Categoria: Tesi

DAVIDE DALOLA

  • Allenatore UEFA B
  • Allenatore U12 U.S. Cremonese
  • Allenatore in seconda U16 U.S. Cremonese
  • Laurea Triennale in Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali
  • Laurea Specialistica in Psicologia Clinico-Dinamica
  • Master in Psicologia dello Sport


MAURO CITI

  • Preparatore Atletico
  • Preparatore Atletico FC Franciacorta – Serie D

MODIFICAZIONI STABILOMETRICHE INDOTTE DALLA PARTITA DI CAMPIONATO IN CALCIATORI PROFESSIONISTI

DEFINIZIONE DELLA POSTURA

Cos’è la postura:
Dalla letteratura tante sono le definizioni del concetto di postura, ma da un punto di vista fisiologico per postura possiamo intendere la posizione del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti scheletrici, il cui fine è il mantenimento dell’equilibrio (funzione antigravitaria), sia in condizioni statiche che dinamiche, cui concorrono fattori neurologici, muscoloscheletrici, psicoemotivi e relazionali, legati anche all’evoluzione della specie.

INTRODUZIONE

La mia indagine nasce dall’esigenza di trovare un metodo di controllo per la salvaguardia della salute del calciatore. I continui carichi di allenamento a cui si sottopongono questi atleti provocano delle modificazioni che risultano essere al limite della sopportazione della struttura atleta, è perciò necessario indagare al fine di un corretto uso delle metodiche allenanti per limitare i danni da esse provocate.

Un corpo in posizione ortostatica, anche se apparentemente immobile, oscilla in modo impercettibile in avanti, indietro e lateralmente, tali oscillazioni sono la risultante di contrazioni muscolari riflesse.
Le pedane stabilometriche ne permettono una quantificazione numerica, permettendoci così una valutazione oggettiva dello stato posturale dei soggetti che vogliamo analizzare.
Questo è il presupposto della nostra analisi, per rispondere alle seguenti domande:

  1. I calciatori presentano valori discostanti dai range di normalità?
  2. L’allenamento provoca delle modificazioni posturali?
  3. L’analisi di tali parametri può essere utile per un controllo dei carichi di lavoro?

Se osserviamo gli atleti di alto livello che praticano il medesimo sport, notiamo che ci sono delle particolarità fisiche che li accomunano. Allo stato attuale di specifiche ricerche, risulta evidente l’esistenza di una stretta relazione tra appropriate caratteristiche fisiche e morfologiche individuali e la pratica di una determinata disciplina sportiva. La struttura somatica è di grande importanza in ambito sportivo in termini di biomeccanica, in relazione ai costi energetici e per la corretta esecuzione del gesto atletico. La sua valutazione è un importante fattore di conoscenza in quanto permette una classificazione morfologica e somatica degli atleti. Esiste quindi un rapporto fra efficienza motoria, rendimento sportivo e alcune alterazioni posturali, visto che numerosi studi scientifici hanno ormai dimostrato che l’iperprogrammazione delle catene muscolari influenza la postura. Quando una postura crea un fattore di danno o di rischio per sovraccarico meccanico o per ripetitività del gesto si definisce come “postura incongrua”: è questo il caso del calciatore, sia esso professionista o dilettante. Essendo infatti il calcio un’attività sportiva asimmetrica, è causa di squilibri a tutto il sistema tonico posturale. Tali squilibri possono divenire nel tempo la causa di algie ad articolazioni e muscoli e limitare l’atleta nella pratica dell’attività sportiva stessa.

CAPITOLO 1: LA POSTURA NEL CALCIATORE

1.1. Il preparatore rispetto alla postura

Nel programma di lavoro che comprende tutta la stagione agonistica, è importante individuare dei momenti per inserire le metodologie posturali nel piano delle attività.
Da alcuni anni con l’intensificarsi degli impegni agonistici da parte delle società professionistiche, già dal precampionato, i tempi per allenarsi si sono notevolmente ridotti a scapito di un maggior numero di partite ufficiali.
Questo ha comportato un sempre maggior numero di infortuni e pertanto l’aspetto preventivo ha trovato uno spazio minore rispetto a quello rieducativo.
L’attività del preparatore è vista, in alcune situazioni, solo in funzione del recupero degli infortunati e l’allenamento del resto della squadra viene svolto parallelamente ma i due binari non si incontrano mai. In questo modo operiamo con calciatori che sono impazienti di tornare con il resto del gruppo e dal punto di vista psicologico soffrono perché non vengono impiegati in gare ufficiali.

