Categoria: Portiere

DARIO BETTINSOLI

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Allenatore Portieri Brescia Academy
  • Referente APPORT Regione Lombardia

IL FILO INVISIBILE

Tempo fa, navigando su Internet, la mia attenzione è stata catturata da questa immagine e dalla frase che la accompagna.

Mi sono detto: “Cavolo è proprio così“!

Negli ultimi anni la figura dell’Allenatore dei portieri è diventata sempre più importante e anche le società, fortunatamente, se ne sono accorte (mai abbastanza direi) e quasi ogni squadra vanta nel suo staff un angelo custode per i propri estremi difensori.

La possibilità di formarci, informarci, crescere e migliorare sotto gli aspetti, tecnici, tattici e fisici ci ha dato una meritata credibilità ma questo vale anche per gli allenatori e le altre figure degli staff.

C’è una cosa però che non si impara ai corsi o si legge sui libri: l’empatia, la capacità di porsi nella situazione mentale dell’altra persona, comprendendone immediatamente stati d’animo ed emozioni.

Quel feeling che tante volte ho riscontrato con gli atleti che ho allenato e che, a loro volta, hanno avuto con i preparatori miei predecessori.

Confrontandomi con amici e colleghi, ho constatato che questo è un filo che unisce quasi tutti noi, dando vita a quel senso di protezione che a volte ci fa scontrare con Mister, dirigenti e tifosi fino a pensare: “Non riescono proprio a capirci“!

Infatti in tutte le categorie possiamo trovare allenatori che in attività hanno giocato in tutti i ruoli ma, a memoria, non ricordo un preparatore che non abbia fatto il portiere; questo a dimostrazione che non c’è una figura più empatica e “simbiotica” della nostra.

Per questo motivo, mi sento di raccomandare una cosa ai miei piccoli o grandi atleti:
Rispettate sempre chi vede in voi non solo un portiere ma anche un’emozione, sia che le sue metodologie vi piacciano o meno“.

Rispettate gli altri portieri, ad inizio e fine gara, cercateli con gli occhi, consapevoli che pur essendo avversari, tra i 22 in campo, probabilmente saranno anche gli unici a capirvi.

Salutate e rispettate chi, quei portieri avversari, li prepara perché fanno parte di un nostro mondo speciale.

Mi sento di dire poi che i primi a dare il buon esempio di questo rispetto dobbiamo essere noi.

Soffro a leggere e ascoltare personaggi dell’ambiente che per accrescere la propria figura, per un bieco tornaconto personale, gettano discredito sull’operato altrui.

Un “fuoco amico” del quale non abbiamo bisogno, tenendo conto che il nostro mestiere è già complicato di suo.

A mio avviso è fondamentale essere dei punti di riferimento per i ragazzi, sia in campo che fuori.

Dobbiamo essere onesti e corretti, accompagnarli nel cammino sportivo, preparandoli ai successi e alle sconfitte.

Aiutarli a capire che il percorso non sempre può sfociare nel professionismo.

Promettere “mari e monti”, per far “fruttare” il momento, millantando bacchette magiche e traguardi irraggiungibili a lungo andare creano solo infelicità e uccidono la passione per il ruolo più bello che ci sia.

DANIELE ROLLERI

  • Esperto dello sviluppo della leadership dei giovani portieri
  • Ideatore Crescere Portiere
  • Ideatore ROLLEFIX

SCOPRI COME FAR SBOCCIARE IL TALENTO NEL GIOVANE PORTIERE.

Il caso pratico del numero uno Murilo.

𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑓𝑖𝑜𝑟𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑠𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖𝑒𝑟𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒.

