Categoria: Settore giovanile

ANDREA FEDRIZZI

  • Allenatore UEFA B
  • Assistente Tecnico U15 Nazionali Brescia Calcio
  • Vicepresidente A.I.A.C. Gruppo Provinciale di Brescia

COSTRUZIONE DAL BASSO

Nel calcio moderno la “costruzione dal basso” è sicuramente uno dei principi di gioco maggiormente studiato e sviluppato, sia da chi si occupa di Prime Squadre, sia da chi lavora nei Settori Giovanili.

La “costruzione dal basso” o “gioco da dietro” ha portato negli anni una naturale mutazione di alcune caratteristiche dei giocatori adibiti a tale compito.

Così, il portiere non deve essere solo bravo con il pallone tra le mani, ma anche avere delle buone doti tecniche con la palla tra i piedi; come i difensori non devono solo occuparsi di rompere il gioco avversario, ma anche di costruire gioco e perché no di finalizzare l’azione.

Certamente tale principio, oltre che rendere più articolata e piacevole un’azione, permette un costante rapporto palla/giocatore e di conseguenza un miglioramento tecnico del singolo.

L’esasperazione del “gioco da dietro” però potrebbe avere anche dei risvolti negativi, soprattutto in ambito giovanile, dove la formazione del giovane calciatore deve essere completa, di conseguenza potrebbe venir meno tutta la parte di esperienza pratica situazionale del dominio aereo della palla.

Una domanda che spesso nasce è se sia meglio lavorare su situazioni codificate o per principi…?

Come spesso accade nel Calcio, non esiste un’unica risposta corretta, ma tante soluzioni possibili e sviluppabili a seconda delle fasce d’età in cui si allena.

Parlando di Settore Giovanile credo sia fondamentale lavorare per principi, alcuni esempi potrebbero essere:

• Movimento senza palla
• Smarcamento in tutte le sue tipologie
• Riconoscere uno spazio libero
• Attaccare uno spazio per liberarne un altro
• Riconoscere superiorità o parità numerica
• Il portiere come sostegno determinante per la superiorità numerica
• Ricerca del terzo uomo
• Se ho spazio conduco
• Gioco dove vedo
• Ampiezza e profondità

Una volta assimilati i principi che ci siamo prefissati, penso si possa iniziare a parlare anche di situazioni codificate, partendo dagli U15 arrivando alle Prime Squadre, inserendo gradualmente negli anni alcune azioni di costruzione che possono risultare utili durante una partita, quando ne viene riconosciuta la possibilità di applicazione da parte dei giocatori.

Quindi come allenare la “costruzione dal basso”?

Le proposte possono essere molteplici, di svariata natura e genere, credo però sia importante avvicinarsi sempre più alle situazioni reali che si possono trovare in partita.

Quindi la “partita” come strumento essenziale su cui basare le proprie proposte allenanti.

Di seguito alcuni spunti sviluppabili e modificabili a piacere, inserendo tutti quei principi che riteniamo opportuni per prepararsi a costruire dal basso.


Partita 7vs5 partendo sempre, ogni qualvolta l’azione è interrotta, da rimessa dal fondo o retropassaggio, obiettivo finale della costruzione fare goal in una delle tre porte, in alternativa il raggiungimento di una linea di meta.


Partita a settori orizzontali con partenza sempre, ogni qualvolta l’azione è interrotta, da rimessa dal fondo, con richiesta di almeno 4/5 passaggi prima di poter attaccare gli altri settori.

Una variante potrebbe essere dare la possibilità di scavalcare, una volta riconosciuta una superiorità o parità numerica in attacco.


Possesso palla da portiere a portiere, l’obiettivo è quello di raggiungere il portiere opposto il maggior numero di volte mantenendo il possesso palla.


Concludendo vorrei sottolineare l’importanza di far capire ai giocatori, come l’errore debba essere vissuto e capito in quanto mezzo di crescita, e non come elemento che ne limiti l’espressione. Un eccessivo rimprovero potrebbe procurare conseguenze psicologiche che ne potrebbero limitare in futuro la crescita.

Spesso sentiamo parlare di mancanza di personalità nelle giovani generazioni di giocatori, viene da chiedersi se forse non siamo noi ad ostacolarne una libera espressione…

Buon Calcio!

ELIO TOSONI

  • Allenatore UEFA C
  • Diplomato ISEF
  • Insegnante Scienze Motorie e Sportive
  • Responsabile Attività di Base A.S.D. La Sportiva Calcio

DALL’ANALISI DELLE CARATTERISTICHE DEL GIOCO AL GIOCATORE

Partendo dall’osservazione e dall’analisi del gioco si parla dell’importanza, nel settore giovanile, della costruzione di un pensiero tattico atto a favorire nel giocatore una capacità cognitiva (intelligenza di gioco) adeguata al contesto di gara.

PRESUPPOSTI TEORICI.

• Nel calcio il livello della prestazione in partita dipende da capacità percettive, cognitive, emozionali e motorie che interagiscono in un ambiente dinamico e in continua evoluzione.

• In un gioco di situazione in continuo cambiamento come il calcio dove sono richieste abilità aperte in continuo adattamento alle situazioni di gioco (open skills), la sola abilità tecnica non può essere separata dal contesto di gioco.

• Il calciatore deve utilizzare al meglio i fondamentali tecnici, tattici, e le caratteristiche della personalità in situazioni acicliche, continuamente variabili e influenzate dall’ambiente e dalla presenza di compagni e avversari (open skills).

• Oggi il giocatore completo deve essere sì tecnico, ma possedere senso e pensiero tattico, gestire bene entrambe le fasi di gioco, dimostrare forte personalità e capacità fisiche importanti.