1.2. Perché effettuare una valutazione posturale?

Dopo più vent’anni come Preparatore Atletico e l’approfondimento alla posturologia applicata allo sport ho maturato una certa esperienza che mi ha aiutato ad apprendere che la postura è l’espressione della nostra storia del nostro vissuto personale, di memorie dei propri traumi fisici ed emotivi del tipo di vita e di stress che conduciamo, del tipo di lavoro e di sport a cui siamo assoggettati nel tempo.
Di conseguenza non si può non prendere in considerazione le catene muscolari (azioni e reazioni del corpo).

Da sempre la preparazione atletica ha cercato di incrementare la forza ed in modo particolare la forza esplosiva del calciatore.
L’utilizzo di macchine di muscolazione ha comportato il rafforzamento di singoli gruppi muscolari senza riuscire, tuttavia, a migliorare in modo ottimale la performance dell’atleta, anzi aumentando il rischio di lesioni muscolari.
Quando si opera con un gruppo di calciatori è necessario prevedere un esame obiettivo (1) in modo da evidenziare (anche attraverso test) quali sono le rigidità muscolari del singolo calciatore tenendo conto delle catene muscolari.
“Le catene muscolari rappresentano circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo”. (2)
I muscoli non agiscono come entità isolate nello spazio ma come “circuiti di continuità” attraverso i quali è possibile indagare su eventuali compensi e, quindi, agire per migliorare la funzione ed il gesto tecnico.

È necessario rivedere un piano di allenamento programmato sul rafforzamento analitico di alcuni gruppi muscolari poiché troppo distante da una visione del corpo globale. Le catene muscolari statiche e dinamiche agiscono in sinergia per una perfetta riuscita della performance ma anche per garantire l’equilibrio psicofisico del calciatore e limitare gli aspetti traumatici e compensativi specifici di questa disciplina sportiva. La catena statica posteriore è costituita da aponeurosi, guaine, legamenti, tendini cioè da tutta quella struttura connettiva, che si trova nella parte posteriore del corpo e che sul piano funzionale fa parte di un’unica fascia.
Si possono distinguere diverse catene muscolari che intervengono nei vari gesti tecnici.
Ad esempio le catene crociate assicurano movimenti di torsione, pertanto diventano indispensabili a livello del tronco quando l’atleta calcia la palla con forza e una spalla va verso l’anca opposta.
Il calciatore utilizza costantemente le catene muscolari poiché si deve adattare, da un punto di vista dinamico, ad una situazione di gioco, che istante per istante cambia. (3)
La domanda è: da cosa viene condizionata la postura? Occhi (disturbi della convergenza) Sistema buccale (lingua, deglutizione, denti, mandibola) Disturbi vestibolari Condizioni Ansioso, depressive traumi lesioni cicatrici problematiche viscerali il sistema fasciale e connettivale fa sì che le catene muscolari vengano organizzate in una rete di catene; per questa ragione una tensione anomala che nasce in un punto qualsiasi di una catena è in grado di muoversi e spostarsi da un estremo all’altro ed è in grado di entrare in ogni altra catena attraverso punti d’intersezione al fine di rispondere a esigenze funzionali, antalgiche ed economiche .
A questo punto ritengo sia fondamentale rilevare la situazione posturale dell’atleta e del gruppo: atteggiamento posturale, storia traumatica, stato emotivo.
Determinazione del rischio di trauma da sovraccarico funzionale; monitorare nel tempo atteggiamenti ritenuti a rischio per la salute e la performance dell’atleta.
Trovare la causa di una disfunzione o alterazione limitante l’attività sportiva.
Ottimizzare la metodologia dell’allenamento applicata al gruppo.

