- Allenatore Calcio a 5
- Allenatore UEFA C
- Docente Settore Tecnico Calcio a 5
- Coordinatore Scuola Calcio a 5 Centro Sportivo San Carlo (MI)
IL PERCHE’ DEL CALCIO A 5 GIOVANILE
Ancora oggi, nel nostro Paese, sentiamo spesso parlare del calcio a 5 (o, per meglio dire, futsal) come del fratello “minore” del calcio a 11. In realtà si tratta effettivamente di due sport diversi, ognuno con la propria identità che, inizialmente, hanno alcuni aspetti in comune, poi imboccano strade diverse.
L’aspetto che riveste importanza fondamentale è che il calcio a 5 può essere strettamente funzionale, propedeutico, a livello giovanile, al calcio a 11; questo perché permette al bambino un migliore dominio della palla (non dimentichiamoci in ciò l’importanza del pallone a rimbalzo controllato), si lavora su distanze minime che condizionano favorevolmente l’esecuzione del gesto tecnico e soprattutto perché obbliga il giovane calciatore a pensare e decidere velocemente, migliorando così la sua capacità di adattamento al gioco. In tal modo quando il piccolo atleta passa al calcio le dimensioni del campo si fanno maggiori e per lui sarà molto più semplice trovare soluzioni adatte, poiché, conseguentemente alle dimensioni del campo, aumenta anche il tempo di analisi della situazione, scelta ed esecuzione del giocatore.
“Per troppo tempo, per programmare l’attività calcistica dei giovani, gli allenatori hanno avuto come riferimento il modello di prestazione degli atleti adulti e fino a poco tempo fa, in alcune regioni, i calciatori in erba venivano catapultati direttamente nel calcio 11 VS 11. Di conseguenza, i giocatori più piccoli, dai Primi Calci agli Esordienti, si son trovati, per molti anni, a disputare partite in condizioni difficili o comunque non adatte alle caratteristiche fisiche, mentali, emozionali e relazionali tipiche di questa fascia d’età” (Bonaccorso S. “Allenatori e Insegnanti” 2002).
In Brasile, la patria del futsal (ovvero “futbol sala”), e in tutti i Paesi Latini, i più grandi campioni che hanno fatto le fortune delle migliori squadre europee e delle rispettive Nazionali hanno mosso i primi passi nel futsal per poi affermarsi nel calcio a 11. Così parla un fuoriclasse quale Messi della sua esperienza nel calcio a 5 “Quando ero giovane, in Argentina, giocavo a futsal per strada e con i Newell’s Old Boys. Era un vero e proprio divertimento che mi ha aiutato moltissimo.” Gli fa eco Cristiano Ronaldo: “Il campo piccolo in cui giocavo mi ha aiutato nelle mie abilità con i piedi, la natura del gioco mi ha reso molto libero quando giocavo. Se non fosse stato per il futsal io non sarei il giocatore che sono oggi.”
In Brasile tutte le società di calcio professionistiche alternano, nei propri settori giovanili, l’attività di calcio a 5 e quella di calcio a 11: tutto ciò avviene, fino all’età di quindici anni, con lo scopo di migliorare la conoscenza tecnica e tattica dei propri atleti.
Nella tabella seguente possiamo vedere il programma di allenamento settimanale del Settore Giovanile del Cruzeiro, nota squadra brasiliana.

La filosofia brasiliana considera il calcio a 5 maggiormente motivante rispetto al calcio a 11, poiché all’interno di una squadra composta solamente da cinque elementi, il singolo incide maggiormente, si assume una quantità maggiore di responsabilità e si sente, di conseguenza, più importante; il giocatore, inoltre, ripetendo con maggior frequenza i gesti tecnici è più soggetto al miglioramento.
È quindi indubbio che una partita di calcio a 5 permetta ai componenti le due squadre di essere più partecipi al gioco, avendo la possibilità di toccare più volte la palla, di attaccare e difendere con maggior continuità poiché vi sono più capovolgimenti di fronte, di effettuare un maggior numero di passaggi e di realizzare un numero elevato di dribbling; la stessa cosa accadrà per il portiere che sarà spesso impegnato.
Nel calcio a 11 attuale, infine, assume sempre più importanza il pensare e agire rapidamente, cosa questa che lo avvicina in maniera evidente al calcio a 5; infatti, un requisito fondamentale che deve possedere un giocatore di calcio a 5 è la capacità di esprimere un gesto tecnico in velocità. Il giocatore si trova dunque nelle condizioni di partecipare attivamente alle tre fasi di gioco tipiche del calcio: fase di possesso palla, con frequentissime situazioni di uno contro uno in diverse posizioni del campo, fase di non possesso palla, con molteplici opportunità di sperimentare ed acquisire i fondamentali tecnici difensivi e fase di transizione, che deve essere “eseguita” nel minor tempo possibile. Questo permette al giocatore in età evolutiva di implementare le proprie capacità coordinative, orientamento spazio-temporale per esempio, abilità tecniche in tutte le diverse espressioni, abilità tattiche individuali.
Le dinamiche di gioco del calcio a 5 fanno in modo che i giocatori partecipino con uguale intensità sia alla fase di possesso che a quella di non possesso, occupando diverse posizioni in campo. Di conseguenza viene sollecitata in modo spontaneo una formazione tecnico-tattica ampia, che servirà da base per il futuro e che consentirà di non avviare quei processi di specializzazione del ruolo che nelle prime fasce d’età potrebbero rivelarsi non positivi.
Illustri tecnici sostengono che la struttura di base per insegnare il gioco del calcio, nella fase di possesso, sia il 5vs5 (4vs4 di movimento più portieri) poiché il possessore di palla, attraverso il movimento corretto dei compagni, ha la possibilità di avere gli appoggi giusti per sviluppare il gioco (a sostegno, in ampiezza, in profondità).
In conclusione mi sento quindi di affermare che, per il giovane calciatore, l’affiancare allenamenti di futsal ad allenamenti tradizionali di calcio non può che avere piacevoli risvolti positivi.




