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L’ALLENATORE COME SUPPORTO FONDAMENTALE PER I PROPRI GIOCATORI SIA DURANTE IL LOCKDOWN MA SOPRATTUTTO NEL MOMENTO DELLA RIPRESA EFFETTIVA SUL CAMPO DA GIOCO
(Partendo dai suggerimenti dati dall’Association for Applied Sport Psychology, AASP)
Ogni giocatore è innamorato del proprio sport
Gli atleti hanno bisogno di allenarsi, di divertirsi e di condividere con gli altri la propria passione
Oggi stiamo forse per uscire da una situazione delicata che ha compromesso la nostra routine giornaliera. Abbiamo passato le giornate in casa, abbiamo lavorato in modo diverso o non abbiamo lavorato affatto, abbiamo diviso lo spazio con i familiari, le attività all’aperto sono state cancellate e non ci si siamo più potuti trovare tutti insieme. Siamo stati destabilizzati perché abbiamo, mi auguro, preso coscienza di come le risorse che fino ad ora hanno permesso la quotidianità, siano state messe a dura prova dall’insinuarsi di una malattia. Il sistema in cui viviamo fatica ad adattarsi in modo efficace ai cambiamenti e alle necessità impellenti creando così inizialmente un forte senso di disagio, d’impotenza, di ansia, di paura e di rabbia, più o meno in ognuno di noi. La pandemia globale che abbiamo vissuto è stato un evento che ha stravolto le nostre vite in un brevissimo lasso di tempo. Nelle persone si creano vissuti psicologici nuovi e per certi versi di non facile gestione, che hanno bisogno di attenzione e di cura affinché non portino ad esiti negativi successivi.
Lo Sport, in misure e modalità diverse, è parte della vita di tutti noi ed è un ambito che in questa emergenza è stato sacrificato e re-inventato in modo sostanzioso. Gli sportivi di tutte le età e di tutti i livelli hanno vissuto un lungo periodo di sospensione. Per quasi nessuno è stato possibile uscire, si è faticato a mantenere la forma fisica e si sono dovute trovare nuove tecniche di allenamento adatte al salotto, alla cameretta o, per chi è più fortunato, al giardino di casa.
Le realtà sportive hanno cercato la formula magica, sia per mantenere alta negli atleti la voglia di fare sport ed evitare il declino della forma fisico-tecnica in vista di una ripresa effettiva, sia per evitare di far cadere gli atleti nell’abbandono alla pratica sportiva (drop-out). Si tratta di trovare il giusto metodo per continuare ad accrescere la performance: l‘allenatore deve continuare a stimolare ed allenare lo sportivo affinché lo svolgimento delle gare future e i possibili risultati delle nuove competizioni non mostrino un calo repentino delle capacità dell’atleta.
Una buona base per le nuove metodologie può essere partire da un potenziamento delle abilità personali (life skills) personali: lavorare sulle risorse per sviluppare competenze che portino comportamenti positivi e adattamento affinché la persona sia capace di far fronte in modo adeguato ed efficace alle sfide quotidiane; per lo sportivo si tratta di avere ora i giusti mezzi per un mantenimento invariato del benessere e del rendimento sportivo attraverso interventi diversificati.
Le abilità personali si articolano in gestione delle emozioni, gestione dello stress, la consapevolezza di sé, decision making, problem solving, sviluppo di creatività, cura del senso critico, sviluppo dell’empatia verso altri, abilità di comunicare e capacità di relazionarsi.
Di seguito vedremo come poter allenare alcune di queste abilità perché si rivelano un forte fattore protettivo della salute e un’ottima prevenzione non solo verso l’abbandono sportivo, ma anche, in questo caso, verso possibili difficoltà post-pandemia.
Alla base dello sviluppo personale si pone, in modo particolare, la consapevolezza basata sopratutto sulla conoscenza di sé: un atleta che prende coscienza delle sue risorse e dei suoi limiti riesce a crescere perché sa cosa allenare e su cosa far presa quando la situazione diventa difficile. Le abilità personali con una buona attenzione alla crescita della consapevolezza sono alla base della crescita di un buon sportivo.
Nello sport giovanile creare dei protocolli sulla base delle life skills è fondamentale affinché si mantenga saldo il legame tra gli atleti e la loro disciplina sportiva.
I ragazzi sono passati dall’avere una quotidianità carica di impegni ed attività, al passare le loro giornate in un limitato spazio vitale, con pochi contatti in carne ed ossa e relazioni a distanza, e con impianti sportivi saldamente serrati.