1.3. Osservazioni posturali del Calciatore

Se osserviamo atleti professionisti e atleti dilettanti che praticano lo stesso sport, possiamo notare che ci sono delle particolarità fisiche che li accomunano.
La postura è di grande importanza in ambito sportivo, in relazione ai costi energetici e per la corretta esecuzione del gesto atletico.
La sua valutazione è un importante fattore di conoscenza in quanto permette una classificazione degli atleti; quindi un rapporto fra efficienza motoria, rendimento sportivo e alcune alterazioni posturali. Quando una postura crea un fattore di danno o di rischio per sovraccarico meccanico o per ripetitività del gesto si definisce come “postura incongrua”: è questo il caso del calciatore, sia esso professionista o dilettante.
Essendo infatti il calcio un’attività sportiva asimmetrica, è causa di squilibri a tutto il sistema posturale. Tali squilibri possono divenire nel tempo la causa di algie ad articolazioni e muscoli e limitare l’atleta nella pratica dell’attività agonistica stessa.
Sappiamo tutti che ogni calciatore ha un piede che predilige nel calciare il pallone e di conseguenza un piede “d’appoggio”.
Il piede d’appoggio è quello che sopporta il carico maggiore, mentre al piede con cui si calcia, quello interessato al gesto atletico viene, impressa una notevole forza esplosiva.
Il calciare non è solo uno dei gesti più frequenti nel gioco del calcio, ma anche quello che distingue il calcio dalla maggior parte degli altri sport.

1.4. I Compensi statici del calciatore

L’azione di calciare il pallone non consiste solo nella semplice flessione dell’anca ed estensione del ginocchio, ma è un’azione anche caratterizzata da un’importante componente in adduzione del movimento articolare.
Quindi si richiede una potente attività dei muscoli adduttori, che è responsabile dello sviluppo di questi muscoli (cosa che si può osservare nei giocatori di calcio).
Questo si riflette nel caratteristico aspetto clinico dell’arto inferiore di questi atleti, contraddistinto da muscoli adduttori molto forti ma anche molto accorciati.
Si sviluppa infatti nei calciatori uno squilibrio muscolare a livello dell’articolazione del ginocchio, con i muscoli adduttori, sul lato interno del ginocchio, molto forti e accorciati e i muscoli abduttori, sul lato esterno, relativamente deboli.
Questo squilibrio muscolare dà origine, attraverso i potenti muscoli adduttori lunghi, ad un carico compressivo elevato sul compartimento mediale del ginocchio che potrebbe contribuire allo sviluppo della tipica deformità in varo del ginocchio. (4)
E’ intuibile quindi come si riscontri spesso asimmetria nella postura del calciatore.

Sul piano frontale il ginocchio in varismo rappresenta uno degli aspetti più significativi della postura caratteristica del calciatore.
L’impegno atletico del calciatore è oggi scandito da ritmi di allenamento non indifferenti: i carichi di lavoro costringono a recuperi veloci ed ogni particolare deve essere curato nei dettagli e non sempre si ha il tempo di farlo.
Tra questi l’assetto del piede è di fondamentale importanza, non solo ai fini della miglior funzionalità dello stesso ma anche dal punto di vista posturale.
La necessità, da parte del calciatore, di dover esprimere un gesto tecnico, ad alta velocità o comunque in condizioni di equilibrio precario impone la ricerca del miglior assetto monopodalico.
L’articolazione e tutta la struttura del piede del calciatore sono quindi a rischio per l’imprevedibilità e l’occasionalità di talune situazioni di gioco che possono stressare oltremodo le strutture legamentose, oppure per come debbano sopportare un carico massimale anche in condizioni estreme, in relazione a condizioni di terreno duro, dove il trauma metatarsale è frequente in corrispondenza dei tacchetti.
L’allenamento prevalente dei muscoli estensori ed abduttori della coscia a partire dalla giovane età contribuisce, in alcuni casi, ad una deviazione delle ossa degli arti inferiori che assumono la tipica piega ad arco. Chiaramente il ginocchio varo ha delle ripercussioni sull’anca, caviglie e piede.
Tuttavia, come sottolinea B.Bricot, ci possono essere delle situazioni in cui il piede valgo compensa un ginocchio varo.

Nei calciatori il lavoro di semiflessione della gamba sulla coscia fa lavorare in modo costante il quadricipite ma gli ischio-tibiali, in questa situazione, finiscono per avere un lavoro qualitativamente più importante. Infatti il ginocchio tende ad essere meno stabile rispetto alla posizione d’estensione. Si ottiene una diminuzione del ruolo dei legamenti compensata dal ruolo attivo degli ischio-tibiali. Il lavoro ad intermittenza ha come risultato quello di valorizzare il volume dei muscoli, pertanto i calciatori sviluppano ischio-tibiali voluminosi, robusti e corti per assicurarsi la stabilità del ginocchio.
Ricordiamo che gli ischio-tibiali comprendono:

Gli ischio-tibiali quando sono in una condizione di retrazione eccessiva, mediante il gioco delle catene muscolari, provocano dei compensi statici e dinamici.
Per quanto riguarda i compensi statici possiamo affermare che quando gli ischio tibiali sono corti possono recuperare un margine di lunghezza:

  1. a livello delle inserzione distale per mezzo di una semiflessione del ginocchio (postura tipica del calciatore)
  2. a livello dell’inserzione prossimale, abbassando la tuberosità ischiatica e spostando
    posteriormente l’ala iliaca.