• Se analizziamo il calcio moderno notiamo come sia sempre più veloce e con meno spazi e tempi a disposizione per l’esecuzione. Mentre diversi anni fa un giocatore dopo aver ricevuto palla pensava, decideva e agiva, ora è costretto, dalla velocità del gioco, prima ad osservare e decidere e quindi a gestire la palla e giocarla.

• L’ allenamento deve ricreare situazioni più verosimili alla partita, che obblighino il calciatore a far crescere il carico cognitivo (la capacità di problem-solving), la sua capacità di lettura e la creatività.

• Un calciatore di alto livello è caratterizzato da alte capacità percettive e decisionali (cognitive) che insieme costituiscono l’intelligenza di gioco proprie del giocatore “pensante”, cioè di colui che ha sviluppato un pensiero tattico adeguato al contesto di gara.

• La struttura del gesto tecnico comprende una parte coordinativo-motoria, direttamente visibile, osservabile e una nascosta percettivo-cognitiva (come in un iceberg dove la parte visibile è solo una frazione del blocco totale di ghiaccio).

• Quindi la parte esecutiva è preceduta da una parte elaborativa, divisa in selezione e interpretazione dei dettagli visivi (percezione e attenzione) seguita dalla rapida scelta di una risposta appropriata (aspetto cognitivo).

• La nuova frontiera dell’allenamento mira a formare giocatori “veloci” non solamente di movimento (fase esecutiva), ma in gran parte di percezione e pensiero (fase elaborativa), che sappiano operare delle scelte efficaci per risolvere le situazioni di gioco (problem solving e decision making).

• Una volta ci si preoccupava di allenare soprattutto il movimento analitico (gesto) trascurando l’azione. Le neuroscienze ci dicono che la ripetizione stereotipata e rigida di gestualità non applicate a situazioni reali di gioco non influisce sull’intelligenza del giocatore.

• In un apprendimento intelligente infatti l’automatismo è fissato in modo plastico e adattabile, non rigido, permettendo di modificarlo e riutilizzarlo in situazioni diverse come previsto dal gioco stesso.

INDICAZIONI METODOLOGICHE.

• L’allenamento deve quindi diventare un processo ripetitivo che porta alla ricerca della soluzione ottimale delle situazioni che si presentano in gara. Infatti le diverse soluzioni ai problemi del gioco devono essere ripetute più e più volte per essere comprese e introiettate.

• Non si tratta però di ripetizioni rigide della medesima soluzione (schemi), bensì di risposte aperte (principi) con soluzioni che si modificano perfezionandosi di tentativo in tentativo, arricchendo il bagaglio di automatismi tecnico-tattici di ciascun giocatore. Lo schema invece è meccanico, rigido, distante dalla realtà, non stimola l’adattamento del giocatore perché non prevede avversari completamente attivi.

Nel metodo si parte da un’attenta analisi e studio del gioco, per poi estrapolarne i principi che lo regolano. Principio: norma di comportamento aperta che diventa una consuetudine, un’abitudine adattabile al contesto. Una volta determinati i principi guida (cioè i comportamenti guida) questi dovranno trovare riscontro nelle situazioni , dove i ragazzi sperimentano concrete soluzioni (sviluppi di gioco) attraverso l’utilizzo della tecnica calcistica. Questo concorre a formare il pensiero tattico del giocatore.

• Si parla di «ripetizione senza ripetizione». Esercitarsi non significa ripetere sempre la stessa soluzione di un dato compito, ma ripetere più e più volte il processo di soluzione del compito stesso.

PROGRESSIONE DIDATTICA.

ESEMPIO DI PRINCIPI DI GIOCO:

• Non buttare via palla
• Prima giocata in avanti
• Gioco e mi muovo
• Gioco dove vedo
• Giocatore senza palla: cerco la zona luce
• Controllo palla aperta, palla coperta
• Dai e vai
• Dai e sostieni

SITUAZIONI DI GIOCO:

• 1> portiere – 1>1 – 2>1 -1>2 -2>2 -3>2

ESEMPIO DI SVILUPPI e SOLUZIONI DI GIOCO:

• Dribbling
• Difesa della palla
• Combinazioni di gioco: triangolazione – taglio – sovrapposizione
• Passaggio utile: filtrante
• Tiro in porta

GESTI TECNICI:

• Conduzione: lineare, in accelerazione, stop e riparto, cambi direzione
• Dribbling: serie di finte
• Passaggio: corto sul giocatore e lungo sulla corsa
• Tiro: con palla ferma ed in movimento di collo piede
• Controllo orientato
• Rimessa laterale
• Colpo di testa

Ricadute applicative nel settore giovanile.

Questa progressione metodologica e didattica potrebbe essere proposta e allenata fin dalle prime fasce d’età, attraverso situazioni o giochi che stimolino il giovane ad apprendere autonomamente e quindi a prendere l’iniziativa per trovare attraverso le opportunità o i vincoli proposti in allenamento le soluzioni più funzionali alle richieste della partita.

Seguono alcune brevi proposte pratiche con situazioni di gioco semplici.

NICOLA ANGELI

  • Preparatore Atletico Professionista
  • Allenatore UEFA B
  • Preparatore Atletico U16 Brescia Calcio

CIRCUITO METABOLICO CON ELEMENTI DI FORZA SPECIFICA

Esercitazione svolta a combinare il raggiungimento di un obiettivo metabolico abbinato a della tecnica analitica in stato di fatica. Questa stazione può essere effettuata il terzo o il quarto giorno di allenamento post partita, ovvero il mercoledì o il giovedì nel caso la vostra squadra avesse giocato di domenica.

1) sprint e decelerazione ad alta intensità mantenendo la lateralità del corpo, temporeggiare e sprintare verso la stazione successiva.

2) esercitazione di rapidità con scaletta (piede fuori-dentro dentro-fuori) piu balzo su ostacolo di 60cm.