In questi mesi, gli allenatori di noi che si sono mantenuti più attivi a questo riguardo hanno cercato di non far scordare ai propri giocatori e giocatrici il piacere ed il benessere che lo sport procura.
Un passo immediato, fatto dalle diverse realtà sportive, è stato consegnare ai ragazzi delle schede per il mantenimento della forma fisica nel tempo o chiedere loro di allenarsi assieme sulle piattaforme digitali per non perdere i contatti sociali. I preparatori atletici più attenti hanno stilato piani di allenamento calibrati per ogni tipologia di spazio disponibile (giardino, terrazzo, oppure appartamento senza uno sbocco esterno).
È stato un buon inizio, ma dobbiamo ricordarci che lo sport non è solo fisico. All’interno della parola “Sport” non ci sono solo le competenze tecniche e le capacità tattiche, ma ci sono anche le relazioni sociali, le abilità mentali, regolazione delle emozioni, la motivazione e molto altro ancora.
Partendo dai suggerimenti dati dall’Association for Applied Sport Psychology (AASP) per affrontare questo singolare momento, integrando il lavoro iniziato degli allenatori e unendo le conoscenze del modo della psicologia applicata allo Sport, è stato possibile trovare degli spunti per creare dei percorsi consigliati per i giovani atleti. Sebbene sembra che il momento di ritrovarsi sul campo sia sempre più vicino anche se ancora non vi è una data ufficiale.
Qui di seguito elencheremo alcuni spunti, che sono stati utili sia in tempo di quarantena ma che lo potrebbero essere altrettanto per questo momento in cui dobbiamo ancora capire che accortezze prendere con i nostri ragazzi, per creare un piano di allenamento che li coinvolga non solo da un punto di vista fisico e quindi del corpo, ma che arrivi anche alla mente del nostro giocatore, passando attraverso le sue relazioni per promuovere in primo luogo la sua salute e migliorare la sua performance sportiva poi.
1. CORPO
Iniziamo con il considerare lo stato di salute del corpo dell’atleta. Allenarlo vuol dire tenere in forma sicuramente l’apparato muscolare attraverso l’esercizio fisico, ma significa anche promuovere il benessere generale dell’individuo; il corpo per funzionare in modo ottimale ha necessità di avere una routine sana e adeguata alla situazione che si sta vivendo, piacevole per l’individuo e calibrata a misura sulla sua condizione di forma fisica.
TABELLA DELLA ROUTINE E DEL BENESSERE
Si possono proporre delle attività che aiutino focalizzare l’attenzione su quello che si fa abitualmente e sulla qualità delle varie attività. Si chiede ai giovani di riportare informazioni sulla loro giornata: sonno, cibo, tempo passato seduti, tempo dedicato allo sport, attività di svago, sogni e anche pensieri. Cerchiamo di creare nell’atleta l’abitudine di prestare attenzione a quello che fa per il suo corpo; gli chiediamo di annotare su un calendario le varie voci e la qualità di ognuna. Settimanalmente cambiamo le richieste e gli facciamo provare l’esperienza di osservare e annotare tutti i vari aspetti della giornata e il loro cambiare nel tempo.
All’allenatore è utile per avere un quadro della routine dei suoi ragazzi, per vedere se ci sono difficoltà evidenti e per costruire un programma di allenamento fisico congruo con gli orari che gli stessi atleti hanno. Al ragazzo serve come avvicinamento alla conoscenza del suo corpo, dei bisogni, dei cambiamenti necessari e delle buone abitudini. Osservare se stessi è un buon modo per conoscersi e crescere. Può essere utile condividere con gli atleti alcune buone prassi per il benessere come suggerimenti di alimentazione adatta ad uno stile di vita molto sedentario oppure dei metodi di attivazione corporea prima di iniziare le attività di studio sedentario per unire mente e corpo.