A livello del ginocchio la trazione del bicipite sulla testa del perone può scatenare una propriocettività più marcata a livello dei legamenti peroneo-tibiali. Il corpo, che tende ad assumere una posizione antalgica, facilita la rotazione esterna della tibia sotto il femore, offrendo così un piccolo aumento di lunghezza e comodità ai 2 capi del bicipite. Quando questo compenso è insufficiente si registrano tendinite sulla faccia esterna del ginocchio, a volte confusa con una lesione al menisco esterno.
Talvolta una testa del perone tende a spostarsi in posizione posteriore per cui risulta difficile per il calciatore la flessoestensione della gamba.
A livello dell’ala iliaca, invece, la conseguenza della retrazione degli ischio-tibiali è l’abbassamento delle tuberosità ischiatiche.
In questa situazione otteniamo lo spostamento a livello posteriore delle ali iliache, questo comporta, per le articolazioni coxo-femorali lo stiramento degli adduttori. È facilmente intuibile come gli adduttori, già in posizione di stiramento, sopportano a fatica un ulteriore allungamento o un lavoro eccessivo che spesso produce contratture o tendiniti. In questa situazione gli adduttori sono solo la sede del dolore e non la causa, pertanto il preparatore deve agire a livello delle retrazioni degli ischio-tibiali. Si deve ottenere una distensione degli adduttori con un margine di allungamento ottenuto sugli ischio-tibiali. Quest’ultimi sono abituati a lavorare in accorciamento e perdono l’abitudine di lavorare in allungamento, pertanto osserviamo frequentemente durante delle partite intense calciatori uscire dal campo con una contrattura ai muscoli posteriori. Le tecniche di allungamento globale riducono il rischio di stiramento o contrattura.
A livello dell’anca gli accorciamenti degli ischio-tibiali e la tensione di allungamento degli adduttori comportano una risultante di compressione della cavità cotiloidea della testa femorale.
A livello della colonna lombare la catena posteriore degli arti inferiori tende a posteriorizzare le ali iliache a raddrizzare la colonna lombare. Entrano in azione, tuttavia, alcuni muscoli che la ricostituiscono.

Il quadrato dei lombi agisce sulla lordosi lombare come la corda sulla curvatura dell’arco: più la corda è tesa più l’arco si incurva.

L’ileo-psoas è il secondo muscolo che tende ad aumentare la lordosi lombare. Tutto questo comporta compressioni intervertebrali e discali con affaticamento lombare (L.Busquet 1998).

1.5. Siamo pendoli rovesciati

L’uomo è un pendolo rovesciato perché le catene muscolari che ci tengono in piedi, le cosiddette catene antigravitarie, sono le prime ad affaticarsi innaturalmente e a soffrire di disequilibrio posturale. Visto che usiamo le stesse catene per il movimento immaginatevi l’influenza che possono avere sulla performance o che rischio di infortunio corriamo. Quindi, lo studio della postura e la sua ottimizzazione può dare nella vita di un calciatore innanzi tutto un aumento delle performance ma anche un aiuto nella prevenzione degli infortuni perché uno schema non fisiologico oltre che essere dispendioso non è confortevole. Sembrerebbe che già da sole la ragionevolezza e la semplice logica dovrebbero bastare a evidenziare l’esigenza di una valutazione posturale.

Per questi motivi riscontriamo nel calciatore frequentemente patologie a carico:

Zona lombare
Ginocchio
Pube
Tibio Tarsica

1.6. La corsa del calciatore

I compensi sopra descritti conducono ad un approccio biomeccanico della corsa differente da quella descritta nell’atletica leggera. Infatti, possiamo osservare nel grafico analizzato dall’Elite a 200 Hz in un giocatore che correva ad una velocità superiore a 7 m/sec che:

• la gamba di spinta viene richiamata in maniera non economica (corsa seduta)
• la fase aerea è relativamente lunga
• l’arrivo a terra avviene col tronco troppo dietro.
È questa una corsa che deve rispondere alla necessità, tipica dei giochi di squadra di riuscire ad arrestarsi in breve tempo, a cambiare velocemente di senso e di direzione. Diventa quindi una corsa non economica e molto legata allo sport e quindi una corsa in “abilita”.

