causa iper attivazione del sistema nervoso simpatico dovuto alla prestazione, il giocatore non ha appetito appena terminata l’attività; in questo caso può essere interessante usare un integratore con carboidrati ad alto indice glicemico da assumere con acqua.

Oltre ai carboidrati dobbiamo cercare di introdurre delle proteine con un alto valore nutrizionale.

Si è potuto osservare che il mix carboidrati più proteine ha uno stimolo importante per la sintesi proteica (e per il recupero).

Considerando la difficoltà di mangiare alimenti proteici a fine prestazione la soluzione ideale è assumere un integratore proteico. Gli studi indicano che le proteine del siero del latte (contenenti naturalmente aminoacidi ramificati) siano la scelta da preferire.

Sintesi della fase 1

  • Carboidrati ad alto indice glicemico (1,2 g / kg di massa corporea)
  • Acqua (0,5-1 litro)
  • Proteine del siero del latte (20-25 grammi)
  • Eventualmente aminoacidi ramificati (6-10 grammi)

Superata la prima fase (appena terminata l’attività) è necessario programmare la seconda fase (cena)

Fase 2

In un secondo momento, cioè a distanza di circa 3 ore da prestazione, la sensazione di fame ed appetito dovrebbe ritornare e ciò consente al calciatore di mangiare una quantità maggiore di cibi solidi.

Si devono quindi prediligere piatti contenenti sia proteine che carboidrati.

I carboidrati possono essere anche a basso-medio indice glicemico; per le proteine è sempre preferibile che siano ad alto valore biologico, l’ideale inoltre è che non siano “acidificanti”; quindi la scelta d’elezione è il pesce.

In merito al pasto serale possiamo aggiungere un contorno di verdure con dell’olio d’oliva extra vergine e volendo anche un pane integrale. Come quantitativi la composizione della cena dovrebbe prevedere:

  • 1-1.5 g/kg/h di carboidrati
  • 0.5-0,8 g/kg di proteine

Integrazione post-performance

Come integratori per favorire un miglior recupero troviamo:

  • Proteine del siero del latte: da assumere appena terminata l’attività fisica. Quantità: 20-30 grammi
  • Aminoacidi ramificati: da assumere appena terminata l’attività fisica. Quantità: 6-10 grammi
  • Creatina: migliora l’ingresso di acqua nelle cellule e l’effetto anabolico. Da assumere in concomitanza con pasto serale. Quantità: 3-4 grammi
  • Mass gainer: miscela di carboidrati e proteine. Utile per coloro che sono inappetenti. Da assumere appena terminata l’attività. Quantità: 30-60 grammi

In conclusione il calciatore appena terminata l’attività dovrà sforzarsi di bere e assumere carboidrati con delle proteine (anche sotto forma di integrazione).

Successivamente la sua cena (o pranzo) dovranno abbondare in primi piatti seguiti da un secondo, preferibile se pesce.

Per ulteriori consigli o informazioni:
Tel: 3335992562
E-mail: info@maxspini.net
www.maxspini.net

ANDREA FEDRIZZI

  • Allenatore UEFA B
  • Assistente Tecnico U15 Nazionali Brescia Calcio
  • Vicepresidente A.I.A.C. Gruppo Provinciale di Brescia

COSTRUZIONE DAL BASSO

Nel calcio moderno la “costruzione dal basso” è sicuramente uno dei principi di gioco maggiormente studiato e sviluppato, sia da chi si occupa di Prime Squadre, sia da chi lavora nei Settori Giovanili.

La “costruzione dal basso” o “gioco da dietro” ha portato negli anni una naturale mutazione di alcune caratteristiche dei giocatori adibiti a tale compito.

Così, il portiere non deve essere solo bravo con il pallone tra le mani, ma anche avere delle buone doti tecniche con la palla tra i piedi; come i difensori non devono solo occuparsi di rompere il gioco avversario, ma anche di costruire gioco e perché no di finalizzare l’azione.

Certamente tale principio, oltre che rendere più articolata e piacevole un’azione, permette un costante rapporto palla/giocatore e di conseguenza un miglioramento tecnico del singolo.

L’esasperazione del “gioco da dietro” però potrebbe avere anche dei risvolti negativi, soprattutto in ambito giovanile, dove la formazione del giovane calciatore deve essere completa, di conseguenza potrebbe venir meno tutta la parte di esperienza pratica situazionale del dominio aereo della palla.

Una domanda che spesso nasce è se sia meglio lavorare su situazioni codificate o per principi…?

