Categoria: Emeroteca (Pagina 9 di 9)

MASSIMILIANO SPINI

  • Dietista
  • Personal Nutrition Trainer

SUGGERIMENTI PRATICI PER UNA SANA ED EQUILIBRATA ALIMENTAZIONE DEL GIOVANE CALCIATORE (PARTE 1/3)

PREMESSA
Questo breve articolo è stato pensato per permettere ad allenatori, preparatori, ma soprattutto ai giocatori, di poter usufruire di alcuni suggerimenti pratici sull’alimentazione.
Verranno trattati i pasti ideali pre e post partita, ma anche pre e post allenamento, tenendo conto delle problematiche, soprattutto in termini di tempo, che possono avere i giovani atleti non ancora autonomi e con poco tempo a disposizione tra un impegno e l’altro.
E’ ormai noto che un’alimentazione corretta ed equilibrata possa mantenere un ottimale stato di salute e un equilibrio nutrizionale al fine di incrementare le performance ed oggi sono numerosi gli studi di dietologia applicata al calcio che dimostrano l’utilità di seguire alcune fondamentali regole alimentari.

1 L’ALIMENTAZIONE DEL GIOVANE CALCIATORE
Le necessità quotidiane nutrizionali (soprattutto per quanto riguarda alcune sostanze come glucidi, proteine, calcio, ferro, vitamina C), da parte di un giovane calciatore (che fa sport), sono superiori a quelle di un adulto sedentario (riferite a ciascun chilogrammo di peso corporeo).
Un altro aspetto molto importante è l’dratazione, che resta un caposaldo della nutrizione dell’atleta.
Soprattutto l’acqua è un componente fondamentale; infatti la si trova in elevate percentuali nell’organismo umano in percentuali variabili a seconda dell’età, del sesso e del peso.
Risulta quindi di fondamentale importanza per il trasporto dei nutrienti in tutti i distretti corporei e per l’eliminazione e l’escrezione, tramite l’urina, delle scorie prodotte nelle reazioni biochimiche.
L’acqua inoltre svolge una funzione determinante nella regolazione della temperatura corporea (tramite la sudorazione) e della concentrazione dei sali minerali; partecipa inoltre alla digestione, favorendo il transito intestinale e l’assorbimento delle sostanze nutritive.
Proprio perché l’acqua deve essere presente in quantità molto elevate nell’alimentazione umana viene classificata come “macronutriente”.
Da parte dei giovani calciatori, dei loro genitori e dei loro tecnici, il più avvertito tra i problemi alimentari è (in base anche alla mia esperienza) quello del pasto di mezzogiorno, quando l’allenamento si svolge nel primo pomeriggio.

1.1 I DISTURBI DI CHI NON HA DIGERITO E DI CHI NON MANGIA NULLA DA TROPPE ORE
Mentre il professionista ha la possibilità di gestire buona parte del proprio tempo e può scegliere l’orario in cui alimentarsi, il giovane calciatore incontra spesso grandi difficoltà proprio per quanto riguarda il pasto di mezzogiorno.
Ciò vale soprattutto nel periodo invernale, quando la scuola termina attorno alle ore 13 e l’allenamento deve necessariamente avere inizio attorno alle 15 per non terminare quando non c’è più luce e/o quando la temperatura si fa rigida.
In tale ora e mezza di intervallo, per di più, gli spostamenti dalla scuola a casa e da questa al campo sportivo occupano talvolta una parte tutt’altro che trascurabile.
Per qualche ragazzo a causa degli spostamenti, l’ora e mezza a disposizione può non risultare sufficiente e quindi spesso si deve rinunciare a mangiare, oppure si è costretti a prendere un panino o due da mangiare in auto o sul pullman mentre si raggiunge il campo d’allenamento.
Succede così che nel corso dell’allenamento alcuni giovani abbiano problemi gastrici (pesantezza, nausea, vomito) o anche generali (giramenti di testa, perdita delle forze) per la cattiva digestione oppure per il digiuno prolungato.
Altri dicono di sentirsi deboli perché (dopo aver avuto la cattiva esperienza di disturbi digestivi nella seduta precedente) sono a digiuno da troppe ore, o magari dalla sera prima.
Ritengo che in questi casi valga la pena di preoccuparsi non soltanto del pasto di mezzogiorno, ma anche di riconsiderare le abitudini alimentari dell’intera giornata.