A settembre del 2019 la mamma del giovane portiere di origini brasiliane ha scelto di mettere nelle mie mani la sua crescita.
Sin dal primo allenamento privato è nata l’intesa, nonché quella fiducia reciproca tra formatore e allievo che consente un lavoro più fluido ed impegnativo.
Tuttavia, quando si cresce un giovane portiere il tempo per vedere i primi grandi miglioramenti caratteriali e tecnici sono variabili.
Non è chiaramente come in primavera, dove i prati sembrano cambiare abito da un giorno all’altro e variare l’ambiente circostante.
L’unica cosa che accomuna la primavera e la crescita di un giovane portiere è il processo.
Di fatto, non basta l’allenamento sul campo e la ripetizione delle esecuzioni con pratica perfetta.
Per lui c’è bisogno della conoscenza dei tre pilastri della crescita del giovane portiere, che sono:

• l’apprendimento dell’errore
• l’apprendimento della soluzione
• l’apprendimento del suo modo di eseguire il gesto

In tutto questo, il giovane portiere è un’entità che prova emozioni, stati d’animo, energia.
Pertanto, la sua crescita prevede l’identificazione:

• dei i suoi punti di forza
• delle sue aree di miglioramento
• dei suoi pensieri positivi
• dei suoi desideri
• delle sue aspettative verso il mondo che c’è là fuori, sia in campo sia nella vita di tutti i giorni

Se allora per la fioritura la principale responsabile è una proteina, per lo sviluppo della leadership di un giovane portiere è necessario un Metodo.
E Murilo appunto settimana dopo settimana lo ha assimilato, lo ha metabolizzato, lo ha trasformato, lo ha plasmato e modellato a suo piacimento.

Fino a qualche settimana fa era ancora in evoluzione ma nell’ultimo allenamento è avvenuta la sua più bella fioritura dell’anno:

• crescita caratteriale
• crescita mentale
• crescita fisica
• crescita tecnica

Una trasformazione meravigliosa che ha lasciato tutti a bocca aperta.

Come è possibile allora vedere sbocciare anche il talento del giovane portiere prima durante la stagione calcistica?

Trova un Metodo per lo sviluppo della leadership del giovane portiere che ha il focus sulla crescita caratteriale del ragazzo/bambino, perché il ruolo prevede delle sfide con sé stesso dure, di confronto, di sconforto, di gioia.
Solo regolando il volume delle emozioni ed essere in pieno controllo della capacità mentali, caratteriali, fisiche e tecniche allora il giovane portiere può esprimere tutto il talento, proprio come ha fatto Murilo dopo 10 mesi di lavoro settimanale con me.

Fuoco, Forza, Fede

ELIO GUGLIOTTA

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Consigliere nazionale APPORT – Responsabile Referenti Italia
  • Coordinatore ed Allenatore Portieri Ciliverghe Calcio

L’ALLENATORE DEI PORTIERI

FIGURA PROFESSIONALE ED OBBLIGATORIETA’

Il comunicato ufficiale FIGC n°31 del 2020/2021, (https://www.figc.it/media/123111/cu031_2021.pdf) inquadra e/o qualifica come figure del settore tecnico, una serie di tecnici (allenatori, preparatori atletici, medici sociali, operatori sanitari). A riguardo stabilisce le disposizioni per la stagione 2020/2021, in fatto di tesseramento dei tecnici ed evidenzia le obbligatorietà in termine di qualifiche professionali.

In questa lista sono presenti anche gli Allenatori dei Portieri e gli Allenatori dei Portieri Dilettanti e del Settore Giovanile.

Una grande conquista per la figura professionale che APPORT (Associazione italiana Preparatori dei Portieri di Calcio) rivendica e difende, visto il ruolo determinante che ha sostenuto in questi ultimi anni, all’interno della Federazione. La tutela della figura professionale dell’allenatore dei portieri e di tutti coloro che hanno investito tempo e denaro per formarsi è per APPORT un obiettivo primario. Una nota del Consiglio direttivo di Lunedi 14 settembre 2020 (https://www.apport.it/notizie/notizie-2020/2213-nota-del-consiglio-direttivo), cita testualmente:

“Da più parti ci sono arrivate segnalazioni di squadre che vogliono tesserare presta nomi per coprire allenatori dei portieri non in possesso dei titoli necessari. Questa è una pratica scorretta alla quale ci opponiamo e che combatteremo senza mezze misure. Squalifiche, multe e penalizzazioni sono le conseguenze a cui potrebbero andare incontro persone e società che si prestano a questa pratica meschina. APPORT come associazione rappresentante la categoria vuole solo rispetto della professionalità e dei regolamenti e vigilerà su ogni situazione che verrà segnalata”.