Come spesso accade nel Calcio, non esiste un’unica risposta corretta, ma tante soluzioni possibili e sviluppabili a seconda delle fasce d’età in cui si allena.

Parlando di Settore Giovanile credo sia fondamentale lavorare per principi, alcuni esempi potrebbero essere:

• Movimento senza palla
• Smarcamento in tutte le sue tipologie
• Riconoscere uno spazio libero
• Attaccare uno spazio per liberarne un altro
• Riconoscere superiorità o parità numerica
• Il portiere come sostegno determinante per la superiorità numerica
• Ricerca del terzo uomo
• Se ho spazio conduco
• Gioco dove vedo
• Ampiezza e profondità

Una volta assimilati i principi che ci siamo prefissati, penso si possa iniziare a parlare anche di situazioni codificate, partendo dagli U15 arrivando alle Prime Squadre, inserendo gradualmente negli anni alcune azioni di costruzione che possono risultare utili durante una partita, quando ne viene riconosciuta la possibilità di applicazione da parte dei giocatori.

Quindi come allenare la “costruzione dal basso”?

Le proposte possono essere molteplici, di svariata natura e genere, credo però sia importante avvicinarsi sempre più alle situazioni reali che si possono trovare in partita.

Quindi la “partita” come strumento essenziale su cui basare le proprie proposte allenanti.

Di seguito alcuni spunti sviluppabili e modificabili a piacere, inserendo tutti quei principi che riteniamo opportuni per prepararsi a costruire dal basso.


Partita 7vs5 partendo sempre, ogni qualvolta l’azione è interrotta, da rimessa dal fondo o retropassaggio, obiettivo finale della costruzione fare goal in una delle tre porte, in alternativa il raggiungimento di una linea di meta.


Partita a settori orizzontali con partenza sempre, ogni qualvolta l’azione è interrotta, da rimessa dal fondo, con richiesta di almeno 4/5 passaggi prima di poter attaccare gli altri settori.

Una variante potrebbe essere dare la possibilità di scavalcare, una volta riconosciuta una superiorità o parità numerica in attacco.


Possesso palla da portiere a portiere, l’obiettivo è quello di raggiungere il portiere opposto il maggior numero di volte mantenendo il possesso palla.


Concludendo vorrei sottolineare l’importanza di far capire ai giocatori, come l’errore debba essere vissuto e capito in quanto mezzo di crescita, e non come elemento che ne limiti l’espressione. Un eccessivo rimprovero potrebbe procurare conseguenze psicologiche che ne potrebbero limitare in futuro la crescita.

Spesso sentiamo parlare di mancanza di personalità nelle giovani generazioni di giocatori, viene da chiedersi se forse non siamo noi ad ostacolarne una libera espressione…

Buon Calcio!

DARIO BETTINSOLI

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Allenatore Portieri Brescia Academy
  • Referente APPORT Regione Lombardia

IL FILO INVISIBILE

Tempo fa, navigando su Internet, la mia attenzione è stata catturata da questa immagine e dalla frase che la accompagna.

Mi sono detto: “Cavolo è proprio così“!

Negli ultimi anni la figura dell’Allenatore dei portieri è diventata sempre più importante e anche le società, fortunatamente, se ne sono accorte (mai abbastanza direi) e quasi ogni squadra vanta nel suo staff un angelo custode per i propri estremi difensori.

La possibilità di formarci, informarci, crescere e migliorare sotto gli aspetti, tecnici, tattici e fisici ci ha dato una meritata credibilità ma questo vale anche per gli allenatori e le altre figure degli staff.

C’è una cosa però che non si impara ai corsi o si legge sui libri: l’empatia, la capacità di porsi nella situazione mentale dell’altra persona, comprendendone immediatamente stati d’animo ed emozioni.

Quel feeling che tante volte ho riscontrato con gli atleti che ho allenato e che, a loro volta, hanno avuto con i preparatori miei predecessori.

Confrontandomi con amici e colleghi, ho constatato che questo è un filo che unisce quasi tutti noi, dando vita a quel senso di protezione che a volte ci fa scontrare con Mister, dirigenti e tifosi fino a pensare: “Non riescono proprio a capirci“!

Infatti in tutte le categorie possiamo trovare allenatori che in attività hanno giocato in tutti i ruoli ma, a memoria, non ricordo un preparatore che non abbia fatto il portiere; questo a dimostrazione che non c’è una figura più empatica e “simbiotica” della nostra.