1.2 LA PRIMA COLAZIONE E LA MERENDA DI META’ MATTINA
In primo luogo si deve fare in modo che la prima colazione diventi piuttosto abbondante, anche se ciò comporta un anticipo della sveglia mattutina di 15 o 20 minuti.
Sono moltissimi i ragazzi che la mattina non mangiano assolutamente nulla!!
Questo è un grosso errore, perché al mattino dobbiamo introdurre circa il 30% della calorie totali della giornata.
È senz’altro utile che si abituino a prendere una certa quantità di carboidrati complessi, sotto forma di pane (almeno una michetta) o di quattro-cinque fette biscottate, con un sottile strato di marmellata o di miele; meglio ancora sarebbe assumere cereali integrali, in fiocchi o in formelle.
Assieme va assunta una bevanda: tè, latte o caffelatte (poco digeribile); ma anche lo yogurt va molto bene.
La scelta di assumere una spremuta di succo d’arancia al termine della colazione è indicata (alto contenuto di vitamina C) salvo che l’atleta non presenti problemi d’acidità di stomaco.
In ogni caso è bene limitare lo zucchero.
A metà mattina, nell’intervallo delle lezioni scolastiche, si deve fare uno spuntino, non certo con le “merendine”, quelle confezionate, ricchissime di grassi e di qualità spesso scadente, oltre che di zucchero.
È molto meglio assumere della sana frutta fresca.

1.3 COME ALIMENTARSI A MEZZOGIORNO
Se si è consumata una prima colazione piuttosto ricca e se si è fatto uno spuntino a metà mattina, il pranzo di mezzogiorno può anche essere quantitativamente ridotto nei confronti di quelle che sono le abitudini italiane; ci si può limitare, in particolare, ad un piatto di pasta o di riso.
Può anche succedere che il ragazzo debba rinunciare a tornare a casa e a sedersi a tavola, vuoi perché l’intervallo fra la fine del pasto e l’inizio della seduta è troppo breve, vuoi per i problemi di spostamento dei quali si parlava all’inizio; in questo caso ci si può limitare ad un panino (con bresaola, prosciutto crudo magro o formaggio fresco) preso appena è suonata la campana al termine della scuola, o anche un frutto o due; in questi casi lo spuntino di metà mattina deve essere più abbondante, cioè deve essere costituito da uno o due panini con del salume sgrassato ed eventualmente una sottiletta o un velo di ricotta.
Ma si può anche saltare del tutto il pasto di mezzogiorno; se già si sono assunte alcune centinaia di calorie fra la prima colazione e lo spuntino, infatti, non c’è sicuramente alcun pericolo di ritrovarsi senza forze nel corso dell’allenamento.
La paura che ad un certo punto della seduta “i serbatoi siano vuoti di energia” è assurda e ingiustificata.
Proprio questa paura è quella che a molti giovani calciatori fa commettere l’errore di mangiare, anche se non c’è il tempo necessario per digerire e che fa si che abbiano come inevitabile conseguenza, quei disturbi che derivano dal fatto di fare attività fisica quando la digestione è ancora in corso.
Per pareggiare il bilancio fra le entrate e le uscite, c’è tempo subito dopo l’allenamento e nella cena serale.

1.4 COME NUTRIRSI QUANDO SI HA POCO TEMPO A DISPOSIZIONE
In definitiva, come conseguenza di quanto si è detto, per il ragazzo che va a scuola e che si deve allenare nel primissimo pomeriggio, ci sono queste tre possibilità di nutrirsi:

PRIMA POSSIBILITA’ (quando l’intervallo fra la fine della scuola e l’inizio dell’allenamento è di almeno due ore e quando occorrono tempi minimi per gli spostamenti scuola-casa e casa-campo):

  • prima colazione: cereali integrali o/e pane (o fette biscottate) con marmellata o miele; tè o latte o caffelatte o/e yogurt;
  • merenda di metà mattina: frutta di stagione, per esempio una mela ed un’arancia;
  • pranzo: pasta (o riso) con olio extravergine d’oliva crudo, o pomodoro.

SECONDA POSSIBILITA’ (quando l’intervallo fra la fine della scuola e l’inizio degli allenamenti è eventualmente ancora di due ore, ma ci sono dei problemi per gli spostamenti):

  • prima colazione: abbondante come sopra;
  • merenda di metà mattina: frutta di stagione;
  • pranzo: uno o due panini con bresaola, o prosciutto crudo sgrassato, o formaggio fresco.

