Categoria: Prima Squadra

NICOLA ANGELI

  • Preparatore Atletico Professionista
  • Allenatore UEFA B
  • Preparatore Atletico U16 Brescia Calcio

CIRCUITO METABOLICO CON ELEMENTI DI FORZA SPECIFICA

Esercitazione svolta a combinare il raggiungimento di un obiettivo metabolico abbinato a della tecnica analitica in stato di fatica. Questa stazione può essere effettuata il terzo o il quarto giorno di allenamento post partita, ovvero il mercoledì o il giovedì nel caso la vostra squadra avesse giocato di domenica.

1) sprint e decelerazione ad alta intensità mantenendo la lateralità del corpo, temporeggiare e sprintare verso la stazione successiva.

2) esercitazione di rapidità con scaletta (piede fuori-dentro dentro-fuori) piu balzo su ostacolo di 60cm.

3) sprint lungo10m-corto5m-lungo15m mantenendo lo sguardo sul conetto anteriore mentre il giocatore stacca all’indietro.

Sguardo del Mister
Sui due lati lunghi del rettangolo i giocatori fanno tecnica analitica (linee bianche), nello specifico ricezione orientata e trasmissione.
Varianti: ricezioni aperte o chiuse, ricezioni con parti diverse del piede.

4 serie da 4 minuti di lavoro, recupero tra le serie 1 minuto, totale 20 minuti inserendo varianti tecniche e motorie nelle pause.
Monitoraggio del carico esterno attraverso GPS KSport.

ROBERTO AVANZA

  • Allenatore UEFA B
  • Allenatore Calcio Ghedi – Eccellenza

L’ALLENATORE COME 12ESIMO UOMO IN CAMPO

Ad ogni allenatore che si rispetti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di porsi questa domanda dopo il fatidico triplice fischio finale: “Avrei potuto fare di più? Ho fatto tutto il possibile?”

Domande del tutto legittime, che spesso insorgono dopo un risultato o una prestazione negativa, perché spesso dopo una vittoria non si va alla ricerca dei propri errori, abbagliati dall’euforia del bottino pieno, si abbandona la strada del miglioramento per prendere quella dell’esaltazione. Questa credo sia una delle più distorte convinzioni dell’allenatore.

Questo si verifica nel mondo dilettantistico, mondo in cui gli strumenti per analizzare una partita sono molto limitati. I più fortunati, e direi anche i più organizzati, registrano la gara e possono riguardare il filmato studiando le situazioni che si sono verificate, ottenendo informazioni importanti.

Il mondo dei professionisti viaggia naturalmente in un’altra dimensione fatta di match analysis, gps, staff numerosi e molto qualificati, cura maniacale dei dettagli ed una predisposizione maggiore da parte dei giocatori, che sono necessariamente molto preparati dal punto di vista tattico, ma necessitano comunque di essere stimolati sotto il profilo dell’attenzione e della motivazione.

Nonostante questo resto convinto che tatticamente ciò che non si allena si perde, dalla Serie A alla Terza categoria. Migliorare la tattica significa agire sulle capacità decisionali, e nessun giocatore di nessun livello può esimersi da questo allenamento se vuole sviluppare una buona performance.

Allora in che modo un allenatore può incidere nei 90 minuti, sapendo comunque che non sarà lui a scendere in campo, considerando che i giocatori non si possono imbrigliare in tatticismi esagerati?  Il calcio non è la Playstation e noi non abbiamo in mano un joypad.

Affrontiamo il contesto dilettantistico, dove un allenatore ha a disposizione 2-3 allenamenti settimanali, approcciando giocatori che vengono al campo dopo una lunga giornata di lavoro e a cui non si può privare la componente ludica durante gli allenamenti.

Considerate queste importanti premesse, ritengo sia assolutamente possibile per un allenatore poter incidere durante i 90 minuti. Spesso questa possibilità è sotto i nostri occhi, ma non sappiamo o non riusciamo a coglierla. Proverò a spiegare nelle prossime righe in che modo, a mio avviso, possiamo agire.

Questa opportunità di incidere si costruisce durante la settimana, analizzando quante più situazioni di gioco possibili durante gli allenamenti e affidando ai giocatori riferimenti e compiti ben precisi. Pochi, ma precisi, cercando di convincerli a fare anche qualcosa di diverso rispetto a quello a cui sono abituati a fare, ma funzionale al nostro modo di vedere il calcio e soprattutto funzionale al bene della squadra. Se il giocatore non è convinto di quello che fa, difficilmente riusciremo ad ottenere un risultato apprezzabile.

