Categoria: Psicologia

SARA VARONE

  • Psicologa dello Sport
  • Mental Trainer

FACILITARE L’APPRENDIMENTO MOTORIO TRAMITE IL FEEDBACK AUMENTATIVO

Se alleni, conosci l’apprendimento motorio e saprai benissimo che questo può esser definito come la risultante di processi neuronali, della pratica e dell’esperienza. Esso, inoltre, rappresenta un cambiamento relativamente permanente nella persona.

Se alleni, ti sarai anche reso conto che non sempre gli allenamenti che proponi si dimostrano ugualmente efficaci per tutti gli atleti. Affinchè l’apprendimento motorio avvenga in modo efficace è, infatti, necessario che la persona sia esposta ad input sensoriali adeguati e che sia accompagnata da altrettanto adeguati feedback esterni.

In particolare, un tipo di feedback importantissimo, soprattutto nell’insegnamento a bambini o ragazzi giovani, è il cosiddetto Feedback Aumentativo (F.A.).

Il F.A. ha la speciale capacità di aumentare i livelli della prestazione degli atleti ma dev’esser fornito nelle giuste modalità. Ecco quindi alcune accortezze:

1. Il F.A. si concretizza nelle espressioni “bravo, ottimo passaggio filtrante!/ Vai così, ottima lettura di gioco!/ benissimo, hai diminuito il tuo tempo di 5 secondi!” ecc. ecc.

2. Il F.A. può concentrarsi sul risultato (bravo, hai saltato 50 cm) o sulla prestazione (l’hai alzata molto bene) oppure sui segnali interni dell’atleta (bene, hai abbassato i tuoi battiti)

3. Il F.A. diventa inutile se fornito in modo ridondante e senza validi motivi

4. Il F.A. rivolto al risultato può esser motivante ma negli sport molto tecnici serve darne anche rispetto alla gestualità e/o alle scelte strategiche prese dall’atleta

5. Il F.A. dev’essere fornito in modo specifico e conciso: per questo è essenziale conoscere il modello prestativo e sapere cosa è ritenuto errore e cosa no

6. Il fine ultimo del F.A. è quello di educare l’atleta a percepire il proprio corpo e la propria mente affinchè divenga indipendente

7. Nei bambini un maggior numero di adeguanti F.A. fa aumentare le prestazioni

8. Se alleni atlete donne è molto importante per loro ricevere F.A., soprattutto all’inizio del processo di apprendimento.

Insomma, come avrai capito, e come avrai già avuto modo di sperimentare nella tua pratica di allenatore, il Feedback Aumentativo rappresenta un ottimo facilitatore d’apprendimento e, soprattutto, un valido mezzo per consentire ai tuoi atleti l’esplorazione motoria.

Se dai un feedback ricordati che l’atleta, grande o piccolo che sia, si fida di ciò che gli stai dicendo quindi sii determinato, competente, appassionato ma, soprattutto, comprensivo. I tuoi ragazzi/le tue ragazze ti ringrazieranno!

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SARA VARONE

  • Psicologa dello Sport
  • Mental Trainer

GESTIONE DEL CONFLITTO: 6 CONSIGLI PER GLI ALLENATORI

La gestione del conflitto è una delle tematiche su cui noi psicologi dello sport siamo più chiamati ad intervenire quando le società sportive c’interpellano.

Soprattutto negli sport di squadra, dove la collaborazione è fondamentale, non è raro che si creino situazioni conflittuali tra atlete/i o tra questi e gli allenatori.

Quando, infatti, il sano agonismo intra-gruppo diventa una “lotta per la supremazia” ecco che l’intera squadra ne risente negativamente: il clima è teso, la collaborazione scarsa, la frustrazione (spesso anche quella di chi allena) alle stelle e l’aggressività, più o meno espressa, la fa da padrone facendo si che il benessere di atleti e allenatori, nonché la prestazione sportiva, calino drasticamente.

Ecco allora alcuni spunti di riflessione per chi allena e si trova a dover gestire questa particolare situazione:

  1. Innanzitutto è indispensabile allenarsi a diventare ottimi osservatori! Questo significa che non basta farsi un’idea dei propri atleti e del loro carattere: il buon osservatore è colui che, osservando, appunto, crea delle ipotesi su ciò e chi gli sta intorno e “lavora mentalmente” alla continua ricerca di dati che falsifichino le proprie ipotesi.
    Ricorda: conoscenza, giudizio e pregiudizio sono tre cose ben diverse! Coltivare la conoscenza è fondamentale per intercettare i conflitti.
  2. A proposito di conoscenza: per non giudicare in modo categorico persone e fatti, e quindi per intercettare e cogliere i livelli di conflitto ed eventualmente risolverli, è fondamentale diventare degli ottimi ascoltatori non solo con le orecchie ma anche con il cuore. L’allenatore è colui che guida il gruppo e come tale è indispensabile che sia d’esempio e che sappia decentrare se stesso, i propri giudizi e i propri schemi mentali per ascoltare e “sentire” cosa accade intorno a sé.
  3. Pur osservando e pur sapendo ascoltare a volte i conflitti scoppiano, ecco quindi che diventa molto importante saper comunicare efficacemente con tutti gli elementi del proprio team. Ma comunicare cosa? Regole, idee, valori, atteggiamenti desiderati e quali indesiderati. Insomma, esplicitare ciò che non funziona è un ottimo passo verso la risoluzione!
  4. È importante condividere con la squadra, e ciò vale ancor dall’età adolescenziale in su, gli obiettivi dell’anno sportivo: questo aiuterà a creare l’orientamento verso un obiettivo comune e sovraordinato a cui ciascuno ha aderito in modo consapevole;
  5. Sarebbe opportuno che chi guida una squadra approfondisse il tema del conflitto attraverso uno studio privato: conoscere le principali tipologie e strategie di gestione aiuterebbe molto a riconoscere ciò che sta accadendo e a decidere come intervenire, ricordando sempre che la presenza di conflitto non è di per sé negativa, dipende dall’uso che se ne fa!
  6. Infine ricordiamoci che come allenatori non si è soli: condividere problematiche con il resto dello staff, con la dirigenza, con professionisti delle relazioni può essere di grande aiuto non solo perché può allargare le vedute ma anche perché non fa sentire soli e, questo, è importante al fine di evitare di sentirsi sopraffatti ed in esaurimento di energie!