Per questo motivo, mi sento di raccomandare una cosa ai miei piccoli o grandi atleti:
Rispettate sempre chi vede in voi non solo un portiere ma anche un’emozione, sia che le sue metodologie vi piacciano o meno“.

Rispettate gli altri portieri, ad inizio e fine gara, cercateli con gli occhi, consapevoli che pur essendo avversari, tra i 22 in campo, probabilmente saranno anche gli unici a capirvi.

Salutate e rispettate chi, quei portieri avversari, li prepara perché fanno parte di un nostro mondo speciale.

Mi sento di dire poi che i primi a dare il buon esempio di questo rispetto dobbiamo essere noi.

Soffro a leggere e ascoltare personaggi dell’ambiente che per accrescere la propria figura, per un bieco tornaconto personale, gettano discredito sull’operato altrui.

Un “fuoco amico” del quale non abbiamo bisogno, tenendo conto che il nostro mestiere è già complicato di suo.

A mio avviso è fondamentale essere dei punti di riferimento per i ragazzi, sia in campo che fuori.

Dobbiamo essere onesti e corretti, accompagnarli nel cammino sportivo, preparandoli ai successi e alle sconfitte.

Aiutarli a capire che il percorso non sempre può sfociare nel professionismo.

Promettere “mari e monti”, per far “fruttare” il momento, millantando bacchette magiche e traguardi irraggiungibili a lungo andare creano solo infelicità e uccidono la passione per il ruolo più bello che ci sia.

SILVIA LORENZI

  • Laurea in Fisioterapia
  • Laurea in Scienze Motorie dello Sport
  • Titolare SL Fisio Lab

SCOLIOSI E SPORT

La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che compare soprattutto nell’età infantile e puberale. Studi scientifici hanno ipotizzato che questa torsione permanente del rachide associata a deviazioni laterali possa avere un’origine di natura genetica.

Importante differenziare tra atteggiamento scoliotico e scoliosi. L’atteggiamento scoliotico è una deviazione della colonna sul piano frontale completamente riducibile in clinostatismo. La scoliosi è una deviazione permanente della colonna sullo stesso piano, non riducibile in clinostatismo, accompagnata da una rotazione dei corpi vertebrali responsabile di gibbosità.

Nel caso di atteggiamento scoliotico è importante intensificare le attività motorie e fare della buona ginnastica posturale per recuperare l’equilibrio della colonna. In caso di scoliosi, se la curva presenta un ridotto rischio di peggioramento è utile ginnastica medica, che deve essere individualizzata per ogni singolo paziente.

L’attività fisica e lo sport devono essere considerati inscindibilmente legati alla ginnastica medica. La colonna di un soggetto cha ha appreso gli “schemi motori corretti” durante le sedute di ginnastica medica, risponde alle sollecitazioni di carico e di squilibrio nel corso delle attività motorie con reazioni riflesse di tipo correttivo, anziché deformante.

Se la pratica di un’attività sportiva non prevede un carico di allenamenti quotidiano e svolto per diverse ore, non ha influenza negativa sulla scoliosi, anzi, come abbiamo detto, sarà sicuramente di grande supporto al percorso fisioterapico.
Una volta appresi gli esercizi, la ginnastica può essere eseguita in un piccolo gruppo con piani di lavoro personalizzati, oppure a domicilio, e periodicamente controllata e adattata dal tecnico specialista. La cosa da evitare, invece, è praticare attività sportive agoniste che sollecitano e sovraccaricano molto il corpo del bambino (o adolescente) con impegno fisico quotidiano.

Ma quale attività è quindi consigliata per un soggetto che soffre di scoliosi?

Personalmente consiglio al bambino o al ragazzo di praticare lo sport che più desidera fare. Ciò che davvero conta è che la scoliosi sia monitorata periodicamente da figure specializzate e che l’attività sportiva sia accompagnata da percorsi rieducativi, ciclici e specifici di cui abbiamo precedentemente parlato. Sono il volume e la qualità degli allenamenti a fare la differenza, più che il tipo di attività che si sceglie. Particolare attenzione va posta sulla sensazione di dolore e soprattutto il peggioramento della postura.

Ora vediamo insieme le attività spesso troppo consigliate o purtroppo demonizzate quando si parla di scoliosi.