Nel rispetto delle regole e della professionalità, tutto questo non è corretto. APPORT difende e difenderà sempre la categoria per la quale è nata nel 2002, promettendo di far crescere dal punto di vista professionale tutti gli allenatori dei portieri (professionisti e dilettanti), affinché tutti i portieri (professionisti e dilettanti) possano trarre il massimo degli insegnamenti, da persone competenti e professionali, e di conseguenza le società di calcio saranno obbligate a riconoscere questa professionalità.

Una logica conseguenza del lavoro svolto fino ad oggi sono appunto i tanti corsi specifici instaurati sul territorio nazionale, sia per i professionisti che per i dilettanti a livello regionale, e che ci hanno permesso di ottenere l’obbligatorietà della figura nelle società. A proposito già da tempo è nata una stretta collaborazione con AIAC (Associazione Italiana Allenatori di Calcio) che ringrazio per la disponibilità, per aumentare la professionalità e il coinvolgimento anche degli allenatori, con riferimento specifico al lavoro dei portieri. Articoli tecnici, confronti, stage formativi etc. saranno il fulcro dominante della formazione e crescita professionale, a tutela di quanto esposto fino ad ora.

Ringraziandovi per l’attenzione dimostrata, auguro a tutti buon calcio.

FABIO PATUZZI

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Allenatore Portieri Brescia Calcio – Settore Giovanile
  • Allenatore UEFA C

ANCHE IL PORTIERE MARCA?

Il ruolo del numero uno è in continuo cambiamento. L’importanza di gestire gli spazi davanti a sé e di anticipare le mosse degli avversari. Con coraggio.

1 Portiere che rimane troppo vicino alla linea di porta.

Nel calcio, spesso e volentieri, si parla di princìpi di gioco, ovvero di quei comportamenti più o meno complessi che un singolo giocatore, un intero reparto o tutta la squadra, mettono in atto per rispondere e/o risolvere una determinata situazione. Sono riferiti alla tattica individuale e a quella collettiva; inoltre, si sotto-classificano in fase di possesso e di non possesso. In questo articolo, parlando del ruolo del portiere, analizzeremo e prenderemo in considerazione quelli di tattica individuale, in particolare modo in non possesso. I princìpi generali di tattica individuale in non possesso per i giocatori sono ben noti e sono:
 presa di posizione;
 marcamento;
 intercetto e anticipo;
 contrasto;
 difesa della porta.

Se osserviamo bene questi punti riferiti ai calciatori di movimento, possiamo notare delle analogie con le azioni che un portiere deve compiere durante la fase difensiva in partita per prepararsi al meglio all’intervento. Trasportando tali concetti avremo così:
 presa di posizione (concetto di “ultimo posizionamento”);
 marcatura dello spazio dietro le spalle della linea e marcatura di spazio / uomo su palla lontana;
 intercetto e anticipo (copertura del passaggio filtrante e uscite alte);
 contrasto (uscita bassa);
 difesa della porta.

La capacità di scelta

Incominciamo la nostra analisi dal concetto di tattica. “La tattica non è altro che scelta, è il saper scegliere. Quindi l’obiettivo, per aver una squadra forte tatticamente (e un portiere forte tatticamente) è quello di allenare i giocatori (portiere compreso) a saper scegliere e condividere quelle scelte” (D’Arrigo). Oggi come ben sappiamo, il ruolo del numero uno è notevolmente cambiato ed è in continua evoluzione; non si deve più limitare a difendere la porta (parare), che resta comunque la sua finalità primaria, ma deve aiutare i compagni e partecipare attivamente al gioco in quanto il portiere è il primo giocatore che fa tattica. È il responsabile primario di tutto il reparto difensivo e quindi deve possedere una certa abilità nelle “letture” in merito alle due fasi. In quella di possesso, ricordiamo che è il giocatore dal quale parte il processo di costruzione del gioco. In quella di non possesso, deve mettere in atto una serie di azioni preventive, guidando sia i compagni con richiami e indicazioni, sia prendendo parte in prima persona a quanto accade, anticipando e quindi risolvendo determinate situazioni offensive della squadra avversaria. Deve avere la capacità di osservare il gioco, consapevole della sua imprevedibilità. In pratica, le richieste sempre più insistenti ed esigenti degli allenatori che vogliono il portiere direttamente coinvolto nell’azione, lo portano ad avere un’importante capacità mentale, volta a prevedere eventi o mettere in atto una serie di strategie che mirano a limitare e/o risolvere quanto potrebbe succedere. Per fare tutto questo, il numero uno deve conoscere il gioco, “leggere le situazioni”, osservare, rielaborare e quindi agire. Per riuscirci deve considerare e focalizzare la sua attenzione soprattutto su:

  1. posizione e condizione del pallone;
  2. posizione di compagni e avversari;
  3. situazioni ambientali.
2 Portiere, con palla laterale che resta “alto”.

Per analizzare, spesso anche in frazioni di secondo, deve per prima cosa essere lui nella miglior condizione possibile per intervenire o dare indicazioni. Ecco allora che diventa fondamentale la sua personale presa di posizione in campo. L’evoluzione del gioco lo ha portato a posizionarsi alcuni metri in avanti rispetto al passato. Questo è frutto dello sviluppo della manovra; un cambiamento in un determinato settore del campo causa delle modificazioni in un altro lato del terreno di gioco. Ecco che l’estremo difensore non può e non deve restare nella medesima posizione, ma deve continuamente muoversi e stare in – quella che personalmente chiamo – funzione della palla. Significa avere un atteggiamento tattico volto a riconoscere il gioco e il suo sviluppo; per farlo in modo ottimale deve:

  1. interpretare le situazioni;
  2. elaborare soluzioni;
  3. realizzare (tecnica).

Chiaramente per lavorare bene fuori dai pali, il portiere deve uscire dalla sua zona di comfort che è l’area di rigore o, più precisamente, la sua posizione centrale. Ancora oggi, molto spesso, si vedono numeri uno che, su palla laterale, stanno ancora troppo centrali e bassi.

Chiaramente per raggiungere questi obiettivi deve uscire dalla sua zona di comfort che è l’area di rigore o, più precisamente, la sua posizione centrale. Ancora oggi, molto spesso, si vedono numeri uno che, su palla laterale, stanno ancora troppo centrali e non seguono l’azione (figura 1). Il portiere si deve muovere e posizionare in funzione della sfera e delle moltissime informazioni che il campo costantemente gli fornisce; su palla laterale, si può spostare lateralmente (figura 2) perché, così facendo, può “marcare” lo spazio dietro la linea difensiva attaccando in avanti o eventualmente, controllare un settore o un uomo con palla lontana (figura 3). Diventa così determinante quello che chiamo il concetto di ultimo posizionamento, ovvero l’ultima presa di posizione dalla quale può svolgere tutte le azioni e tutti gli interventi: attaccare in avanti, recuperare la porta, effettuare un intervento di difesa dello spazio o una difesa della porta. Per lavorare in questa maniera devono essere ben chiari i concetti di marcatura dello spazio e di marcatura dell’uomo. Nel primo caso intendiamo che il portiere deve controllare e gestire uno spazio preciso o meglio una zona in cui, in base alle sue valutazioni, potrebbe finire il pallone. Per capire dove potrebbe essere servito il pallone è necessario un continuo allenamento, l’esperienza è fondamentale, come le innumerevoli informazioni che il campo costantemente offre
(posizione e condizione del pallone, posizione e posture degli avversari e molto altro…). Questa lettura la possiamo e la dobbiamo allenare (figura 4). Per marcatura dell’uomo si concepisce, invece, una situazione in cui l’estremo difensore assume anche delle posizioni
“meno corrette” in quel preciso istante perché ha compreso che la palla sarà indirizzata a un determinato giocatore. In pratica, si muove e si sposta anticipando la soluzione degli
avversari (figure 5 e 6). In realtà, non è una vera e propria marcatura dell’uomo come quella di un difensore, ma poiché si lavora a zona, oltre a presidiare e difendere uno spazio, si marca anche l’uomo. Il portiere, controllando quello spazio, marca anche l’uomo anticipando le sue idee di gioco.