3) sprint lungo10m-corto5m-lungo15m mantenendo lo sguardo sul conetto anteriore mentre il giocatore stacca all’indietro.

Sguardo del Mister
Sui due lati lunghi del rettangolo i giocatori fanno tecnica analitica (linee bianche), nello specifico ricezione orientata e trasmissione.
Varianti: ricezioni aperte o chiuse, ricezioni con parti diverse del piede.

4 serie da 4 minuti di lavoro, recupero tra le serie 1 minuto, totale 20 minuti inserendo varianti tecniche e motorie nelle pause.
Monitoraggio del carico esterno attraverso GPS KSport.

MAURO COSTA

  • Allenatore UEFA B
  • Coordinatore Tecnico Attività di Base GSD Pavoniana Gymnasium
  • Istruttore U11 GSD Pavoniana Gymnasium

CHE CALCIO SARA’

L’attività sportiva, in particolare il calcio, orientato all’educazione dei giovani, può diventare un efficace strumento per infondere il valore della giustizia sociale e del senso civico.

Educare ad accettare la sconfitta come un evento molto probabile. Sopportare piccoli insuccessi e qualche frustrazione può servire a fornire agli allievi quegli “anticorpi” che saranno utili per far fronte ai problemi della vita quotidiana, per non abbattersi di fronte ad un evento imprevisto.

Educare attraverso lo sport significa anche utilizzare tale strumento per infondere nei giovani allievi un modo di vivere rispettoso del proprio benessere e di quello altrui.

Esiste un codice etico degli Allenatori?

Il calcio è un gioco che appartiene in primo luogo a chi lo pratica; offre un arricchimento personale sotto l’aspetto fisico e psicologico ed esperienze che formeranno parte del bagaglio dell’individuo per tutta la vita.

Gli Allenatori, Istruttori sono presi ad esempio dai giovani come modello di comportamento e devono comprendere la pesante influenza che parole ed atteggiamenti hanno nei confronti dei ragazzi che compongono la loro squadra.

Un mister non è solo chi insegna la tecnica del gioco del calcio, ma anche colui che trasmette fiducia, amicizia, valori, gioia e coerenza.

Tutto non sarà come prima…
Questa tragedia speriamo ci aiuti a riflettere su cosa dovrà essere il nostro ruolo di educatori attraverso il calcio.
Ce la faremo…

LUCA RAMPINI

  • Allenatore UEFA C
  • Responsabile Attività di Base F.C. Franciacorta
  • Allenatore U15 Regionale èlite F.C. Franciacorta

L’IMPORTANZA DELL’ALLENAMENTO DELLE TRANSIZIONI NELLA ATTIVITA’ DI BASE: COME GESTIRE E SFRUTTARE LE IMPREVEDIBILITA’ DELLE SITUAZIONI DI GIOCO

Durante il percorso pluriennale nell’attività di base, uno degli aspetti fondamentali è costituito sicuramente dallo sviluppo armonico delle capacità coordinative. Ciò determina, conseguentemente, un miglioramento delle abilità tecniche e tattiche individuali. Per chiarire il concetto possiamo fare degli esempi concreti:

  • Sviluppando la capacità di coordinazione oculo-podalica / oculo-manuale possiamo insegnare al bambino come colpire / afferrare la palla (aspetto tecnico) e dove calciarla / lanciarla (aspetto tattico);
  • Migliorando la differenziazione cinestesica è possibile determinare un incremento della sensibilità (il trattamento palla – aspetto tecnico) e quindi la scelta della forza da imprimere per effettuare un calcio corto-lungo / teso-a giro… (aspetto tattico);
  • Lavorando sulla capacità di ritmo possiamo intenderla sia come frequenza di tocco-palla (aspetto tecnico) oppure come ritmo di spostamento per eseguire un determinato movimento (aspetto tattico).

Oggigiorno, pertanto, ogni istruttore deve saper perfettamente quali siano gli obiettivi delle proposte preparate per il proprio gruppo ma, soprattutto, deve sapersi adattare e trasformare le stesse per mettere i ragazzi nelle migliori condizioni possibili. Il calcio moderno è caratterizzato, ad alti livelli, da elevata intensità per buona parte del match: il gioco è molto veloce, vi sono continui ribaltamenti di fronte. In altri termini, chi è in grado di gestire / sfruttare al meglio le transizioni di gioco, riesce a controllare la partita. Per definizione, la transizione è “una fase importante del nostro calcio che rappresenta il momento in cui si perde o si riconquista una palla. Pertanto, oltre alla fase offensiva e difensiva, quindi di possesso o non possesso palla, esiste una terza fase, cosiddetta di transizione, che identifica il momento della riconquista (transizione positiva) o della perdita della palla (transizione negativa)”.

La domanda che sorge spontanea è, quindi, la seguente: come possiamo allenare queste situazioni di gioco particolari?

Rimanendo nell’attività di base, ad esempio categoria esordienti 1° anno, si devono tener presenti i seguenti parametri (alcuni più generali, altri specifici per la categoria):

  • Livello di partenza dei ragazzi (i già citati prerequisiti);
  • Dimensioni del campo di gioco;
  • Modalità di gioco;
  • Spazi e tempi di lavoro;
  • Rapporto istruttore / n° giocatori.

Tenendo conto di questi aspetti, dobbiamo strutturare delle esercitazioni che stimolino la percezione e presa di decisione in tempi brevi e spazi ristretti. Nel concreto, le attività devono richiedere ai nostri ragazzi più compiti in successione in situazioni di gioco (che partono da duelli semplici, per poi svilupparsi in attività con più giocatori in campo), in modo da “stressarli” dal punto di vista cognitivo, attentivo e motorio.