CAPITOLO 2: RICERCA SPERIMENTALE

1.2. Pedana stabilometrica Biopostural System

Il BioPostural System è un sistema di analisi posturale composto da una piattaforma a sensori di pressione, sottilissima, supportato da un software di elaborazione ed archiviazione degli esami eseguiti.

Il BioPostural System permette di effettuare l’analisi clinica del tono posturale e rilevazioni sia in statica che in dina mica delle pressioni plantari, in particolare

  • Analisi dell’Armonia del Tono Postura l e (ATP) Analisi di Barrè P A e L L
  • Esame Stabilometrico : registrazione dell’ appoggio plantare in statica fornendo i dati posturometrici equiparabili all’analisi normalizzata (x e y medio, LSF, Analisi di Fourier, statokinesiogramma e stabilogrammi); i n registrazione del passo
  • Analisi Dinamica dell’appoggio plantare per lo studio della forma e funzione del piede;
  • Gestione di protocolli standard (Test di Romberg strumentale) e personalizzati

2.2. La pedana così concepita permette di valutare:

• Le coordinate del centro di pressione, cioè della posizione centrale delle forze verticali esercitate dai piedi durante la stazione eretta, sull’asse X (frontale) e quello Y (sagittale), espresse in mm.
• La lunghezza delle oscillazioni del soggetto (lunghezza del gomitolo), espressa in mm, che rappresenta in sostanza la distanza complessiva percorsa dal centro di pressione ed è dunque un indice dell’energia utilizzata
• La velocità media, e relativa velocità di destra e sinistra, degli spostamenti, espressa in mm/sec, che forniscono informazioni sull’energia spesa dal sistema e sulla loro omogeneità delle oscillazioni di destra e sinistra.
• La varianza della velocità esprime il rapporto tra accelerazioni e frenate durante l’oscillazione. Più è alta maggiore è il disagio ed il dispendio energetico del paziente. Più che il valore assoluto è interessante osservare se le diverse condizioni di esame incrementano o diminuiscono il valore.
• La superficie dell’ellisse (area del gomitolo), espressa in mm2, che misura la dispersione delle oscillazioni sul piano d’ appoggio.
• Lo spettrogramma di frequenza delle oscillazioni sul piano sagittale e frontale
• Lo statokinesigramma, cioè la rappresentazione al suolo delle oscillazioni riferita al centro di sostegno e/o ai valori medi di X e Y• Lo stabilogramma, cioè la graficazione dello spostamento nel tempo del centro di pressione rispetto ai valori medi di X e Y, La velocità e la lunghezza degli spostamenti, la superficie del gomitolo e la varianza della velocità.

2.3. La Postura Ortostatica

2.4. Metodica applicativa

Ai soggetti è stato chiesto di salire sulla pedana senza scarpe, i piedi sono stati posizionati secondo le indicazioni dell’apparecchiatura, utilizzando come punti di riferimento, il tallone, il secondo metatarso e la proiezione della perpendicolare del malleolo esterno sulla superficie, della pedana.
I soggetti sono stati invitati ad assumere la posizione eretta, con lo sguardo rivolto in avanti verso apposita mira, arti superiori lungo i fianchi, denti non a contatto (rest position RP), per tutti e 30’’ secondi della prova. Nella stessa posizione sono state eseguite altre valutazioni ad occhi chiusi, ed a bocca aperta . Tutti questi input sono serviti per interrogare i vari recettori sopra indicati.
L’esame stabilometrico fornisce una vasta gamma di dati, a tal proposito sono stati presi in considerazione quelle grandezze con maggior rilevanza clinica:
• Area del gomitolo (superficie ellisse).
• Posizione del baricentro medio sull’asse Y
• Varianza di velocità

CAPITOLO 3: ANALISI STATICA DEI DATI SPERIMENTALI

3.1. Dati Campione

I dati analizzati si riferiscono ad un campione di 19 soggetti valutati per mezzo della pedana
stabilometrica.
Gli atleti sono stati valutati in tre “assetti” differenti:
● S assetto “standard”
● BA assetto a “bocca aperta”
● OC assetto ad “occhi chiusi”
e in 4 “momenti” differenti:
● S uno o più giorni prima della gara
● D1 il giorno della gara ma prima della stessa
● D2 il giorno della gara subito dopo la stessa
● M a due giorni dalla gara
Le variabili studiate in questa analisi sono:
● Y medio la componente y del “baricentro” del soggetto
● Superficie Ellisse la superficie dell’ellisse che racchiude meglio la “traccia” del gomitolo
● Velocità la velocità della “traccia” del gomitolo