3 Portiere, con palla laterale che controlla lo spazio pronto a uscire.
4 Marcatura di uno spazio dietro la linea difensiva: lo attacca in avanti ed esce
in anticipo sul taglio dell’attaccante

I vantaggi

«Mister, se mi fanno gol in pallonetto?» «Be’, se te lo fanno, tu applaudi» (Cruijff). Per ogni portiere subire una rete in questo è un qualcosa di difficile da accettare, soprattutto se avviene da lontano in quanto ci si sente colpevoli. Ma pensiamoci bene: quanti sono i gol segnati in pallonetto? E soprattutto, quante sono le segnature subite da molto lontano? La figura 7 (tratta dal libro “Papere e miracoli. Allenare il portiere con il cervello” di Antonello Brambilla) mostra bene quali sono le percentuali di tiro e di realizzazione dalla distanza. Come possiamo notare, la percentuale è molto bassa; questo ci dovrebbe far riflettere anche per quanto riguarda la strutturazione dei nostri allenamenti e del tipo di atteggiamento che possiamo proporre al nostro numero uno. Attenzione poi a travisare la situazione: spesso si chiede al portiere di “stare alto”, ma appena si muove la palla, pur restando questa distante, retrocede e torna tra i pali, lasciando lo spazio davanti a sé scoperto. L’estremo difensore intelligente da un punto di vista tattico si muove in funzione della palla, della squadra e di quello che accade in quel preciso momento, attaccando in avanti o recuperando la porta. Senza alcuna paura! Logicamente, anche la squadra deve avere un atteggiamento di aggressione sui portatori di palla e sui riferimenti: altrimenti il numero uno rischia di farsi trovare troppo avanzato e/o vicino alla linea dei difensori. Inoltre, se i compagni non pressano o comunque non coprono le giocate avversarie, si rischia di avere una palla scoperta ed essere sorpresi da un “pallonetto”. Un numero uno che, oltre a parare, aiuta, è meglio di un portiere che sa soltanto opporsi ai tiri: significa avere un giocatore in più in entrambe le fasi. “Aiutare” non vuol dire agire solo attraverso le parate, ma anche attraverso le sue letture, anticipando gli attaccanti sprintando fuori dall’area con i piedi, gestendo i passaggi filtranti, uscendo in scivolata o di testa e andando a compiere delle azioni anche al limite. Per agire così, il numero uno deve cambiare un po’ la sua prospettiva e, come detto prima, la sua posizione. Servono poi caratteristiche tecniche e fisiche particolari quali: abilità e padronanza nel gioco podalico, velocità, forza, capacità attentive e di interpretazione del gioco, unite a un’alta dose di coraggio e personalità.
Chiudo con un’ultima considerazione. Se si decide, all’interno dello staff tecnico, di giocare in questo modo e avere un portiere con questo atteggiamento, è indispensabile allenare anche il recupero porta attraverso delle esercitazioni mirate.

5 Il portiere si muove in anticipo uscendo dalla “posizione ipoteticamente corretta”
per andare a marcare il taglio dell’attaccante esterno.
6 Esecuzione sul lato opposto del campo.
7 I gol da fuori area (Antonello Brambilla)

Fonte: Il Nuovo Calcio (maggio 2020)

DANIELE ROLLERI

  • Esperto dello sviluppo della leadership dei giovani portieri
  • Ideatore Crescere Portiere
  • Ideatore ROLLEFIX

IL GIOVANE PORTIERE HA BISOGNO DI RISPETTO!

Troppo spesso i giovani numeri uno vengono lasciati soli senza istruttori e allenamenti specifici durante la loro crescita.

Di chi è la colpa se succede ancora questo nel nostro calcio?

La prima cosa che noto subito negli occhi di un giovane portiere quando lo incontro nelle nostre sessioni è vedere se è davvero felice, o se il suo sguardo lascia intravedere qualche velatura di insicurezza o disagio.

Chiaramente, è una linea sottile tra l’essere pienamente soddisfatto di come si sta comportando come portiere e la delusione di non sentirsi adeguato in quel preciso momento nell’allenamento, nella partita, nel rapporto con il mister, l’allenatore dei portieri, i compagni e i dirigenti della società di appartenenza.

Insomma, un giovane portiere di solito vive di alti e bassi, o è euforico perché fa tutto bene o si sente “non all’altezza” perché subisce un goal e si colpevolizza anche dell’errore caricandosi il peso di tutta la squadra.