Congiuntamente agli elementi sopracitati, per costruire progressioni didattiche adeguate possiamo avvalerci di alcune linee guida:

  • Numero ridotto di giocatori, concentrandoci inizialmente su duelli in tutte le modalità;
  • Variabilità dei punti di partenza delle situazioni di gioco;
  • Geo-referenziare le proposte, in modo che i nostri atleti percepiscano in quale zona di campo si trovino e quindi indurre determinati tipi di comportamenti;
  • Stimolare l’aspetto competitivo, sia per i difensori che per gli attaccanti;
  • Inserire percorsi coordinativi in determinati momenti del lavoro, in modo da soddisfare la richiesta multilaterale propria di queste fasce d’età;
  • Mantenere l’intensità alta con una comunicazione adeguata.

Sorge spontaneamente un dubbio più che lecito: sfruttare sempre tempi e spazi ridotti? 

La risposta è negativa, in quanto è corretto creare un giusto equilibrio, una corretta modulazione dei seguenti parametri: il modello di riferimento è quello della gara, quindi è consigliabile tener in considerazione il modello prestativo della categoria. In definitiva, questi consigli non costituiscono una ricetta di lavoro, bensì, uno spunto di riflessione e di analisi conseguente ad anni di confronto con numerosi colleghi. Questo tipo di attività, che nella letteratura scientifica è altresì chiamato “agility method”, riesce sicuramente a rispecchiare i cambiamenti attuali del gioco del calcio e permette agli istruttori di formare, insieme a tutti gli altri elementi del percorso pluriennale, adeguatamente i nostri piccoli atleti.

MASSIMILIANO DAGRADA

  • Allenatore Calcio a 5
  • Allenatore UEFA C
  • Docente Settore Tecnico Calcio a 5
  • Coordinatore Scuola Calcio a 5 Centro Sportivo San Carlo (MI)

IL PERCHE’ DEL CALCIO A 5 GIOVANILE

Ancora oggi, nel nostro Paese, sentiamo spesso parlare del calcio a 5 (o, per meglio dire, futsal) come del fratello “minore” del calcio a 11. In realtà si tratta effettivamente di due sport diversi, ognuno con la propria identità che, inizialmente, hanno alcuni aspetti in comune, poi imboccano strade diverse.

L’aspetto che riveste importanza fondamentale è che il calcio a 5 può essere strettamente funzionale, propedeutico, a livello giovanile, al calcio a 11; questo perché permette al bambino un migliore dominio della palla (non dimentichiamoci in ciò l’importanza del pallone a rimbalzo controllato), si lavora su distanze minime che condizionano favorevolmente l’esecuzione del gesto tecnico e soprattutto perché obbliga il giovane calciatore a pensare e decidere velocemente, migliorando così la sua capacità di adattamento al gioco. In tal modo quando il piccolo atleta passa al calcio le dimensioni del campo si fanno maggiori e per lui sarà molto più semplice trovare soluzioni adatte, poiché, conseguentemente alle dimensioni del campo, aumenta anche il tempo di analisi della situazione, scelta ed esecuzione del giocatore.

“Per troppo tempo, per programmare l’attività calcistica dei giovani, gli allenatori hanno avuto come riferimento il modello di prestazione degli atleti adulti e fino a poco tempo fa, in alcune regioni, i calciatori in erba venivano catapultati direttamente nel calcio 11 VS 11. Di conseguenza, i giocatori più piccoli, dai Primi Calci agli Esordienti, si son trovati, per molti anni, a disputare partite in condizioni difficili o comunque non adatte alle caratteristiche fisiche, mentali, emozionali e relazionali tipiche di questa fascia d’età” (Bonaccorso S. “Allenatori e Insegnanti” 2002).

In Brasile, la patria del futsal (ovvero “futbol sala”), e in tutti i Paesi Latini, i più grandi campioni che hanno fatto le fortune delle migliori squadre europee e delle rispettive Nazionali hanno mosso i primi passi nel futsal per poi affermarsi nel calcio a 11. Così parla un fuoriclasse quale Messi della sua esperienza nel calcio a 5 “Quando ero giovane, in Argentina, giocavo a futsal per strada e con i Newell’s Old Boys. Era un vero e proprio divertimento che mi ha aiutato moltissimo.” Gli fa eco Cristiano Ronaldo: “Il campo piccolo in cui giocavo mi ha aiutato nelle mie abilità con i piedi, la natura del gioco mi ha reso molto libero quando giocavo. Se non fosse stato per il futsal io non sarei il giocatore che sono oggi.”

In Brasile tutte le società di calcio professionistiche alternano, nei propri settori giovanili, l’attività di calcio a 5 e quella di calcio a 11: tutto ciò avviene, fino all’età di quindici anni, con lo scopo di migliorare la conoscenza tecnica e tattica dei propri atleti.

Nella tabella seguente possiamo vedere il programma di allenamento settimanale del Settore Giovanile del Cruzeiro, nota squadra brasiliana.

La filosofia brasiliana considera il calcio a 5 maggiormente motivante rispetto al calcio a 11, poiché all’interno di una squadra composta solamente da cinque elementi, il singolo incide maggiormente, si assume una quantità maggiore di responsabilità e si sente, di conseguenza, più importante; il giocatore, inoltre, ripetendo con maggior frequenza i gesti tecnici è più soggetto al miglioramento.

È quindi indubbio che una partita di calcio a 5 permetta ai componenti le due squadre di essere più partecipi al gioco, avendo la possibilità di toccare più volte la palla, di attaccare e difendere con maggior continuità poiché vi sono più capovolgimenti di fronte, di effettuare un maggior numero di passaggi e di realizzare un numero elevato di dribbling; la stessa cosa accadrà per il portiere che sarà spesso impegnato.