Il nostro compito è entrare nella testa del calciatore. L’abbiamo convinto veramente? Attraverso il nostro lavoro abbiamo davvero inciso sulle sue scelte di gioco future? Il campo ce lo dirà. Senza mentire mai.
Naturalmente questo processo non dura una settimana, ma dura mesi, dal primo giorno di ritiro, dove dovremmo abbandonare l’idea di privilegiare l’aspetto fisico, rispetto a quello tattico e di organizzazione. Il calcio è un gioco, si gioca non si corre.

Una volta che la squadra ha sviluppato un piano tattico preciso e condiviso, ha interiorizzato situazioni di gioco, in modo tale da permettergli di andare in campo più preparata possibile, l’allenatore ha raggiunto uno dei principali obiettivi. Poi arriva la partita e si può continuare ad incidere.

L’aspetto di vitale importanza nel lavoro dell’allenatore nei 90 minuti è quello di prestare attenzione alle zone di campo dove non c’è il pallone. Lì si l’allenatore ha veramente la possibilità di incidere in maniera determinante, anche perchè nella zona della palla il giocatore ha una soglia di attenzione molto elevata nei confronti del gioco, ed è praticamente impossibile modificarne il comportamento. Bisogna rispettare l’autonomia del calciatore nella scelta di gioco. Il nostro lavoro in tal senso l’abbiamo già fatto in settimana, cercando di indirizzare ed organizzare le sue intenzioni attraverso la proposta del nostro modello di gioco.

Qui l’allenatore dovrà dare tutto se stesso, ad esempio richiamando i difensori alle marcature preventive in fase offensiva, preparando il posizionamento degli attaccanti in fase difensiva se si trova ormai compromessa la loro possibilità di contendere il pallone, e successivamente a richiamare tutte quelle situazioni di gioco che sono state precedentemente preparate e che magari un giocatore in uno stato di fatica, può perdere di vista, allora sì che noi allenatori possiamo diventare determinanti ed essere un vero e proprio 12esimo uomo in campo.

Questo comporta grande impegno e fatica, perché quando finiscono i 90 minuti spesso e volentieri si è anche più stanchi dei giocatori, ma secondo il mio punto di vista, se pretendiamo il 100% da loro, abbiamo il dovere di darlo noi per primi, durante tutti gli allenamenti, durante la preparazione alle partite, cercando di mettergli in mano più carte possibili da giocare, come la conoscenza dell’avversario. Dobbiamo “giocare” anche noi i 90 minuti come fossimo parte attiva della partita, perché in fondo lo siamo molto di più di quello che possiamo immaginare. Questo atteggiamento è molto più importante di un cambio di modulo o di una sostituzione che qualche volta ci possono aiutare a risolvere i problemi, ma non possono essere la regola per riuscire a risultare efficaci durante il match.

Questo è un approccio che permette di vivere la domenica sera in maniera “serena”, sia in caso di vittoria, che in caso di sconfitta, ma consapevoli di aver dato il 100%, senza rimpianti, se non sugli errori che sono stati commessi, ma quelli fanno parte della nostra natura, bisogna “solo” cercare di limitarne il numero.

ALESSANDRO RECENTI

  • Allenatore UEFA B

ANALISI TATTICA FC INTERNAZIONALE 2019/20

Scritto con la collaborazione di Stefano Mazzoleni (Videoanalista)

1. Disposizione in campo
La squadra di Conte si dispone in campo con l’1-3-1-4-2 con un regista davanti alla difesa, due mezzali di corsa con ottimi inserimenti, due esterni in grado di coprire l’intera fascia e quindi dotate di ottime doti atletiche, una punta centrale, Lukaku, vero punto di riferimento avanzato e Lautaro Martinez ad agire alle sue spalle.

2. Costruzione del gioco

Quando la costruzione del gioco avviene palla a terra, dai piedi del portiere Handanovic i due difensori laterali si allargano sul lato corto dell’area di rigore, il difensore centrale si posiziona frontalmente al portiere mentre il regista Brozovic si fa trovare in zona luce per ricevere palla e conseguentemente sviluppare l’azione. In questa fase i due esterni sono alti e larghi e non partecipano alla fase di costruzione. Le due mezzali si posizionano, invece, negli half space.

3. Sviluppo della manovra e finalizzazione

In fase di sviluppo della manovra si creano delle catene laterali tra la mezzala e l’esterno dove quando l’ala si alza per allungare la squadra avversaria, la mezzala di parte si allarga per dare ampiezza alla manovra. L’esterno avversario, quindi, deve fare la scelta se stare basso in marcatura dell’esterno oppure alzarsi in pressione sulla mezzala. Viceversa, se l’esterno si propone incontro a ricevere palla nei piedi è la mezzala ad attaccare la profondità esterna così da riproporre sempre la stessa scelta al terzino avversario. In questa situazione, centralmente, un attaccante si propone incontro all’esterno mentre l’altro attacca la profondità nello spazio lasciato libero dal movimento del compagno di reparto.