Essere un portiere allora significa assumersi la responsabilità di conoscere le proprie emozioni, gestirle e utilizzare solo quelle che esaltano i punti di forza personali.

Naturalmente, è avere coraggio di affrontare un allenamento e una partita senza provare paura, quella paura di sbagliare o di far perdere la squadra.

La fiducia in sé stessi, delle proprie abilità caratteriali e tecniche per supportare costantemente i compagni.

La forza mentale di essere sempre positivo nei propri comportamenti per diffondere sicurezza, entusiasmo, determinazione non solo a sé stesso ma a tutte le persone che gli ruotano attorno, come allenatori, compagni, dirigenti, amici e familiari.

La parte interessante di essere un portiere appunto è sapere esattamente quanto è fondamentale guidare sé stessi in queste dinamiche e come gli altri gli fanno vivere il ruolo.

Il parallelismo tra la sua identità e quella buttata addosso da altri gioca un ruolo fondamentale per la crescita del giovane portiere.

Infatti, troppo spesso allenatori improvvisati creano emozioni negative con frasi o urla senza senso al ragazzo, utilizzate solo per sfogare le loro frustrazioni.

Oppure, allenamenti senza criterio di allenatori non qualificati che copiano video da Youtube e li ripropongono ai tuoi iscritti per tutta la stagione, senza tener conto che quelli nei video sono professionisti e i tuoi giovani portieri sono in piena crescita cognitiva e tecnica. Chiaramente, nell’approcciarsi alla formazione del giovane portiere ci sono diversi modi per trasmettere concetti e istruzione al ragazzo.

1. C’è chi preferisce dare direttive al numero uno, il quale esegue il gesto ripetutamente con l’obiettivo di aiutarlo ad assimilarlo e quindi ad applicarlo nel modo più veloce possibile.

2. Poi c’è chi ama proporre solo ed esclusivamente il divertimento al giovane portiere durante l’allenamento, in cui attraverso dei giochi il numero uno si diverte ed inizia ad imparare alcuni movimenti del ruolo.

3. Invece, c’è chi utilizza una via media, quella del gioco mischiata alla direttiva di esecuzione del gesto. Questo per fare divertire prima il giovane portiere e poi insegnarli come si fa il portiere e come deve agire tra i pali.

Tutto molto bello però c’è un problema.

Siamo davvero sicuri che il giovane portiere attraverso queste tre modalità riesce davvero ad utilizzare il suo cervellino per capire, elaborare e provare il gesto senza aver paura di sbagliare quando poi c’è la partita?

La cosa interessante è che per valutare questo passaggio c’è necessità di un METODO.

Senza un METODO, non c’è risultato.

Questo perché l’approccio al giovane portiere è una cosa, è un mezzo ma non è un metodo studiato, provato, analizzato e applicato.

Pertanto, il formatore del giovane portiere che utilizza un metodo studiato ad hoc per il numero uno è quell’angelo custode che ogni portiere merita di avere al suo fianco.

Quella persona che prima di tutto lo aiuta a costruire un rapporto di fiducia reciproca, di stima e di condivisione di un percorso fatto di:

– scoperta
– emozioni
– stati d’animo
– errori

Dove le parole chiave durante l’allenamento sono: “OGGI POSSO SBAGLIARE!”

Naturalmente, quando il giovane portiere è autorizzato ad esplorare, capire, sbagliare, rifare, riprovare e fare meglio, allora:

– il suo livello di ATTENZIONE si alza
– il suo cervello inizia a funzionare
– i suoi comportamenti diventano positivi
– i suoi movimenti si fanno più sciolti
– le sue espressioni sono serene, distese

E trova una volta per tutte i suoi punti di forza, i suoi ancoraggi positivi, la sua fiducia nell’applicazione di ogni gesto tecnico che lo aiuterà finalmente a diventare un vero numero uno.

Un giovane portiere sicuro nelle sue scelte in campo, coraggioso, e una persona migliore nella vita di tutti i giorni.

L’angelo custode per i tuoi giovani portieri allora è l’allenatore/formatore che si mette al loro fianco e li lancia in prima linea per esplorare cosa vuol dire costruire una leadership da vero numero uno.