3.2. Tipologia di analisi e test utilizzati

In questa analisi sono stati confrontati i valori delle tre variabili prima della gara (D1) e dopo la gara (D2)(confronto D2-D1), prima della gara e due giorni dopo (M)(confronto M-D1).
Inoltre è stato eseguito un confronto D1-S fra le valutazioni del pre gara e quelle rilevate nei giorni precedenti, come controllo sulla coerenza del campione.
Queste valutazioni sono state eseguite sui dati di tutti e tre gli assetti. (S,BA,OC)
La tecnica utilizzata per quantificare l’evidenza sperimentale è stata il test di student. (t test)
Si è fatta l’ipotesi che non vi fosse alcuna differenza significativa dal punto di vista statistico fra i campioni confrontati e attraverso il test, si è calcolato il p-value cioè la probabilità di ottenere i valori sperimentali (o valori peggiori). Alti valori del p-value indicano una sostanziale indistinguibilità fra i due campioni.
Viceversa un basso p-value è segno che le differenze ottenute fra i due campioni sono significative dal punto di vista statistico.

Nella letteratura medica in genere si considera la soglia del 5%.
Un p-value minore del 5 % indica evidenza sperimentale, un valore maggiore del 5% è segnoche le differenze osservate non sono significative.

Superficie ellisse confronto D2-D1 in assetto

● Si riscontra un aumento medio della superficie del (86±38)%
● p-value = 4.0 %
L’aumento è significativo da un punto di vista statistico questo aumento è ben visibile anche dall’istogramma al lato che presenta una forte asimmetria verso destra, quindi una maggiore presenza di valori positivi.

Y Medio confronto D2-D1 in assetto “S”

● Il valor medio della variazione percentuale è (-1±12)%
● p-value = 93 %
La variazione non è assolutamente significativa e dovuta solo ad incertezze di natura casuale anche l’istogramma al lato conferma i parametri ottenuti dall’analisi. I valori si addensano nei pressi dello “0”.

Velocità confronto D2-D1 in assetto “S”

● Il valor medio della variazione percentuale è (-0.1±3.5)%
● p-value = 97 %
La variazione non è assolutamente significativa e dovuta solo ad incertezza statistica anche in questo istogramma i valori si addensano nei pressi dello “0”.

Superficie ellisse confronto D2-D1 in assetto “BA”

● Si riscontra un aumento medio della superficie del (87±23)%
● p-value = 0.17 %
L’aumento è molto significativo da un punto di vista statistico.
Come nel caso dell’assetto “standard” (S) l’aumento è ben visibile per la presenza massiccia di valori positivi.

Superficie ellisse M-D1 in assetto “S”

● Il valor medio della variazione percentuale è (17±24)%
● p-value = 48 %
L’aumento non è significativo da un punto di vista statistico
Come in casi analoghi i valori si addensano nei pressi dello “0”.
L’aumento della superficie rilevato subito dopo la gara non è più visibile.

Valori del p-value e grafici dei restanti confronti:

Sono stati eseguiti i test statistici confrontando i valori del pre gara con tutti gli altri momenti in tutti gli assetti e per tutte e 3 le variabili ottenendo sempre valori del p-value maggiori (quasi sempre di molto) del 5%.
Non si riportano questi valori nella relazione solo perché potrebbero essere motivo di confusione ma sono disponibili in qualsiasi momento insieme ai relativi grafici.