Un’altra soluzione molto utilizzata in fase di sviluppo della manovra è quella del cambio gioco con conseguente ricerca dell’1vs1 esterno per poi andare al cross. In questa situazione l’area è attaccata dai due attaccanti, dall’esterno opposto e da almeno una delle due mezzali che si propongono a rimorchio.

Quando lo sviluppo del gioco avviene centralmente si ricerca sempre Lukaku, bravissimo nel coprire palla e scaricare verso un compagno il quale, cerca la conclusione a rete, il cambio gioco verso l’esterno opposto oppure l’imbucata centrale verso la seconda punta che attacca la profondità.

In generale, i due attaccanti stanno sempre molto vicini tra di loro e la loro combinazione nello stretto è un’arma importante per la squadra di Conte.

4. Fase di non possesso
In fase di non possesso la squadra passa ad il modulo 1-5-3-2 con tutti gli effettivi che si abbassano sotto la linea della palla in particolare con i due sterni che si abbassano sulla linea dei 3 difensori. Quando la squadra avversaria costruisce la propria azione con il regista è Brozovic che esce in pressione su quest’ultimo. Quando l’avversario sviluppa sull’esterno, la scelta di Conte, come si vede anche dall’immagine sopra, è di far uscire le mezzali sui terzini avversari mantenendo, così, gli esterni bassi a marcatura degli esterni offensivi avversari ed i difensori centrali a protezione dell’area di rigore.

5. Linea difensiva
La linea difensiva rimane corta e stretta alzandosi prontamente quando il centrocampo si alza in marcatura. In situazione di “palla scoperta” i difensori scappano con largo anticipo impedendo così agli attaccanti avversari di attaccare la profondità. A palla “coperta”, invece, il difensore centrale non si alza in marcatura sulla punta che viene incontro fino a sopra la metà campo ma, insieme, ai due difensori laterali preferiscono mantenere la linea difensiva creando densità nella propria metà campo Diversamente, nel caso in cui sia scoperta una zona laterale, è il difensore centrale ad uscire prontamente sull’esterno avversario con il resto del reparto difensivo che effettua una scalata verso la zona palla, il regista non si abbassa nella linea dei difensori ma è l’esterno opposto che si accentra a coprire la zona del secondo palo.

Fase di Possesso palla del 3-5-2 vs il 4-3-3 in campo diviso in zone

Si divide il campo regolamentare in zone:

ZONA CENTRALE 1: dove i tre difensori più il portiere dovranno costruire il gioco contro i 3 attaccanti avversari, sfruttando la superiorità numerica con il play o da uno delle due mezze ali scese in rotazione

ZONA LATERALE 1: dove il difensore di destra o di sinistra in base all’uscita della palla dovrà smarcarsi per ricevere palla e giocare per il quinto in zona 2 o verticalizzare per la punta che è venuta corta a ricevere. In questo caso solo uno dei tre attaccanti avversari potrà uscire a contrastare il difensore di riferimento.

ZONA 2: dove inizialmente si posizionano i 5 di centrocampo del 3-5-2 contro i 3 centrocampisti del 4-3-3. Dopo la costruzione da parte dei tre difensori + il portiere l’uscita dovrà essere eseguita per il quinto che parte largo ed alto sulla linea di centrocampo per poi, dopo un contro-movimento, ricevere palla dal difensore di parte. Con la palla in possesso del quinto la mezzala di parte dovrà posizionarsi con il corpo aperto per ricevere palla e:
– chiudere l’1-2 con il quinto che nel frattempo ha attaccato la zona laterale 3
– eseguire un cambio di gioco per il quinto opposto
– giocare per la punta che è venuta corta e dovrà giocare a specchio per la stessa mezzala
– eseguire passaggio filtrante per la punta che si è inserita in zona centrale 3
– eseguire passaggio a scarico che potrà cambiare gioco per il quinto opposto o per la mezzala opposta

La ricezione laterale del quinto di centrocampo con palla proveniente dalla costruzione, quindi dalla zona 1, potrà essere contrastata, in maniera alternata, sia dalla mezzala avversaria che dal terzino avversario (considerando l’eventuale avversario che utilizzerà il 4-3-3 come sistema di gioco in che modo affronta il quinto di centrocampo nella propria metà campo o nella metà campo avversaria)