In questo breve articolo abbiamo trattato il tema del conflitto in squadra, ovviamente le possibilità sono infinite: il conflitto potrebbe svilupparsi con le famiglie degli atleti, tra lo staff, con la dirigenza ecc. ecc. Non è intenzione di chi scrive essere esaustiva su un tema così ampio e complesso, piuttosto mi piace che ognuno possa partire anche solo da un concetto, riflettere, ascoltarsi e ricercare la miglior soluzione per sé!

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SARA VARONE

  • Psicologa dello Sport
  • Mental Trainer

Quante volte ti è capitato di arrivare in partita ben allenato, fisicamente al top ma di non riuscire ad avere la prestazione che ti saresti aspettato?

Immagino sentissi le gambe pesanti, il fiato corto e magari anche un certo tremolio. Immagino che nonostante gli sforzi ci fosse qualcosa che ti distraeva, magari dei pensieri confusi e poco attinenti a ciò che stavi facendo oppure pensieri negativi e che forse questi si siano realizzati.

Niente paura, capita a molti atleti (di qualsiasi livello) di trovarsi in questa situazione.

Ma come uscirne?

Innanzitutto diamo un nome a ciò che hai sperimentato: si chiama ansia da prestazione. È uno stato emotivo fatto di apprensione, agitazione e di pensieri negativi rispetto alla prestazione che andrai ad eseguire. La possono sperimentare gli atleti prima di entrare in gara, gli studenti prima di un esame, i relatori prima di parlare al pubblico, insomma chiunque voglia fare un’ottima figura e teme di sbagliare qualcosa!

Hai letto bene, la convinzione nelle tue capacità è un ingrediente fondamentale per la buona riuscita della performance. Ciò non significa che chi pensa in modo irrealistico non avrà ansia anzi… Significa che il primo modo per rendere in partita come rendi in allenamento è diventare consapevole dei tuoi punti di forza e delle tue aree di miglioramento!

Prendi un foglio, dividilo in due e da un lato scrivi una lista delle cose in cui ti senti forte e capace, dall’altro un elenco delle cose su cui senti di avere potere di miglioramento. Bene, ora hai sott’occhio “i salvatori e i killer” delle tue prestazioni; ovviamente questo non basta a sconfiggere l’ansia ma è un primo passo fondamentale.

Ora facciamo insieme il secondo passo.

Come hai letto poco fa, l’ansia ha una componente mentale molto forte ma non solo. Corpo e mente sono un tutt’uno per cui oltre ad avere chiare le tue risorse e i tuoi limiti è necessario che tu sia consapevole anche del tuo corpo.

Segui questi semplici passi:

1. Chiudi gli occhi e immagina una competizione in cui hai sperimentato molta ansia. Prenditi tutto il tempo che ti serve per rivivere a pieno ogni sensazione di quel momento.

2. Apri gli occhi: com’era il tuo respiro? Che sensazioni fisiche e psicologiche hai avuto? Scrivi tutto su un foglio.

3. Ora appoggia la schiena allo schienale della sedia, rilassa la bocca, le spalle, l’addome e appoggia saldamente entrambi i piedi a terra. Chiudi gli occhi e ascoltati per qualche istante.

Ascolta il tuo respiro, dov’è? Com’è? Che sensazioni hai? Scrivile!

Abbiamo quasi terminato…

4. Chiudi nuovamente gli occhi e ripensa alla situazione numero 1 MA mantieni la postura del punto 3. Prenditi tutto il tempo necessario.

Noti dei cambiamenti? Che sensazioni hai? Scrivile!

Hai appena fatto uno dei tanti esercizi che aiutano nella gestione dell’ansia da prestazione. Magari non sei riuscito ad immaginare al meglio ma con un po’ di allenamento sarà più semplice! Ciò che si evidenzia con questo esercizio è che l’ansia è uno stato emotivo modificabile e controllabile, bisogna conoscere le tecniche per gestirla correttamente e, soprattutto, calarle in un percorso individualizzato e fatto di obiettivi adeguati.

Spero che questo piccolo esercizio ti sia stato utile, continua ad allenarti!

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FABIO FOCHESATO

  • Sport Mental Coach

L’ALLENAMENTO MENTALE NEL CALCIO MODERNO

Nel calcio moderno si sente molto spesso parlare di analisi tattica, di prestazione fisica e condizione ottimale o meno e di capacità tecniche, poi succede che durante le interviste molti atleti, molti calciatori all’inizio o alla fine partita considerino principalmente e probabilmente inconsciamente l’aspetto mentale con espressioni del tipo “Dobbiamo giocare Concentrati e Consapevoli dei nostri mezzi”, “Oggi non ero Mentalmente Pronto”, ”Mi è mancata la Concentrazione Necessaria”, ”Mi Sentivo Particolarmente in Palla”, e danno colpa o merito della propria prestazione alla loro “Condizione Mentale”. Per quello che sento nel calcio italiano ed in genere nello sport, l’aspetto mentale, rimane il “Più Citato” tra quelli che possono decidere una prestazione ma il “Meno Considerato”. Non lo trovate strano? Se ne parla molto gli si da importanza ma non si considera il fatto di poterlo allenare!