E tu allora hai attrezzato la tua società con queste figure per i tuoi numeri uno del futuro?

GIAMPAOLO VALNEGRI

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Allenatore Portieri ACF Brescia Calcio Femminile – Serie C

IL PORTIERE DONNA

Da circa 12 anni svolgo con passione il ruolo di preparatore dei portieri, ho allenato in quasi tutte le categorie dilettantistiche, dalla stagione 2017/2018 ho la fortuna di far parte dello staff del Brescia Calcio Femminile.

Un cambio radicale, penserete: infatti la domanda più frequente che mi viene posta dai colleghi è “Che differenza c’è tra un portiere uomo e un portiere donna?”.

È innegabile che ci siano differenze, ma allo stesso tempo ci sono anche caratteristiche che le ragazze hanno più sviluppate rispetto ai colleghi uomini. La differenza più evidente è la fisicità, chiaramente minore nella donna rispetto all’uomo, ma questo non impedisce al portiere donna di svolgere le stesse identiche mansioni del ruolo, come coprire ottimamente la porta e gli spazi… anzi, spesso anche meglio! Infatti, una caratteristica importante che ho notato fin da subito quando ho iniziato ad allenare le ragazze è la loro grande dedizione al lavoro che, unita ad un forte entusiasmo permette loro di raggiungere risultati importanti. Le donne hanno una grande capacità di resilienza, sono attente a tutto ciò che viene spiegato loro, delle vere e proprie “spugne” che assimilano con grandissima facilità le proposte che vengono loro fatte e che riescono a riproporre molto bene in campo.

Personalmente, anche agli inizi, non mi sono mai posto il problema di come allenare delle ragazze, semplicemente applico la mia metodologia. Ovviamente qualcosa viene modificato, soprattutto nelle sedute nelle quali viene richiesto un carico di forza, sarebbe inopportuno, addirittura rischioso e dannoso per la salute delle ragazze sottoporle agli stessi carichi degli uomini. Ovviamente, anche il cadenzamento delle sedute di allenamento e gli orari possono influire variando la metodologia.

Nella stagione 2017/2018, quando il Brescia femminile era in Serie A, ci si allenava tutti i giorni di pomeriggio, talvolta anche doppie sedute (mattina e pomeriggio). Ora, con la squadra in Serie C, gli allenamenti sono tre, nei giorni dispari e tutti la sera.  Tuttavia, indipendentemente dalla categoria, credo sia fondamentale creare un rapporto basato su stima e fiducia reciproca tra allenatore e atlete, al fine di creare un clima di confronto, su ogni aspetto che riguarda il campo e le sedute di allenamento. Il ruolo del preparatore è importante e delicato, anche l’appoggio morale in ogni situazione è fondamentale. Solo chi ha giocato in porta e ora svolge questo ruolo può capire le situazioni e gli stati d’animo che provano i nostri/e ragazzi/e. Sia positive ma soprattutto negative. 

Dal punto di vista del dettaglio degli allenamenti, provo a descrivere una settimana non “tipo”, ma una delle tante che preparo per i portieri del Brescia Calcio Femminile. Prima di organizzare una qualsiasi seduta, mi confronto sempre con le ragazze per capire se ci sono, in caso, priorità sulle quali lavorare, o necessità particolari.

Il lunedì dedico la parte iniziale al lavoro tecnico-podalico, dopodiché adattiamo il fianco al terreno con esercizi tecnici proposti in varie posture, quindi comincio il lavoro di forza (arti inferiori o superiori), abbinato sempre al gesto tecnico con la palla. Tutti i lavori di forza sono a carico naturale: raramente andiamo a fare lavoro in palestra, prima di tutto perché non abbiamo molto tempo a disposizione, poi perché credo che la migliore palestra per un portiere sia il campo.

Il mercoledì si lavora principalmente in porta: tecnica di tuffo, presa in tuffo piuttosto che deviazione laterale o lavoro sulla doppia partita, curando sempre posture e posizioni di partenza da varie posizioni di calcio.  Talvolta organizzo parti di sedute nelle quali si analizzano e ripropongo in allenamento situazioni accadute in partita.