TERZA POSSIBILITA’ (quando l’intervallo fra la fine della scuola e l’inizio degli allenamenti è ancora più breve di due ore):

  • prima colazione: abbondante come sopra;
  • merenda di metà mattina: un panino con bresaola (o prosciutto crudo sgrassato) e un panino con formaggio;
  • pranzo: una barretta per sportivi (a bassissimo contenuto di grassi e con poco saccarosio) o nulla (in questo caso il giovane calciatore può tenere a disposizione qualche tavoletta a base di carboidrati nel caso avverta un calo di efficienza fisica dovuto ad un abbassamento della glicemia).

Per ulteriori consigli o informazioni:
Tel: 3335992562
E-mail: info@maxspini.net
www.maxspini.net

ALDO NICOLINI

  • Allenatore UEFA A
  • Allenatore Pol. Prevalle – Eccellenza

COSTRUZIONE E APPLICAZIONE DI UN METODO DI ALLENAMENTO

Quando lavoriamo con un gruppo di persone, come nel caso di una classe di studenti, un gruppo di dipendenti di un’azienda o, come nel nostro caso, di una squadra di calcio, non possiamo non tener conto di alcuni aspetti fondamentali quali: la formazione, il processo di apprendimento e il metodo che utilizziamo per raggiungere i nostri obiettivi. Nella formazione dei nostri calciatori è fondamentale che ci sia una partecipazione sentita, quindi un coinvolgimento emotivo che provochi un’emozione positiva in loro in modo da favorire il processo di apprendimento che funziona sostanzialmente in due modi: a blocchi o per associazione, e da qui nasce la diatriba analitico o situazionale. Il metodo è la strada, come e in che modo voglio allenare la squadra.

Immaginate di avere un cursore che scorre all’interno delle due frecce dove il massimo per noi è rappresentato dalla parte di destra. La strada è molto ampia e tutto ciò che risponde a questi canoni è coerente con il metodo, naturalmente più ci si sposta verso destra e maggiore è la qualità della proposta. La nostra difficoltà come allenatori è valutare la risposta dei giocatori rispetto alla proposta fatta e modulare le richieste successive.

I tre macro principi sono spazio, tempo e condizione numerica che determinano le scelte del giocatore sia in fase di possesso che in non possesso, all’interno del ciclo del gioco che comprende cinque fasi: costruzione, gestione, finalizzazione, reazione alla palla persa e fase difensiva organizzata.

La programmazione del lavoro settimanale deve essere totalmente funzionale al tipo di gara che vogliamo sviluppare. Per esempio, se affrontiamo un avversario che gioca con due attaccanti la fase di costruzione sarà sviluppata attraverso dei lavori di 4 vs 2 o per essere più precisi un 3-1 vs 2. Oppure, in base a come ti viene a prendere la squadra avversaria e che densità crea nella zona della palla, andremo a privilegiare lavori per la ricerca del lato debole. La tecnica analitica viene inserita nelle fasi di riscaldamento per permettere ai giocatori di lavorare su smarcamento e ricezione con l’ausilio di un avversario semi attivo che mi permette di riconoscere una situazione e in questa fase è molto importante che il passaggio sia spinto e preciso.

Nel video sopra possiamo notare come alcuni dei principi citati precedentemente vengano applicati anche in gara. Il giocatore che conduce palla capisce che lo spazio e la condizione numerica non sono favorevoli quindi “chiuso torna” per andare alla ricerca dello spazio utile. Successivamente si vede bene la costruzione 3-1 vs 2 con il play che in questo caso riceve dal terzo uomo (esercitazione di tecnica analitica) per giocare sul lato debole della squadra avversaria.

Nel secondo video, la costruzione fatta con pazienza ha lo scopo di allungare e dilatare le maglie della squadra avversaria (attrarre giocatori avversari per avere maggiore spazio utile da attaccare).

Dopo la prima fase si nota come vengano superati sette giocatori e ci sia la possibilità di attaccare la linea con una netta differenza di velocità nelle diverse zone di campo. La comprensione dei giocatori rispetto al tipo di proposta che noi stiamo sviluppando è determinante e permette di scegliere e trovare soluzioni in base alla situazione che stanno vivendo nella gara. Il nostro compito durante l’allenamento è spiegare e far vedere la varie possibiltà che si creano in relazione ai movimenti dell’avversario.

Voglio ringraziare Edgardo Zanoli già Coordinatore Tecnico dell’A.C. Milan per l’aiuto nella programmazione e per la realizzazione pratica di questo metodo di lavoro.