La figura dell’Allenatore Mentale, Mental Coach, in Italia è ancora poco considerata e capita, si tende più che altro a vedere questa figura come “il Motivatore” che ti incita con frasi del tipo “Dai forza che ce la fai”, “sii positivo”, considerandola un’americanata! In verità il lavoro ed il valore che porta l’allenatore mentale è notevolmente superiore e nella realtà calcistica moderna dove i giocatori sono sottoposti a, pressioni interne della società a cui appartengono, esterne di carattere mediatico e per la velocità di gioco sempre maggiore, tecnica tattica e fisicità sono certamente importanti ma lo diventa sempre più la parte mentale. Consapevolezza del se, Gestione delle Emozioni, Capacità di concentrazione, Leadership personale e comunicazione efficace diventano l’ago della bilancia, questo per far si che ogni giocatore riesca a mantenersi per più tempo possibile nel suo stato di grazia nel “Flow” riducendo al minimo i momenti di flessione che arrivano durante la stagione e nel saper gestire quest’ultimi.

Cosa si richiede ad un giocatore moderno oltre tecnica tattica e allenamento fisico? Principalmente cinque caratteristiche:

  1. Concentrazione per tutta la durata della partita.
  2. Consapevolezza delle proprie competenze fisiche, tecniche e tattiche, consapevolezza del se.
  3. Essere presente mentalmente essere nel “Qui ed Ora”, sapere cosa fare, quando farlo e come farlo.
  4. Gestione dei rapporti con il team, equilibrio emozionale e comunicazione efficace.
  5. Gestione dei rapporti con direttori di gara con gli avversari negli immancabili momenti di stress. Intelligenza Emotiva.

Tutto questo richiede “Allenamento mentale”, da una preparazione di base generale, al lavoro specifico sul singolo per caratteristiche personali e relative al ruolo. Diverso è il lavoro con un portiere, un difensore o un attaccante, facendo si che ognuno di loro possa capire le dinamiche differenti che coinvolgono l’uno dall’altro per una consapevolezza comune, che li porterà ad un maggior equilibrio personale e di squadra.

Il calcio moderno è diretto sempre più verso figure specifiche che curano aspetti specifici di aree specifiche ed anche per l’aspetto mentale diventa importantissima la figura dell’allenatore mentale e non solo a livello professionistico ma anche e soprattutto nei settori giovanili, dato che è dai settori giovanili che nascono i futuri campioni ed è da li che si perdono veri talenti per il carico di pressioni a cui sono sottoposti e a cui nessuno insegna come poter gestire stati interiori ed emozioni che in campo fanno la differenza.

FRANCESCA FABBRI

  • Psicologa Clinica
  • Psicologa dello Sport, istruttrice Mental Training, esperta in Neuropsicologia
  • Psicologa per la Feralpisalò
  • Psicologa per il CFT della FIGC di Brescia
  • Psicologa della Nazionale Femminile di Rugby
  • Psicologa per Italian Padel

L’ALLENATORE COME SUPPORTO FONDAMENTALE PER I PROPRI GIOCATORI SIA DURANTE IL LOCKDOWN MA SOPRATTUTTO NEL MOMENTO DELLA RIPRESA EFFETTIVA SUL CAMPO DA GIOCO

(Partendo dai suggerimenti dati dall’Association for Applied Sport Psychology, AASP)

Ogni giocatore è innamorato del proprio sport
Gli atleti hanno bisogno di allenarsi, di divertirsi e di condividere con gli altri la propria passione

Oggi stiamo forse per uscire da una situazione delicata che ha compromesso la nostra routine giornaliera. Abbiamo passato le giornate in casa, abbiamo lavorato in modo diverso o non abbiamo lavorato affatto, abbiamo diviso lo spazio con i familiari, le attività all’aperto sono state cancellate e non ci si siamo più potuti trovare tutti insieme. Siamo stati destabilizzati perché abbiamo, mi auguro, preso coscienza di come le risorse che fino ad ora hanno permesso la quotidianità, siano state messe a dura prova dall’insinuarsi di una malattia. Il sistema in cui viviamo fatica ad adattarsi in modo efficace ai cambiamenti e alle necessità impellenti creando così inizialmente un forte senso di disagio, d’impotenza, di ansia, di paura e di rabbia, più o meno in ognuno di noi. La pandemia globale che abbiamo vissuto è stato un evento che ha stravolto le nostre vite in un brevissimo lasso di tempo. Nelle persone si creano vissuti psicologici nuovi e per certi versi di non facile gestione, che hanno bisogno di attenzione e di cura affinché non portino ad esiti negativi successivi.

Lo Sport, in misure e modalità diverse, è parte della vita di tutti noi ed è un ambito che in questa emergenza è stato sacrificato e re-inventato in modo sostanzioso. Gli sportivi di tutte le età e di tutti i livelli hanno vissuto un lungo periodo di sospensione. Per quasi nessuno è stato possibile uscire, si è faticato a mantenere la forma fisica e si sono dovute trovare nuove tecniche di allenamento adatte al salotto, alla cameretta o, per chi è più fortunato, al giardino di casa.

Le realtà sportive hanno cercato la formula magica, sia per mantenere alta negli atleti la voglia di fare sport ed evitare il declino della forma fisico-tecnica in vista di una ripresa effettiva, sia per evitare di far cadere gli atleti nell’abbandono alla pratica sportiva (drop-out). Si tratta di trovare il giusto metodo per continuare ad accrescere la performance: l‘allenatore deve continuare a stimolare ed allenare lo sportivo affinché lo svolgimento delle gare future e i possibili risultati delle nuove competizioni non mostrino un calo repentino delle capacità dell’atleta.