Nel calcio a 11 attuale, infine, assume sempre più importanza il pensare e agire rapidamente, cosa questa che lo avvicina in maniera evidente al calcio a 5; infatti, un requisito fondamentale che deve possedere un giocatore di calcio a 5 è la capacità di esprimere un gesto tecnico in velocità. Il giocatore si trova dunque nelle condizioni di partecipare attivamente alle tre fasi di gioco tipiche del calcio: fase di possesso palla, con frequentissime situazioni di uno contro uno in diverse posizioni del campo, fase di non possesso palla, con molteplici opportunità di sperimentare ed acquisire i fondamentali tecnici difensivi e fase di transizione, che deve essere “eseguita” nel minor tempo possibile. Questo permette al giocatore in età evolutiva di implementare le proprie capacità coordinative, orientamento spazio-temporale per esempio, abilità tecniche in tutte le diverse espressioni, abilità tattiche individuali.

Le dinamiche di gioco del calcio a 5 fanno in modo che i giocatori partecipino con uguale intensità sia alla fase di possesso che a quella di non possesso, occupando diverse posizioni in campo. Di conseguenza viene sollecitata in modo spontaneo una formazione tecnico-tattica ampia, che servirà da base per il futuro e che consentirà di non avviare quei processi di specializzazione del ruolo che nelle prime fasce d’età potrebbero rivelarsi non positivi.

Illustri tecnici sostengono che la struttura di base per insegnare il gioco del calcio, nella fase di possesso, sia il 5vs5 (4vs4 di movimento più portieri) poiché il possessore di palla, attraverso il movimento corretto dei compagni, ha la possibilità di avere gli appoggi giusti per sviluppare il gioco (a sostegno, in ampiezza, in profondità).

In conclusione mi sento quindi di affermare che, per il giovane calciatore, l’affiancare allenamenti di futsal ad allenamenti tradizionali di calcio non può che avere piacevoli risvolti positivi.

ELIO TOSONI

  • Allenatore UEFA C
  • Responsabile Attività di Base A.S.D. La Sportiva Calcio
  • Allenatore Pulcini A.S.D. La Sportiva Calcio
  • Allenatore Primi Calci A.S.D. La Sportiva Calcio

SAPER GUARDARE PER SAPER VEDERE

Il giocatore “intelligente” deve essere preparato ed allenato fin dalle categorie giovanili ad osservare e leggere la situazione per poter scegliere ed eseguire in modo veloce ed efficace.

PERCEZIONE E ATTENZIONE in riferimento ai processi cognitivi.

  • La percezione è il processo attraverso cui il sistema nervoso centrale acquisisce le informazioni dagli organi di senso e ci consente di cogliere la realtà circostante. È attraverso la percezione che le sensazioni e le informazioni provenienti dal modo esterno vengono elaborate e riconosciute dal cervello.
  • Il sistema cerebrale costruisce la nostra esperienza sin dalla tenera età dalle informazioni che riceve dagli organi di senso e dalle risposte che invia a livello motorio in un circolo continuo di stimolo-risposta in adattamento all’ambiente Possiamo definire lo sviluppo del cervello quindi come sviluppo cerebrale-esperienza-dipendente
  • Il quadro che il cervello costruisce, però, è molto soggettivo, cioè tutti possiamo osservare la stessa scena, ma sicuramente ognuno potrà porre la propria attenzione su elementi differenti come avviene per esempio in una partita di calcio. È quindi grazie all’attenzione che il cervello riesce a selezionare le informazioni necessarie allo svolgimento delle attività cognitive o motorie in atto. L’ attenzione selettiva può essere definita l’abilità di selezionare le informazioni che vengono dall’esterno e la più importante operazione cognitiva che il giocatore mette in atto.

PERCEZIONE E ATTENZIONE nelle strategie di visione in rapporto al livello prestativo dei giocatori.

  • La capacità di percezione e attenzione visivo-spaziale e l’integrazione con le conoscenze già acquisite possono differenziare il livello prestativo dei giocatori d’elite rispetto a quelli di minore livello e ai principianti. I giocatori più esperti adottano una strategia di visione più ampia, così da ottenere in breve tempo un maggior numero di informazioni utili dall’ambiente, rispetto ai non esperti
  • Infatti quando mettiamo a fuoco un particolare che entra nel nostro campo visivo si parla di movimento oculare di fissazione. Così quando esploriamo una situazione di gioco procediamo attraverso una sequenza di fissazioni, in ciascuna delle quali viene focalizzato un singolo particolare. Attraverso determinati studi si è visto che l’oggetto delle fissazioni è sostanzialmente diverso al variare del livello degli atleti e determina le informazioni utili che il giocatore riesce a cogliere dall’ambiente.
  • Anche il tempo e la frequenza di fissazioni dipendono dall’abilità dell’atleta: l’esperto usa un maggior numero di fissazioni ma di durata inferiore rispetto al principiante. Per esempio un giocatore esperto nello stesso tempo riesce ad osservare avversari e aree libere, mentre un principiante si concentra solo su chi è in possesso della palla o solo sulla palla stessa.
  • Un atleta evoluto sarà quindi in grado di valutare la situazione in un istante, pianificando in anticipo il gesto tecnico e la disposizione tattica, disponendo così di più tempo per acquisire ulteriori informazioni dall’ambiente di gioco.

Il “COSA” GUARDARE nella formazione del giocatore intelligente.