Il venerdì, ultima seduta prima della gara, dopo un riscaldamento analitico (prese alla figura frontali, laterali e spostamenti vari), curo molto le palle alte, cercando di cominciare ad occupare gli spazi frontali e laterali lontani dalla porta. Si completa poi il lavoro con la gestione dell’area sui cross, cercando di rendere il lavoro il più possibile situazionale. Grazie alle sagome e ai portieri che non lavorano, simulando ripartenze che possono avvenire sia con le mani che con i piedi. 

Fondamentale è l’intensità con la quale si effettuano gli esercizi e il lavoro accurato sulla tecnica a seconda del gesto richiesto curando i dettagli, perché sono proprio i dettagli che fanno la differenza. Inoltre la componente palla, in ogni esercitazione, è fondamentale. Difficilmente propongo sedute a secco. Per concludere, le differenze tra portiere uomo e portiere donna sono minime: svolgono le stesse mansioni, coprono gli stessi spazi. Sono portieri.

FABIO PATUZZI

  • Allenatore Portiere Dilettante e Settore Giovanile
  • Allenatore Portieri AC Calvina Sport 1946 – Serie D
  • Allenatore UEFA C

IL RUOLO DEL PORTIERE E IL TEMPO IMPREVEDIBILE DELLA QUARANTENA

Oggi viviamo in un tempo sospeso, incerto, in una realtà inaspettata che ci spaventa, ci stupisce e intimorisce; stiamo vivendo in una dimensione spazio-temporale che ci impone di riprogrammare le nostre abitudini, rivedere le nostre scelte e priorità e al tempo stesso ci disorienta in quanto esce dalla nostra normalità quotidiana.

C’è un’inquietante casualità in tutto questo.

Oggi come non mai ci sentiamo tutti un po’ portieri, estremi difensori delle nostre vite, attenti baluardi della nostra salute.

… Nella telecronaca della partita, si è giunti alla fine del secondo tempo. Il portiere è stato inoperoso senza subire un tiro in porta, proprio come voleva. Appena prima del triplice fischio, tuttavia, viene sorpreso tutto d’un tratto da un tiro improvviso, inaspettato e scagliato verso la sua porta. Un tiro talmente violento e insidioso che gli spalanca le mani e lo fa urlare in preda allo sconforto …

Per quel portiere, proprio come per noi oggi il tempo si è come fermato, ha deciso di rallentare; questa paradossale realtà ci impone di prestare attenzione ad ogni singolo aspetto e dettaglio.

Il portiere è l’emblema perfetto dell’imprevedibilità; ogni partita, ogni situazione, ogni momento e ogni singola azione non è mai uguale, sempre diversa difronte alla quale ti impone di reagire e cercare delle soluzioni.

Come portieri, noi oggi, dobbiamo avere la forza di rialzarci.

… L’avversario esulta fiero per il gol fatto. Ha colto, tutta la squadra e il portiere avversario, di sorpresa, lasciando tutti increduli e afflitti; fino a pochi minuti fa, era una situazione davvero inimmaginabile. Ora il punteggio è in parità, ma la partita non è ancora finita, c’è ancora la possibilità di portare a casa un buon risultato. Ed ecco il portiere, che dopo un breve momento di sconforto si rialza con decisione, si piega sulle sue gambe stanche per raccogliere quella maledetta palla finita in rete e con grinta la rilancia verso il centro del campo. E’ deciso più che mai a portare a casa questa partita e con urla incita, spronando i compagni …

Sicuramente nessuno sportivo si confronta tanto spesso con l’arbitrarietà del proprio destino quanto il portiere, spesso uomo solo ed estremamente esposto al pericolo.

Una deviazione, un rimbalzo sbagliato, un colpo di vento, una lettura errata di una situazione, e rischia di vanificare tutto quello che di buono è stato creato.

Noi oggi, come il portiere, non possiamo correre, non possiamo inseguire la palla o giocare, per dimenticarci di tutto ciò che stiamo vivendo, ma dobbiamo essere bravi ad aspettare, rimanendo esposti, con molto tempo davanti a noi per riflettere.

Un goal, dopotutto, segnato da una meteora di cuoio impazzita, non frantuma la nostra filosofia di vita che è e resta quella di parare.

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