Una buona base per le nuove metodologie può essere partire da un potenziamento delle abilità personali (life skills) personali: lavorare sulle risorse per sviluppare competenze che portino comportamenti positivi e adattamento affinché la persona sia capace di far fronte in modo adeguato ed efficace alle sfide quotidiane; per lo sportivo si tratta di avere ora i giusti mezzi per un mantenimento invariato del benessere e del rendimento sportivo attraverso interventi diversificati.
Le abilità personali si articolano in gestione delle emozioni, gestione dello stress, la consapevolezza di sé, decision making, problem solving, sviluppo di creatività, cura del senso critico, sviluppo dell’empatia verso altri, abilità di comunicare e capacità di relazionarsi.

Di seguito vedremo come poter allenare alcune di queste abilità perché si rivelano un forte fattore protettivo della salute e un’ottima prevenzione non solo verso l’abbandono sportivo, ma anche, in questo caso, verso possibili difficoltà post-pandemia.
Alla base dello sviluppo personale si pone, in modo particolare, la consapevolezza basata sopratutto sulla conoscenza di sé: un atleta che prende coscienza delle sue risorse e dei suoi limiti riesce a crescere perché sa cosa allenare e su cosa far presa quando la situazione diventa difficile. Le abilità personali con una buona attenzione alla crescita della consapevolezza sono alla base della crescita di un buon sportivo.

Nello sport giovanile creare dei protocolli sulla base delle life skills è fondamentale affinché si mantenga saldo il legame tra gli atleti e la loro disciplina sportiva.
I ragazzi sono passati dall’avere una quotidianità carica di impegni ed attività, al passare le loro giornate in un limitato spazio vitale, con pochi contatti in carne ed ossa e relazioni a distanza, e con impianti sportivi saldamente serrati.
In questi mesi, gli allenatori di noi che si sono mantenuti più attivi a questo riguardo hanno cercato di non far scordare ai propri giocatori e giocatrici il piacere ed il benessere che lo sport procura.
Un passo immediato, fatto dalle diverse realtà sportive, è stato consegnare ai ragazzi delle schede per il mantenimento della forma fisica nel tempo o chiedere loro di allenarsi assieme sulle piattaforme digitali per non perdere i contatti sociali. I preparatori atletici più attenti hanno stilato piani di allenamento calibrati per ogni tipologia di spazio disponibile (giardino, terrazzo, oppure appartamento senza uno sbocco esterno).

È stato un buon inizio, ma dobbiamo ricordarci che lo sport non è solo fisico. All’interno della parola “Sport” non ci sono solo le competenze tecniche e le capacità tattiche, ma ci sono anche le relazioni sociali, le abilità mentali, regolazione delle emozioni, la motivazione e molto altro ancora.

Partendo dai suggerimenti dati dall’Association for Applied Sport Psychology (AASP) per affrontare questo singolare momento, integrando il lavoro iniziato degli allenatori e unendo le conoscenze del modo della psicologia applicata allo Sport, è stato possibile trovare degli spunti per creare dei percorsi consigliati per i giovani atleti. Sebbene sembra che il momento di ritrovarsi sul campo sia sempre più vicino anche se ancora non vi è una data ufficiale.
Qui di seguito elencheremo alcuni spunti, che sono stati utili sia in tempo di quarantena ma che lo potrebbero essere altrettanto per questo momento in cui dobbiamo ancora capire che accortezze prendere con i nostri ragazzi, per creare un piano di allenamento che li coinvolga non solo da un punto di vista fisico e quindi del corpo, ma che arrivi anche alla mente del nostro giocatore, passando attraverso le sue relazioni per promuovere in primo luogo la sua salute e migliorare la sua performance sportiva poi.

1. CORPO

Iniziamo con il considerare lo stato di salute del corpo dell’atleta. Allenarlo vuol dire tenere in forma sicuramente l’apparato muscolare attraverso l’esercizio fisico, ma significa anche promuovere il benessere generale dell’individuo; il corpo per funzionare in modo ottimale ha necessità di avere una routine sana e adeguata alla situazione che si sta vivendo, piacevole per l’individuo e calibrata a misura sulla sua condizione di forma fisica.

TABELLA DELLA ROUTINE E DEL BENESSERE

Si possono proporre delle attività che aiutino focalizzare l’attenzione su quello che si fa abitualmente e sulla qualità delle varie attività. Si chiede ai giovani di riportare informazioni sulla loro giornata: sonno, cibo, tempo passato seduti, tempo dedicato allo sport, attività di svago, sogni e anche pensieri. Cerchiamo di creare nell’atleta l’abitudine di prestare attenzione a quello che fa per il suo corpo; gli chiediamo di annotare su un calendario le varie voci e la qualità di ognuna. Settimanalmente cambiamo le richieste e gli facciamo provare l’esperienza di osservare e annotare tutti i vari aspetti della giornata e il loro cambiare nel tempo.
All’allenatore è utile per avere un quadro della routine dei suoi ragazzi, per vedere se ci sono difficoltà evidenti e per costruire un programma di allenamento fisico congruo con gli orari che gli stessi atleti hanno. Al ragazzo serve come avvicinamento alla conoscenza del suo corpo, dei bisogni, dei cambiamenti necessari e delle buone abitudini. Osservare se stessi è un buon modo per conoscersi e crescere. Può essere utile condividere con gli atleti alcune buone prassi per il benessere come suggerimenti di alimentazione adatta ad uno stile di vita molto sedentario oppure dei metodi di attivazione corporea prima di iniziare le attività di studio sedentario per unire mente e corpo.