  • Se l’obiettivo è formare giocatori veloci, soprattutto in termini di pensiero, diventa determinante migliorare la capacità di selezionare “cosa e dove guardare” e riconoscere i segnali che permettono di reagire rapidamente o addirittura anticipare le situazioni. Infatti gli atleti durante il gioco devono riuscire ad “anticipare” gli eventi, proprio perché le loro scelte vengono compiute in spazi e tempi ridotti, sotto la pressione dell’avversario.
  • Per favorire questo adattamento, l’allenamento va organizzato intorno al processo di problem-solving e decision-making, creando esercitazioni dove i giocatori debbano affrontare una “sfida cognitiva”, con problemi da risolvere, decisioni da prendere, situazioni da percepire, dettagli da leggere.
  • A questo punto facilitare l’apprendimento significa saper scegliere dove indirizzare il focus attentivo del giocatore (cosa è meglio guardare) in modo che possa modificare autonomamente le proprie azioni, comprendendo cosa sta facendo, ampliando la propria capacità di scelta e migliorando la lettura delle situazioni.
  • La superiorità di un giocatore evoluto, rispetto a uno di minore livello, deriva dai primissimi istanti in cui percepisce la situazione, cioè in cui “guarda” e “vede” subito cosa è possibile fare, senza bisogno di analizzare tutto a livello razionale, ma esaminando solo le migliori possibilità a disposizione.
  • I giocatori con intelligenza di gioco superiore hanno accumulato più ore in esercitazioni di gioco non rigidamente guidate, e si affidano a un bagaglio di esperienze strutturate in allenamenti situazionali, prolungati e ripetuti, dove l’integrazione tra percezione, attenzione selettiva, lettura e valutazione immediata della soluzione dei problemi di natura tecnico-tattica è alla base dei comportamenti durante il gioco. Questo concetto è riassunto nella sigla P.A.D.E. (Percezione, Analisi, Decisione, Esecuzione).

Ricadute applicative per l’Attività di Base.

  • Questo processo di apprendimento dovrebbe essere proposto e allenato fin dalle prime fasce d’età, attraverso situazioni o giochi che stimolino il bambino ad apprendere autonomamente e quindi a prendere iniziativa. E’ importante che il giocatore cominci da giovane ad assumersi responsabilità per migliorare gli aspetti tecnici e tattici, con particolare attenzione agli sviluppi cognitivi (favorendo la comprensione e la lettura delle situazioni) e alla crescita della personalità, in termini di autostima, capacità di decisione e di scelta.
  • Seguendo questa linea metodologica e pedagogica l’apprendimento delle abilità di gioco si fonda su un’auto-organizzazione del giocatore che lo rende protagonista del suo percorso educativo. Il comportamento motorio funzionale a risolvere una determinata situazione emerge spontaneamente:
    • A) dall’interazione tra allievo-ambiente di gioco-compito da affrontare;
    • B) dal binomio percezione/analisi e decisione/azione;
    • C) dal supporto delle informazioni dell’allenatore rivolte all’allievo atte a fargli comprendere e raggiungere il compito attraverso continue prove ed errori (Pedagogia non lineare).

Seguono alcune proposte pratiche su situazioni di gioco semplici.

ALDO NICOLINI

  • Allenatore UEFA A
  • Allenatore Pol. Prevalle – Eccellenza

COSTRUZIONE E APPLICAZIONE DI UN METODO DI ALLENAMENTO

Quando lavoriamo con un gruppo di persone, come nel caso di una classe di studenti, un gruppo di dipendenti di un’azienda o, come nel nostro caso, di una squadra di calcio, non possiamo non tener conto di alcuni aspetti fondamentali quali: la formazione, il processo di apprendimento e il metodo che utilizziamo per raggiungere i nostri obiettivi. Nella formazione dei nostri calciatori è fondamentale che ci sia una partecipazione sentita, quindi un coinvolgimento emotivo che provochi un’emozione positiva in loro in modo da favorire il processo di apprendimento che funziona sostanzialmente in due modi: a blocchi o per associazione, e da qui nasce la diatriba analitico o situazionale. Il metodo è la strada, come e in che modo voglio allenare la squadra.

Immaginate di avere un cursore che scorre all’interno delle due frecce dove il massimo per noi è rappresentato dalla parte di destra. La strada è molto ampia e tutto ciò che risponde a questi canoni è coerente con il metodo, naturalmente più ci si sposta verso destra e maggiore è la qualità della proposta. La nostra difficoltà come allenatori è valutare la risposta dei giocatori rispetto alla proposta fatta e modulare le richieste successive.

I tre macro principi sono spazio, tempo e condizione numerica che determinano le scelte del giocatore sia in fase di possesso che in non possesso, all’interno del ciclo del gioco che comprende cinque fasi: costruzione, gestione, finalizzazione, reazione alla palla persa e fase difensiva organizzata.

La programmazione del lavoro settimanale deve essere totalmente funzionale al tipo di gara che vogliamo sviluppare. Per esempio, se affrontiamo un avversario che gioca con due attaccanti la fase di costruzione sarà sviluppata attraverso dei lavori di 4 vs 2 o per essere più precisi un 3-1 vs 2. Oppure, in base a come ti viene a prendere la squadra avversaria e che densità crea nella zona della palla, andremo a privilegiare lavori per la ricerca del lato debole. La tecnica analitica viene inserita nelle fasi di riscaldamento per permettere ai giocatori di lavorare su smarcamento e ricezione con l’ausilio di un avversario semi attivo che mi permette di riconoscere una situazione e in questa fase è molto importante che il passaggio sia spinto e preciso.

Nel video sopra possiamo notare come alcuni dei principi citati precedentemente vengano applicati anche in gara. Il giocatore che conduce palla capisce che lo spazio e la condizione numerica non sono favorevoli quindi “chiuso torna” per andare alla ricerca dello spazio utile. Successivamente si vede bene la costruzione 3-1 vs 2 con il play che in questo caso riceve dal terzo uomo (esercitazione di tecnica analitica) per giocare sul lato debole della squadra avversaria.

Nel secondo video, la costruzione fatta con pazienza ha lo scopo di allungare e dilatare le maglie della squadra avversaria (attrarre giocatori avversari per avere maggiore spazio utile da attaccare).