SFIDE A TEMA
Il corpo di un atleta però necessita anche di un programma di movimento in grado di creare vere e proprie sfide. In ogni sportivo ci dovrebbe essere una sana componente agonistica. L’atleta ha in sé uno spirito combattivo fatto di impegno e dedizione che lo porta a cercare un miglioramento continuo; per questo motivo c’è bisogno di piccoli traguardi sportivi da dover raggiungere, uno dopo l’altro. Possono essere sfide legate al fisico (addominali), alla tecnica (gesto specifico della disciplina) o alla tattica (domande sul gioco). È possibile che l’allenatore distribuisca schede di esercizi da eseguire a casa (come viene già fatto ampliamene dai nostri tecnici) oppure si può chiedere all’atleta di mettere in campo la sua creatività e le informazioni che ha assorbito nel corso degli anni facendolo diventare il vero protagonista. Facciamo costruire gli esercizi da fare direttamente al ragazzo. L’atleta nel creare un esercizio sulla base delle indicazioni e delle linee guida del mister darà al suo allenatore una foto nitida del suo livello di apprendimento e della sua consapevolezza dell’argomento, darà una misura delle sue capacità di problem solving e decision making e farà l’esercizio con maggiore motivazione perché frutto del suo lavoro.
È possibile prevedere dei colloqui attraverso le piattaforme digitali, a due o più atleti con il coach, per l’eventuale correzione e discussione degli esercizi raccolti. In questo modo il ragazzo è partecipe diretto del meccanismo di allenamento e sviluppa un senso di autoefficacia. L’autoefficacia, secondo Bandura, è, in generale, la convezione di poter aver successo o di fallire ed è legata al raggiungimento dei propri obiettivi; se una persona sviluppa un senso di capacità e competenza migliora la sua performance. Ogni atleta necessita di sviluppare la padronanza nel proprio sport.
2. MENTE
Quando si parla di allenamento mentale si parla di “mental training” ossia di una metodologia di lavoro, tipica della Psicologia dello Sport, che aiuta l’atleta a sviluppare quelle abilità psicologiche che, unite alla performance fisica, aiutano a raggiungere il picco della propria prestazione sportiva. Molte delle life skills, prima citate, possono trovare qui la loro collocazione e attraverso l’allenamento mentale possono essere potenziate. Alla base dell’allenamento mentale però si possono trovare delle abilità di base specifiche dello sportivo a cui dare importanza (dal modello di Martens del 1987): controllo dell’attenzione (nello sport si tratta di focus e re-focus ossia della capacità di mantenere e recuperare la concentrazione in gara), gestione delle emozioni (vissuti troppo forti danneggiano le azioni dello sportivo), modulazione dell’arousal (trovare il giusto livello di attivazione psicofisica), controllo delle immagini (le immagini mentali sono un forte strumento di allenamento e preparazione alle eventualità della sfida), formulazione degli obiettivi (gli obiettivi adeguati accrescono la motivazione sportiva a dare il meglio), controllo dei pensieri (il dialogo interiore e il rapporto con se stessi sono la chiave per riuscire bene nel proprio sport). Tutto questo, grazie all’aiuto dello psicologo dello sport, può essere allenato nel corso della stagione sportiva insieme all’allenamento fisico e può essere sviluppato anche adesso, mentre si aspetta di tornare in campo.
IL CALENDARIO EMOZIONALE
Le emozioni sono un elemento complesso che intreccia reazioni fisiche del nostro corpo con componenti psicologiche provenienti dalla nostra mente, sono un ingranaggio fondamentale del corpo umano e ne influenzano in modo massiccio il funzionamento. Lo sportivo vive emozioni intense in contesti complessi e talvolta capita che queste possono trasformarsi in un ostacolo anziché un’arma a proprio favore, come fare quindi? Ogni sportivo deve ricevere una buona alfabetizzazione emotiva e creare per sé un linguaggio per esprimere le sue emozioni: gli sportivi devono avere un’equilibrata salute emotiva, quindi devono saper ammettere e comprendere ciò che provano. Per esprimere quello che si prova non bastano poche parole, ne servono sempre di più perché più il contesto in cui siamo inseriti diventa complesso e più si ha la necessità di adattarsi.
Imparare ad ascoltare se stessi è un’ardua sfida, ma si può iniziare chiedendo a noi stessi ogni giorno: “Come mi sento oggi?”. Si può iniziare a capire cosa si prova, cercare di accettarlo senza emettere giudizi, descriverlo con parole nostre e condividerlo con chi abbiamo vicino. Questo ci aiuta essere consapevoli delle emozioni che proviamo adesso ma potrà tornarci utile anche durante una gara? Assolutamente sì. Facciamo costruire al giovane sportivo (ma anche allo sportivo meno giovane) un calendario per le emozioni che vive in casa in questi giorni. Portiamo alla luce la sfera emotiva dell’atleta e aiutiamolo a conoscerla affinché l’emozione non diventi un ostacolo in futuro, in un campo da gioco. Facciamo in modo che dia una descrizione personale e dettagliata dell’emozione scelta ogni giorno.