MANUEL RATTI

  • Allenatore Calcio a 5
  • Desenzano Calcio a 5 – Serie C1

CALCIO A 5 CHE PASSIONE

Il calcio a 5 è uno sport in forte crescita a livello nazionale, nella nostra provincia (Brescia) ci sono molte realtà, partendo dal livello amatoriale per finire alle squadre iscritte ai campionati FIGC.

Questo sport è molto coinvolgente, anche per chi come me lo vive a livello dilettantistico ma con mentalità professionale, da grandissime soddisfazioni e anche molto impegno, dalla programmazione stagionale al mercato acquisti dei giocatori, dalla preparazione pre-campionato fino alla competizione vera e propria. La sfida di inizio stagione sta nel costruire un gruppo che lotti per vincere, la parte più affascinante è seguire i ragazzi, insegnare schemi e possibili giocate vincenti, insegnando loro a lottare, il rispetto delle regole e la disciplina. Mettendoli di fronte alla realtà, come nella vita il futsal propone delle sfide, degli ostacoli che a volte sembrano insuperabili, insegnando che l’impegno e la perseveranza alla fine pagano e ripagano degli sforzi fatti.

Per noi il futsal è integrazione, nel futsal non c’è colore né etnia, il calcio è lo sport più bello del mondo, il più conosciuto, quindi l’integrazione deve essere una priorità per fare in modo che il rispetto delle persone sia alla base di tutto.

Negli ultimi anni, grazie alla forte espansione del calcio a 5, si è resa necessaria la rivisitazione delle metodiche di allenamento e preparazione, partendo dal coinvolgimento ed investimento dei giovani, prima il calcio a 5 era un fine carriera per molti giocatori di calcio a 11, ora non più, i giovani sono protagonisti, grazie all’istituzione dei vari campionati giovanili, mentre nelle prime squadre è stato imposto l’inserimento di alcuni giovani a partire dalla serie C2. La dinamicità di questo gioco da ai giovani un grande vantaggio rispetto ai giocatori più attempati ed esperti, per emergere però i talenti devono lavorare molto sulla disciplina ed il carattere.

Nonostante la forte crescita del futsal, nella nostra provincia ci sono pochi allenatori ed istruttori, poche persone preparate come allenatori dei portieri e preparatori atletici, la speranza è che per il futuro si faccia qualcosa per migliorare anche questo aspetto.

ALESSANDRA DANESI

  • Allenatrice UEFA C
  • Allenatrice U10 ACD Ghedi
  • Allenatrice Scuola Calcio 2014-15 ACD Ghedi
  • Allenatrice Scuola Calcio 2013-14-15 USD Calcense

LASCIAMOLI GIOCARE

Ciao a tutti, sono Alessandra, Allenatrice UEFA C, laureata in Scienze Motorie & Sport presso l’Università Statale di Milano e Laureata in Psicomotricità Educativa presso l’Università Statale di Bergamo. Lavoro all’interno di scuole materne, elementari e Asilo Nido e nella fascia pomeridiana mi dedico allo Sport, al CALCIO, sono ormai da molti anni Allenatrice all’interno delle scuole calcio.

Svolgo il mio ruolo da “Mister o Misteressa”, così mi chiamano i bambini, in diverse scuole calcio, realtà nella quale credo molto, perché ciò sulla quale “lavoriamo oggi” sarà poi il “successo di domani”! Nella Scuola Calcio è fondamentale giocare lo sport con allenatori competenti-formati, perché se le “radici” sono salde e sicure, anche la “pianta” crescerà bene e porterà ottimi frutti! Partendo proprio da questo aspetto, è fondamentale ricordare e capire che, fin da “piccoli” (4 anni) i bambini hanno bisogno di tanti stimoli, di essere ascoltati e di poter creare con loro e per loro momenti di gioco pensati e finalizzati con il solo obbiettivo di farli divertite, conoscere, imparare, sperimentare il corpo, la mente e il cuore, il tutto all’ interno di in un ambiente tutelato e pensato a misura per loro!

Lo scopo principale quindi delle scuole calcio deve essere quello di mettere il bambino come primo interesse e cercare di anno con anno di farlo crescere e allo stesso tempo di farlo divertire attraverso il gioco. Il successo o l’insuccesso del futuro di un bambino viene stabilito in buona parte da ciò che il bambino ha fatto negli allenamenti tra i 5 e 8 anni. Quindi in ogni allenamento non ci deve essere nemmeno un piccolo spazio per la “noia” ma bensì per il divertimento, per la voglia di crescere, cercando di rendere questi piccoli calciatori sempre più capaci a risolvere problemi, perché è bene capiscano che il gioco del calcio è un poco “complicato”, per arrivare al “goal”, serve sbagliare perché solo così si diventa “grandi”!