Dopo la prima fase si nota come vengano superati sette giocatori e ci sia la possibilità di attaccare la linea con una netta differenza di velocità nelle diverse zone di campo. La comprensione dei giocatori rispetto al tipo di proposta che noi stiamo sviluppando è determinante e permette di scegliere e trovare soluzioni in base alla situazione che stanno vivendo nella gara. Il nostro compito durante l’allenamento è spiegare e far vedere la varie possibiltà che si creano in relazione ai movimenti dell’avversario.

Voglio ringraziare Edgardo Zanoli già Coordinatore Tecnico dell’A.C. Milan per l’aiuto nella programmazione e per la realizzazione pratica di questo metodo di lavoro.

ALESSANDRA DANESI

  • Allenatrice UEFA C
  • Allenatrice U10 ACD Ghedi
  • Allenatrice Scuola Calcio 2014-15 ACD Ghedi
  • Allenatrice Scuola Calcio 2013-14-15 USD Calcense

LASCIAMOLI GIOCARE

Ciao a tutti, sono Alessandra, Allenatrice UEFA C, laureata in Scienze Motorie & Sport presso l’Università Statale di Milano e Laureata in Psicomotricità Educativa presso l’Università Statale di Bergamo. Lavoro all’interno di scuole materne, elementari e Asilo Nido e nella fascia pomeridiana mi dedico allo Sport, al CALCIO, sono ormai da molti anni Allenatrice all’interno delle scuole calcio.

Svolgo il mio ruolo da “Mister o Misteressa”, così mi chiamano i bambini, in diverse scuole calcio, realtà nella quale credo molto, perché ciò sulla quale “lavoriamo oggi” sarà poi il “successo di domani”! Nella Scuola Calcio è fondamentale giocare lo sport con allenatori competenti-formati, perché se le “radici” sono salde e sicure, anche la “pianta” crescerà bene e porterà ottimi frutti! Partendo proprio da questo aspetto, è fondamentale ricordare e capire che, fin da “piccoli” (4 anni) i bambini hanno bisogno di tanti stimoli, di essere ascoltati e di poter creare con loro e per loro momenti di gioco pensati e finalizzati con il solo obbiettivo di farli divertite, conoscere, imparare, sperimentare il corpo, la mente e il cuore, il tutto all’ interno di in un ambiente tutelato e pensato a misura per loro!

Lo scopo principale quindi delle scuole calcio deve essere quello di mettere il bambino come primo interesse e cercare di anno con anno di farlo crescere e allo stesso tempo di farlo divertire attraverso il gioco. Il successo o l’insuccesso del futuro di un bambino viene stabilito in buona parte da ciò che il bambino ha fatto negli allenamenti tra i 5 e 8 anni. Quindi in ogni allenamento non ci deve essere nemmeno un piccolo spazio per la “noia” ma bensì per il divertimento, per la voglia di crescere, cercando di rendere questi piccoli calciatori sempre più capaci a risolvere problemi, perché è bene capiscano che il gioco del calcio è un poco “complicato”, per arrivare al “goal”, serve sbagliare perché solo così si diventa “grandi”!

Il bambino viene al campo perché ciò che desidera fare in primis è giocare con la palla, provare piacere, per questo all’ inizio specialmente tenterà con grande frequenza di giocare da solo (è normale sia così lo dice la psicologia), chi non passa mai la palla non è egoista, ma vuole essere lui il “protagonista”, perché in quel momento esiste prima di ogni cosa il suo “Io”! Tanto quindi darà piacere il controllo della palla, fare goal, tanta sarà la frustrazione quando invece la si perde, quando viene conquistata da un avversario o il goal lo fa l’altra squadra! Tutti questi aspetti non sono da trascurare specialmente quando come Allenatori viviamo appunto la realtà della scuola calcio, questo processo di insegnamento-apprendimento dev’essere alla base di tutto e tutti:

  • i bambini devono poter sperimentare situazioni, giochi, partite, in cui siano in contatto con il pallone, dove si possano divertire: “Noi vogliamo giocare!!!”;
  • i bambini devono avere sempre la possibilità di esprimersi, qualunque siano le loro capacità con attività pensate a misura di bambino, del gruppo con la quale ci stiamo relazionando;
  • è fondamentale tenere sempre alta la motivazione dei bambini attraverso i giochi, il divertimento, spronarli quando serve, piuttosto che accompagnarli nel gioco e “riprenderli” con le giuste modalità quando è opportuno farlo.

Ho voluto precisare nell’ultimo punto, l’importanza di “riprendere” i bambini quando è opportuno farlo, per sottolineare che la differenza reale è il “Come” si fa, “Come” si comunica “l’errore” al bambino! Purtroppo “l’errore” viene visto come un dramma, non è consentito sbagliare, questo è spesso il messaggio che il mondo “adulto” fa credere, e di riflesso è quello che percepiscono i bambini! Se pensiamo ai piccoli calciatori che arrivano al campo dopo tante ore di scuola dove imparano “che gli errori sono cattivi, e sono puniti se li fanno” (Kiyosaki), non possiamo di certo pretendere che vedano l’errore come un qualcosa che li fa crescere, ma bensì come una cosa negativa! E nella scuola calcio? Stessa identica cosa purtroppo “Che gol hai sbagliatoooo!!”. Quante volte si sente una frase simile provenire dalla panchina?!? Tante Troppe volte! Anche il bambino ha capito di aver sbagliato a calciare, lo sa da solo che la palla non è entrata in porta, non c’è bisogno che il mister lo sottolinei ancora gridando e sbraitando da bordo campo. Forse è necessario che l’allenatore direttivo ed autoritario, quello che non accetta gli errori perché crede sia il percorso formativo migliore, lavori su di sé! Oggi si ha bisogno specialmente nell’attività di base, di essere un “Allenatore-Formatore”, ovvero quello che spiega al bambino perché ha sbagliato, quello che fornisce la spiegazione corretta, nel modo più corretto. Il Formatore di scuola calcio deve riconoscere la valenza educativa dell’errore, un elemento fondamentale per l’apprendimento dei piccoli calciatori. Come? Attraverso i giusti feedback!