Invitiamo poi l’atleta dopo aver fatto tutto ciò ad essere curioso e a cercare sul vocabolario la reale definizione dell’emozione che ha citato per verificare se l’alfabetizzazione emotiva è sviluppata oppure può essere integrata; chiediamo anche agli atleti di cercare di non ripetere la stessa emozione per più giorni o almeno di cambiare la descrizione della stessa di giorno in giorno in base al loro vissuto personale. Infine, può essere utile chiedere al giocatore o alla giocatrice, di parlare anche delle emozioni che prova quando fa sport per aiutarlo o aiutarla a mentalizzare anche le emozioni specifiche del proprio sport.
LETTERA MOTIVAZIONALE
La motivazione è la spinta interna all’individuo che conduce al raggiungimento degli obiettivi. Si parla di direzione della motivazione quando si parla dell’agire tramite comportamenti che avvicinano alla meta importante. Si fa riferimento all’intensità della motivazione quando si guarda al livello di sforzo che il singolo fa per arrivare al proprio scopo. Lo sportivo punta verso la propria miglior performance possibile e impiega un notevole sforzo per raggiungere la propria meta. Curare la motivazione dell’atleta significa caricare a sufficienza le batterie del ragazzo affinché abbia le risorse per essere efficace.
Questo periodo di pausa dalla palestra può aiutare lo sportivo a comprendere “Qual’è il mio perchè?” ossia descrivere la propria motivazione allo sport che ogni sportivo inevitabilmente possiede. Si tratta di un insieme di sensazioni positive, di bisogni soddisfatti, di sfide da raggiungere e molto altro ancora. Ogni atleta, settimana dopo settimana, può scoprire un motivo nuovo che lo stimola nel suo impegno sportivo, diventando sempre più consapevole delle varie componenti che compongono la sua passione per lo sport. Facciamo scrivere all’atleta la sua lettera motivazionale, una raccolta dei motivi chiave per cui pratica il suo sport. Questo lavoro può essere una risorsa adesso per mantenere il legame, ma anche al ritorno sul campo o in palestra nei momenti difficili, come può essere uno stop forzato come l’infortunio sportivo.
VISUALIZZAZIONE SPORTIVA
La visualizzazione (o imagery) è una tecnica psicologica utilizzata per evocare nella mente del soggetto alcune immagini per poterle analizzare, gestire ed affrontare. L’imagery nello sport è la ripetizione di un gesto motorio specifico con la mente durante il quale, però, la persona vive le sensazioni reali del gesto. Le immagini mentali motorie aiutano l’atleta sia a concentrarsi che a migliorare la performance, i gesti tecnici e le situazioni si allenano immaginando di fare un movimento specifico o provando a risolvere situazioni difficili. La ripetizione delle azioni a livello mentale aiuta a migliorare l’esecuzione, quindi porta alla padronanza dei movimenti, diminuendo l’ansia da prestazione e potendo anche a contribuire alla crescita dell’autostima.
Ma possiamo allenare la mente dal divano di casa? Si, si può utilizzando la visualizzazione guidata. Lo psicologo dello sport, sotto le indicazioni pratiche dell’allenatore, prepara una visualizzazione sport-specifica sotto forma di nota audio condivisibile; gli atleti possono trovare un momento di tranquillità nella giornata e in un contesto di rilassamento chiudere gli occhi e provare a concentrarsi sull’immagine proposta.
3. RELAZIONI
Dare attenzione alle relazioni sociali in questo periodo di quarantena significa evitare che l’atleta si trovi in una condizione di isolamento sociale acuto rispetto alla condizione precedente. Un giocatore da solo non è nessuno, fare sport è un lavoro di squadra, le relazioni stanno alla base di una sana esperienza sportiva. Adesso che si sta a casa la comunicazione, lo scambio e il confronto con la squadra non si devono fermare e allo stesso tempo, non devono viaggiare solo attraverso i messaggi sui soli social.
PIANO DI TELEFONATE
Facciamo costruire ad ogni giovane sportivo un piano di telefonate da fare uno a uno con i suoi compagni e volendo, con il suo allenatore; chiediamogli di tenere l’elenco delle telefonate fatte, di non richiamare un compagno prima di aver fatto il giro di tutta la squadra e di dedicare almeno 10 minuti alla telefonata. Invitiamo i ragazzi a tenere alto il livello di comunicazione tra loro e spingiamoli a non usare solo i messaggino per comunicare, invogliamoli a parlare in prima persona e a voce alta.
