- Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
- Allenatore Portieri Brescia Academy
- Referente APPORT Regione Lombardia

IL FILO INVISIBILE
Tempo fa, navigando su Internet, la mia attenzione è stata catturata da questa immagine e dalla frase che la accompagna.
Mi sono detto: “Cavolo è proprio così“!
Negli ultimi anni la figura dell’Allenatore dei portieri è diventata sempre più importante e anche le società, fortunatamente, se ne sono accorte (mai abbastanza direi) e quasi ogni squadra vanta nel suo staff un angelo custode per i propri estremi difensori.
La possibilità di formarci, informarci, crescere e migliorare sotto gli aspetti, tecnici, tattici e fisici ci ha dato una meritata credibilità ma questo vale anche per gli allenatori e le altre figure degli staff.
C’è una cosa però che non si impara ai corsi o si legge sui libri: l’empatia, la capacità di porsi nella situazione mentale dell’altra persona, comprendendone immediatamente stati d’animo ed emozioni.
Quel feeling che tante volte ho riscontrato con gli atleti che ho allenato e che, a loro volta, hanno avuto con i preparatori miei predecessori.
Confrontandomi con amici e colleghi, ho constatato che questo è un filo che unisce quasi tutti noi, dando vita a quel senso di protezione che a volte ci fa scontrare con Mister, dirigenti e tifosi fino a pensare: “Non riescono proprio a capirci“!
Infatti in tutte le categorie possiamo trovare allenatori che in attività hanno giocato in tutti i ruoli ma, a memoria, non ricordo un preparatore che non abbia fatto il portiere; questo a dimostrazione che non c’è una figura più empatica e “simbiotica” della nostra.
Per questo motivo, mi sento di raccomandare una cosa ai miei piccoli o grandi atleti:
“Rispettate sempre chi vede in voi non solo un portiere ma anche un’emozione, sia che le sue metodologie vi piacciano o meno“.
Rispettate gli altri portieri, ad inizio e fine gara, cercateli con gli occhi, consapevoli che pur essendo avversari, tra i 22 in campo, probabilmente saranno anche gli unici a capirvi.
Salutate e rispettate chi, quei portieri avversari, li prepara perché fanno parte di un nostro mondo speciale.
Mi sento di dire poi che i primi a dare il buon esempio di questo rispetto dobbiamo essere noi.
Soffro a leggere e ascoltare personaggi dell’ambiente che per accrescere la propria figura, per un bieco tornaconto personale, gettano discredito sull’operato altrui.
Un “fuoco amico” del quale non abbiamo bisogno, tenendo conto che il nostro mestiere è già complicato di suo.
A mio avviso è fondamentale essere dei punti di riferimento per i ragazzi, sia in campo che fuori.
Dobbiamo essere onesti e corretti, accompagnarli nel cammino sportivo, preparandoli ai successi e alle sconfitte.
Aiutarli a capire che il percorso non sempre può sfociare nel professionismo.
Promettere “mari e monti”, per far “fruttare” il momento, millantando bacchette magiche e traguardi irraggiungibili a lungo andare creano solo infelicità e uccidono la passione per il ruolo più bello che ci sia.