ZONA LATERALE 3: dove il quinto di centrocampo si può inserire dopo aver fraseggiato con la mezzala di parte e ricevere il passaggio di chiusura oppure la mezzala di parte della palla si può inserire se il quinto sul primo controllo palla è entrato dentro il campo dando cosà inizio ad una rotazione esterna da parte dei tre centrocampisti. In questa zona il quinto, o la mezzala, potranno essere contrastati dal terzino avversario, dalla mezzala avversaria o dal play avversario (in base a chi abitualmente esce in chiusura laterale da parte della squadra avversaria)

ZONA CENTRALE 3: dove inizialmente si posizioneranno i due attaccanti contro i due difensori centrali avversari. In questa zona si potranno inserire per poter attaccare i palloni provenienti dalla zona laterale 3 sia la mezzala opposta che il quinto opposto. L’inserimento dovrà però prevedere equilibrio a centrocampo (in zona 2) dove il play e la mezzala che non è andata ad attaccare lo spazio staranno sulla stessa linea posizionandosi in copertura preventiva con i tre difensori centrali che, si erano alzati dopo che la palla dalla zona due è uscita in zona 3.

ALDO NICOLINI

  • Allenatore UEFA A
  • Allenatore Pol. Prevalle – Eccellenza

COSTRUZIONE E APPLICAZIONE DI UN METODO DI ALLENAMENTO

Quando lavoriamo con un gruppo di persone, come nel caso di una classe di studenti, un gruppo di dipendenti di un’azienda o, come nel nostro caso, di una squadra di calcio, non possiamo non tener conto di alcuni aspetti fondamentali quali: la formazione, il processo di apprendimento e il metodo che utilizziamo per raggiungere i nostri obiettivi. Nella formazione dei nostri calciatori è fondamentale che ci sia una partecipazione sentita, quindi un coinvolgimento emotivo che provochi un’emozione positiva in loro in modo da favorire il processo di apprendimento che funziona sostanzialmente in due modi: a blocchi o per associazione, e da qui nasce la diatriba analitico o situazionale. Il metodo è la strada, come e in che modo voglio allenare la squadra.

Immaginate di avere un cursore che scorre all’interno delle due frecce dove il massimo per noi è rappresentato dalla parte di destra. La strada è molto ampia e tutto ciò che risponde a questi canoni è coerente con il metodo, naturalmente più ci si sposta verso destra e maggiore è la qualità della proposta. La nostra difficoltà come allenatori è valutare la risposta dei giocatori rispetto alla proposta fatta e modulare le richieste successive.

I tre macro principi sono spazio, tempo e condizione numerica che determinano le scelte del giocatore sia in fase di possesso che in non possesso, all’interno del ciclo del gioco che comprende cinque fasi: costruzione, gestione, finalizzazione, reazione alla palla persa e fase difensiva organizzata.

La programmazione del lavoro settimanale deve essere totalmente funzionale al tipo di gara che vogliamo sviluppare. Per esempio, se affrontiamo un avversario che gioca con due attaccanti la fase di costruzione sarà sviluppata attraverso dei lavori di 4 vs 2 o per essere più precisi un 3-1 vs 2. Oppure, in base a come ti viene a prendere la squadra avversaria e che densità crea nella zona della palla, andremo a privilegiare lavori per la ricerca del lato debole. La tecnica analitica viene inserita nelle fasi di riscaldamento per permettere ai giocatori di lavorare su smarcamento e ricezione con l’ausilio di un avversario semi attivo che mi permette di riconoscere una situazione e in questa fase è molto importante che il passaggio sia spinto e preciso.

Nel video sopra possiamo notare come alcuni dei principi citati precedentemente vengano applicati anche in gara. Il giocatore che conduce palla capisce che lo spazio e la condizione numerica non sono favorevoli quindi “chiuso torna” per andare alla ricerca dello spazio utile. Successivamente si vede bene la costruzione 3-1 vs 2 con il play che in questo caso riceve dal terzo uomo (esercitazione di tecnica analitica) per giocare sul lato debole della squadra avversaria.

Nel secondo video, la costruzione fatta con pazienza ha lo scopo di allungare e dilatare le maglie della squadra avversaria (attrarre giocatori avversari per avere maggiore spazio utile da attaccare).

Dopo la prima fase si nota come vengano superati sette giocatori e ci sia la possibilità di attaccare la linea con una netta differenza di velocità nelle diverse zone di campo. La comprensione dei giocatori rispetto al tipo di proposta che noi stiamo sviluppando è determinante e permette di scegliere e trovare soluzioni in base alla situazione che stanno vivendo nella gara. Il nostro compito durante l’allenamento è spiegare e far vedere la varie possibiltà che si creano in relazione ai movimenti dell’avversario.

Voglio ringraziare Edgardo Zanoli già Coordinatore Tecnico dell’A.C. Milan per l’aiuto nella programmazione e per la realizzazione pratica di questo metodo di lavoro.

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