MOMENTI DI PENSIERO A VOCE ALTA
Se scendiamo un po più nel profondo delle relazioni sociali ci rendiamo conto che la forza del gruppo è la comunicazione. Nello specifico un gruppo che funziona gode di una comunicazione vincente; a questo proposito è bene che nessuno smetta di allenarsi a comunicare il suo mondo agli altri. Saper comunicare fa parte delle life skills, utili ad ognuno di noi per poter essere efficace nel proprio contesto, un atleta ne può fare bottino e sviluppare un linguaggio specifico per parlare di sport. Facciamo organizzare agli atleti dei momenti finalizzati a parlare a voce alta con qualcuno di caro, qualcuno che secondo loro sappia ascoltare; gli chiediamo di dedicare 10 minuti al giorno a tirar fuori ciò che in quel momento per lui conta (un evento pericoloso, un’attività paurosa, un sogno divertente o un avvenimento buffo). Con l’aumento della pratica da parte del ragazzo il mister può suggerire degli argomenti di conversazione e si può parlare di sport!
Per concludere questa digressione sulle molte possibilità di allenamento da casa ci tengo a sottolineare che, come spesso mi è stato ripetuto, si devono mantenere l’attenzione e l’impegno verso quello che ci è possibile controllare nella situazione in cui siamo. Sarebbe bellissimo per tutti gli allenatori pensare di nuovo di poter preparare un allenamento sul campo, ma questo non è possibile adesso, ora, nel nostro presente. Si deve prendere coscienza del cambiamento, affiancarsi a figure professionali che possano dare supporto e cercare di gestirlo al meglio per puntare sempre e comunque il miglioramento della performance. E come afferma Kabat-Zinn (2015), lo psicologo dello sport può essere una figura che può aiutarci a focalizzarci su quello che possiamo controllare “focus on what you can controll”!
In questi mesi molti allenatori mi hanno chiesto di fare interventi in videochiamate su qualche consiglio da dare sul come prepararsi a gestire in maniera ottimale il rientro post quarantena e spiegare quali siano le modalità corrette da utilizzare con i propri giocatori e giocatrici, ma soprattutto mi hanno chiesto una sorta di previsione su come avremo ritrovato i nostri ragazzi al rientro sul campo da gioco.
Credo che la risposta l’avremo solamente nella reintegro effettivo della routine sportiva, ma più che concentrarsi sul come ritroveremo i nostri ragazzi dovremo sforzarci di riflettere e essere consapevoli di come saremo noi, come allenatori e come persone, una volta ripresa la vera normalità, sul campo da gioco.
Magari il nostro approccio d’allenamento subirà delle variazioni, successivamente a questi mesi la nostra modalità comunicativa sarà cambiata probabilmente, magari invece saremo esattamente come quando abbiamo interrotto l’attività sportiva. Dovremo sforzarci di essere consapevoli noi stessi, in prima persona, sulle emozioni che abbiamo provato e vissuti in questi mesi lontani dal campo, perchè solo essendo consapevoli sulle nostre sensazioni ed emozioni potremo essere le guide solide e sicure di cui hanno bisogno i nostri ragazzi. Perché se è vero che il corpo e la mente hanno pari importanza, vero è che è proprio la relazione che instauriamo con i nostri giocatori lo “strumento principe” per condurre al meglio il nostro lavoro di tecnici.
francescazoe.fabbri@gmail.com
Fonti:
Association for Applied Sport Psychology (AASP)
- Bandura, A., Freeman, W. H., & Lightsey, R. (1999). Self-efficacy: The exercise of control.
- Baer, R. A., & Maffei, C. (Eds.). (2012). Come funziona la mindfulness: teoria, ricerca, strumenti. Cortina.
- Consiglio Nazionale Ordini Psicologi degli Psicologi. Lo Psicologo dell’emergenza.
- Kabat-Zinn, J. (2005). Vivere momento per momento. Corbaccio.
- Martens, R. (1987). Coaches guide to sport psychology. A publication for the American Coaching Effectiveness Program: Level 2 sport science curriculum. Human Kinetics Books.
- Organizzazione Mondiale della Sanità. Life skills
- Organizzazione Mondiale della Sanità. La salute.