Il feedback, inteso come il messaggio che il formatore trasmette al bambino dopo aver commesso l’errore. Il Formatore deve saper fornire feedback costruttivi che si focalizzano su ciò che il bambino può migliorare piuttosto che sull’errore. A livello motivazionale spostate il focus attentivo su ciò che “sa fare” e non su ciò che “non sa fare”, aiuta l’autostima del bambino, lo carica di positività che poi frutterà nel tempo sia sull’ evoluzione della sua personalità che sul campo. Quando l’allenatore trasmette un feedback al bambino, oltre che trasmettere un’informazione, sta dando un rinforzo alla loro relazione. Ciò che gli trasmettiamo è fondamentale per i bambini (ogni azione che facciamo, parola che utilizziamo …), perché siamo parte del loro processo di crescita calcistica ma specialmente di vita!!!

Riflettendo un attimo su tutto ciò detto qui sopra, mi sorge spontanea una domanda: ma … “Di cosa hanno realmente bisogno i bambini?

  • bisogno di sicurezza
  • di acquisire nuove esperienze
  • che i suoi sforzi vengano riconosciuti
  • Il bisogno di dimostrare la propria responsabilità
  • Il bisogno di giocare
  • Il bisogno di socializzare con gli altri
  • Il bisogno di muoversi
  • Il bisogno di vivere il presente
  • Il bisogno di cambiare
  • Il bisogno di essere capiti dagli adulti

“I bambini non sono adulti in miniatura!” Hanno problemi e desideri diversi, imparano in modo diverso e non seguono la logica degli adulti, hanno le loro idee, pensieri e ragionamenti vivono e percepiscono il mondo in modo fantastico! Per tutti questi motivi chi lavora con i bambini deve essere preparato, attento, a guidarli verso la ricerca di una identità e personalità. Ogni bambino è unico a suo modo, si comporta spontaneamente, senza “copione”! L’ importante non è far vincere o perdere la squadra, ma quanto siamo in grado di farla divertire! Noi però dobbiamo essere i primi a crederci, solo poi saremo in grado di trasmetterlo ai nostri bambini, alle nostre scuole calcio!

Vorrei concludere ricordando che ci vuole molta consapevolezza professionale, coscienza di come si insegna, di come siamo in gradi di lasciare un segno positivo dentro ognuno dei bambini che incontriamo durante il nostro percorso da Allenatori. È Mister chi aiuta, non chi giudica; chi è alleato di ogni singolo bambino appartenente al gruppo, e cerca insieme a lui di capire perché l’errore è accaduto e come una prossima volta si può evitare o comunque come si può risolvere. Il nostro obiettivo sono sempre i bambini, dobbiamo sostenerli, far risaltare le loro esperienze in campo, creando ogni volta un “setting” di allenamento in cui possano imparare con gioia e divertimento, perché solo così ciò che imparano si sigillerà nella mente insieme alla gioia e al divertimento! (Daniela Lucangeli)

Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la Torre di Pisa
(Gianni Rodari)

MAURIZIO CADEI

  • Allenatore UEFA B
  • Allenatore U14 Professionisti FeralpiSalò

AIUTIAMOLI A CRESCERE

Sono ormai parecchi anni che lavoro nei settori giovanili delle società professionistiche della nostra provincia (Brescia). Questa esperienza, ormai più che decennale, mi porta spesso a riflettere su quali aspetti siano determinanti per la formazione di un giocatore/uomo.
Le parole dei CAMPIONI affermati, nelle loro interviste, mi danno spesso dei suggerimenti in questo senso e mi spingono a valutare quali comportamenti un allenatore di settore giovanile deve maggiormente considerare. Spesso, viene loro chiesto cosa li porta a raggiungere certi risultati.
Le loro risposte generalmente, parlano di passione, gioia e divertimento nello svolgere il proprio lavoro che li porta ad ALLENARSI con grande impegno, proiettati sempre alla ricerca del miglioramento.
Va da sé, quindi, che il compito degli addetti deve mirare ad inculcare l’importanza dell’allenamento, facendo in modo che nell’atleta cresca la gioia e il divertimento nello svolgimento delle attività proposte.
Detto così sembra molto semplice ma in realtà tutto ciò richiede grande impegno, competenza ed equilibrio. Occorre procedere a piccoli passi.

Compito principale di un allenatore deve essere porsi degli obbiettivi didattici, modulati all’età e alle qualità dei giocatori che ha a disposizione (se ad una persona viene dato un obiettivo raggiungibile è stimolato a perseguirlo e prova piacere nel realizzarlo).
Deve inoltre essere equilibrato nel valutare il miglioramento, senza farsi condizionare da fattori esterni che vanno si considerati, in quanto aiutano nella lettura di ciò che si è preposto, ma possono anche distrarlo da ciò che sta perseguendo.
È inoltre fondamentale, dal mio punto di vista, che nessuno di coloro che circondano un giovane calciatore (allenatori, procuratori, dirigenti, presidenti, genitori…), proietti le proprie ambizioni personali su di lui, rischiando di togliergli le proprie. In questo modo potrebbe condizionarne negativamente quella gioia che porta uno sportivo a vivere in modo emozionale una competizione, incidendo negativamente sul rendimento e soprattutto togliendogli la voglia di mettersi in gioco. GUAI…. IL CALCIO È UN GIOCO.
Concludendo, non è un allenatore, un procuratore, un presidente o un papà, che può costruire un calciatore. Uno, giocatore ci nasce. Il nostro compito deve essere accompagnarlo nella crescita, cercando di fornirgli più competenze possibili ed evitando di mortificarne il talento.

© 2026

Tema di Anders NorenSu ↑