Il nuoto, per esempio, è uno sport completo sotto molteplici punti di vista, ma non per la schiena: la colonna è progettata per affrontare la forza di gravità e a questo la si deve allenare. Mettendosi in acqua si toglie il peso della gravità: lavoro purtroppo inutile quando l’obiettivo è quello di allenare la schiena con stimoli propriocettivi differenziati e costanti. Con la riabilitazione, infatti, ci si propone di allenare delle qualità fisiche per fronteggiare la forza di gravità e questo si ottiene in modo poco efficace in acqua.

Per quanto riguarda l’equitazione, in effetti è un’attività che sollecita molto i muscoli della schiena e il senso di equilibrio. In questo senso è molto allenante ma anche affaticante. E’ necessario perciò non sovraccaricare la muscolatura con questi allenamenti: ecco perché a volte lo specialista ne sconsiglia la pratica agonistica.

Un tempo gli sport asimmetrici come il tennis venivano assolutamente controindicanti nei soggetti affetti da scoliosi. Oggi l’approccio è meno radicale, e le proibizioni meno terroristiche. Ad oggi, infatti, la ricerca non è riuscita a fornire evidenze che esistano sport negativi per la scoliosi, purchè praticati a livello non agonistico.

Concludendo, risulta chiaro quanto sia importante la valutazione ed il controllo dello specialista riguardo l’evolversi della situazione clinica del ragazzo, e quanto anche sia necessario che il soggetto svolga, oltre alla ginnastica medica, l’attività sportiva che desidera, per poter godere dei molteplici effetti benefici intrinseci alla pratica sportiva.

SARA VARONE

  • Psicologa dello Sport
  • Mental Trainer

FACILITARE L’APPRENDIMENTO MOTORIO TRAMITE IL FEEDBACK AUMENTATIVO

Se alleni, conosci l’apprendimento motorio e saprai benissimo che questo può esser definito come la risultante di processi neuronali, della pratica e dell’esperienza. Esso, inoltre, rappresenta un cambiamento relativamente permanente nella persona.

Se alleni, ti sarai anche reso conto che non sempre gli allenamenti che proponi si dimostrano ugualmente efficaci per tutti gli atleti. Affinchè l’apprendimento motorio avvenga in modo efficace è, infatti, necessario che la persona sia esposta ad input sensoriali adeguati e che sia accompagnata da altrettanto adeguati feedback esterni.

In particolare, un tipo di feedback importantissimo, soprattutto nell’insegnamento a bambini o ragazzi giovani, è il cosiddetto Feedback Aumentativo (F.A.).

Il F.A. ha la speciale capacità di aumentare i livelli della prestazione degli atleti ma dev’esser fornito nelle giuste modalità. Ecco quindi alcune accortezze:

1. Il F.A. si concretizza nelle espressioni “bravo, ottimo passaggio filtrante!/ Vai così, ottima lettura di gioco!/ benissimo, hai diminuito il tuo tempo di 5 secondi!” ecc. ecc.

2. Il F.A. può concentrarsi sul risultato (bravo, hai saltato 50 cm) o sulla prestazione (l’hai alzata molto bene) oppure sui segnali interni dell’atleta (bene, hai abbassato i tuoi battiti)

3. Il F.A. diventa inutile se fornito in modo ridondante e senza validi motivi

4. Il F.A. rivolto al risultato può esser motivante ma negli sport molto tecnici serve darne anche rispetto alla gestualità e/o alle scelte strategiche prese dall’atleta

5. Il F.A. dev’essere fornito in modo specifico e conciso: per questo è essenziale conoscere il modello prestativo e sapere cosa è ritenuto errore e cosa no

6. Il fine ultimo del F.A. è quello di educare l’atleta a percepire il proprio corpo e la propria mente affinchè divenga indipendente

7. Nei bambini un maggior numero di adeguanti F.A. fa aumentare le prestazioni

8. Se alleni atlete donne è molto importante per loro ricevere F.A., soprattutto all’inizio del processo di apprendimento.

Insomma, come avrai capito, e come avrai già avuto modo di sperimentare nella tua pratica di allenatore, il Feedback Aumentativo rappresenta un ottimo facilitatore d’apprendimento e, soprattutto, un valido mezzo per consentire ai tuoi atleti l’esplorazione motoria.

Se dai un feedback ricordati che l’atleta, grande o piccolo che sia, si fida di ciò che gli stai dicendo quindi sii determinato, competente, appassionato ma, soprattutto, comprensivo. I tuoi ragazzi/le tue ragazze ti ringrazieranno!

Facebook : Dott.ssa Sara Varone Psicologa e Mental Trainer

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