3.3. Risultati

● Confrontando i valori del pre e post gara (confronto D2-D1) in assetto standard (S) si è riscontrato un aumento della superficie dell’ellisse con un valor medio del 85±38 %, a questo aumento è associato un p-value del 4.0 % quindi statisticamente significativo.
● Questo aumento è visibile anche in assetto BA con un valor medio del 87± 23 % e un p-value di 0.17 % (molto significativo!)
● In assetto OC questo aumento, pur visibile, non è statisticamente significativo (p-value 25%)
● Confrontando i valori del pre gara e del martedì (confronto M-D1), per tutti e tre assetti non si riscontrano differenze significative, segno che il soggetto è ritornato nello stato di normalità
● Confrontando i valori del pre gara e del sabato (confronto S-D1) , per tutti e tre assetti non si riscontrano differenze significative, a riprova di una buona coerenza nelle informazioni emerse dai dati.
● Per le variabili y medio e velocità non ho riscontrato differenze significative fra i dati prima e post gara e nel confronto con giorni differenti

3.4. Considerazioni finali

Se osserviamo i valori numerici basali ci rendiamo conto di esser di fronte a soggetti che si diversificano dalla normalità in quanto evidenziano parametri considerati al limite, ciò non significa che i calciatori sono “malati”, ma presentano una struttura ormai modificata, che necessita di nuovi valori di riferimento affinché si possa stabilire nuovi parametri di normalità per questa categoria di sportivi.
Un dato molto importante che si vuol prendere in considerazione è quello di valutare se il giocatore dopo aver effettuato la partita sia più o meno stabile posturalmente di quanto lo fosse all’inizio della stessa.

Varianza di velocità

La varianza di velocità denota un andamento individuale da far presupporre che non ci sia una tendenza comune nella tolleranza dei carichi di lavoro, ma che ogni individuo percepisce la partita a seconda delle sue caratteristiche basali e del momento.

Baricentro sull’asse Y

A tal proposito nella mia esperienza extracalcistica ho notato che nei soggetti normali (non atleti) l’asse delle y è tendenzialmente più posteriorizzata rispetto ai calciatori che presentano un baricentro molto avanzato.
Questo potrebbe essere uno spunto per un ulteriore ricerca con un numero maggiore di atleti da analizzare, essendo la mia ricerca uno studio pilota.

Area del gomitolo

Considerando il rapporto individuale, riscontriamo che i valori presi in esame mostrano come i calciatori tendano dopo la partita ad aumentare l’area del gomitolo, (superficie) indicandoci che siamo in presenza di un controllo posturale aperto e successivamente nei giorni a venire la situazione superficie si normalizza.
L’individualità nel tollerare un carico di lavoro è una variabile rilevante, che solo con gruppi elevati di soggetti è possibile ridurre.
D’altro canto l’analisi stabilometrica sul campione dei calciatori durante la partita ha evidenziato come l’area del gomitolo presenti un andamento simile in tutti i soggetti.
Mentre un dato molto interessante che è emerso nell’analisi è la superficie ellisse confronto D2-D1 in assetto “BA” l’aumento è molto significativo da un punto di vista statistico.
Questa mia ricerca pilota potrebbe essere spunto per un’ulteriore approfondimento posturale valutando i giocatori solo in situazione “BA” perché in tale situazione è più significativa.
Possiamo affermare, rispondendo alle domande poste all’inizio che: I calciatori hanno un modello posturale specifico, difficilmente identificabile e standardizzabile.
La valutazione posturale può essere un metodo valido per conoscere al meglio il gruppo squadra da tutti i punti di vista (atteggiamenti posturali, traumi, ecc.)
Un’attenta e accurata valutazione posturale permette di adattare la modalità e metodologie di lavoro ottimali, al fine di mantenere la salute degli atleti sempre a livelli assoluti.

Il programma impostato per microcicli settimanali o mensili (che prevedono normalmente lo sviluppo delle capacità condizionali) può riservare uno spazio importante per esercitazioni di “messa in tensione globale” della muscolatura, che migliorano la mobilità articolare indispensabile per la perfetta riuscita di un gesto tecnico fondamentale come il tiro.
Il lavoro di “messa in tensione della muscolatura” deve essere diverso da calciatore a calciatore, poiché un medesimo esercizio posturale assume un significato diverso per l’uno rispetto all’altro.
Chiaramente questo dipende dalle diverse rigidità delle catene muscolari: in una squadra di venti persone si possono individuare quattro o cinque gruppi omogenei, facendo tuttavia attenzione alla risposta del singolo.
Il calciatore diventa estremamente collaborativo quando si infortuna e pertanto è necessario un recupero, mentre quando è “integro” la proposta operativa viene accettata con difficoltà.
È auspicabile un’inversione di tendenza che induca gli atleti alla “presa di coscienza” del proprio corpo, per conoscerne i limiti e le possibilità, attraverso tecniche posturali finalizzate al raggiungimento della forma fisica ottimale.