Il bambino viene al campo perché ciò che desidera fare in primis è giocare con la palla, provare piacere, per questo all’ inizio specialmente tenterà con grande frequenza di giocare da solo (è normale sia così lo dice la psicologia), chi non passa mai la palla non è egoista, ma vuole essere lui il “protagonista”, perché in quel momento esiste prima di ogni cosa il suo “Io”! Tanto quindi darà piacere il controllo della palla, fare goal, tanta sarà la frustrazione quando invece la si perde, quando viene conquistata da un avversario o il goal lo fa l’altra squadra! Tutti questi aspetti non sono da trascurare specialmente quando come Allenatori viviamo appunto la realtà della scuola calcio, questo processo di insegnamento-apprendimento dev’essere alla base di tutto e tutti:

  • i bambini devono poter sperimentare situazioni, giochi, partite, in cui siano in contatto con il pallone, dove si possano divertire: “Noi vogliamo giocare!!!”;
  • i bambini devono avere sempre la possibilità di esprimersi, qualunque siano le loro capacità con attività pensate a misura di bambino, del gruppo con la quale ci stiamo relazionando;
  • è fondamentale tenere sempre alta la motivazione dei bambini attraverso i giochi, il divertimento, spronarli quando serve, piuttosto che accompagnarli nel gioco e “riprenderli” con le giuste modalità quando è opportuno farlo.

Ho voluto precisare nell’ultimo punto, l’importanza di “riprendere” i bambini quando è opportuno farlo, per sottolineare che la differenza reale è il “Come” si fa, “Come” si comunica “l’errore” al bambino! Purtroppo “l’errore” viene visto come un dramma, non è consentito sbagliare, questo è spesso il messaggio che il mondo “adulto” fa credere, e di riflesso è quello che percepiscono i bambini! Se pensiamo ai piccoli calciatori che arrivano al campo dopo tante ore di scuola dove imparano “che gli errori sono cattivi, e sono puniti se li fanno” (Kiyosaki), non possiamo di certo pretendere che vedano l’errore come un qualcosa che li fa crescere, ma bensì come una cosa negativa! E nella scuola calcio? Stessa identica cosa purtroppo “Che gol hai sbagliatoooo!!”. Quante volte si sente una frase simile provenire dalla panchina?!? Tante Troppe volte! Anche il bambino ha capito di aver sbagliato a calciare, lo sa da solo che la palla non è entrata in porta, non c’è bisogno che il mister lo sottolinei ancora gridando e sbraitando da bordo campo. Forse è necessario che l’allenatore direttivo ed autoritario, quello che non accetta gli errori perché crede sia il percorso formativo migliore, lavori su di sé! Oggi si ha bisogno specialmente nell’attività di base, di essere un “Allenatore-Formatore”, ovvero quello che spiega al bambino perché ha sbagliato, quello che fornisce la spiegazione corretta, nel modo più corretto. Il Formatore di scuola calcio deve riconoscere la valenza educativa dell’errore, un elemento fondamentale per l’apprendimento dei piccoli calciatori. Come? Attraverso i giusti feedback!

Il feedback, inteso come il messaggio che il formatore trasmette al bambino dopo aver commesso l’errore. Il Formatore deve saper fornire feedback costruttivi che si focalizzano su ciò che il bambino può migliorare piuttosto che sull’errore. A livello motivazionale spostate il focus attentivo su ciò che “sa fare” e non su ciò che “non sa fare”, aiuta l’autostima del bambino, lo carica di positività che poi frutterà nel tempo sia sull’ evoluzione della sua personalità che sul campo. Quando l’allenatore trasmette un feedback al bambino, oltre che trasmettere un’informazione, sta dando un rinforzo alla loro relazione. Ciò che gli trasmettiamo è fondamentale per i bambini (ogni azione che facciamo, parola che utilizziamo …), perché siamo parte del loro processo di crescita calcistica ma specialmente di vita!!!

Riflettendo un attimo su tutto ciò detto qui sopra, mi sorge spontanea una domanda: ma … “Di cosa hanno realmente bisogno i bambini?