SFIDE A TEMA

Il corpo di un atleta però necessita anche di un programma di movimento in grado di creare vere e proprie sfide. In ogni sportivo ci dovrebbe essere una sana componente agonistica. L’atleta ha in sé uno spirito combattivo fatto di impegno e dedizione che lo porta a cercare un miglioramento continuo; per questo motivo c’è bisogno di piccoli traguardi sportivi da dover raggiungere, uno dopo l’altro. Possono essere sfide legate al fisico (addominali), alla tecnica (gesto specifico della disciplina) o alla tattica (domande sul gioco). È possibile che l’allenatore distribuisca schede di esercizi da eseguire a casa (come viene già fatto ampliamene dai nostri tecnici) oppure si può chiedere all’atleta di mettere in campo la sua creatività e le informazioni che ha assorbito nel corso degli anni facendolo diventare il vero protagonista. Facciamo costruire gli esercizi da fare direttamente al ragazzo. L’atleta nel creare un esercizio sulla base delle indicazioni e delle linee guida del mister darà al suo allenatore una foto nitida del suo livello di apprendimento e della sua consapevolezza dell’argomento, darà una misura delle sue capacità di problem solving e decision making e farà l’esercizio con maggiore motivazione perché frutto del suo lavoro.
È possibile prevedere dei colloqui attraverso le piattaforme digitali, a due o più atleti con il coach, per l’eventuale correzione e discussione degli esercizi raccolti. In questo modo il ragazzo è partecipe diretto del meccanismo di allenamento e sviluppa un senso di autoefficacia. L’autoefficacia, secondo Bandura, è, in generale, la convezione di poter aver successo o di fallire ed è legata al raggiungimento dei propri obiettivi; se una persona sviluppa un senso di capacità e competenza migliora la sua performance. Ogni atleta necessita di sviluppare la padronanza nel proprio sport.

2. MENTE

Quando si parla di allenamento mentale si parla di “mental training” ossia di una metodologia di lavoro, tipica della Psicologia dello Sport, che aiuta l’atleta a sviluppare quelle abilità psicologiche che, unite alla performance fisica, aiutano a raggiungere il picco della propria prestazione sportiva. Molte delle life skills, prima citate, possono trovare qui la loro collocazione e attraverso l’allenamento mentale possono essere potenziate. Alla base dell’allenamento mentale però si possono trovare delle abilità di base specifiche dello sportivo a cui dare importanza (dal modello di Martens del 1987): controllo dell’attenzione (nello sport si tratta di focus e re-focus ossia della capacità di mantenere e recuperare la concentrazione in gara), gestione delle emozioni (vissuti troppo forti danneggiano le azioni dello sportivo), modulazione dell’arousal (trovare il giusto livello di attivazione psicofisica), controllo delle immagini (le immagini mentali sono un forte strumento di allenamento e preparazione alle eventualità della sfida), formulazione degli obiettivi (gli obiettivi adeguati accrescono la motivazione sportiva a dare il meglio), controllo dei pensieri (il dialogo interiore e il rapporto con se stessi sono la chiave per riuscire bene nel proprio sport). Tutto questo, grazie all’aiuto dello psicologo dello sport, può essere allenato nel corso della stagione sportiva insieme all’allenamento fisico e può essere sviluppato anche adesso, mentre si aspetta di tornare in campo.

IL CALENDARIO EMOZIONALE

Le emozioni sono un elemento complesso che intreccia reazioni fisiche del nostro corpo con componenti psicologiche provenienti dalla nostra mente, sono un ingranaggio fondamentale del corpo umano e ne influenzano in modo massiccio il funzionamento. Lo sportivo vive emozioni intense in contesti complessi e talvolta capita che queste possono trasformarsi in un ostacolo anziché un’arma a proprio favore, come fare quindi? Ogni sportivo deve ricevere una buona alfabetizzazione emotiva e creare per sé un linguaggio per esprimere le sue emozioni: gli sportivi devono avere un’equilibrata salute emotiva, quindi devono saper ammettere e comprendere ciò che provano. Per esprimere quello che si prova non bastano poche parole, ne servono sempre di più perché più il contesto in cui siamo inseriti diventa complesso e più si ha la necessità di adattarsi.
Imparare ad ascoltare se stessi è un’ardua sfida, ma si può iniziare chiedendo a noi stessi ogni giorno: “Come mi sento oggi?”. Si può iniziare a capire cosa si prova, cercare di accettarlo senza emettere giudizi, descriverlo con parole nostre e condividerlo con chi abbiamo vicino. Questo ci aiuta essere consapevoli delle emozioni che proviamo adesso ma potrà tornarci utile anche durante una gara? Assolutamente sì. Facciamo costruire al giovane sportivo (ma anche allo sportivo meno giovane) un calendario per le emozioni che vive in casa in questi giorni. Portiamo alla luce la sfera emotiva dell’atleta e aiutiamolo a conoscerla affinché l’emozione non diventi un ostacolo in futuro, in un campo da gioco. Facciamo in modo che dia una descrizione personale e dettagliata dell’emozione scelta ogni giorno.
Invitiamo poi l’atleta dopo aver fatto tutto ciò ad essere curioso e a cercare sul vocabolario la reale definizione dell’emozione che ha citato per verificare se l’alfabetizzazione emotiva è sviluppata oppure può essere integrata; chiediamo anche agli atleti di cercare di non ripetere la stessa emozione per più giorni o almeno di cambiare la descrizione della stessa di giorno in giorno in base al loro vissuto personale. Infine, può essere utile chiedere al giocatore o alla giocatrice, di parlare anche delle emozioni che prova quando fa sport per aiutarlo o aiutarla a mentalizzare anche le emozioni specifiche del proprio sport.