ABSTRACT

La mia indagine nasce dall’esigenza di trovare un metodo di controllo per la salvaguardia della salute del calciatore.
I carichi di allenamento a cui si sottopongono gli atleti provocano delle modificazioni che risultano essere al limite della sopportazione della struttura dell’atleta; è perciò necessario indagare per un corretto uso delle metodiche degli allenanti per limitare i danni da esse provocate.
Un corpo in posizione ortostatica, anche se apparentemente immobile, oscilla in modo impercettibile in avanti, indietro e lateralmente. Tali oscillazioni sono la risultante di contrazioni muscolari riflesse.
Le pedane stabilometriche ne permettono una quantificazione numerica, dando così una valutazione oggettiva dello stato posturale dei soggetti che voglio analizzare prima e dopo la prestazione agonistica (partita).

Questo è il presupposto della mia analisi, per rispondere alle seguenti domande:

  1. I calciatori presentano valori discostanti dai range di normalità?
  2. L’allenamento provoca delle modificazioni posturali?
  3. L’analisi di tali parametri può essere utile per un controllo dei carichi di lavoro?
  4. Il giocatore può essere posturalmente più stabile dopo la prestazione agonistica? Le registrazioni vengono effettuate in “posizione standard” (secondo le indicazioni della pedana utilizzata).
    In questo studio ho monitorato 19 calciatori professionisti rilevando i valori stabilometrici nella metodica sopra descritta 24 ore prima della partita, prima della partita e dopo la partita e infine 48 ore dopo.
    Per l’analisi è stata utilizzata la pedana stabilometrica Biopostural System® – Microlab, progettata per impieghi professionali e scientifici. La pedana è interfacciata con un Pc portatile attraverso cavo USB di connessione ed un apposito software.
    La caratteristica principale della piattaforma di forza è la capacità di rilevare una matrice baropodometrica, da cui si estrapolano i Centri di Pressione (CdP) podalici e globale, oltre alla forma del piede.
    La particolare struttura meccanica ultrasottile e rigida non influisce sulle funzioni dei recettori podalici e non interferiscono con la fisiologia del sottosistema interessato.
    Il sistema campiona gli eventi oscillatori dell’uomo in ortostatismo disposto in apposita posizione centrata nel poligono di appoggio a una frequenza di campionamento di 30Hz.

Il sistema permette la visualizzazione in tempo reale della ripartizione dei carichi Medio-Laterali (ML) e Antero-Posteriori (AP).

In sintesi si valutano:
• Le coordinate del centro di pressione
• La lunghezza delle oscillazioni
• La velocità media varianza
• La superficie dell’ellisse di confidenza (95%)
• Lo spettrogramma mediante FFT (Fast Fourier Transform)
• Lo statokinesigramma
• Lo stabilogramma

Metodica applicativa
Ai soggetti è stato chiesto di salire sulla pedana senza scarpe, i piedi sono stati posizionati secondo le indicazioni dell’apparecchiatura, utilizzando come punti di riferimento, il tallone, il secondo metatarso e la proiezione della perpendicolare del malleolo esterno sulla superficie, della pedana.
I soggetti sono stati invitati ad assumere la posizione eretta, con lo sguardo rivolto in avanti verso apposita mira, arti superiori lungo i fianchi, denti non a contatto (rest position RP), per tutti e 30’’ secondi della prova.
Nella stessa posizione sono state eseguite altre valutazioni ad occhi chiusi, a bocca aperta.
Tutti questi input sono serviti per interrogare i vari recettori sopra indicati.
L’esame stabilometrico fornisce una vasta gamma di dati, a tal proposito sono stati presi in considerazione quelle grandezze con maggior rilevanza clinica:
• Area del gomitolo
• Posizione del baricentro medio sull’asse Y
• Varianza di velocità

BIBLIOGRAFIA

  1. A.M Buzzi Le metodologie posturali in funzione educativa e rieducativa, Ed. Armando, Roma 1996, 37‐8.
  2. L Busquet.,Le catene muscolari, vol.1, Ed. Marrapese, Roma 1994, 25.
  3. C Guidi Fabbri. Le metodologie posturali nella preparazione fisica del calciatore, Ed.
    Calzetti‐Mariucci, Perugia 2005, 31‐2.
  4. B Bricot La riprogrammazione posturale globale Statipro 1998:96

“Tutto ciò che è buono è leggero,
tutto ciò che è divino
corre su piedi delicati”
(Nietzsche)

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