  • bisogno di sicurezza
  • di acquisire nuove esperienze
  • che i suoi sforzi vengano riconosciuti
  • Il bisogno di dimostrare la propria responsabilità
  • Il bisogno di giocare
  • Il bisogno di socializzare con gli altri
  • Il bisogno di muoversi
  • Il bisogno di vivere il presente
  • Il bisogno di cambiare
  • Il bisogno di essere capiti dagli adulti

“I bambini non sono adulti in miniatura!” Hanno problemi e desideri diversi, imparano in modo diverso e non seguono la logica degli adulti, hanno le loro idee, pensieri e ragionamenti vivono e percepiscono il mondo in modo fantastico! Per tutti questi motivi chi lavora con i bambini deve essere preparato, attento, a guidarli verso la ricerca di una identità e personalità. Ogni bambino è unico a suo modo, si comporta spontaneamente, senza “copione”! L’ importante non è far vincere o perdere la squadra, ma quanto siamo in grado di farla divertire! Noi però dobbiamo essere i primi a crederci, solo poi saremo in grado di trasmetterlo ai nostri bambini, alle nostre scuole calcio!

Vorrei concludere ricordando che ci vuole molta consapevolezza professionale, coscienza di come si insegna, di come siamo in gradi di lasciare un segno positivo dentro ognuno dei bambini che incontriamo durante il nostro percorso da Allenatori. È Mister chi aiuta, non chi giudica; chi è alleato di ogni singolo bambino appartenente al gruppo, e cerca insieme a lui di capire perché l’errore è accaduto e come una prossima volta si può evitare o comunque come si può risolvere. Il nostro obiettivo sono sempre i bambini, dobbiamo sostenerli, far risaltare le loro esperienze in campo, creando ogni volta un “setting” di allenamento in cui possano imparare con gioia e divertimento, perché solo così ciò che imparano si sigillerà nella mente insieme alla gioia e al divertimento! (Daniela Lucangeli)

Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la Torre di Pisa
(Gianni Rodari)

MAURIZIO CADEI

  • Allenatore UEFA B
  • Allenatore U14 Professionisti FeralpiSalò

AIUTIAMOLI A CRESCERE

Sono ormai parecchi anni che lavoro nei settori giovanili delle società professionistiche della nostra provincia (Brescia). Questa esperienza, ormai più che decennale, mi porta spesso a riflettere su quali aspetti siano determinanti per la formazione di un giocatore/uomo.
Le parole dei CAMPIONI affermati, nelle loro interviste, mi danno spesso dei suggerimenti in questo senso e mi spingono a valutare quali comportamenti un allenatore di settore giovanile deve maggiormente considerare. Spesso, viene loro chiesto cosa li porta a raggiungere certi risultati.
Le loro risposte generalmente, parlano di passione, gioia e divertimento nello svolgere il proprio lavoro che li porta ad ALLENARSI con grande impegno, proiettati sempre alla ricerca del miglioramento.
Va da sé, quindi, che il compito degli addetti deve mirare ad inculcare l’importanza dell’allenamento, facendo in modo che nell’atleta cresca la gioia e il divertimento nello svolgimento delle attività proposte.
Detto così sembra molto semplice ma in realtà tutto ciò richiede grande impegno, competenza ed equilibrio. Occorre procedere a piccoli passi.

Compito principale di un allenatore deve essere porsi degli obbiettivi didattici, modulati all’età e alle qualità dei giocatori che ha a disposizione (se ad una persona viene dato un obiettivo raggiungibile è stimolato a perseguirlo e prova piacere nel realizzarlo).
Deve inoltre essere equilibrato nel valutare il miglioramento, senza farsi condizionare da fattori esterni che vanno si considerati, in quanto aiutano nella lettura di ciò che si è preposto, ma possono anche distrarlo da ciò che sta perseguendo.
È inoltre fondamentale, dal mio punto di vista, che nessuno di coloro che circondano un giovane calciatore (allenatori, procuratori, dirigenti, presidenti, genitori…), proietti le proprie ambizioni personali su di lui, rischiando di togliergli le proprie. In questo modo potrebbe condizionarne negativamente quella gioia che porta uno sportivo a vivere in modo emozionale una competizione, incidendo negativamente sul rendimento e soprattutto togliendogli la voglia di mettersi in gioco. GUAI…. IL CALCIO È UN GIOCO.
Concludendo, non è un allenatore, un procuratore, un presidente o un papà, che può costruire un calciatore. Uno, giocatore ci nasce. Il nostro compito deve essere accompagnarlo nella crescita, cercando di fornirgli più competenze possibili ed evitando di mortificarne il talento.

Articoli più recenti »

© 2026

Tema di Anders NorenSu ↑