LETTERA MOTIVAZIONALE

La motivazione è la spinta interna all’individuo che conduce al raggiungimento degli obiettivi. Si parla di direzione della motivazione quando si parla dell’agire tramite comportamenti che avvicinano alla meta importante. Si fa riferimento all’intensità della motivazione quando si guarda al livello di sforzo che il singolo fa per arrivare al proprio scopo. Lo sportivo punta verso la propria miglior performance possibile e impiega un notevole sforzo per raggiungere la propria meta. Curare la motivazione dell’atleta significa caricare a sufficienza le batterie del ragazzo affinché abbia le risorse per essere efficace.
Questo periodo di pausa dalla palestra può aiutare lo sportivo a comprendere “Qual’è il mio perchè?” ossia descrivere la propria motivazione allo sport che ogni sportivo inevitabilmente possiede. Si tratta di un insieme di sensazioni positive, di bisogni soddisfatti, di sfide da raggiungere e molto altro ancora. Ogni atleta, settimana dopo settimana, può scoprire un motivo nuovo che lo stimola nel suo impegno sportivo, diventando sempre più consapevole delle varie componenti che compongono la sua passione per lo sport. Facciamo scrivere all’atleta la sua lettera motivazionale, una raccolta dei motivi chiave per cui pratica il suo sport. Questo lavoro può essere una risorsa adesso per mantenere il legame, ma anche al ritorno sul campo o in palestra nei momenti difficili, come può essere uno stop forzato come l’infortunio sportivo.

VISUALIZZAZIONE SPORTIVA

La visualizzazione (o imagery) è una tecnica psicologica utilizzata per evocare nella mente del soggetto alcune immagini per poterle analizzare, gestire ed affrontare. L’imagery nello sport è la ripetizione di un gesto motorio specifico con la mente durante il quale, però, la persona vive le sensazioni reali del gesto. Le immagini mentali motorie aiutano l’atleta sia a concentrarsi che a migliorare la performance, i gesti tecnici e le situazioni si allenano immaginando di fare un movimento specifico o provando a risolvere situazioni difficili. La ripetizione delle azioni a livello mentale aiuta a migliorare l’esecuzione, quindi porta alla padronanza dei movimenti, diminuendo l’ansia da prestazione e potendo anche a contribuire alla crescita dell’autostima.
Ma possiamo allenare la mente dal divano di casa? Si, si può utilizzando la visualizzazione guidata. Lo psicologo dello sport, sotto le indicazioni pratiche dell’allenatore, prepara una visualizzazione sport-specifica sotto forma di nota audio condivisibile; gli atleti possono trovare un momento di tranquillità nella giornata e in un contesto di rilassamento chiudere gli occhi e provare a concentrarsi sull’immagine proposta.

3. RELAZIONI

Dare attenzione alle relazioni sociali in questo periodo di quarantena significa evitare che l’atleta si trovi in una condizione di isolamento sociale acuto rispetto alla condizione precedente. Un giocatore da solo non è nessuno, fare sport è un lavoro di squadra, le relazioni stanno alla base di una sana esperienza sportiva. Adesso che si sta a casa la comunicazione, lo scambio e il confronto con la squadra non si devono fermare e allo stesso tempo, non devono viaggiare solo attraverso i messaggi sui soli social.

PIANO DI TELEFONATE

Facciamo costruire ad ogni giovane sportivo un piano di telefonate da fare uno a uno con i suoi compagni e volendo, con il suo allenatore; chiediamogli di tenere l’elenco delle telefonate fatte, di non richiamare un compagno prima di aver fatto il giro di tutta la squadra e di dedicare almeno 10 minuti alla telefonata. Invitiamo i ragazzi a tenere alto il livello di comunicazione tra loro e spingiamoli a non usare solo i messaggino per comunicare, invogliamoli a parlare in prima persona e a voce alta.

MOMENTI DI PENSIERO A VOCE ALTA

Se scendiamo un po più nel profondo delle relazioni sociali ci rendiamo conto che la forza del gruppo è la comunicazione. Nello specifico un gruppo che funziona gode di una comunicazione vincente; a questo proposito è bene che nessuno smetta di allenarsi a comunicare il suo mondo agli altri. Saper comunicare fa parte delle life skills, utili ad ognuno di noi per poter essere efficace nel proprio contesto, un atleta ne può fare bottino e sviluppare un linguaggio specifico per parlare di sport. Facciamo organizzare agli atleti dei momenti finalizzati a parlare a voce alta con qualcuno di caro, qualcuno che secondo loro sappia ascoltare; gli chiediamo di dedicare 10 minuti al giorno a tirar fuori ciò che in quel momento per lui conta (un evento pericoloso, un’attività paurosa, un sogno divertente o un avvenimento buffo). Con l’aumento della pratica da parte del ragazzo il mister può suggerire degli argomenti di conversazione e si può parlare di sport!

Per concludere questa digressione sulle molte possibilità di allenamento da casa ci tengo a sottolineare che, come spesso mi è stato ripetuto, si devono mantenere l’attenzione e l’impegno verso quello che ci è possibile controllare nella situazione in cui siamo. Sarebbe bellissimo per tutti gli allenatori pensare di nuovo di poter preparare un allenamento sul campo, ma questo non è possibile adesso, ora, nel nostro presente. Si deve prendere coscienza del cambiamento, affiancarsi a figure professionali che possano dare supporto e cercare di gestirlo al meglio per puntare sempre e comunque il miglioramento della performance. E come afferma Kabat-Zinn (2015), lo psicologo dello sport può essere una figura che può aiutarci a focalizzarci su quello che possiamo controllare “focus on what you can controll”!

In questi mesi molti allenatori mi hanno chiesto di fare interventi in videochiamate su qualche consiglio da dare sul come prepararsi a gestire in maniera ottimale il rientro post quarantena e spiegare quali siano le modalità corrette da utilizzare con i propri giocatori e giocatrici, ma soprattutto mi hanno chiesto una sorta di previsione su come avremo ritrovato i nostri ragazzi al rientro sul campo da gioco.
Credo che la risposta l’avremo solamente nella reintegro effettivo della routine sportiva, ma più che concentrarsi sul come ritroveremo i nostri ragazzi dovremo sforzarci di riflettere e essere consapevoli di come saremo noi, come allenatori e come persone, una volta ripresa la vera normalità, sul campo da gioco.
Magari il nostro approccio d’allenamento subirà delle variazioni, successivamente a questi mesi la nostra modalità comunicativa sarà cambiata probabilmente, magari invece saremo esattamente come quando abbiamo interrotto l’attività sportiva. Dovremo sforzarci di essere consapevoli noi stessi, in prima persona, sulle emozioni che abbiamo provato e vissuti in questi mesi lontani dal campo, perchè solo essendo consapevoli sulle nostre sensazioni ed emozioni potremo essere le guide solide e sicure di cui hanno bisogno i nostri ragazzi. Perché se è vero che il corpo e la mente hanno pari importanza, vero è che è proprio la relazione che instauriamo con i nostri giocatori lo “strumento principe” per condurre al meglio il nostro lavoro di tecnici.

francescazoe.fabbri@gmail.com

Fonti:

Association for Applied Sport Psychology (AASP)

  • Bandura, A., Freeman, W. H., & Lightsey, R. (1999). Self-efficacy: The exercise of control.
  • Baer, R. A., & Maffei, C. (Eds.). (2012). Come funziona la mindfulness: teoria, ricerca, strumenti. Cortina.
  • Consiglio Nazionale Ordini Psicologi degli Psicologi. Lo Psicologo dell’emergenza.
  • Kabat-Zinn, J. (2005). Vivere momento per momento. Corbaccio.
  • Martens, R. (1987). Coaches guide to sport psychology. A publication for the American Coaching Effectiveness Program: Level 2 sport science curriculum. Human Kinetics Books.
  • Organizzazione Mondiale della Sanità. Life skills
  • Organizzazione Mondiale della Sanità. La salute.

SARA VARONE

  • Psicologa dello Sport
  • Mental Trainer

TORNARE IN CAMPO DOPO IL COVID-19

Allenamenti, partite, spogliatoi, festeggiamenti, pianti, obiettivi e amici: di questo, e tanto altro, era impregnato lo sport giovanile fino a Febbraio 2020.

Poi arrivò il Covid-19 e cambiò qualcosa?

Chiunque alleni una squadra di calcio del settore giovanile in questo momento sta cercando di progettare, magari insieme alla dirigenza ed ai colleghi, il rientro sul campo e per farlo bene si sta sicuramente ponendo delle domande tra cui: cosa e chi troverò quando ripartiremo? Sarà cambiato qualcosa in e tra i ragazzi, in me, nella società? Come dovrò comportarmi?

Professionalmente non amo fare previsioni. Preferisco, per etica e deontologia, prendere atto di ciò che al momento conosco e sulla base di queste informazioni fare delle riflessioni che portino ad elaborare strategie e piani d’azione.

Numerosi psicologi dall’inizio della pandemia si sono occupati di conoscere i vissuti di adulti e bambini raccogliendone pensieri, emozioni e comportamenti. Inoltre, studi effettuati su epidemie precedenti (vedi SARS), ci permettono di avere una visione globale di quanto accade nella mente di chi vive un evento di tale portata.

Volendo quindi riassumere al massimo quanto emerso da alcuni studi ecco un breve, ma incisivo, elenco dei principali disturbi presenti tra i bambini a seguito del COVID-19:

  • Irritabilità
  • Sintomi regressivi
  • Poca tolleranza alle regole
  • Svogliatezza
  • Paure

Vi pare eccessivo? I bambini hanno vissuto, respirato e ascoltato ciò che i loro genitori e le loro famiglie hanno a loro volta esperito; e se è vero che l’incontro tra allievo e allenatore è un incontro e uno scambio tra sistemi differenti, è altrettanto vero che tutto ciò che riguarda i vissuti di entrambi i protagonisti (e dei rispettivi sistemi d’appartenenza), non potrà che entrare in campo influenzando l’avvio di una stagione nuova, soprattutto dal punto di vista della socialità.

Allora a cosa dobbiamo porre attenzione come allenatori?

Credo sia fondamentale prendere atto che, ancor più del solito, all’avvio della prossima stagione sportiva incontreremo Persone diverse: Persone che probabilmente vivranno diversamente la prossemica, il contatto con l’Altro, il gruppo. Impossibile non tenerne conto, soprattutto in uno sport di squadra.

Ciò significa che mentre definiranno obiettivi tecnici e/o agonistici questa volta le società dovranno prendersi del tempo anche per ri-pensare e ri-progettare ciò che riguarda le relazioni ed il contatto tra pari, tra i bambini e l’adulto e tra gli adulti stessi.

Potremmo trovare bambini volenterosi di contatto con i coetanei, così come bambini molto spaventati all’idea di accorciare le distanze con gli altri. Potremmo relazionarci con bambini e famiglie colpiti da lutti importanti, con giovani atleti che nei mesi appena trascorsi hanno sperimentato emozioni nuove e, magari contrastanti. Potremmo dover osservare agiti inaspettati anche da parte di quel bimbo che conoscevamo come perfettamente aderente alle regole.

Avremo a che fare con piccoli allievi che dovranno imparare nuove routine arrivando al campo, a cui sarà richiesto di ricordare e imparare nuove regole ed un nuovo modo di gestire le distanze interpersonali. E tutto questo riguarderà gli stessi allenatori, non dimentichiamolo!

Attenzione! Tutto ciò non sarà di per sé negativo. Non significa che i bambini non saranno vogliosi di tornare sul campo. Tutto ciò richiederà “semplicemente” consapevolezza, attenzione e sensibilità da parte di chi avrà lo splendido compito di ri-connettere i giovani tra loro e con la loro passione sportiva. Ecco quindi alcuni punti essenziali:

  • Spiegare in modo semplice e chiaro poche ma essenziali nuove regole di comportamento. Se possibile apporre indicazioni negli impianti sotto forma di immagini simpatiche e accattivanti;
  • Non catastrofizzare né sminuire la situazione: utilizzare parole adeguate al target che si ha di fronte;
  • Porsi come coloro i quali avranno il compito di AIUTARE i bambini a giocare in sicurezza e non come i controllori;
  • Proporre esercizi che gradualmente aiutino i bambini a ri-entrare in contatto tra loro (rispettando, ovviamente, le indicazioni nazionali)
  • Aver chiari gli obiettivi prossimi ed a lungo termine e coinvolgere bambini e famiglie nella loro realizzazione, dopo averli pattuiti e condivisi con la società;
  • Osservare, più attentamente del solito, comportamenti e atteggiamenti dei bambini dentro e fuori dal campo;
  • Chiedere aiuto se si hanno dubbi o se ci si sente in difficoltà nella gestione di uno di questi aspetti.

Settembre è alle porte, facciamoci trovare pronti!

Facebook : Dott.ssa Sara Varone Psicologa e Mental Trainer

SARA VARONE

  • Psicologa dello Sport
  • Mental Trainer

PICCOLE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA MENTALE PER ALLENATORI AL COVID-19

Stiamo vivendo un momento, o meglio un periodo, che, oltre ad essere di grande emergenza sanitaria, sta avendo e avrà sempre più un forte impatto dal punto di vista relazionale e psicologico su tutta la società. Ma in tutto ciò, cosa stanno vivendo atleti e allenatori che sono costretti a subire un improvviso e lungo (non si sa quanto) stop forzato?

Ecco alcune riflessioni su ciò che gli allenatori di calcio, così come di qualsiasi altro sport, potrebbero stare vivendo!

Innanzitutto mi sento di essere vicina, come ex allenatrice, come ex atleta, e come attuale psicologa dello sport al senso di grande frustrazione e di tristezza che i protagonisti dei vari mondi sportivi stanno vivendo: l’impossibilità di perseguire gli obiettivi prefissati, e di condividere allenamenti e partite con la propria squadra, è qualcosa che difficilmente può essere compreso da chi non ha mai respirato e vissuto pienamente il mondo dello sport.

Gli allenatori vivono di programmazione, di relazioni, di emozioni, di obiettivi raggiunti e di quelli ancora da raggiungere: togliere loro la possibilità di guardare al futuro in quest’ottica non fa che catapultarli in possibili ansie e preoccupazioni rispetto al proseguo della stagione sportiva, sia in termini di gare che in termini di ritorno del gruppo-squadra sul campo.

È comprensibile, hanno vissuto mesi e anni strutturando e perseguendo obiettivi, magari avevano da poco iniziato ad allenare una nuova squadra e stavano iniziando proprio ora a percepire il senso di fiducia reciproca tra lo staff e gli atleti. Ed ecco lo STOP arrivare come un grosso infortunio, o forse peggio.

Oltre a ciò, chi sceglie la strada dell’insegnamento sportivo opta per una professione da cui ricava divertimento e soddisfazione, aspetti fondamentali per il mantenimento di un buon equilibrio psicofisico.

Ecco, quindi, che all’improvviso ci si trova in una situazione che può far sentire insabbiati, bloccati, impauriti all’idea di perdere quanto costruito finora, sia tecnicamente che umanamente.

Come sopravvivere a tutto ciò?

1. Trasforma lo STOP in STAD-BY: le parole sono importanti e tu che sei allenatore lo sai benissimo! Utilizza il tempo a disposizione per studiare, ripassare, pensare e creare nuovi allenamenti. Pensa al tempo che hai oggi e organizzalo in modo da sfruttarne le possibilità, coltiva le tue passioni per stare bene oggi ed in funzione del ritorno sul campo.

2. Fai il punto della situazione e rivedi le priorità: fai un bilancio della stagione sportiva dall’inizio allo stand-by, com’è stata? Cosa potresti migliorare? Quando tornerai sul campo come potrai ri-costruire un clima sereno e di fiducia coinvolgendo gli atleti nella definizione di nuovi obiettivi condivisi?

3. Accetta il cambiamento: ogni crisi rappresenta una fine ed un nuovo inizio. Accettare il cambiamento significa, ad esempio, adattarsi mantenendo i contatti con gli allievi inviando loro allenamenti online, filmati da visionare e commentare, e tanto altro! Accetta che qualcuno potrebbe non tornare in campo, accetta che questa emergenza cambierà loro e te, pertanto come scegli di evolvere?

4. Prendi consapevolezza che stare insieme, condividere esperienze sportive e non, sono e saranno grandi bisogni che ognuno, allenatori, dirigenti e atleti sentiranno di voler soddisfare sempre più quando questa emergenza terminerà. Tu, che guidi un gruppo fatto di amicizie ed obiettivi, sarai chiamato a coinvolgere tutti nella soddisfazione di questo bisogno. Il tempo di oggi è quindi prezioso per recuperare energie da mettere in campo tra qualche tempo! Ricorda che non sei solo, la tua rete di colleghi continua ad esistere ed esistono professionisti in grado di aiutarti se dovessi sentire di fare fatica. In bocca al lupo!

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